Chessa Rita – Prospettive periferiche

Scatto di una serie più ampia sugli spazi e orizzonti visivi nella periferia.


Rita Chessa - Prosepettive Periferiche


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Comments (5)

 

  1. Letizia Tedde scrive:

    Ma che bella..uno sguardo che coglie la poesia della periferia, i suoi colori e le geometrie che si intrecciano.
    Letizia Tedde

  2. Cristina Paglionico scrive:

    Una sera a passeggio lungo il labirinto visivo di una periferia urbana: gli spigoli e i colori sono ammorbiditi dall’impastatura delle ombre.
    I graffiti, che sono i segni di una trasgressione, qui sembrano elementi decorativi, ingenue sovrastrutture finalizzate a prendere possesso di uno spazio, per abitarlo e toglierlo dalla fissità inquietante di tanti paesaggi ubani.
    Allo stesso modo funziona questa fotografia: analisi di una consapevolezza, ricerca attiva delle identità perdute sotto la cementificazione.
    Cristina Paglionico

  3. Silvano Bicocchi scrive:

    E’ un’immagine complessa che rappresenta il silenzio e la solitudine che trasmettono certi angoli di periferia. Colpisce la scelta cromatica verdognola che vela anche il cielo trasmettendo il senso di un mondo malato. La prospettiva, ricca di raccordi geometrici, mentre conclude lo sguardo sul grande graffito, rimanda l’occhio sulle case popolari che, con le alte luci, svettano lontane e ci parlano di famiglie. La fotografia attraverso i segni dell’espressione trasgressiva ci conduce, con garbo, a condividere le atmosfere, di vuota identità, dei nonluoghi in cui vive l’umanità metropolitana.
    Silvano Bicocchi

  4. Domenico Brizio scrive:

    C’è come un silenzio dell’anima in questa fotografia e quasi un’ossessione di impotenza, tesa come il desiderio di esplodere… Vedo l’ossessione contenuta nella ripetizione geometrica che non so dire progressione verso un migliore stato o regressione verso un luogo pantano. Le rigide geometrie insistono su una diagonale: come un’impossibilità di fiorire. Una specie di ambiente bloccato, un senso di rapprensione che neanche il colori dei graffiti riescono a ravvivare. Più di un silenzio: quasi un buio.
    Domenico Brizio

  5. Antonino Tutolo scrive:

    Chi mi ha preceduto ha già colto il significato di questa immagine.
    La trasgressione è dettata dalla necessità interiore di modificare, per quanto possibile e secondo capacità estetiche limitate, l’impersonalità e la degradante monotonia di certe periferie dormitorio, in cui edifici tutti uguali insistono su aree similmente anonime.
    Il grande muro verde, in primo piano, che insiste su più della metà dell’immagine, pare circoscrivere un ghetto, ed insieme assurgere alla funzione di monumento all’urbanistica “stia”, che non si cura della qualità di vita dei “polli” che in essa confina.
    Il colore scuro e saturo, di una sera uguale a tante altre, dà il senso dell’alienazione e del senso di oppressione dei suoi abitanti.
    Antonino Tutolo

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