Valentino Guido – Nido di cicogna

La vera famiglia“.

03 - Valentino Guido - Nido di cicogna

Il concetto figurato di ala protettiva, di norma, sottende l’idea di una protezione statica, ma qui l’Autore è riuscito felicemente ad esprimerlo attraverso la dinamica improvvisa di un volo. È significativo, inoltre, che Valentino abbia scelto di distorcere lo sguardo dalla insicura società umana per eleggere a famiglia ideale tre creature dell’aria.
Il perfetto impianto compositivo vede l’armonica linea delle ali raccordarsi a quella del nido, per abbracciare, insieme, il delizioso bozzetto familiare.
In questa prima lettura mi limito a sottolineare i pregi formali dell’opera, lasciando ad altri collaboratori la gioia di illustrare i sentimenti di dolce commozione suggeriti dall’intimità del nido.

Giorgio Rigon


Popularity: 1% [?]

Comments (9)

 

  1. Enrico Maddalena scrive:

    L’inquadratura ritaglia ed isola gli elementi essenziali del racconto. Sullo sfondo uniforme di un cielo sereno, un elemento inanimato, il nido, testimonia di un tempo precedente vissuto nella preparazione dell’evento. Al centro, il piccolo col becco semiaperto nell’atto di emettere un richiamo o indicare la voglia di cibo. Ritto su di lui, a proteggerlo, uno dei genitori che sembra guardarlo con dolcezza.
    L’altro è in procinto di posarsi, forse con nel becco il cibo per il piccolo.
    Notevole la prontezza del fotografo, nel creare una composizione dove l’ala fa da cornice e da tetto agli altri due. Un insieme di statica tenerezza e di dinamica sollecitudine.
    Enrico Maddalena

  2. Silvano Bicocchi scrive:

    Gli elementi di senso e la relazione posta tra loro dalla composizione giustifica pienamente i significati espressi dalle precedenti letture, l’immagine è un solenne simbolo dell’idea di famiglia naturale.
    Forse è il tarlo che il digitale ha indotto nelle nostre menti, che mi spinge a fare una riflessione legata all’eventualità che essa sia realmente uno scatto oppure ottenuta con elaborazione. Non è un problema di verità (qui non c’è nessuna notizia falsa) è un problema di processo creativo. Il significato cambia anche in base a come si ottiene una fotografia.
    Se è uno scatto conoscendo la fotografia naturalistica è frutto di studio dell’animale fotografato e di lunghe attese; in tal caso il significato è quello già detto.
    Se invece fosse un’immagine iconica, cioè un foto collage, il significato perde l‘aura dell’accadimento e del pregiato atto fotografico, che giustamente è dovuto al difficile operato di ripresa del fotografo, e si riduce alla rappresentazione pittorica (non c’è più ne un luogo referente, ne il momento in cui accade ciò) di idea di famiglia animale che l’autore evidentemente ben conoscerebbe.
    Silvano Bicocchi

  3. Antonino Tutolo scrive:

    Mi sbaglierò, ma a mio parere la foto è non frutto di un montaggio.
    Solo dopo diversi decenni si è scoperto che molte immagini di Bob Capa (tra cui il miliziano) erano costruite,
    nel tempo e nel luogo.
    E Capa resta comunque il grande fotografo che era!
    E tante immagini di Cartier Bresson sono ancora soggette a sospetti e ad attente analisi di revisione per la conferma dell’originalità e della sussitenza “du moment decisif” .
    Per cui, è meglio valutare i significati che correre dietro a presunte verginità dopo il passaggio in camera oscura.
    Vergine o no, l’amiamo lo stesso, senza riserve.
    D’altra parte la fine art è un violentatore insaziabile di immagini vergini, col suo sistema zonale che altera con lo sviluppo le gradazioni tonali, con le mascherature e le bruciature che accentuano e affievoliscono, con gli sviluppi ad hoc e le gradazioni di carta supercontrasto o fine.
    Anche il B/N non è che sia proprio il ritratto preciso della realtà, che è a colori. E la lunghezza focale cambia la prospettiva!
    Si sa che basta alterare il tono di contrasto o di gradazione di un grigio o di un colore o anche di una piccola parte dell’immagine (con una mano sotto l’ingranditore), per modificarne integralmente il significato ed il suo valore. Per cui, passo a considerazioni in merito al contenuto dell’immagine.
    Le occasioni giuste prima o poi capitano a chi sa aspettare. E chi fa questo genere di fotografia ha la pazienza sempre disponibile nella sua borsa fotografica.
    Non amo questo genere fotografico proprio perché le incoglite sono tante e l’attesa è sempre lunga, fredda e umida. Questa mi pare una buona immagine, soprattutto significativa proprio per l’attimo che essa racchiude e racconta. Cartier Bresson certamente l’apprezzerebbe almeno per questo.
    Il simbolismo mi pare evidente e lampante: il nido, il pulcinotto, la madre che aspetta (o il padre) e l’altro genitore che porta il mangiare al nido, come in ogni buona famiglia.
    Le ali del padre coprono in parte il nido, simboleggiando la protezione della famiglia.
    I miei complimenti all’autore.
    Antonino Tutolo

  4. Omero Rossi scrive:

    Nel caso di fotografie naturalistiche ci sono regole rigidissime,si deve fotografare la scena così come ci appare,non si può aggiungere, duplicare,cancellare o spostare oggetti nelle foto scattate. Noi possiamo documentare o interpretare la realtà ,cambiando la prospettiva, la focale, il diaframma,il tempo di scatto.
    Questa è la fotografia naturalistica, se seguiremo le regole sopra scritte , essa sarà SEMPRE VERA .
    Riguardo ai contenuti della foto di Valentino Guido sono daccordo con Silvano Bicocchi
    Per anni o fotografato le cicogne , e per me la foto di Valentino è autentica
    Omero Rossi

  5. Attilio Lauria scrive:

    È un duplice monumento, questa immagine di Valentino Guido, alla famiglia, e alla grande pazienza che anima i fotoamatori!
    Superfluo ripetere quanto già evidenziato dalle precedenti letture sul valore formale dell’immagine, davvero pregevole; ugualmente evidente è l’opera di preparazione di questa immagine, che oltre “l’alzataccia”, prevede lunghi appostamenti, forse anche la costruzione di un capanno per l’avvistamento, il trasporto di un robusto (sinonimo di pesante) cavalletto per una focale che l’Autore non ci comunica, ma che immaginiamo possa essere intorno ai 500mm, e molto altro ancora.
    Ciò che colpisce è il titolo dell’opera, che qualifica questa famiglia con l’aggettivo di ‘vera’, e che probabilmente ci svela qualcosa in più sull’Autore e sulle sue motivazioni. È forse questa dichiarata sfiducia nel genere umano che lo porta a rivolgere la propria attenzione verso un mondo in cui è l’istinto, e non il libero arbitrio, ad assicurare la preservazione di certi valori?
    Attilio Lauria

  6. Domenico Brizio scrive:

    Ho guardato e riguardato questa immagine da quando è comparsa in questo blog: al primo sguardo ho sentito come un fiotto di incongruenza che mi attirava.
    Ci sono tornato qualche giorno dopo. Ho un piccolo passato da birdwatcher e ogni tanto mi soffermo in un luogo dove le cicogne amano fare il nido… vabbè ho lavorato molti anni in un museo di storia naturale, ma che c’entra? Sentivo qualcosa di irreale.
    Ora che so che quando una cicogna si invola dal nido non va ne in alto ne in linea parallela sul piano del nido ma bensì verso il basso (ecomomia di volo) comincio a capire perchè questa immagine mi pungeva…
    Forse l’animale in volo sta scendendo? ma allora perchè scende oltre il nido se è la sua famiglia è questa vera famiglia? Ho bisogno che l’autore mi aiuti a capire… semplicemente.
    Domenico Brizio

  7. Antonino Tutolo scrive:

    E’ già oltre il bordo anteriore del nido (i rametti che lo formano davanti sono a fuoco) e sta per scendere verticalmente su di esso, dopo la fase discendente di avvicinamento. La prospettiva inganna.
    Antonino Tutolo

  8. Domenico Brizio scrive:

    Le ali di una cicogna non sono state progettate dalla Natura per un atterraggio verticale, nè per il decollo verticale come le libellule possono fare essendo dotate di una muscolatura formidabile, volendo. Se la cicogna costruisse nidi a terra… ma li costruisce in luoghi alti. A questa distanza dal nido, se stesse atterrando avrebbe un maggiore distensione della “palmatura” della zampa in cerca di una maggiore superficie di impatto e conseguente maggiore stabilità. L’ Autore può aiutarci.
    Domenico Brizio

  9. Guido Valentino scrive:

    Salve,
    colgo l’occasione per ringraziare tutti..
    per quanto riguarda il momento colto…. si tratta semplicemente di una raffica effettuata a tempi bassi… la foto è la penultima, infatti nella successiva la cicogna atterra sul nido sbattendo le ali come fanno di consueto… dunque, l’animale arriva secondo il volo tipico che tutti conosciamo, mi passa sopra e va verso il nido in orizzontale… ma quando è sopra il nido è per loro naturale sbattere le ali per ammorbidire l’atterraggio…
    Spero che la spiegazione sia stata chiara…
    Grazie mille ancora a tutti..
    Guido Valentino

Leave a Reply