Rocchetta Pantaleo Rizzo – Il sarto di Varanasi

Una vecchia macchina da cucire perfettamente funzionante ed un uomo intento nel suo lavoro
in un piccolo laboratorio di appena 4 mq. a Varanasi, l’antica Benares.


16 - Rocchetta Pantaleo Rizzo - il sarto di Varanasi

L’uso di un grandangolare e l’inquadratura ravvicinata permettono all’autore di entrare nella lavorazione. Il primissimo piano è occupato da una vecchia macchina da cucire, poi il piano di lavoro usurato, la mano, la stoffa, lo sfondo. Buoni gli elementi scelti, la composizione degli stessi e la messa a fuoco selettiva, ma personalmente ritengo infelice il momento dello scatto. Manca l’azione, il lavoro, manca “un uomo intento nel suo lavoro”. L’ inclinazione dell’inquadratura è forse servita all’autore per dare un senso di dinamicità (?) ad un’immagine statica e priva di azione e di cui forse si è accorto?

Daniela Sidari


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Comments (10)

 

  1. Enrico Maddalena scrive:

    La foto pende infatti a sinistra e non è una scelta voluta. Se così fosse, l’inclinazione andava accentuata e, comunque, non avrebbe dato dinamicità ad una foto comunque statica: l’uomo non è intento a cucire e non è descritta nessuna azione (come già notato da Daniela).
    Macchina e persona non sono collegate, ma giustapposte (lo sguardo è diretto altrove).
    Altro significato avrebbe assunto il quadro se il soggetto fosse stato intento a cucire e, pur mantenendo fuori fuoco il volto, si fossero rese nitide insieme le mani e la macchina.
    Enrico Maddalena

  2. Davide Grossi scrive:

    Concordo con la lettura di Daniela, vorrei aggiungere che la luce, morbida ed avvolgente rende ovattata e quasi familiare la scena. Per un fotografo saper scegliere la luce è un’attitudine di non poco conto. Credo, però, che sarebbe stato bello nello scatto, vedere completamente le grazie ed i motivi floreali che ornano la macchina da cucire (unico elemento realmente a fuoco). Mentre per evidenziare il lavoro sarebbe stato efficace porre a fuoco le mani. Per il resto ritengo ogni elemento potenzialmente al posto giusto… ma il momento dello scatto, quello è mancato.
    Davide Grossi

  3. Antonio Corvaia scrive:

    La chiave di lettura di questa immagine è tutta nella descrizione che ci fornisce l’Autore: “Una vecchia macchina da cucire perfettamente funzionante ed un uomo intento nel suo lavoro in un piccolo laboratorio di appena 4 mq. a Varanasi, l’antica Benares.“ Guardando l’immagine potrei avere qualche dubbio sulla funzionalità della macchina da cucire e sulla effettiva “azione” dell’uomo “intento” nel suo lavoro. Ma questo lo rilevo dalla mano del sarto poggiata sulla stoffa e me lo racconta, scrivendolo, lo stesso Autore. Non ho bisogno di altro. La visione e la descrizione, insieme, di ciò che stà avvenendo mi trasporta in quel piccolo locale, in quella atmosfera di un’India così com’è, in quella situazione descritta dove anche l’eventuale correttezza formale nella ripresa (inquadratura, inclinazione, piani focali, dettagli) non avrebbero aggiunto nulla. I “se”, nella fotografia, non hanno collocazione. La fotografia “è”.
    Antonio Corvaia

  4. Alfonso Arana scrive:

    Mi trovo sostanzialmente d’accordo con il commento di Antonio Corvaia, basta così… tutto.
    Alfonso Arana

  5. Luca Tedeschini scrive:

    Grazie al titolo, deduco si tratti di un sarto e non di un amico del sarto intento a valutarne il lavoro. Troppo pochi gli elementi a mia disposizione per essere proiettato in quell’atmosfera. Troppo evidente la macchina da cucire per valutare l’immagine a prescindere da essa. Pertanto, ritengo che sia un peccato che manchi lo sguardo dell’uomo diretto sulla cruna dell’ago, cui, secondo me, è anche stato lasciato troppo poco spazio: avrei preferito vedere perdersi il riflesso del montante nella piastra nel piano di lavoro.
    Bella, senza dubbio, la luce sulla testa della macchina ed intelligente la scelta della profondità di campo che limita molto delicatamente la riconoscibilità della persona. Due pro che, però, non mediano alla sola e già citata giustapposizione.
    Luca Tedeschini

  6. Antonino Tutolo scrive:

    Per quanto riguarda l’inclinazione, mi pare che essa sia concentrata nella parte sinistra; mentre la destra è apprezzabilmente verticale.
    Credo che l’amico abbia preso come punto di riferimento, per la verticale, la parte destra. La deformazione del grandangolo (con un punto di ripresa basso) ha creato la deformazione prospettica.
    Concordo nella mancanza dell’azione.
    Antonino Tutolo

  7. Andrea Chianese scrive:

    Mettendo a fuoco selettivamente la macchina per cucire si vuole portare l’attenzione su quell’oggetto e quindi sull’uso che si dovrebbe farne, ma sono d’accordo con quanti sottolineano la mancaza di azione e quindi di interazione con l’uomo alle spalle. La foto è sostanzialmente statica ma se la messa la fuoco fosse satata selettiva sull’uomo stesso, il senso della foto sarebbe cambiato e avrebbe avuto maggiore effetto: il riposo (ecco che la staticità ci aiuta) durante il lavoro (non c’è interazione con la macchine che è ferma e l’uomo osserva un punto a noi oscuro in posizione di riposo). In questo modo, credo, il senso di quiete avrebbe avuto un valore importante e la foto sarebbe riuscita nel suo intento.
    Andrea Chianese

  8. Marco Romualdi scrive:

    Mancanza di dinamismo, staticità…è l’osservazione più gettonata per questa foto in cui parecchi chiedono una “azione”…domanda: ma è per forza necessaria una azione per dare conto di una situazione chiaramente di lavoro? Essere intenti ad un lavoro (secondo quanto dichiara l’autore stesso) non significa necessariamente “muovere” le mani, soprattutto non si deduce il lavoro solo dal movimento, in una attività quale quella descritta. I miei ricordi di quando vedevo lavorare alla macchina da cucire (certo, in “occidente” è ormai cosa di tanto tempo fa!) mi riportano chiari episodi di “fermo immagine”, per esempio quando occorreva sistemare i panni per il successivo passaggio alla macchina…le mani, in quel momento erano ferme…e poteva essere un validissimo momento di scatto!
    In conclusione, a me sembra fuori luogo cercare sempre e comunque una “azione”…come mi sembrano ininfluenti (e concordo con Corvaia) gli altri appunti compositivi, quali l’inclinazione, la verticalità destra o sinistra ecc. ecc.
    Marco Romualdi

  9. Questa è una foto iconica del sociale indiano, ci porta a noi orientali a rivedere il nostro vissuto a farci riflettere sullo stato sociale dell’india. Vedo un uomo intento a lavorare nel suo piccolo laboratorio, discute, lavora, vive in quell’ambito lavorativo. Poco interessa la precisione tecnica, brava a Rocchetta che ha saputo immortalare un attimo di vita lavorativa che ci fa riflettere sulle condizioni indiane.
    Paolo Schifano

  10. Domenico Brizio scrive:

    Vedo la mano di un uomo dai lineamenti asiatici ma non posso fare a meno di osservare i dettagli minimi – sino a individuare l’esiguità di un filo – di una macchina da cucire, anzi i dettagli mi attraggono più del supposto o indicato soggetto: un sarto a Varanasi (presumo ve ne sia più di uno colà considerando i numeri demografici). Ho bisogno di afferrare e connotare il soggetto e lo sfondo: il soggetto indicato dall’autore si dilegua quando cerco di focalizzarlo, il soggetto a fuoco si propone ma non lo sento attrattore. E’ un bel guaio. E ci sono geometrie spurie ai lati dell’inquadratura dietro alla figura del sarto che mi indispongono. Non invoco all’azione ma ad una leggibilità.
    Domenico Brizio

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