Lella Beretta – Lo sbadiglio

I toni caldi del viraggio seppia e la composizione che richiama certe maternità della pittura rinascimentale, caratterizzano questo ritratto di una giovane donna con il suo bambino. Lei, il fisico ammorbidito dalla recente gravidanza, si offre appagata allo sguardo dell’obiettivo, avvolgendo il piccolo, presumibilmente nato da pochi giorni, tra le sue braccia; il movimento con cui si china leggermente su di lui, accentua l’atmosfera di intimità ed esalta la flessuosità del collo. L’autrice però, imprime una leggera destabilizzazione all’impianto di ripresa, immettendovi una visione di gusto moderno: sceglie il momento in cui il neonato, racchiuso tra quei morbidi tepori, rilassato ed incurante di ciò che lo circonda, si produce in un profondo ed “anticlassico” sbadiglio.


Lorella Coloni


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Comments (3)

 

  1. Roberto Rognoni scrive:

    Immagine classica, perfetta dal punto di vista compositivo.
    Un ritratto senza tempo che avrebbe potuto essere realizzato tanti anni fa, in uno studio fotografico stile Luxardo.
    L’unico che si è ribellato al ritratto posato voluto dal fotografo è, e giustamente, il neonato.
    Roberto Rognoni

  2. Marco Romualdi scrive:

    Il piccolo, nel suo “anticlassico” sbadiglio, rappresenta la conferma di quel tanto di “istantaneità” che serve a contraddistinguere questa fotografia – studiata e realizzata con accorgimenti di impianto pittorico – da una pittura. A mio parere salva l’immagine da un… “come una pittura”… e al tempo stesso consente di apprezzare lo studio culturale che sottende l’opera.
    Marco Romualdi

  3. Fausto Raschiatore scrive:

    Colpiscono in questo scatto l’equilibrio compositivo, la dolcezza dei soggetti e l’atmosfera che domina l’immagine. Vi è qualcosa di singolare, che non ha solo il sapore dell’intimo e dell’intimistico, va oltre, invade quel “segmento” inesplorabile dove s’annida quel che c’è di segreto nel ritratto tra fotografo e soggetto. Che il bianco e nero contribuisce a rendere più intrigante. In questa foto, la cui strutturazione iconica coniuga il classico col moderno e richiama MadriMaDonne di Enzo Nocera, c’è l’impronta di una sensibilità speciale, quella dell’autore, che coglie l’essenza dei contenuti espressivi e genera un passaggio visivo di stimolante narratività. Al di là di un ritratto ben strutturato dalla combinazione coordinata dei codici linguistici ed estetici della fotografia d’arte, l’immagine diffonde un messaggio a due voci, una avvolta e protetta dall’altra, non per questo meno importante ed efficace. Un messaggio di dolcezza, fiducia, amore, sensibilità su due pentagrammi, metafora di due epoche, diversi naturalmente per contenuti, dimensioni, ritmo, valenza comunicativa, che confluiscono però, forti e autorevoli, ad alimentare la speranza di costruire un mondo migliore.
    Fausto Raschiatore

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