Panebianco Angela – Tenerezza

E’ la prima volta che vi invio una foto.. non so mi piacerebbe avere il commento di qualcuno.. grazie.


21 Angela Panebianco - Tenerezza

Quante informazioni in una sola immagine, che è fatta apparentemente di così pochi elementi! Sono informazioni oggettive quelle che riguardano l’evento: è una cerimonia, lo dimostrano i vestiti eleganti della giovane donna (la madre?) e della bambina. Siamo in un centro storico, lo apprendiamo dalla pavimentazione in porfido. E’ estate e la pioggia recente ha forse reso la giornata meno calda. Ci sono poi informazioni che hanno carattere più personale, legate all’esperienza e al gusto di chi guarda. La bimba ha un abito elegante, ma sandalini comodi. Ha una pettinatura assai importante (e dolorosa!) resa un po’ più infantile da quel nastrino rosso.
Quello che ha spinto l’autrice allo scatto, tuttavia, non è nulla di tutto questo, la sua intenzione è rappresentare un gesto: l’avvicinarsi della bimba alla donna, una discreta richiesta di attenzione in un momento di stanchezza e, forse, di noia.
E’ un momento dissonante rispetto alla festa che immagino, tutto intorno; un momento imperfetto (e per questo affascinante) come il buco lasciato sulla pavimentazione da un sampietrino mancante. E’ l’Essere che torna ad affacciarsi dentro l’ingombrante Apparire delle cerimonie?

Cristina Paglionico


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Comments (12)

 

  1. Antonino Tutolo scrive:

    La lettura di Cristina Paglionico è esemplare. Una foto va esaminata in ogni dettaglio, in ogni minima sfumatura (il sampietrino mancante). La fotografia è una summa di simboli grafici; ognuno di essi amplia e condiziona la lettura finale.
    Noto la delicatezza, l’eleganza e la dolcezza con cui l’autrice ha concepito la foto. La composizione evidenzia la bimba ed il suo gesto. Metà immagine contiene la pavimentazione, sconnessa e ruvida; quindi ad essa dobbiamo attribuire un significato importante. L’insicurezza della bimba (si accosta alla donna) ed il suo bisogno di protezione da un mondo “non amico” sono raffigurate dalla contrapposizione tra la metà sinistra dell’immagine (dolce e rassicurante) e quella destra (desolata, sconnessa e ruvida). In quel sampietrino mancante potremmo leggere un piccolo buco nero, pronto a rapire la dolcezza della bimba.
    E’ una immagine semplice nell’ideazione e nella realizzazione, ma estremamente efficace nei significati.
    Complimenti all’autrice. Anotonino Tutolo

  2. Prendo spunto dalla lettura di Cristina per una considerazione sulla lettura/scrittura delle foto: il sampietrino mancante è voluto o è casuale?
    Nel primo caso è effettivamente un elemento della foto cercato dal fotografo e quindi necessario ad interpretare il messaggio: qui è da sottolineare l’abilità nell’inserire piccoli dettagli significativi alla lettura complessiva.
    Nel caso in cui sia “casuale”, rivela, ancora una volta, come sia necessario guardare bene prima di scattare concentrandosi su tutti gli elementi traguardati e non solo sui soggetti principali, pena il fraintendimento del nostro messaggio.
    Solo l’autrice potrebbe chiarire la cosa ma forse è meglio che non lo faccia, lasciandoci liberi nelle nostre emozioni.
    Stefano Consolaro

  3. davide grossi scrive:

    Ritengo ogni commento fatto sino ad ora corretto e preciso, ma mi permetto di spingermi oltre cercando di dare alcuni spunti critici piu’ marcati. Lo scatto, anche se tecnicamente corretto, è pregno di molti, troppi elementi che mandano fuori tema e confondono il lettore. In primis l’”allure” da foto da cerimonia che autorelega lo scatto ad una determinata categoria merceologica. Secondo gli elementi stranianti ed edulcorati: un nastrino rosso che urla, le scarpe nuova per la cerimonia, i vestiti buoni. Tutti questi elementi portano lontano l’utente da ogni tenerezza ricercata dall’autore. Anche il piano di ripresa dall’alto verso il basso mostra tutto il distacco che il fotografo ha di questa scena. Quasi non ne fosse convinto lui per primo. Mi permetto un consiglio da due soldi. Persegui ogni tuo scatto fotografico con rigore professionale, con passione. Partecipa e condividi la vita dei tuoi soggetti…per quanto possibile. Gli scatti si cercano in una propria precisa visione e concezione di ciò che ci sta attorno. Fotografare è un modo di vedere, non l’atto di farlo (S.Sontag)
    Davide Grossi

  4. Angela Panebianco scrive:

    Effettivamente la bambina e la madre erano due invitate ad una festa di matrimonio, nel piazzale del duomo di Trento dove si stavano svolgendo delle gare di atletica, la bambina e la mamma si erano allontanate per un momento dal luogo della cerimonia e stavano osservando le atlete.
    Affascinata dalla bellezza della mamma e della bambina, che si può solo immaginare, ho voluto dare importanza alla bambina, alla tenerezza che suscitava, al suo abbigliamento, ai suoi nastrini bianchi e rossi, al suo appoggiarsi alla mamma in cerca di una protezione sicura. Aihmè il sanpietrino mancante è solamente un fatto casuale, ma tutte le osservazioni che avete fatto mi fanno capire ancora di più che ogni particolare in ogni foto dev’essere studiato, curato nei minimi dettagli. Vi ringrazio tanto per i vostri commenti.
    Angela Panebianco

  5. Antonino Tutolo scrive:

    Condivido in parte gli spunti critici di Davide Grossi.
    “Partecipa e condividi la vita dei tuoi soggetti…per quanto possibile. Gli scatti si cercano in una propria precisa visione e concezione di ciò che ci sta attorno. Fotografare è un modo di vedere, non l’atto di farlo (S.Sontag)”.
    Senza partecipazione e condivisione non si può percepire l’anima del soggetto. Non se ne può cogliere l’essenza.
    E’ un po’ il discorso di chi va a Firenze o a Venezia e, senza percepire e studiare fino in fondo l’ambiente, il colore, l’odore ed il sapore del luogo, si limita a fotografare quello che è più scontato, più appariscente.
    A tale proposito consiglierei la lettura del libricino: “Autoritratto di un reporter”, Feltrinelli, Milano, 2006, di Ryszard Kapuściński; un reporter polacco, considerato tra i più grandi di ogni tempo.
    Kapuściński andava alla ventura, in paesi inospitali; confondendosi tra la gente di ogni razza; frequentando osterie e bettole, luoghi frequentati da gente comune, per fiutare la notizia e seguirne la pista, come un cane da fiuto; senza porsi limitazioni di spazio o di tempo.
    Egli era un giornalista della carta stampata. Ma il fotografo, a mio avviso, dev’essere animato dalla stessa forza, curiosità, attenzione, fiuto, fantasia.
    Il fotografo deve entrare nel soggetto, cogliendone ogni dettaglio ed ogni segreto; farlo suo, soggiogarlo al proprio punto di vista creativo.
    Abbiamo visto quanta importanza può assumere un dettaglio nel contesto.
    La fotografia può essere molto complessa. Tutto dipende dall’importanza che diamo ad essa, dalla quantità di risorse, materiali ed intellettuali, che siamo disposti ad investire; dal punto di arrivo che ci siamo imposti.
    La fotografia ha tante valenze; tanti punti di approccio e di frequentazione. Ognuno di essi è degnissimo e valido. La signora Angela può fotografare per diletto, senza angosce di perfezione o di risultato, quindi senza porsi un fine professionale. Il fotoamatore è un libero pensatore, un cane sciolto.
    Eppure egli talvolta riesce a creare opere più suggestive e significative del professionista. Perché ha il tempo umano di ragionare, studiare, approfondire quello che stimola la sua fantasia, il suo inreresse. Senza imposizioni o fretta. Nella valutazione di un’immagine si deve tener presente anche delle finalità dell’autore; il risultato che è riuscito a raggiungere in proporzione al tempo ed ai mezzi tecnici che ha impegnato.
    Altrimenti la fotografia sarebbe riservata ai pochi eletti che possono permettersi tempo, studi approfonditi, mezzi tecnici sofisticati e lunghi soggiorni fotografici.
    Tra fotoamatori, penso che dobbiamo valutare e perseguire soprattutto le idee, la fantasia, la creatività, la sensibiltà; lasciando ai professionisti la perfezione tecnica del dettaglio.
    Ovviamente inseriamo su questo sito le nostre immagini per comprendere e migliorarci.
    Ma senza fretta e senza angoscia.
    Il punto di ripresa dell’immagine della signora Angela poteva esssere più basso. Ma forse avrebbe inserito in alto qualcosa che non era necessario.
    Sarà che per me ogni bambina dovrebbe indossare, ogni giorno, un nastro rosso tra i capelli ed un vestitino grazioso ed un po’ frivolo, da tenerissima e dolcissima piccola donna, che quei piccoli dettagli non mi disturbano, non condizionano la mia lettura verso un’allure merceologica.
    Antonino Tutolo

  6. Angela Panebianco scrive:

    Grazie… interessanti tutte le vostre osservazioni!!
    Angela Panebianco

  7. Roberto Cirilli scrive:

    Credo che soffermare la discussione sul sanpietrino mancante, che ad una prima rapida occhiata neanche si nota, e cercarne i significati sia sbagliato e controproducente per tutti.
    L’autrice ci conferma che è stata una semplice casualità. Si percepisce che è una istantanea e quindi non si tratta di una immagine costruita nei minimi particolari, e concordo che sarebbe opportuno in queste situazioni approfondire di più la scena nel limite che questa ci concede magari con altri scatti dopo avere eseguito un primo approccio, cosa che magari l’autrice ha anche fatto. Comunque personalmente ritengo la scena molto piacevole, l’immagine rende perfettamente la situazione che la fotografa ha avuto davanti ai suoi occhi. Reputo la foto valida al pari e forse migliore di tanti ritratti di bambini che a torto o ragione abbondano nei concorsi fotografici.
    Roberto Cirilli

  8. Angela Panebianco scrive:

    Confermo che ho fatto diversi scatti alle due figure femminili anche a figura intera, ma alla fine ho preferito questa.
    Angela Panebianco

  9. Luca Tedeschini scrive:

    Quanto cibo per la mente tutto quanto scritto finora!!
    La ripresa dall’alto verso il basso, secondo me, era unicamente funzionale ad eliminare qualsiasi altro elemento di disturbo e ad enucleare le due figure sullo sfondo della pavimentazione. Unica figura ad essere intera non è quella della donna (madre, nonna, cugina.. non è interessante), non è quella della pavimentazione, ma è quella della bimba. Pertanto, tutta la foto non può che ruotare attorno alla bimba e qualsiasi interpretazione non può che partire da lì. Quindi, pur concordando con l’attentissima analisi di Cristina Paglionico, intepreto a mia volta l’immagine sfruttando, della bimba, la sua posizione raccolta vicino alla donna, e della pavimentazione, il suo diffondersi verso lo spazio vuoto in cerchi quasi concentrici. Innegabile che siano due elementi oggettivi dell’immagine. Sono lì presenti. Più o meno percebili a seconda, appunto, dell’esperienza e del gusto di chi guarda. Il messaggio soggettivo che mi deriva da questi elementi, è la necessità di riempire un vuoto con l’affetto delle persone. Un affetto così forte che è capace di diffondersi come un onda radio.
    Alternativamente considerando il fiocco rosso come puctum, si potrebbe dare più rilevanza al motivo della presenza di quel fiocco, ovvero la cerimonia, e pensare alla posizione della bimba, molto enfatizzata dalla posizione dei piedi punte verso punte, come una richiesta di rifugio, protezione, a seguito di un momento di smarrimento nel caos, appunto, della cerimonia.
    A questo punto, nell’altalena delle due interpretazioni che ho tentato di dare, leggo il titolo: “Tenerezza”, e propendo un po’ più per la seconda.
    Ottima immagine in ogni caso!!
    Luca Tedeschini

  10. Antonino Tutolo scrive:

    Credo che ogni immagine dovrebbe presentarsi e proporsi, per la lettura, da sola.
    Già il titolo è un una chiave di lettura che viene concessa sia al fotografo (per comunicare) che al lettore (per leggere).
    Chiedere all’autore di precisare la sua chiave interpretativa significa che nell’immagine riscontriamo elementi contraddittori per l’interpretazione.
    Mi capita nei forum di leggere precisazioni dell’autore: “non potevo andare indietro”, “non c’era luce sufficiente”, “il soggetto si muoveva”,….
    In questi casi la risposta che mi viene d’istinto è: se non avevi le condizioni ottimali, potevi fare a meno di fotografare.
    D’altra parte c’è un’altra considerazione fare. Se l’autore è riuscito a cogliere un “momento decisivo”, o significativo – ed è questo che si ricerca nella fotografia amatoriale – possiamo concedergli la possibilità di intervenire, in stampa, per rimuovere quanto impedisce la lettura perfetta della sua idea, della sua interpretazione del soggetto?
    Una carta, un rametto, possono sviare la nostra lettura dalla percezione dell’idea creativa. Questi piccoli elementi fuorvianti possono essere rimossi?
    C’é chi dice di si, chi dice di no.
    E’ appurato che grandi maestri li hanno certamente rimossi. O addirittura hanno condizionato l’espressione con la correzione tonale di parti dell’immagine, o con le chiavi dei toni (bassa, alta, intermedia) di tutta l’immagine.
    Credo che la fotografia sia tanto ampia da ammettere ogni interpretazione di questo punto di vista. Ma mi farebbe piacere che si potesse arrivare, un giorno, ad una definizione di fotografia più univoca, meno contraddittoria.
    Antonio Tutolo

  11. Luca Tedeschini scrive:

    Caro Antonino,
    Condivido appieno che scuse e giutificazioni postpubblicazione non servono veramente a nulla se non a far pensare che la foto poteva non essere scattata.
    Se la foto è mossa perchè il fotografo era su un albero vessato da raffiche di vento gelido a 200 km/h nulla conta: la foto era, resta e rimarrà mossa ed il lettore vedrà solo quello e non la posizione del fotografo e le condizioni di scatto.
    Mi trova meno d’accordo sul fatto di poter “arrivare, un giorno, ad una definizione di fotografia più univoca, meno contraddittoria”. La fotografia è arte, ed è un’arte ampia, e come tale ben difficilmente la si può imbrigliare in rigide definizioni.
    Luca Tedeschini

  12. Domenico Brizio scrive:

    Probabilmente un fotografo su un albero in presenza di raffiche di vento a 200 km/h non scatterebbe una foto ma sarebbe impegnato in altre acrobazie di conservazione e meno artistiche che però lo consegnerebbero al futuro ancora in grado di scattare fotografie! Sempre che l’albero a 180 km/h non se ne vada con il vento… Però Luca Tedeschini coglie l’”onda radio”, la forza nascosta nel motivo geometrico del selciato: provate a fissare il selciato in modo continuo: un’ondulazione visiva si manifesta oscillando tra le fughe dei sampietrini… proprio come alcune illusioni ottiche. E’ un interesse supplementare per la nostra mente. E per assurdo se coprite alla vostra vista la visione del selciato, la fotografia perde vigore…
    Domenico Brizio

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