Roberto Fenanti – Tempio dei topi

Frammento di reportage che permette di percepire con immediatezza la singolarità del contesto e la valenza significante del tempio di Karni Mata, costruito nel XV secolo, a Deshnoke, in India, nel nord del Rajasthan. Il tempio dei topi è un luogo unico ed enigmatico, una delle tante dimensioni che caratterizzano e danno visibilità alle infinite sfaccettature dell’India, paese di straordinario fascino e di innumerevoli articolazioni sociali, culturali e religiose. Roberto Fenanti, in quel mondo, con uno scatto ben strutturato, ha raccolto un momento di vita, il ritmo di una quotidiana spiritualità, tra gente che riflette e medita, in un tempio affollato di devoti che camminano a piedi nudi tra i topi. Egli ha osservato incuriosito quell’universo e, attratto da un raggio di luce che fende l’oscurità del luogo e dal portamento di un pellegrino indiano, in silenzio e col distacco del repoter, ha costruito un’immagine stimolante nei contenuti, equilibrata nella composizione, armonica nei cromatismi, in grado di veicolare la dimensione, l’atmosfera e i significati di questo tempio così speciale e misterioso.


Fausto Raschiatore


tempio

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Comments (4)

 

  1. Roberto Rognoni scrive:

    Difficile aggiungere qualcosa al puntuale commento di Raschiatore.
    La foto è composta secondo le regole canoniche, nella quale l’azione si svolge nel fascio di luce che attraversa diagonalmente da destra a sinistra il fotogramma.
    Presto mi recherò nella stessa zona , sarei contento di riuscire a scattare un’immagine altrettanto valida dal punto di vista documentario e artistico.
    Roberto Rognoni

  2. Non si può non sottoscrivere il preciso commento di Raschiatore su una riuscitissima immagine di Roberto Fenanti. Come dice Roberto Rognoni, è una di quelle foto che tutti noi ci augureremmo di scattare trovandoci in quei luoghi. Questa foto ha il dono della sintesi, racconta bene ciò che rappresenta. Una luce indovinata accresce il fascino dello scatto che ci mostra un mondo decisamente lontano dal nostro ambiente abituale.
    Roberto Zuccalà

  3. Domenico Brizio scrive:

    Provate per un attimo a spegnere la luce e vi accorgerete che non ci riuscite: l’intimo rapporto tra luce tesa diagonale e l’esistenza della struttura di materia che la sottolinea è inscindibile, sono forme interdipendenti. Ho pensato subito a foto-grafia, scrivere con la luce. Quando la fotografia raggiunge naturalmente questa profondità per me si fa “immagine” e quel che scrive Fausto Raschiatore è la trasposizione in prosa di questa immagine, esempio di come partendo da tecniche diverse si possa trasmettere la stessa emozione.
    Domenico Brizio

  4. Antonino Tutolo scrive:

    Condivido il giudizio di Roberto Fenanti.
    La luce, che si irradia in quel vicolo (?), illuminando quelle scale, quel vecchio e quei topi, che in prima e disattenta lettura avevo mal concepito come errore di esposizione, invece elabora il significato degli elementi costitutivi dell’immagine, offrendo una chiave di lettura molto più sofisticata dei simboli grafici in essa presenti.
    Pur di non soccombere, quel popolo s’é adattato alle dure condizioni ambientali e sociali, arrivando ad attribuire ad alcune di esse persino un’importanza ed un valore spirituali.
    Quella luce raffigura questa spiritualità che dà forza nella trascendenza.
    Pur essendo una di tante immagini di reportages esotici che alimentano ricorrentemente il patrimonio centenario della storia della fotografia, questa ha un valore artistico ed uno spessore di significati che poche altre possono vantare.
    Complimenti all’autore.
    Antonino Tutolo

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