De Vincentiis Fabio – Dubrovnik Porto Vecchio

Una vista dal mare sul porto vecchio di Dubrovnik.


11 - Fabio De Vincentiis - Dubrovnick

Sullo sfondo di un cielo al tramonto, si stagliano delle siluoettes. A sinistra del manufatto, unico elemento verticale che interrompe l’orizzontalità generale della scena collegando la terra al cielo, una scogliera raccoglie l’ultima luce del giorno.
Su tutto, spiccano le due panchine, poste simmetricamente a quella vuota centrale, dove siedono delle persone, distintamente delineate, in una tranquilla pausa alla fine della giornata. Fabio ha posto gli elementi significanti accanto al bordo inferiore ed al bordo sinistro del quadro, quasi a costituire una quinta oltre la quale non c’è null’altro che il cielo. La sua intenzione è stata probabilmente quella di raccontare la sensazione di estrema pace che accompagna il momento in cui il giorno, pieno di affanni, si spegne per cedere il passo alla notte, ad una tregua della mente e dell’animo, prima che tutto ricominci daccapo. E quella panchina vuota stà lì quasi ad invitare anche noi spettatori a sederci ed a godere di questo momento magico.

Enrico Maddalena


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Comments (9)

 

  1. Alfonso Arana scrive:

    Fotografia caratterizzata da una classica silhouettes dove però quella macchia di “rosso” a sx disturba non poco e pure quella curvatura leggera dell’orizzonte.
    Rimedi? Tagliare a sx, un poco a dx e raddrizzare l’orizzonte.
    Alfonso Arana

  2. Luca Tedeschini scrive:

    Veramente apprezzabile la lettura che Maddalena fa di questa immagine andando a cogliere i pro molto meno dei contro. Sicuramente le silhouettes delle tre panchine e dei loro occupanti, paragonabili a tre piccole miniature ricchissime di dettagli, sono elementi calamitanti fin, addirittura, dalla thumbnail. Peccato, però, che passando dalla thumbnail all’immagine nella sua interezza, compaiano sia il faro sulla sinistra sia un gruppo di persone ai piedi del faro che, purtroppo, si impasta sullo sfondo, creando, a mio avviso, disordine e caos che mal si combinano con il messaggio molto lineare e pulito dell’invito a godersi un momento di relax sulla panchina libera.
    Luca Tedeschini

  3. Fabrizio Pizzolorusso scrive:

    Questa immagine la troverei piu’ concettuale e quindi con un contenuto piu’ profondo se fosse stata inquadrata o tagliata ai lati lasciando solo le tre panchine.Cosi’ facendo do’ un piu’ forte impatto significativo a quella panchina vuota che puo’ avere in maniera soggettiva svariati significati riconducibili a esperienze di vita, a concetti,a questioni filosofiche sull’assenza-presenza,sul vuoto,questo grazie al supporto del pieno delle altre due panchine laterali che mi fanno costruire una mia storia molto piu’ immediata che vedendola cosi’ come proposta mi conduce alle sensazioni descritte sopra con un po’ di fatica disturbato da elementi in piu’.La fotografia e’ sottrazione dalla verita’ per descrivere la nostra realta’,e questa e’ la mia poiche’ la fotografia e’ soggettivita’.
    Fabrizio Pizzolorusso

  4. Marco Romualdi scrive:

    Vorrei raccogliere l’invito intuito da Maddalena e sedermi io in quella panchina vuota…l’atmosfera c’è tutta…sì, una foto “pulita” ma piena di atmosfera…
    Marco Romualdi

  5. Antonino Tutolo scrive:

    Sulle panchine ci sono due famigliole; in una c’é un ragazzo.
    In basso, sotto al faro, c’è un gruppetto di giovani, seduti molto vicini tra loro, che immagino dialogare di scuola e di avvenimenti comuni.
    In questa immagine vedo rappresentato un momento di relax, di serenità; di riunione tra amici e tra familiari, dopo la separazione quotidiana dovuta al lavoro ed allo studio.
    C’é lo spettacolo del tramonto che certamente li induce alla riflessione, al riesame delle azioni compiute nella giornata.
    Ma da questi soggetti non pretendo ad ogni costo pensieri profondi e filosofici.
    Al mondo ci sono persone spensierate, che vivono il giorno, il quotidiano, per quello che è; in modo lieve, e per un attimo solo con spensieratezza; senza lasciarsi prendere da considerazioni che non hanno la volontà e soprattutto la forza filosofica di sopportare.
    Io prendo quello che l’autore mi comunica.
    La luce (o riflesso) arancione laterale disturba l’immagine. Il rosso e l’arancione sono colori invadenti, che pretendono attenzione. Avrei giustificato un ritocco per eliminarli.
    La panchina vuota, al centro, mi simboleggia mancanza di raccordo tra le parti, isolamento, incomunicabilità.
    Essa potrebbe simboleggiare lo stesso isolamento, la stessa incomunicabilità, che ormai – in modo paradossale – ci “accumuna” tutti davanti ad un televisore (a veder vivere esseri magnificati nella loro splendore senza tempo), “esistendo” senza “vivere in prima persona”.
    In una società cosidetta “primitiva”, quelle persone sarebbero tutte riunite in un sol gruppo, a condividere, davanti al fenomeno splendido del giorno che passa, il normale vivere quotidiano. In una esistenza affrontata con grandi timori, ma anche con gioia e con semplicità, proteggendosi dall’incognita, l’uno con l’altro.
    In quella panchina vedo simboleggiata questo isolamento. Ognuno per i fatti suoi; al massimo raccolto e protetto da un gruppo molto ristretto di amici, o in famiglia.
    A tal fine avrei accentuato il significato che mi sembra di poter attribuire a quella panchina, tagliando la massa scura a destra, al fine di rappresentare l’incognita, la mancanza di protezione che viene da un confine non definito, e quindi non protetto.
    La presenza del faro (che avrei preferito illuminato) mi sembra dare maggiore dinamicità alla composizione, che altrimenti sarebbe risultata con minori picchi “armonici” verticali.
    Complimenti all’autore.
    Antonino Tutolo

  6. Enrico Maddalena scrive:

    Vorrei proporvi una riflessione che mi sembra interessante. Nel leggere una foto, si parte dal “cosa”, da ciò che era oggettivamente davanti all’obiettivo al momento dello scatto, si passa poi al “come”, vale a dire alle scelte tecniche ed espressive compiute dal fotografo, per giungere al “perché”, al significato della foto, a ciò che l’autore ha voluto comunicarci (l’immagine fotografica è un “segno”, portatore di significati e non soltanto una impronta meccanica della realtà), riprendendo quel “cosa” in quel certo modo.
    Diversi fotografi, nel riprendere uno stesso soggetto, fanno scelte diverse per esprimere il loro diverso modo di vedere e di sentire (stesso “cosa”, ma diversi “come” per diversi “perché”).
    E torniamo alla fotografia di Fabio, venendo al punto: se invece di un tramonto si trattasse di un’alba? La foto è sempre la stessa (non cambia il “come”), ma il “cosa” sarebbe diverso. Di conseguenza, cambierebbe completamente il significato della fotografia (il “perché”)…
    Il discorso si farebbe lungo, perché il far travisare deliberatamente il “cosa” mediante un’adatta didascalia o un contesto particolare, viene spesso utilizzato in diversi campi per “convincere” ingannando… Ma questa è un’altra storia.
    Tornando alla nostra immagine, l’ho schiarita con Photoshop ed ho visto che i soggetti indossano camicette leggere. Ciò che differenzia l’inizio dalla fine di una giornata è la temperatura, quindi l’ipotesi del tramonto è fondata. Ma la nostra riflessione non è stata inutile.
    Un saluto
    Enrico Maddalena

  7. Domenico Brizio scrive:

    La panchina vuota è il soggetto di questa immagine, lo sfondo è costituito da tutti gli altri elementi, tutti incapaci di trattenere l’attenzione: ad ogni esplorazione si ritorna a quella panchina da occupare, invitante e disponibile. Mi viene in mente che vediamo con il cervello ed il cervello ci suggerisce l’azione futura: ecco perchè si sente dire che una fotografia è un modo di guardare dentro all’autore…
    Domenico Brizio

  8. Silvano Bicocchi scrive:

    Curioso il passaggio dalla thumbnail, di anteprima della home page del Blog, all’immagine inquadrata dall’autore. La thumbnail ha l’essenzialità del simbolo e il tratto dominante della panchina vuota trova la massima espressione. Nell’immagine intera la panchina vuota è posta in relazione con altri elementi come il faro e quant’altro. L’entrata in gioco di altri elementi, potatori di senso, toglie forza al simbolo della panchina vuota e non ne crea un altro perdendo l’essenzialità. L’immagine è illustrativa e pertanto pone tutti gli elementi sullo stesso grado di valore simbolico, in tal modo lascia un significato aperto all’interpretazione del lettore, cosa puntualmente avvenuta nelle letture, dove ognuno giustamente l’ha interpretata a suo piacimento. La thumbnail invece ha il significato chiuso del simbolo, dove anche l’atmosfera, di luogo non definito (non si capisce se è mare o altro), autorizza anche la lettura di un sentire metafisico, ma quella è un’altra immagine.
    Silvano Bicocchi

  9. Bruna Bonino scrive:

    non so fare critica perchè non possiedo la tecnica necessaria per cui la coscienza me lo impedisce, però possiedo l’emozione e fra tutte le foto attentamente osservate questa è l’immagine che più mi ha trattenuta perchè ho avuto la sensazione che quella panchina vuota aspettasse me…. per un attimo la mia anima è stata lì…. e ancora una volta mi ritrovo a pensare come Pessoa… “noi non vediamo ciò che vediamo, noi vediamo ciò che siamo”.
    Bruna Bonino

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