Romano Cicognani – Introspezione

Gli inglesi usano il termine extrospection per esprimere l’indagine che si fa nell’osservazione di ciò che è al di fuori del proprio io, del proprio sé. L’osservazione diretta del proprio cuore, della propria anima, della propria mente è, invece, una introspezione. Ogni fotografo, al momento dello scatto, opera delle scelte personali, queste possono essere quindi delle estrospezioni o delle introspezioni. Romano Cicognani, con la complicità di un vetro che fa da specchio, finge una ricerca introspettiva (vedi titolo della foto), ma in realtà il suo guardare dentro è solo metaforico.

Roberto Zuccalà


00 -Cicognani Romano- Introspezione

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Comments (7)

 

  1. Enrico Maddalena scrive:

    “Il centro d’interesse della foto è nel bianco rettangolo in basso a sinistra: un’apertura verso un ambiente luminoso, subito oltre la quale si vede una figura umana di spalle. La teoria dei neon gialli posti in diagonale, vi conduce lo sguardo senza indugio. Al di qua, un ambiente “interno”. Sovrapposto ad esso, nella parte alta della foto, “l’esterno”, rappresentato da un cielo nuvoloso. In fin dei conti però, anche lo spazio dell’uomo oltre la finestra, è “esterno” all’ambiente in cui sente di stare chi osserva l’immagine.
    Si respira un anelito alla libertà, ad “uscire fuori”.
    Dovendo però tener conto anche del titolo, potremmo dire che l’autore intende spingerci a riflettere sul fatto che la comprensione del mondo passa attraverso l’analisi interiore.”
    Enrico Maddalena

  2. Antonio Corvaia scrive:

    Naturalmente non sappiamo dove si svolge la scena. Ma importa poco. Oltre al cielo, riflesso certamente, vediamo distintamente un succedersi, quasi un inseguirsi, di neon gialli accesi che muovono, rendono dinamica la scena. Il correre, forse il trascorrere. Il trascorrere del tempo. Una galleria? Un corridoio, forse. E da subito la mente comincia ad elaborare ed a richiamare visioni e presenze simili, passate, ma vivide. Un ospedale? Un ambiente di lavoro? Poi lo sguardo percepisce un’ombra, un’ombra riflessa, l’occhio di chi guarda, l’ombra di un apparecchio fotografico, l’ombra del fotografo. Chiude la percezione visiva, ma è il punctum dell’immagine, un riquadro con un uomo di spalle, non giovane. Come in una sequenza ritmata dai neon gialli accesi l’uomo fotografo guarda e si guarda nel trascorre del tempo, quasi film. Lo attende, nascosta, una seconda ombra che richiama alla mente, concettualmente, un’opera di Duane Michals (La mort vient à la vieille dame). La sequenza della vita. C’è da pensarci. Anche introspettivamente.
    Antonio Corvaia

  3. Marco Nicolini scrive:

    Questo è un caso tipico in cui l’uomo tramite il mezzo fotografico tenta di riflettere la propria interiorità sulla realtà che gli sta davanti come se fosse espressione dei propri sentimenti più intimi. Usa, forse e casualmente, il riflesso che filtra la realtà con quel tono flou teso a suggerire linee morbide e non definite, confuse quasi a voler dare un tono lirico e metaforico a tutto l’impianto. Ma il sgnificato, la rappresentazione psichica del tutto, non è chiaro. Anelito alla libertà, fuggire dal trascorrere infinito del tempo? L’effetto cromatico della luce gialla posta nella diagonale da destra a sinistra in uno sfondo aereo dà movimento a tutta la foto ma ci fa scontrare con l’immobilità/assenza dell’uomo che non partecipa alla scena. E’ fuori. Casualità o contraddizione voluta?
    Marco Nicolini

  4. Silvano Bicocchi scrive:

    Il senso dell’immagine dipende molto da cosa appare nella finestrina bianca, e non c’è alcun segno da rilevare.
    Allora il mio occhio sceglie come immagine prevalente quella riflessa, con il cielo, l’orizzonte marino, e l’autoritratto dell’autore con la fotocamera all’occhio.
    E’ un’immagine che ha il tratto dominante del cielo e il grafismo dinamico dei neon gialli che puntano al capo del fotografo, la finestrina bianca diventa un elemento grafico forte ma che a mio avviso disturba l’aura di tutto quello che ha attorno.
    Silvano Bicocchi

  5. Davide Grossi scrive:

    Seppur composta in modo magistrale e rigorosissimo, credo che quest’immagine soffra di una quantità troppo elevata di segni e di una eccessiva “interpretabilità”. Troppi segni, a volte significa nessun segno. Infatti i lettori sono “costretti” ad attingere nelle proprie conoscenze fotografiche (es. citando Duane Michael) o ponendosi dubbi (casualità o contraddizione?) non dovuti al processo mentale catalizzato dall’opera ma dalla difficoltà di lettura. Lo stesso autore è dovuto ricorrere al titolo (introspezione) per rimettere ordine nelle cose. Geniale colui che riesce ad avere una introspezione, a guardarsi dentro semplicemente con uno scatto.
    Davide Grossi

  6. Romano Cicognani scrive:

    Ringrazio per i bei commenti graditissimi!
    Bene, spiego come è stata fatta e perché: è vero che ci sono molti segni, probabilmente troppi, ma così era la scena e così l’ho vissuta e catturata dopo pochissimi secondi di studio dell’inquadratura.
    Ero su un traghetto, sull’esterno del ponte. Guardavo attraverso il vetro di una porta che portava all’interno e di nuovo all’esterno, dall’altra parte del ponte, dove si trovava la piccola figura esterna. Nessun intervento di editing.
    Il quel momento ho rivisto la mia vita, le vicende più o meno ardue rappresentate dal cielo nuvoloso ma blu, tracciate dalla via dei neon. La figura in fondo, abbastanza avanti con gli anni quanto basta per pensare che ne avesse più di me, rappresentava ai miei occhi me stesso con qualche anno in più. Tutto magicamente combinava, in quel momento, col mio riflesso attuale appena accennato accanto al mio aspetto futuro, nel riquadro luminoso. Tutto sommato, una vita trascorsa con alti e bassi fino ad età avanzata ed un futuro ancora luminoso ad attendermi.
    Ovviamente, tutto questo vale forse solo per me. Grazie di nuovo per l’attenzione.
    Romano Cicognani

  7. Antonino Tutolo scrive:

    Alcuni elementi della foto, quali il chiarore del cielo, la realtà raffigurata dalla persona nella finestra, la virtualità della grande freccia gialla e l’atmosfera raccolta ed intima del tramonto, stimolano all’introspezione.
    Ma alcuni elementi dell’immagine, come il grande pannello di metallo, in basso a destra, sono sicuramente in eccesso.
    Ho provato a mettermi nei panni dell’autore. La visione di una scena complessa, tra realtà e virtualità, stimola la mente a liberarsi della realtà quotidiana, vagando nei propri pensieri.
    Ma la mente taglia e cuce, mentre l’apparecchio registra in modo indifferenziato quello che ha visto.
    Il fotografo deve dominare maggiormente la propria immagine, in modo che i simboli in essa inseriti risultino più selettivi, più eloquenti ed incisivi nella comunicazione.
    Antonino Tutolo

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