Maurizio Del Punta – Fotografi al Duomo

E’ un’immagine scritta per cogliere con buon humor il mutamento epocale dell’atto fotografico di massa promosso dal digitale. Oggi si fotografa anche per mostrare “in tempo reale” la propria interpretazione della realtà. Da sempre l’atto del fotografare è stato visto come un momento misteriosamente intimo in cui l’esercizio della soggettività visiva del fotografo è stato inteso, giustamente, nel suo potere di fermare il tempo dando forma e contenuto alla realtà. Nella fotografia analogica la Polaroid (incompresa) anticipò con l’istantanea questa modalità, del mostrare subito, che è diventata oggi la peculiarità imprescindibile del digitale. Con “Fotografi al Duomo” Del Punta Maurizio ci dice che la poetica dell’atto fotografico “in tempo reale” delle avanguardie concettuali (Franco Vaccari) è divenuta valore di massa.


Silvano Bicocchi


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Comments (8)

 

  1. Claudio Cavazzani scrive:

    I fotografi amano fotografare i fotografi e nell’immagine di Maurizio Del Punta se ne trovano un bel numero.
    In primo piano la sorridente coppia, che osserva lo schermo della piccola digitale, occupa con prepotenza metà dell’inquadratura, proponendosi come soggetto principale. Le diagonali degli sguardi e degli avambracci si incrociano e puntano sulla digitale, anche se l’essenza della composizione sembra fondata più sull’intimità della condivisione, che non sulla fotocamera stessa, eletta a pretesto.
    Gli altri tre fotografi in scala decrescente donano profondità all’immagine, occupano opportunamente lo spazio rimasto e si integrano facilmente con la coppia, per analogia di attività. Lo sfondo (assieme alla didascalia), localizza lo scatto e chiude l’immagine senza disturbare i soggetti. Le colonne dinamizzano in altezza, movimentando la scena.
    Il colore è un assente giustificato. L’immagine B&N è già più che dinamica e con molti punti di attrazione; i colori, che si possono intuire variegati, avrebbero distratto l’osservatore dall’intimità dei due ragazzi.
    L’ennesima dimostrazione che togliendo qualcosa da una fotografia, spesso la si migliora.
    Claudio Cavazzini

  2. Marco Romualdi scrive:

    Tutto vero, vorrei però aggiungere qualcosa.
    Mi soffermo un momento sulle tre figure di secondo piano.
    Straordinario colpo d’occhio del fotografo, saper cogliere all’istante la presenza di tutti quei personaggi, che hanno un movimento dinamico coerente tra loro e che segnalano un piacere di fotografare ormai abbondantemente superato nella massificazione portata dal digitale. Una sintesi fulminea che va a onore dell’autore di questo scatto.
    Oppure…è una intelligente “costruzione” in camera chiara? Ma anche fosse così, occorre dare merito all’autore di aver saputo dare una visione globale della trasformazione operata dal digitale.

  3. Roberto Rognoni scrive:

    A mio parere è molto probabile che sia un’immagine costruita in camera chiara.
    Comunque buona l’idea e la costruzione dinamica, su diversi piani, delle azioni dei vari soggetti che portano tutte al rafforzamento dell’azione principale in primo piano.
    Il tutto reso possibile dall’era digitale?
    E se fosse un’istantanea?
    Mi piacerebbe sapere dall’autore.
    Roberto Rognoni

  4. Antonino Tutolo scrive:

    Una bella immagine, ben composta, ricca di punti di riflessione e di piani prospettici.
    I due soggetti principali dimostrano gioia e condivisione. Gli altri appaiono in pose strane e persino comiche.
    Quello che mi colpisce in questa immagine è la serenità e la gioia che unisce la coppia e la stravaganza singolare degli altri soggetti.
    L’humor, come giustamente rilevato da Giuliano Bicocchi, anima ed impreziosisce l’immagine.
    Tante volte ho prestato anch’io più attenzione alla bizzarria dei fotografi che alla sobrietà dei modelli.
    Nel fotografare siamo davvero buffi.
    Basta pensare agli stand del Photoshow; dove una calca di zainetti e flash fotografa le modelle dietro altri zainetti ed altri flash; presa da una frenesia insulsa che meriterebbe l’attenzione di un analista.
    Antonino Tutolo

  5. Domenico Brizio scrive:

    L’immagine è troppo casuale per essere un’istantanea.
    La casualità delle posizioni nelle immagini è quasi quanto un buon manuale di composizione spesso invita a fare, un po’ stereotipata.
    La creatività la colgo nel “vedere” di un autore, il far vedere appartiene ad una generazione tecnica di creatività meno emotiva, almeno nel mio personale sentire.
    Domenico Brizio

  6. FABRIZIO P. scrive:

    Qui c’e’ un’idea,un pensiero e questo e’ quello che rende l’immagine interessante a prescindere da come e’ stata realizzata (evidente la non casualita’ ma poco importa). mio avviso qui ci trovo come il digitale abbia cambiato l’approccio alla macchina fotografica e alla fotografia.A prescindere dalla posizione dei tre personaggi alle prese con il fotografare che sono molto teatrali e coreografici, trovo interessante cogliere questa “nuova” distanza che separa l’occhio dallo strumento che da’ un’approccio ben diverso rispetto a quando si era tutt’uno con la macchina fotografica,si sentiva il contatto occhio e oggetto,l’occhio si chiudeva in quel nucleo piccolo ma che ti faceva scorgere un mondo “tutto” tuo,particolare,mentre questo “distacco” fa si che continuiamo ad avere una visione reale intorno a noi interrotto da un piccolo schermo che ne trasmette un’istantanea.Interessante anche l’approccio del dopo scatto in questo caso descritto dai due ragazzi in primo piano e che puo’ avere un duplice significato : uno quello di godere all’istante di un frammento di realta’ colto e condiviso insieme cancellando la famigerata attesa dello sviluppo della pellicola e godendo nell’immediato di un passato recentissimo, e l’altro quello che spesso mi capita di vedere e cioe’ quando qualcuno vuol farsi fotografare chiedendo ad un passante la cortesia di scattargli una foto,il dopo e’ splendido perche’ si chiede al “fotografo scelto” di attendere per verificare che l’immagine sia stata scattata in maniera soddisfacente.Questo e’ un’altro dei tanti atteggiamenti che il digitale ha modificato rendendo le persone piu’ critiche e piu’ colte tecnicamente nei riguardi delle immagini poiche’ hanno la possibilita’ di scattare infinite volte per riuscire infine a soddisfare cio’ che ritengono tecnicamente ben fatto.Non e’ cosa da poco,come non loe’ questa immagine ben costruita.
    Fabrizio P.

  7. Antonino Tutolo scrive:

    Nel post di Domenico Brizio leggo: “L’immagine è troppo casuale per essere un’istantanea”.
    Vorrei comprenderne il significato; perché per “istantanea” intendo la foto polaroid, e per “casuale” posso intendere una foto non “predeterminata nella costruzione”, oppure una foto dovuta semplicemente al caso.
    Ma questo non mi pare preclude “il momento decisivo”, che è il valore aggiunto, il punto di arrivo di Cartier Bresson.
    Nel post di Roberto Rognoni invece si pensa che sia “un’immagine costruita in camera chiara”.
    Mi paiono due punti di vista opposti, o non colgo il giusto significato della prima affermazione?
    Antonino Tutolo

  8. Domenico Brizio scrive:

    Ciò che è istantaneo avviene in un istante, un attimo fuggevole. Il caso, o la circostanza fortuita della fotografia non è semplicemente casuale ma è “troppo casuale”, e non è contemporaneo nelle quattro azioni che posso vedere… (se vedo) dunque, anche ironicamente, e Antonino Tutolo lo ha giustamente inteso, il mio commento ha voluto rimarcare quel che penso, semplicemente senza giudizio di valore classificatorio. Una fotografia questa che perde un po’ di fascino dal momento che descrive “più” istanti… casuali, imprevisti e imprevedibili in una sola inquadratura nello stesso momento di uno scatto. E l’assenza quasi di ombre significative (cercata?) è già di per se interessante e un po’ rivelatrice… L’autore riesce a farci amare la Fotografia, complimenti!
    Domenico Brizio

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