Palmioli Marco – Abbandono

Abbandono, San Benedetto del Tronto (07).


Palmioli Marco - Abbandono

Abbiamo di fronte un’immagine esteticamente significativa che potrebbe raccontare il riposo dalla pesca delle reti posate sulla spiaggia; sullo sfondo compare il mare mosso che identifica lo scenario di utilizzo naturale dell’oggetto protagonista della foto.
All’occhio sufficientemente indagatore le reti sembrano posate da poco, non c’è accumulo di sabbia o di altri residui portati dal vento.
Tuttavia sarebbe riduttivo considerare questo scatto come una narrazione del riposo dal lavoro, perché l’immagine mostra molti stimoli esistenziali.
Le proporzioni dei terzi costringono nel terzo superiore il cielo e il mare: il cielo è plumbeo, le nuvole promettono perturbazioni, forse non si esce in mare per pescare con quel cielo e con quel mare. Le “ochette” in mezzo al largo generano spumosità di onde sempre più violenta via via che si avvicinano alla riva, dove il mare diventa bianco e si infrange sulla spiaggia. Un senso d’attesa e di inquietudine attraversa l’immagine: qualcosa potrebbe succedere.
La rete poi oltre che strumento di lavoro è densa di simbologie di vario tipo e il fatto che l’autore l’abbia voluta disporre sui due terzi della foto stimola la fantasia dell’osservatore.
La scelta del Bianconero aumenta la drammaticità dell’immagine, dove la figura umana è una presenza assenza: si guarda al mare e si pensa a noi stessi, si guarda la piccola striscia di cielo che sembra voler ridurre la nostra vocazione all’infinito; si guardano le reti e ci si ferma a pensare a chi ingabbia i nostri pensieri, alle costrizioni che si subiscono sulle nostre azioni e, forse, anche alle reti di relazioni che si tessono a trama fitta nei nostri rapporti con gli altri.

Saverio Langianni


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Comments (5)

 

  1. Enrico Maddalena scrive:

    Nell’immagine, semplice e forte al tempo stesso, sono presenti due elementi di senso: la rete da pesca ed il mare. Il cielo fa in fondo parte del mare, lo completa, descrivendo una atmosfera quasi tempestosa. La composizione, la resa della luce e dell’atmosfera, la gamma di toni in low key denotano la padronanza del mezzo e del linguaggio.
    L’autore mette in relazione la rete da pesca ed il mare, ponendo l’accento sulla rete che è in primo piano ed occupa la maggior parte del quadro. Rete e mare sono i referenti della foto: ciò che era davanti all’obiettivo al momento dello scatto. Tuttavia sappiamo che la fotografia non è una semplice “impronta” della realtà potendo avere valore di simbolo ed esprimere, attraverso il codice del linguaggio fotografico, significati “diversi” da quelli propri degli oggetti riprodotti.
    Cosa vi leggo? La rete è un “indice”. Come il fumo “indica” la presenza del fuoco e le impronte “indicano” il passaggio di una persona, la rete è “indice” dell’uomo che le sta dietro, anche se non compare nell’immagine: una presenza-assenza. Ancora meglio, è indice del suo lavoro, di un lavoro faticoso attraverso il quale ricava dal mare il suo sostentamento.
    Quando osservo una immagine, non faccio caso al titolo perché penso che sia ciò che è all’interno del quadro a dovermi comunicare il pensiero dell’autore. Abolirei anzi i titoli.
    Perché Marco ha scelto “Abbandono”? Vi ha forse visto una rete abbandonata? Ha pensato ad uno strumento di lavoro ormai inutilizzato e che riporta ad un tempo anteriore e ad immagini di barche e di braccia? Perché allora non mettere in evidenza maglie rotte, parti consunte? O l’abbandono si riferisce all’abbandonarsi dell’anima (prima del fotografo e poi di chi osserva l’immagine) alle riflessioni che quella rete e quell’ambiente evocano?
    Enrico Maddalena

  2. Dimitri Ruggeri scrive:

    Le diverse tonalità delle maglie sono a mio avviso l’elemento determinante che esaltano le diverse tonalità delle onde di un mare quasi immaginario che giace sullo sfondo.
    Dicotomia onda di mare/onda di rete che avvolge e invita a cavalcarle in quello che un tempo era un tutt’uno.
    Le maglie, ora, sono consumate e perdono di consistenza fino a sfibrarsi e a confondersi con la sabbia che fa capolino in basso a destra.
    L’abbandono dell’autore si riferisce in modo fisico e logico alla memoria storica di una rete che nello stesso abbandono racconta la sua storia.
    D’altronde le reti dalla terra vanno al mare per necessità di susssistenza del pescatore. Il ritorno a terra è un abbandono…. del mare, per l’appunto.
    L’abbandono del mare decreta la morte, l’inutilità della rete, del pescatore stesso . L’atmosfera è solenne e universale e accentua questa totale inutilità.
    mi verrebbe di pensare perchè il pescatore ha abbandonato quella rete. Chi era il pescatore?
    Dimitri Ruggeri

  3. Elena Falchi scrive:

    Premetto che considero quella di Palmioli una buona immagine, perciò quanto recepiamo dal suo scatto, in termini di riflessioni e domande è più che positivo. Trovo infatti ricchissima di indizi la lettura di Enrico Maddalena, che ci invita a perlustrare l’inquadratura con i nostri occhi, dimenticando le tracce (titolo) lasciate dall’autore. Peraltro non sapremo mai se l’Autore ha scattato una rete abbandonata o se solamente dopo si è lasciato andare a quel tipo di lettura della sua immagine. Dico questo perché, a mio avviso, l’inquadratura gioca molto, circa il senso della sua comunicazione. Se volessi raccontare un abbandono (in questo caso di una rete su di una spiaggia) dovrei contestualizzarlo, allargare l’area di ripresa e far vedere che, effettivamente, la rete è lì, abbandonata da una parte, presso la battigia. Per questo sono d’accordo con Enrico quando si riferisce al titolo: dimentichiamocelo o cerchiamolo solo quando può essere effettivamente di aiuto.
    L’immagine, infatti, per me, assume una ricercatezza nella composizione che è più estetica che informativa.
    La presenza preponderante della rete nel campo inquadrato (occupa praticamente i due terzi) lascia spazio solo al mare e al cielo in lontananza. La successione prospettica della rete verso il mare mi trasporta come in balìa di onde verso la lontana schiumosità delle stesse. Quella rete per me non è più una rete e le maglie rotte e sfilacciate sono gli sbruffi delle onde sfidate dal vento. Penso di essere diventata quella rete, avviluppata da una corrente che più che abbandonarmi dibatte il mio sguardo fino all’orizzonte.
    Elena Falchi

  4. Antonino Tutolo scrive:

    Condivido la lettura di Marco Palmioli.
    In una cupa atmosfera low key che accomuna cielo, mare e sfondo, emergono i toni alti delle maglie, in un modellato che rende dinamica ed incombente la rete.
    Non vedo l’abbandono.
    Sarò pessimista, ma in questa immagine vedo piuttosto un sogno minaccioso.
    In essa la rete ed il mare non assumono il quotidiano valore di sopravvivenza e di vita; ma assumono quello, incombente, di trappola senza via d’uscita.
    Per leggervi abbandono avrei dovuto trovare simboli di vita che si allontana, o di usura.
    In ogni caso l’immagine è molto valida, e comunica forti sensazioni; anche se la mia interpretazione è diversa.
    Complimenti, Antonino Tutolo

  5. Domenico Brizio scrive:

    E’ strano ma non riesco ad incontrare in questa fotografia quella naturalezza della luce posata su una spiaggia, come se un intevento umano stesse scodellando al centro del rettangolo visivo una ciotola di luce al posto dell’evento luminoso naturale, oltretutto diffuso e onnicomprensivo, quando non invece tagliente e netto, della luce solare su di una spiaggia. Come dire: la luminosità mi sembra una via di mezzo calata da mano umana, più insicura e rovinosa.
    Non vedo abbandono, lo immagino più “piatto” e prostrato, ma scorgo una certa dose di solitudine austera, da inutilizzo.
    Visione estetica molto sottile della scena da parte dell’autore a cui va il merito di averla percepita per comunicarcela, conferendo una cittadinanza visuale ad un oggetto apparentemente abbandonato, forse solo destinato ad abbandonare il suo uso-scopo originale, ma non destinato a suscitare un interesse estetico, dunque vivo.
    Domenico Brizio

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