Falsetto Massimiliano – Verso il rifugio

Verso il rifugio“.


12 - Falsetto Massimiliano - Verso il rifugio


Evocare, voce dotta, dal latino (vocare) chiamar (ex) fuori. Ricordare, celebrare, richiamare, ricreare (Zingarelli). Wim Wenders sostiene che la fotografia mostra le cose e il desiderio di esse. Roland Barthes intuisce che l’essenza della fotografia non è altro che la possibilità di pensare che l’evento raffigurato “è stato”. L’Autore di questa immagine riesce, con tratti semplici, con una inquadratura rigorosa e con una partitura essenziale che si sostanzia in tre soli piani ad evocare, a ricordare, una situazione, evidentemente conosciuta a quanti già hanno sperimentato le sensazioni e le emozioni che si provano durante le escursioni in quota in direzione dell’atteso rifugio, ma che riesce, proprio con l’efficacia della essenzialità dei tratti, a ricreare emozioni per quanti, quelle sensazioni e quelle emozioni, non conoscono. In questo si manifesta la potenza della fotografia.

Antonio Corvaia


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Comments (20)

 

  1. Roberto Rognoni scrive:

    Mi piace la premessa storico/culturale di Corvaia e l’analisi specifica sull’immagine proposta da Falsetto.
    Non mi ritrovo invece con la lettura e le conclusioni. Sono stato appassionato di escursioni in montagna e la foto non mi ricorda ne le vecchie emozioni, ne tantomeno me ne suscita di nuove.
    Forse perchè l’immagine è troppo costruita, elaborata in modo “irreale” in post produzione?
    Se così non fosse, è comunque il risultato finale che conta.
    Roberto Rognoni

  2. Enrico Maddalena scrive:

    L’immagine è di tipo “pittorico” che ha subìto molto probabilmente degli interventi in postproduzione, cosa che ritengo pienamente legittima considerato che non si tratta di una foto documentaria. La composizione è curata ed i tre escursionisti sono stati posti in un punto nodale del quadro (secondo la regola dei terzi). Anche la luce, lì più intensa che altrove, contribuisce a portare su di essi l’attenzione. Una ripresa col tele rende vicina ed incombente la catena montuosa che descrive l’ambiente alpino nel quale i tre si muovono. Ci sembra di essere, noi spettatori, il quarto escursionista rimasto un po’ indietro (in realtà il quarto escursionista è reale ed è quello che ha scattato la foto), pronto a girare sul sentiero per godere di nuovi scorci.
    Enrico Maddalena

  3. Marco Nicolini scrive:

    Mi sento di ripetere il commento già espresso a proposito della foto di Pigozzo Maurizio “lieve”. Tra le figure retoriche
    tratte dal linguaggio verbale ecco di nuovo il così detto “luogo comune”. Un foto ormai collaudata con un tipo di comunicazione assai semplice. Sicuramente ben costruita ma in questo caso con troppi “trattamenti” che fanno tentennare la lettura tanto più trattandosi di un soggetto/momento che dovrebbe comunicare da solo: un ricordo di una bella passeggiata in alta montagna.
    Marco Nicolini

  4. Claudio Cavazzani scrive:

    La diagonale scalettata della quinta dolomitica si impone subito quale linea forte dell’immagine.
    Il primo piano, scolpito dalla luce, combinato alle montagne sbiadite sullo sfondo, crea un’efficace profondità della scena.
    Gli escursionisti, con la loro presenza, ci permettono di percepire le reali proporzioni di quanto rappresentato ed insieme costituiscono un forte punto di interesse.
    L’immagine nel complesso trasmette tranquillità: i toni non sono cupi, il cielo occupa gran parte dell’inquadratura, le nuvole non minacciano intemperie; solamente la catena montuosa, in parte ombreggiata, ci ricorda che la montagna può essere pericolosa, ma il sentiero è largo e comodo e l’autore ci dice che il rifugio è vicino.
    Non convince però l’innaturale intonazione magenta dell’immagine, che non migliora l’atmosfera generale della scena, ma la rende solo poco credibile.
    Claudio Cavazzani

  5. Luca Tedeschini scrive:

    E’ mio fondato parere, che la post produzione non trasforma una “brutta” immagine in una “buona” immagine, ma di certo può migliorare una “buona” immagine. La post produzione dell’autore, in questo caso, enfatizza ancora di più ciò che già l’ottima inquadratura e la scelta della lunghezza della focale avevano già ottimamente esaltato: la facile camminata di tre amici lungo un poco impegnativo sentiero verso, però, impegnative vette per raggiungere, quindi, l’estasi della cima. L’immagine è un ottimo racconto e la post produzione ne esalta i toni. Sicuramente l’atmosfera ne risulta artefatta, ma i due punti nodali, ovvero il gruppo di amici ed il cielo a simboleggiare l’estasi, sono sostanzialmente nel loro stato naturale. Il titolo “verso il rifugio” completa, a mio modo di vedere, il racconto: è l’ultimo step dopo il raggiungimento della vetta.
    Luca Tedeschini

  6. Domenico Brizio scrive:

    Forse perchè pratico la montagna da 39 anni almeno e forse perchè amo la Natura e mi emoziona la verità che vi è incorporata come assoluto – che secondo il vate è Bellezza -, quando mi trovo davanti ad immagini così edulcorate di un luogo naturale sospendo ogni emozione e immagino come deve essere stata bella la scena reale, quella dell’ispirazione dello scatto. Almeno percorro quel brivido di evocazione così ben descritto nella voce dello Zingarelli.
    La tecnica non supera la natura e l’essenza è già pura: nessun abbellimento può far emozionare più dell’essenza.
    Domenico Brizio

  7. Massimiliano Falsetto scrive:

    Ringrazio vivamente tutti coloro che hanno espresso commenti sulla mia fotografia.
    Ritengo questo un importante momento di crescita culturale e fotografica.
    Aggiungo solo una mia considerazione: perchè chiedersi se la scena è reale o irreale, credibile o poco credibile?
    E’ solo la visione personale di un paesaggio senza troppe pretese…
    Massimiliano Falsetto

  8. Antonino Tutolo scrive:

    E’ certamente una bella immagine. E l’effetto dei colori è esteticamente valido. Ma è interessante e significativo anche il commento dell’autore.
    “Perché chiedersi se la scena è reale o poco reale… è solo la visione di un paesaggio senza troppe pretese.”
    Un’immagine può essere condivisa o meno. La sua interpretazione è sempre anche frutto del vissuto e della preparazione del lettore.
    Il problema, allora, è nel comprendere le aspirazioni che finalizzano il fotografare dell’autore. Egli vuole comunicare o solo documentare? Fare arte o fare solo estetica (che in parte è anche arte, anche se minore)?
    La documentazione vive di realtà, di “rispetto” del “presunto soggettivo” reale. L’arte, invece, è il mezzo per comunicare sensazioni ed emozioni, anche alterando la realtà, adattandola al proprio bisogno di comunicare. Hai cercato di abbellire la tua immagine, introducendo, in post, quelle sfumature di colore che a mio avviso le conferiscono un’estetica gradevole, ma che non aggiungono quel significato “artistico” che qualcuno si sforzava in qualche modo di trovare in essa. Se non altro per attribuire il massimo credito preventivo di cui parlerò successivamente. Hai alterato un po’ la realtà documentale, sviando il punto di lettura dell’immagine.Mi viene in mente la storia di quei visitatori di un museo che, solo con grande ritardo, si rendono conto che l’oggetto a forma di tronco di cono inverso, del cui significato stavano discutendo animatamente, in termini fiolosofici ed artistici, da mezz’ora, era solo il bidoncino per la pulizia della sala, lasciato sbadatamente in giro dalla donna delle pulizie. Quando si osserva una fotografia o un’opera d’arte, occorre sempre disporsi a cercarne il significato con la massima attenzione, dando sempre il massimo credito preventivo all’autore.
    Antonio Tutolo
    Forse era il caso di avvisare i tuoi lettori: “è solo la visione di un paesaggio senza troppe pretese…”
    “Non fatevi venire inutilmente l’ernia mentale”.

    :-) )
    Scherzo, eh!

  9. Sergio Ascari scrive:

    Io sono contro l’uso esagerato della post-produzione.
    Secondo me una fotografia deve essere uscita dalla pellicola o dal sensore cosi’ com’e’. Disegnare con la luce e non usare la luce per creare ombre, luci e riflessi inesistenti; la trovo utile per eliminare piccoli difetti e ritagliare ma non tanto di piu’.
    Sono antico?? E si’!!!
    Probabilmente la foto in questione sarebbe gia’ una bella immagine se fosse lasciata naturale.
    Buona luce
    Sergio Ascari

  10. Cristina Paglionico scrive:

    Gente, che spettacolo!
    In questo caso mi riferisco ai commenti, più che alla foto (che pure presenta a sua volta uno spettacolo entusiasmante!).
    Dunque l’immagine è
    Evocativa per Corvaia,
    Troppo costruita per Rognoni
    Pittorica per Maddalena
    Solo un ricordo per Nicolini
    Poco credibile per Cavazzani
    Narrativa per Todeschini
    Edulcorata per Brizio
    Senza pretese per lo stesso autore Falsetto
    Bidoncino per l’immondizia scambiato per opera d’arte (se non ho capito male) per Tutolo.
    Con tutti sono un pò d’accordo e un pò no.
    A mio parere l’immagine rappresenta un luogo della mente, e perciò irreale, quindi non mi disturbano gli interventi post-produzione (a proposito, perchè si chiama post-produzione se si tratta di un insieme di operazioni che fanno inscindibilmente parte del prodotto finale?).
    Insomma, ognuno legge l’immagine con gli strumenti di indagine oggettiva che ha a disposizione, ma anche con la propria sensibilità e il proprio gusto personale. Questi scambi di letture servono a condividere gli strumenti che possediamo, in modo da dotarci di ulteriori elementi di conoscenza. Ci servirà ad evitare di scambiare il bidoncino per l’opera d’arte? Non lo so. Certo che mi diaspiacerebbe molto molto di più scambiare un’opera d’arte per un bidoncino…..
    Cristina Paglionico

  11. Sul “comunicare” ho delle riserve.
    Se un autore – di qualsivoglia disciplina artistica – ha in pectore un moto nuovo di espressività, non si preoccupa certo se la sua idea è poi compresa e condivisa dal fruitore… realizza la sua creatura, la sua tela, la sua scultura, la sua musica… la sua espressione artistica incurante del problema se verrà capita, se verrà apprezzata. Poi, a mio avviso, non mi sembra la semplice visione di un paesaggio senza troppe pretese, è questa una foto che descrive più situazioni: la montagna, superba e austera; i giovani; il tempo libero; lo sport; ecc.
    Roberto Zuccalà

  12. Massimiliano Falsetto scrive:

    Non pensavo di animare tutte queste discussioni…che a me fanno senz’altro piacere, s’intende…
    Bidoncino o opera d’arte che sia, (vanno bene entrambe le cose) insisto si tratti di una semplice fotografia di paesaggio.
    Negli anni ’40 Ansel Adams inventava il sistema zonale (oggi si potrebbe chiamare post produzione) e citava testualmente:
    “Molti ritengono che le mie immagini rientrino nella categoria delle “foto realistiche”, mentre di fatto quanto offrono di reale risiede solo nella precisione dell’immagine ottica; i loro valori sono invece decisamente “distaccati dalla realtà”. L’osservatore può accettarlo come realistico in quanto l’effetto visivo può essere plausibile, ma se fosse possibile metterli direttamente a confronto con i soggetti reali le differenze risulterebbero sorprendenti”.
    Quindi essere all’antica è del tutto soggettivo.
    Grazie ancora per tutti i commenti.
    Massimiliano Falsetto

  13. Un bidone può essere un’opera d’arte? Lo può essere tanto quanto un cesso venne elevato a scultura artistica… la morale sta nel fatto che opera d’arte è l’oggetto creato dall’autore con questo fine… qualunque sia l’oggetto.
    Roberto Zuccalà

  14. Ernesto Mezzera scrive:

    bravo….
    devi far discutere, la discussione quando è costruttiva va bene, comunque complimeti per l’immgine ci sarà anche il lavoro di post produzione ma è il risultato finale che conta, e questa foto dimostra che ci sai fare……
    Ernesto Mezzera

  15. Antonino Tutolo scrive:

    > Bidoncino per l’immondizia scambiato per opera d’arte (se non ho capito male) per Tutolo.
    Con tutti sono un pò d’accordo e un pò no.

    Preciso che li bidoncino (secchio per lavare per terra) aveva attinenza solo con la storiella che ho raccontato, e non aveva nessun riferimento, e non esprimeva alcun giudizio denigratorio nei confronti della foto del nostro amico; di cui mi pare aver parlato in termini diversi.
    I personaggi della storia hanno scambiato un secchio dimenticato nella sala, per un’opera d’arte.
    Nelle gallerie d’arte moderna, visto il genere di opere esposte ed i materiali che le compongono, questa situazione può accadere, ed è accaduta, molto spesso. Tanto che diversi attori ne hanno tratto delle scenette comiche. Ricordo Jacques Tati (ma al contrario – si gratta la schiena utilizzando parte di una scultura astratta).
    Le fasce colorate sono state inserite dal nostro amico per migliorare, in qualche modo, la sua immagine.
    Ma esse, per noi che leggiamo ed attribuiamo significato ad ogni dettaglio, hanno modificato in modo non congruente il risultato dell’immagine.
    La storiella era solo per rallegrare il forum, prendendoCI un po’ in giro.
    Perché, intenti a dare importanza ad ogni cosa, ad ogni dettaglio, talvolta corriamo il rischio di dare importanza anche a cose che non la meritano.
    Ma la storiella non si riferiva, in alcun modo, all’immagine del nostro amico.
    Antonino Tutolo

  16. Marco Romualdi scrive:

    “Perché, intenti a dare importanza ad ogni cosa, ad ogni dettaglio, talvolta corriamo il rischio di dare importanza anche a cose che non la meritano.” Giusto allarme per un forum che (almeno nelle dichiarazioni d’intenti) in fondo in fondo riguarda immagini amatoriali, nelle quali e per le quali ogni autore cerca di controllare quanti più elementi di dettaglio gli è possibile senza sacrificare la propria creatività con comportamenti “ragionieristici”…
    Marco Romualdi

  17. Antonio Cunico scrive:

    L’iimagine è costruita bene, molto semplice, un pò banale nel soggetto. La cosa che la rende un pò più interessante è la elaborazione cromatica. Una elaborazione che non aggiunge però molto alla foto, quasi una “moda” che oramai comincia a vedersi in troppe foto. Da escursionista direi una elaborazione di troppo, che stride e falsa con l’idea di semplicità che pervade la foto. Lasciamo stare Ansel Adams, è tutta un’altra cosa.
    Antonio Cunico

  18. Massimiliano Falsetto scrive:

    Lungi da me qualsiasi tipo di paragone con Ansel Adams. Ci mancherebbe!
    La sua citazione che ho preso in prestito era solo per rimarcare quanto sia superfluo chiedersi, oggi come cinquant’anni fa, se un paesaggio si discosti o meno dalla realtà.
    Massimiliano Falsetto

  19. Domenico Brizio scrive:

    Se un autore mi “fa vedere” quel che non “io” non vedo di un mondo fisico è un artista, se mi “fa vedere” ciò che non esiste che nella sua mente di come dovrebbe-potrebbe essere quel mondo fisico mi indispone l’emozione, mi allontana. Nella Natura i belletti appiccicati dalla nostra mente sono bugie, se scoperte (…). Ma è un commento personalissimo, quasi individuale: sono convinto che lo scatto di Massimiliano era di per sè già soave senza il purple-shifting.
    Domenico Brizio

  20. Sergio Falsetto scrive:

    Potrei sembrare di parte in questo momento ma non lo sono credetemi, anche perchè ..pur non capendo assolutamente nulla di arte fotografica muoverò un commento critico alla foto in questione. Quali sono gli elementi predominanti nell’immagine proposta ? cielo….nuvole..montagne….terra… e tre soggetti presi di schiena. Insomma siamo alla solita foto impersonale, statica… dove sembra quasi che nulla stia accadendo, priva di immagini allegre , vitali, espressive … senza gioia ..amore… senza una faccia …un passaggio di qualcosa ..un calesse … un cavallo.. non c’è mai un cavallo nelle foto del Falsetto …niente …cavalli e voi esperti del settore lo sapete benissimo!!! Ora dico io invece di fare 10..20 foto .. sempre mute..tristi.. fanne una …ma accesa di vita …allegra .. che quando la vedi ci metti anche tempo a contare gli animali…le case e le persone raffigurate e basta con i soliti …cielo…nuvole..montagne e terra !!……. Inutile dire che stavo solo scherzando ..questo Massimiliano Falsetto è veramente un artista …. è molto bravo …. ehh va bhè ..è anche mio fratello ….ma questo è solo un particolare.
    Sergio Falsetto.

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