Sergio Ramella Pollone – Scuola cambogiana

L’Autore è andato al cuore dell’immagine con la sua sintesi di elementi che vi appaiono Una diagonale visiva forma la composizione fotografica oltre agli elementi umani che la popolano, una con la valenza grafica, l’altra contenutistica. La luce, radente il tutto, pare raffigurare la sapienza che arriva da altrove ed illumina la speranza di quei bambini tra quei muri malmessi. E’ forse un privilegio, per quei piccoli, poter scrivere con una matita variopinta e poter consultare un libro e, come i bambini di ogni altra parte del pianeta, anche loro voleranno sulle ali della fantasia mosse dalle nuove conoscenze ed odoreranno con intensità l’odore tipico di una matita appena temperata. La scelta della luce e l’inquadratura sapiente, conferiscono a questo scatto l’importanza del buon reportage.


Carlo Ciappi


scuola_cambogiana

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Comments (6)

 

  1. C’è poco d’aggiungere a quanto è stato già scritto… è questa una foto che rapisce, che ci da la sensazione di essere noi stessi in viaggio, in quei luoghi. Straordinaria è la semplicità, la naturalezza… il fotografo non esiste, è invisibile, non disturba l’attenzione. Una foto bellissima già al naturale, ma poi, forse, quei piccoli possibili ritocchi in camera chiara – appena appena scurire la parte alta di sinistra per far concentrare l’attenzione sui due soggetti principali – danno alla foto una forza ineguagliabile.
    Roberto Zuccalà

  2. Silvano Bicocchi scrive:

    L’effetto Rembrandt è tuttora di grande effetto, la possibilità di accentuarlo in post-produzione lo enfatizza maggiormente. L’immagine, nella sua bellezza e nel suo senso, appartiene alla visione degli anni ’50 con la novità del colore. Ritengo che il giudizio di valore, che starà tanto cuore all’autore, deve evidenziare questo aspetto critico del già visto. E’ un’immagine che proprio per la sua eccellenza ha il sapore della citazione della visione dei maestri della fotografia di reportage. Io ritengo che, per gli autori e per le giurie che spesso si trovano si fronte a opere come questa, sia molto importante il “Principio d’esclusione” che E.H.Gombrich ritiene necessario applicare per promuovere l’evoluzione del pensiero visivo. Ciò che appartiene al già fatto non deve ne attrarre l’autore nel ripeterlo, e ne indurre le giurie a indicarlo come esemplare premiandolo. Perché in questo modo si incoraggia il cullarsi in mondi estetici, tanto faticosamente creati da fotografi di altre generazioni, che restano una visione classica della realtà ma proprio per questo ormai inadeguata al sentire dell’umanità dei nostri giorni.
    Silvano Bicocchi

  3. Antonio Cunico scrive:

    La foto è ben composta, molto forte è il triangolo composto dai tre bambini rafforzato dalla diagonale matita – sguardo che dà dinamicità all’immagine. Non mi convince molto l’inquadratura che io avrei decisamente tagliato in basso e sulla destra dell’immagine in modo da entrare più dentro nella scena. Concordo con il fatto che l’esotismo nella fotografia amatoriale è fin troppo sfruttato, comunque penso che la foto sia valida se risponde positivamente alla domanda “Se fossi un abitante di quel luogo fotografato, riterrei l’immagine interessante?”. In questo caso risponderei proprio di sì.
    Antonio Cunico

  4. Antonino Tutolo scrive:

    Condivido il pensiero di Silvano Bicocchi in merito al “principio di esclusione”.
    Ma questa immagine mi risulta tanto simpatica e significativa, per quanto riguarda la “qualità” dell’attimo ripreso e l’ambientazione, che dimentico ogni principio o regola.
    La semplicità e l’efficacia della composizione e dei colori, oltre all’attenzione seria dei bambini, mi conquistano.
    Antonino Tutolo

  5. Sergio Ramella Pollone scrive:

    Desidero ringraziare le persone che hanno espresso considerazioni sulla mia foto. Gli apprezzamenti fanno piacere, le critiche aiutano a crescere. Vorrei esporre il mio punto di vista.
    Zona di Angkor – Cambogia – 15 marzo 2007. Ho ancora impressa la profonda emozione vissuta di fronte a quella scena (intensa concentrazione dei bambini sul loro compito, suggestivo gioco di ombre e di luci). In certi momenti la sensibilità che hai maturato dentro di te genera la forma. Volevo testimoniare un momento di vita positiva. In un paese, come la Cambogia, che esce faticosamente dalla tragedia causata dal dittatore Pol Pot e dove la prolifera la pedofilia, in una scuola, per quanto dimessa, dei bambini si applicano e studiano in quel modo.
    Non tutti gli studiosi della Storia dell’Arte condividono le idee di Gombrich. Non erigiamo il Principio di Esclusione a massimo sistema, non diventi un dogma. Nella contrapposizione “classico – moderno” mi viene a taglio la celebre frase di Giuseppe Verdi “Tornate all’antico e sarà un progresso”. Ai cultori ed esegeti del “nuovo”: attenzione a non troppo dilettarsi della propria emancipazione.
    Accetto qualunque critica sui miei lavori, ma, che un lavoro non debba addirittura essere prodotto, per me è inaccettabile, prima ancora da uomo che da fotografo.
    Sergio Ramella Pollone

  6. Raimondo Fulcheri scrive:

    Ogni fotografia è un mondo a sé stante. Se in essa si può ritrovare un po’ dello spirito dei grandi fotografi o la luce di qualche maestro della pittura rinascimentale questo deve essere un merito e non un demerito per l’autore.
    La foto degli alunni della scuola cambogiana di Sergio Ramella, come unanimamente riconosciuto è semplice ed efficace e documenta un attimo fuggente senza interferire minimamente sulla scena.
    Penso che, come per il passato, in futuro nessuna Giuria utilizzerà per questa foto il “principio di esclusione”.
    Raimondo Fulcheri

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