Del Pozzo Enzo – da sempre …. per sempre

Centenario fotografato in compagnia della “innamorata” moglie.


Del Pozzo Enzo - Da sempre per sempre


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Comments (5)

 

  1. Enrico Maddalena scrive:

    Una foto frutto di competenza tecnica ed espressiva: estrema nitidezza che si estende sui piani dei due soggetti, grande cura dell’illuminazione, scelta del momento dello scatto. L’illuminazione è morbida pur descrivendo i volumi in maniera plastica (una illuminazione dura e contrastata avrebbe stonato con l’aura di serenità che Enzo ha inteso raccontarci). L’ambiente intorno è stato eliminato perchè lo sguardo di chi guarda l’immagine si concentri sui volti e lo sfondo scuro fa risaltare il candore dei volti e dei capelli. Il primissimo piano è stato scelto per uno studio psicologico della coppia: si tratta quindi di un ritratto nel vero senso della parola, che va oltre i volti per penetrare nell’anima dei personaggi. L’uomo è perso nei suoi pensieri, ha lo sguardo lontano, sereno. La donna è forse il soggetto principale ed è il suo sguardo ed il suo sorriso, il capo inclinato sul compagno che evidenzia il legame profondo fra le due esistenze.
    Un lavoro davvero significativo.
    Enrico Maddalena

  2. Elena Falchi scrive:

    Chissà perché con il passare degli anni, troppo spesso, viene dato per scontato un affetto: come se fosse dovuto, oramai, vista anche l’età. Ecco che la rivelazione di questa foto ci inebria, ci intenerisce e ci coinvolge nel profondo. La canizie conclamata non riesce scalfire la forza di un sentimento che ci appare straordinariamente vivo, tanto è intensamente espresso. Non sapremo mai, forse, il motivo dello sguardo perso dell’uomo in primo piano. Ci basta cogliere quello della donna che lo guarda con un’attrazione emozionante e dolcissima. La lieve tristezza del suo uomo la rende vigile e premurosa nei suoi confronti al punto che, ogni giorno, “da sempre…per sempre”, a lui sussurra (…l’avete percepita anche voi, vero?) l’immenso ed immutato amore che li ha uniti per una vita intera.
    Avrei dovuto parlare della composizione? Del b/n?
    Scusate… mi sono persa nell’incanto di un sentimento.
    Grazie all’Autore per averlo saputo così ben cogliere e trasmettere con la sua fotografia.
    Elena Falchi

  3. Antonino Tutolo scrive:

    Scusami in anticipo, Enzo Del Pozzo.
    La tua foto è molto significativa e splendida.
    Ho bisogno di comunicare qualcosa che mi ruggina dentro da tempo e che non si riferisce necessariamente alla tua immagine, ma a tutto il mondo della fotografia che mi circonda.
    La mia è una provocazione “culturale” generale. E spero che sia interpretata e capita nel suo vero significato.
    La realtà “oggettiva”. L’universalità dei simboli e dei significati non esistono. Siamo noi che leggiamo quello che vogliamo, in base a quello che siamo e che ci fa piacere intendere.
    Io immagino, per un momento, di venire da un altro mondo, da altre esperienze: diverse, dure, prive di amore e di valori sociali e familiari. (ovviamente non è la mia realtà).
    La donna pensa: “Ti ho messo il veleno nel bicchiere, ma tu non lo sai. Stavolta ti togli dalle balle. Sorrido cinicamente, ed in pieno autocontrollo dei miei muscoli mimici facciali, come un’attrice consumata; perché stavolta ti ho fregato. Le lacrime che mi hai fatto versare ad ogni tuo tradimento, i momenti di depressione che ho vissuto, per colpa tua, ad ogni tuo abbandono, stavolta li ripaghi.
    Uno per uno; con ogni rantolo che uscirà dalla tua bocca, fino all’ultimo respiro!”.
    L’uomo pensa: “Nonostante tutto mi ama! Le ho messo le corna tante volte, nella vita; le ho fregato la pensione e l’ho persa al gioco e con le donne, e mi ha sempre ripreso in casa. E’ proprio stupida!”.
    Soggettività.
    Il mondo lo interpretiamo in base alle nostre esperienze (più o meno negative), alla nostra educazione, al nostro vissuto.
    Chiedo ancora scusa ad Enzo Del Pozzo.
    Ma dovevo liberarmi almeno per un attimo da questo modo di vedere le cose sempre costante, supino, consequenziale, ripetitivo, presuntivamente oggettivo, regolato da regole che nessuno hai mai fissato, e che pure condizionano in modo determinante e limitativo la libertà di comunicazione delle proprie emozioni e delle proprie esperienze.
    Scusatemi tutti.
    Ho bisogno di un’altra, di una nuova fotografia, priva del tutto di realtà e di concetti ripetuti.
    Antonino Tutolo

  4. Attilio Lauria scrive:

    Come nota Enrico, si tratta di un ritratto, nel vero senso della parola; molto ben fatto, per tutti i motivi già evidenziati, primo fra tutti la morbidezza dell’illuminazione. Ma è proprio la sua natura di ritratto, che presuppone la consapevolezza di essere i soggetti di una fotografia, ad introdurre un elemento di alterazione che nel complesso disturba, come un retrogusto indefinibile.
    Ciò che appare evidente, è un diverso relazionarsi della coppia con la macchina fotografica, con la donna che interpreta questo rapporto secondo lo stereotipo denunciato da Elena, dando vita ad una rappresentazione dal vago sapore oleografico, quasi una variante di una nota immagine pubblicitaria della nostra gioventù (per chi la ricorda, i due vecchi della cioccolata Talmone).
    Nello sguardo pudico del centenario, distolto sia dalla camera, che dalla propria compagna, si ritrova invece un elemento di autenticità che ci parla di un carattere schivo, poco incline ad esporre la propria interiorità al vouyerismo altrui, com’è tanto di moda di questi tempi.
    Attilio Lauria

  5. Carla Pellegrini scrive:

    @ Antonino Tutolo
    Ognuno ha la propria estrazione sociale, la propria cultura e la propria capacità interpretativa.
    Questo è un dato di fatto, non riesco pero’ a pensare che si possa trovare in questa immagine di Enzo del Pozzo nessuna delle provocazioni inserite nel suo articolato commento.
    Non esiste una sola modalità di leggere un immagine ma non si puo’ nemmeno pretendere di tradurre secondo le proprie necessità le informazioni fornite dall’autore nell’immagine stessa.
    La serenità nell’approccio ci obbliga a guardare con attenzione cio’ che l’autore propone e a rispettarne le intenzioni.
    Possiamo discutere sull’efficacia delle scelte operate ma non possiamo travisarne il contenuto.
    Siamo tutti quanti appassionati di una meravigliosa forma di espressione e di conseguenza siamo liberi di utilizzarla per creare un immagine che ci rappresenti o che rappresenti un nostro stato d’animo.
    Non cerchiamo nell’opera altrui la risposta alle nostre necessità.
    Carla Pellegrini

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