Torcasio Giuseppe – Attese

Attese…“.


14 - Torcasio Giuseppe - Attese

Immagine di straordinario equilibrio ed eleganza, ogni elemento si trova nella posizione corretta. La scelta dell’esposizione e della gamma tonale risulta di forza straordinaria. Il ragazzo che contempla il territorio appoggiato ad un rassicurante albero (i cui rami evocano un tetto, un riparo) si presta ad ulteriori letture e considerazioni. L’atmosfera greve, data dal tono minaccioso del cielo, enfatizza la sensazione di tempo sospeso trasmessa dall’immagine.

Davide Grossi


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Comments (9)

 

  1. Giuseppe Perri scrive:

    Un’opera di straordinaria bellezza per il suo contenuto e per l’eleganza dello scatto.
    Un bambino che come uno spirito liberto, assetato di conoscenza guarda il suo futuro, le sue prospettive e quel suo adagiarsi a quel fusto è come gridare pacatamente e disprezzare l’attivismo dell’uomo contemporaneo, dominato dal capriccio di passioni mutevoli e prigioniero di convinzioni dogmatiche.
    “Non ce la caveremo mai con le parole, dal momento che esiste una grazia della fotografia.
    Scrittore troppo legato alla gleba, invidio a Cartier-Bresson di essere, al modo degli angeli, il messaggero degli dèi, colui che permette agli uomini di abitare il loro paese.”
    Jean Claire, Introduzione a Les Européens, Paris, Editions du Seuil, 1997
    Giuseppe Perri

  2. Mauro Marchetti scrive:

    Mi piace molto leggere i pareri altrui e rendermi conto ogni volta quanto il vissuto di ognuno sia fondamentale nell’ approccio emotivo che ognuno di noi prova di fronte ad una nuova immagine.
    La bruciatura nella parte superiore del cielo evoca in me in incombenza che grava, in prospettiva futura, sulle spalle del giovane. Una zona “oscura” che rappresenta l’esperienza adolescenziale che il ragazzo si troverà presto ad affrontare. Che meravigliosa bugia … la fotografia.
    Mauro Marchetti

  3. Enrico Maddalena scrive:

    L’immagine si snoda su due piani: un primo piano praticamente in controluce, con neri profondi, ed un secondo piano dai grigi morbidi e tenui. L’albero divide la composizione in due metà simmetriche, evocando una atmosfera di equilibrio e di staticità. L’elemento significante è il ragazzo appoggiato all’albero che, con le mani in tasca, contempla il paesaggio. A mio avviso, l’autore non ha avuto tanto un intento “tematico”, quanto “artistico”. In altre parole la sua intenzione non è stata quella di comunicare una sua personale riflessione sulla vita e sul mondo, quanto quella di comporre una bella foto, compito nel quale è pienamente riuscito.
    Enrico Maddalena

  4. Luca Tedeschini scrive:

    Il bianco e nero si addice molto a questo scatto esaltandone alcune qualità, e catalizzando commenti quasi entusiastici. Commenti, tuttavia, non uniformi: sintomo, questo, di una comunicazione dell’intento del fotografo non propriamente riuscita o, credo, più vicina all’area artistica, piuttosto che tematica.
    La simmetricità della foto dovuta alla centralità dell’albero viene considerata un pregio giacchè evoca equilibrio. Ritengo, però, che proprio il posizionamento centrale dell’albero schiacci fin troppo nella parte destra il soggetto, il bimbo appoggiato, e gli eventuali contenuti narrativi, lasciando fin troppo priva di significato la parte sinistra. Questa zona, a mio modesto avviso, manca di un suo puctum che possa effettivamente bilanciare ciò che in modo quasi caotico viene narrato nella parte destra. Un maggior respiro sulla destra avrebbe, forse, conferito più armonia alla foto anche a discapito di un taglio di una parte dei rami spogli dell’albero e avrebbe potuto ridurre la necessità (la mia) di un quid nella parte sinistra. Da un punto di vista prettamente tecnico, ritengo ammirevole il dettaglio e la luce del braccio del bimbo a fronte di una corteccia praticamente nera e senza dettagli.
    Luca Tedeschini

  5. Antonino Tutolo scrive:

    A parte qualche artefatto di post produzione (le fasce più chiare che contornano verticalmente l’albero) l’immagine mi pare ben concepita e realizzata.
    La centralità dell’albero (che potrebbe risultare prepotente) viene compensata soprattutto dalla presenza del lampione. Questo artificio compositivo lascia “respiro” a sinistra e porta l’attenzione sulla metà destra: quindi sul ragazzo. Non esiste solo la regola dei terzi: c’é anche quella del baricentro delle masse, delle tonalità di bianco e nero, o dei colori.
    In ogni immagine, in ogni luogo, ciascuno vede la “sua” realtà, il suo vissuto; e cerca sollievo ai suoi bisogni interiori.
    Più che un’attesa – non colgo alcun indizio che mi porti verso questa interpretazione: un segno di impazienza, o altro – in questa immagine mi pare di cogliere l’introspezione.
    Il ragazzo è in un momento di pausa. Una volta tanto è lontano dalla TV, dai giochi, dallo studio, che richiedono la massima attenzione e grande fatica mentale. Può rilasciare finalmente lo sguardo verso un qualcosa che è lontano e insieme vicino: all’orizzonte e nello stesso tempo dentro di sè.
    Non ci sono contrasti o colori forti. C’é una distanza enorme e poco differenziata davanti a lui, dalle sfumature tenui, piene di grigio: C’é una continuità ripetitiva di soggetti.
    La sua mente può rilassarsi verso l’infinito; verso distanze non usali per chi è sempre a tre metri o meno dal suo vissuto quotidiano (TV, giochi, studio).
    La sua mente trova un tempo, più umano, di elaborare i propri pensieri; di riflettere; di cogliere anche quello che non è aggressivo, non è invadente o imposto.
    All’orizzonte, minime e sfumate forme di colore attirano a tratti la sua attenzione. Ma solo un attimo. Lo sguardo corre da un punto all’altro, senza fretta; senza bisogno di allarmarsi o di occupare la memoria storica. Qualche ombra, qualche colore più scuro o più chiaro, ogni tanto evoca luoghi o presenze lontane. Ma la distanza non identifica dei contorni precisi cui destinare più di uno sguardo.
    La mente riposa. Ogni tanto un pensiero emerge tra le nuvole indifferenziate a ricordare un evento, un viso, una sensazione.
    Nulla di particolarmente complesso o doloroso.
    Almeno si spera. E’ ancora un ragazzo!
    Tra un attimo, un richiamo, un voce, lo distoglieranno da quella senzazione di pace e di serenità.
    Poi torna il presente. Tornano i colori, il mosso improvviso e rapido, da cogliere ed elaborare.
    La mente si riattiva all’attenzione più complessa ed i riflessi alla risposta più rapida. Complimenti all’autore.
    Antonino Tutolo

  6. Riconosco che la foto è buona, ma non riesco ad esaltarmi come invece, leggo, succede ad altri. Non riesco proprio a vedere l’albero come tetto protettivo, per me è solo un normale appoggio al ragazzo… soggetto statico della foto. Anche la pittura dei tempi antichi è piena di ottimi dipinti che portano il titolo “attesa” e così tante fotografie… troppe fotografie. Sembra quasi che quando non si trova un titolo ci si rifugi nel termine “attesa”… attesa di chè ????
    Smetto qui… altrimenti le parole superano i pixel della foto :-)
    Roberto Zuccalà

  7. Mi scuserà l’autore se con la mia inesperienza nello scrivere di fotografia mi cimento con la sua foto, ma leggendo gli altri commenti non posso tacere la mia sensazione che interpretare le foto è difficile sempre che possibile.
    Provo a fare delle considerazioni innanzitutto compositive: il tratto nero dell’albero posto al centro dell’immagine chiara è sicuramente un elemento di equilibrio, stabilità, staticità e questo mi fa pensare ad un momento di pausa. Guardando il ragazzino (credo soggetto principale dell’immagine) ritrovo un atteggiamento di attesa, di momentanea sospensione di qualcosa (un gioco, una partenza) annoiata e stanca vista la postura delle mani in tasca e l’appoggiarsi al tronco.
    Lo sguardo rivolto al panorama non è attento e attivo altrimenti guarderebbe appoggiandosi alla ringhiera (così farei io) ma distratto e distaccato, tra l’altro con l’atteggiamento “irriverente” di stare con i piedi sopra la panchina.
    La foto mi piace esteticamente, ma non mi evoca sensazioni piacevoli.
    Stefano Consolaro

  8. Mario Maffioletti scrive:

    La foto mi piace, però la prima cosa che mi ha colpito è stato il precario equilibrio del ragazzo. Penso che non stia riflettendo sulla sua vita futura e a quello che lo aspetta, ma semplicemente sta apprezzando la vista del paesaggio, e qui denota una certa sensibilità, solo che il suo animo di ragazzino, quella sorta di irrequietezza propria dell’età, lo porta a sceglere la posizione precaria, mentre un adulto si sarebbe seduto sulla panchina o tutt’al più appoggiato all’albero ma con i piedi ben piantati a terra. La sensazione ricevuta dalla foto è comunque di instabilità, preoccupazione, irrequietezza.
    Mario Maffioletti

  9. Domenico Brizio scrive:

    Credo che questa fotografia non sia “uno scatto” ma più di uno scatto… più una dimensione del pittore che può disporre le geometrie a piacere perchè fa un’opera di fantasia che del fotografo che ama vedere in profondità quel-che-la-realtà-fisica propone. Non provo particolare emozione perchè sento artificiale quanto proposto. Sarà, ma la mia sensazione trae spunto dall’improbabilità scientifica della meteorologia che posso osservare… le ombre delle panchine sono piene e la panchina è fatta di assicelle con infraspazi, la luce sulla ringhiera è lucida e la fonte di luce chiara generale è molto bassa sull’orizzonte… il vento che muove il mare ha una forza superiore al vento che giustifica quella tipologia di nuvole… la forma di educazione che il “giardiniere” ha dato all’albero è improbabile per una località marina… la fotografia mi lascia perplesso e quando la mia sensazione generale è quella di avere davanti una collezione più che un’emozione non mi sento a mio agio.
    Però: è solo una sensazione la mia e nulla toglie alla comunicazione.
    Domenico Brizio

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