Perrone Antonio – Ciarpame

Riprendendo un po’ gli ultimi eventi politico-gossip-istituzionali mi è venuto in mente di fare una fotografia. Questa che vi propongo che dovrebbe rappresentare il sopravvento sulla politica da parte … del tacco a spillo…“.


10 - Perrone Antonio - Ciarpame


Una foto costruita con due elementi simbolici di chiara interpretazione oggettiva e soggettiva:
• una scarpa con tacco a spillo, simbolo della femminilità aggressiva che va oggi tanto di moda;
• una testata giornalistica di estrema sinistra, oggi meno di moda.
Trovo approssimativa la lettura suggerita dall’autore: prima perché penso, in generale, che la fotografia non sia il mezzo più idoneo a rappresentare concetti di tipo “politico”; poi, se vogliamo entrare nello specifico, perché il “tacco a spillo” dovrebbe avere il sopravvento sulla “politica” di sinistra, richiamata dal titolo del giornale?
In conclusione in questo caso la foto non aggiunge nulla al concetto scritto dall’autore.

Roberto Rognoni


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Comments (11)

 

  1. Attilio Lauria scrive:

    Non mi sembra, quella di Antonio Perrone, una realizzazione particolarmente felice: trattandosi di una fotografia di ‘still life’, avrebbe certamente potuto essere costruita diversamente, evitando un’eccessiva banalizzazione della metafora.
    Non entro nel merito, che attiene ad visione personale della società italiana che trova poi rappresentazione nell’immagine proposta; vorrei però soffermarmi su uno spunto di riflessione offerto da Roberto Rognoni che va ben al di là della foto di Perrone, ovvero, sulla capacità e/o idoneità della fotografia di “rappresentare concetti di tipo politico”.
    Personalmente, credo che poche cose siano così ‘politiche’ come l’immagine, strumento di propaganda dei regimi totalitari, ma, più banalmente, veicolo di modelli di società. Parliamone…
    Attilio Lauria

  2. Silvano Bicocchi scrive:

    L’immagine non riesce ad andare oltre alla rappresentazione degli oggetti ritratti. Dovrebbe essere una di quelle immagini che dicono più di quel che mostrano, ma per fare ciò il livello dell’idea deve spingersi in rivelazioni più profonde.
    Il rapporto tra fotografia e pensiero politico è un tema affrontato sia da Gisèle Freund che Susan Sontag ed entrambe giungono alla medesima conclusione: la fotografia assume un diverso significato in base al contesto in cui viene letta. La stessa immagine che per una parte è di denuncia di un’offesa subita, per l’altra è segno di vittoria.
    Ha ragione Roberto Rognoni per questa caratteristica della fotografia di essere neutrale e ha ragione anche Attilio Lauria perché la fotografia utilizzata ad arte dal potere può formare delle coscienze malate.
    Silvano Bicocchi

  3. Mauro Marchetti scrive:

    Mi sembra interessante questa proposta di discussione aperta relativa ad un immagine fotografica.
    In questo caso mi sembra doveroso sottolineare come sia facile rischiare di non essere capiti. Quando i simboli presenti nella fotografia non sono di lettura univoca la possibilità di fraintendimenti è altissima.
    Chissa se l’autore riproporrebbe l’immagine così come è stata ripresa o se, alla luce di ciò che è stato detto, cambierebbe qualcosa nella stessa.
    Mauro

  4. Antonio Perrone scrive:

    E’ ovvio che l’idea di fare questa foto e nata sicuramente dal mio status ideologico, come capisco anche che un altro che la guarda e che ha idee speculari alla mia potrebbe interpretarla come segno di vittoria. La mia è quella di una sconfitta e se dovessi rifarla la rifarei tale e quale a questa, forse con meno fretta (fatta in ufficio e facendomi prestare una scarpa di una collega che mi ha dato del matto) curandone forse meglio la messa a fuoco.
    Infinite grazie per le vostre considerazione e ne farò bagaglio
    Antonio Perrone

  5. Daniela Sidari scrive:

    Sono d’accordo con Attilio e Silvano.
    Credo inoltre che un approccio politico debba essere meglio gestito.
    Propongo all’autore, se è d’accordo, di reinterpretare ciò di cui parla scrivendo ma di cui non vediamo alcuna traccia nell’immagine. La foto deve comunicare in maniera semplice un concetto, se ciò non succede due sono i casi: 1. il messaggio è troppo concettuale e non riesce ad arrivare agli utenti se non attraverso una preventiva comunicazione; 2. l’autore non ha effettuato con quello scatto una buona comunicazione.
    Stiamo a vedere …
    Daniela Siadri

  6. Antonio Perrone scrive:

    Gentilissima signora Sidari intanto grazie per il tempo dedicato al mio scatto, non ho ben capito (ma è un mio limite) se vorrebbe che rifacessi lo scatto … in ogni caso credo che vada bene la sua seconda considerazione, probabilmente lo scatto non comunica quello che io avrei voluto. Sono alle prime armi e tutto ciò che scrivete lo divoro avidamente sperando che anche io mi costruisca (nonostante l’età avanzata) un bagaglio culturale riguardo la fotografia.
    grazie ancora
    Antonio Perrone

  7. Elena Falchi scrive:

    Conoscere quel che c’è dietro ad uno scatto permette di comprendere molte cose, ma ciò che conta è quanto appare nell’immagine finita. Dibatterne all’interno di un blog può rivelarsi davvero utile, specie per chi è poco smaliziato (caro Antonio, età anagrafica a parte, come diceva l’ultima campagna tesseramento Fiaf, “Non è mai troppo tardi…”). Tutti abbiamo sempre cercato di realizzare fotografie credendo fossero di immediata e collettiva fruizione. E’ dal confronto con gli altri, ascoltando/leggendo il loro parere, considerando il loro punto di vista, che si riesce a prendere consapevolezza della nostra capacità di comunicare per immagini.

    Antonio, nel realizzare il prossimo scatto, sicuramente si farà molte domande, sarà più attento al senso, chiederà di più a se stesso innescando un processo evolutivo del suo essere fotografo che, ne sono certa, non mancherà di produrre risultati positivi.
    Elena Falchi

  8. Luca Tedeschini scrive:

    La foto necessita del commento dell’autore per poter sopravvivere e per poter essere letta così come l’autore si prefigurava chesarebbe stata letta. Il titolo dovrebbe essere più che sufficiente a dipanare eventuali dubbi intepretativi, ma “Ciarpame” abbinato ad un giornale di sinistra e ad un tacco a spillo mi porta molto lontano dall’idea creativa dell’autore. Il fatto, poi, che la foto sia stata realizzata di fretta ed in ufficio sono dati che non vengono assolutamente tenuti in conto da chi osserva la foto, la cui valenza è data unicamente da ciò che è in essa mostrato e da come è mostrato. Il bianco e nero si addice a questo genere di scatti poichè conferisce immediatezza di lettura ai concetti espressi nell’immagine, ma allorquando tali concetti sono in effetti presenti. La posizione della scarpa ed il suo taglio quasi brutale, nonchè le sue dimensioni quasi smisurate nei confronti del titolo del giornale, fanno sentire la necessità di un angolo di scatto diverso. Un angolo di scatto più rialzato rispetto all’attuale ed un po’ più in diagonale rispetto alla scarpa stessa anche per evitare che il puctum dell’immagine resti sostanzialmente focalizzato sui riflessi del tacco a spillo che nulla raccontano di quanto, invece, l’autore voleva raccontare. Riterrei, infine, meritevole di elogio l’aver tentato di costruire comunque un tema con pochi elementi e con la scelta del B/N. La prossima volta andrà sicuramente meglio.
    Luca Tedeschini

  9. Antonino Tutolo scrive:

    A mio parere una fotografia non può avere “capacità politica”. la fotografia è solo uno strumento di comunicazione; è come un foglio di carta da giornale che potrà contenere il punto di vista di destra o di sinistra o di altri. La capacità politica è solo dell’uomo, anche se fotografo; al massimo di qualche capo branco di lupi che riesce, con la forza più che con la fotografia, ad imporsi alle femmine ed agli altri maschi contendenti.
    Condivido il pensiero di Gisèle Freund e Susan Sontag, riportato da Silvano Bicocchi: “la fotografia assume un diverso significato in base al contesto in cui viene letta. La stessa immagine che per una parte è di denuncia di un’offesa subita, per l’altra è segno di vittoria”.
    La fotografia è legata alla cultura, al vissuto, al pensiero di chi la realizza e di chi la legge.
    Come l’arte non è oggettiva. Altrimenti non sarebbe arte, ma solo imposizione di idee e punti di vista.
    Invece è proprio quella specie di ambiguità, di libertà interpretativa che fa di un’opera d’arte qualcosa di immortale, di univeresale; non legata al tempo ed alle mode, proprio perché non soggiace ad esse, né a regole, né a costrizioni; ma solo a idee estremamente concettuali ed intime, ed allo stesso tempo estremamente universali. La fotografia si avvale delle regole estetiche, oltre che dei significati. E per esprimere i secondi usa un simbolismo regolato dalle prime.
    L’autore deve inserire i simboli idonei a definire le sue fantasie e le sue creazioni intellettuali; i lettori devono mettere in gioco il proprio bagaglio culturale, l’attenzione e la fantasia per recepirli e decodificarli.
    Il segreto del grande autore è quello di lasciare ampio spazio all’interpretazione, se vuole essere universale, o un simbolismo serrato, se vuole essere preciso e di parte.
    Condivido il discorso di Luca Tedeschi.
    Una foto dovrebbe parlare da sola, come tutte le grandi opere. Ma l’aiutino del titolo consente di indirizzare il lettore verso un sentiero di lettura più ristretto.
    Ma il titolo e l’opera dovrebbero poi risplendere in un unicum, la cui luce valga più della somma delle luci componenti.
    Io mi complimento in ogni caso con Antonio Perrone. Avere idee e cercarle di comunicarle col lingaggio fotografico è già un punto fermo, di arrivo-partenza cui molti sono estranei, essendosi fermati alla routine tecnica.
    Avanti così, Antonio, hai imboccato la via giusta per una fotografia di significati e di arte.
    Antonino Tutolo

  10. Daniela Sidari scrive:

    Intendevo rimettersi in gioco e provare a fotografare nuovamente per mettere su carta i concetti che intendevi esprimere con la foto che qui hai presentato. Una nuova foto indipendente da questa, con l’attenzione della persona “che divora”, mi piace, e deve essere così, la curiosità e l’attenzione alle cose che vengono dette permette di pensare, elaborare e produrre in maniera più proficua. Buon lavoro e buona luce per tutti i nuovi progetti.
    Daniela Sidari

  11. Marco Romualdi scrive:

    “Condivido il pensiero di Gisèle Freund e Susan Sontag, riportato da Silvano Bicocchi: “la fotografia assume un diverso significato in base al contesto in cui viene letta. La stessa immagine che per una parte è di denuncia di un’offesa subita, per l’altra è segno di vittoria”.”
    Forse non ho capito bene il senso di G. Freud e di S. Sontag, ma a mio avviso questa citazione conferma che la fotografia ha “capacità politica”, come del resto ogni cosa che risponda al concetto di arte e/o di comunicazione, come ogni cosa che abbia la potenzialità di veicolare un messaggio. Posso condividere la perplessità espressa in primis da Rognoni, soltanto se riferita alla possibilità che il messaggio veicolato sia “etichettabile” in senso ideologico in base alle etichette correnti nel quotidiano.
    Nel caso specifico della foto di Perrone, trovo che il vero e unico problema sia che le intenzioni si evidenziano soltanto in ragione di quanto dichiarato dall’autore, mentre l’immagine così come è presentata non raggiunge lo scopo.
    Marco Romualdi

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