Didattica e Fotografia

 

Dal notiziario del Circolo Culturale LA GONDOLA – giugno 2009

Manfredo Manfroi – Presidente

Il Centro Culturale Candiani di Mestre sta incrementando, nel fervore di un’attività che a Venezia non ha confronti, il suo rapporto con la fotografia non solo sul piano espositivo ma anche su quello del dibattito.

Ne è prova l’inaugurazione, avvenuta lo scorso mese, della mostra “Il gesto indicatore” che raccoglie fotografi e sulla città scattate dagli studenti del ClaVES – facoltà Design e Arti dello IUAV di Venezia – cui è seguito un convegno, mercoledì 27 maggio, su “Fotografia e didattica” con un significativo sottotitolo “Di cosa parliamo quando parliamo di Fotografia”.

A questo convegno curato da Marco Zanta hanno partecipato alcuni docenti di università Italiane, Laura Corti del ClaVES di Venezia, Michele Cera del Politecnico di Bari, Massimo Sordi e Stefania Rossi dell’Università di Cesena, nonché il responsabile dell’attività didattica di FORMA Francesco Zanot ed infine, meritata guest star, Giovanni Chiaramonte nella duplice veste di docente IULM e di fotografo. L’argomento e il sottotitolo, come si può intuire, erano quanto mai stimolanti poiché il come e il cosa insegnare nella disciplina fotografica sono, a nostro parere, ancora in via di definizione ancorché in molte sedi qualificate, specie universitarie, questa abbia acquisito il riguardo che certamente merita.

Da quest’incontro era dunque logico attendersi almeno un indirizzo generale che, provato sul campo della docenza, desse utili indicazioni sulle più recenti metodologie. Laura Corti, docente di storia dell’Arte, ha evidenziato l’utilità della fotografia per la divulgazione delle opere d’arte attraverso la riproduzione nonché l’importanza dell’osservazione fotografica che costringe a riflettere sulla composizione dell’opera.

Michele Cera, della facoltà di Ingegneria dell’Università di Bari, si è soffermato sul valore dell’intervento, a partire dagli anni ’90 e su iniziativa di Pio Meledandri, di alcuni fotografi particolarmente sensibili al territorio; inizialmente Guido Guidi e successivamente Vittore Fossati, Mario Cresci, Giovanni Chiaramonte, che sono sfociati nella costituzione di un laboratorio d’indagine territoriale i cui risultati sono stati raccolti in un archivio.

Massimo Sordi e Stefania Rossi hanno raccontato le metodologie d’indirizzo nell’osservazione del paesaggio; il primo, partendo da una frase di Guidi “La fotografi a si fa con i piedi”, invita gli studenti a percorrere il territorio e ad osservarlo man mano che si avanza proponendo una “filosofia” del camminare, quasi una metafora della vita.

La seconda, docente di composizione architettonica, ha posto in evidenza la stretta relazione fra architettura e fotografia; di quest’ultima ha ravvisato la grande utilità nell’osservare il paesaggio e più in generale il mondo. Francesco Zanot ha raccontato come i master di Forma (ben 700 ore di didattica) abbraccino diverse materie con l’intento di preparare figure professionali non solo in ambito strettamente fotografico ma in quello editoriale (photoeditor e stampa periodica), nella gestione di collezioni, ecc.; anche nell’insegnamento della fotografi a vengono differenziati i percorsi: il paesaggio, il ritratto, ecc. Ha anche accennato alle affermazioni nei concorsi e della lettura dei portfolios che, a suo parere, non possono rilasciare una patente di “artisticità”.

Più articolato l’intervento di Giovanni Chiaramonte che si è soffermato su alcuni argomenti capitali alcuni dei quali, da soli, avrebbero meritato l’intera serata: il fine e il metodo dell’insegnamento, il valore della memoria, il rapporto della fotografia con l’arte occidentale, la scarsa valorizzazione di alcuni traguardi storici come l’invenzione dell’obiettivo che, applicato alla fotografia, ha cambiato l’osservazione del mondo.

Proprio la tanta “carne al fuoco” proposta dall’intervento di Chiaramonte e la consueta avarizia del tempo a disposizione hanno impedito un successivo giro di osservazioni. Comunque qualche riflessione su quanto scaturito sull’utilità di simili dibattiti può essere tratta. Innanzitutto avremmo preferito, piuttosto che le prevalenti esperienze “sul campo” da parte di alcuni docenti – condotte fra l’altro in un ambito ristretto, quello dell’osservazione territoriale – che a discutere di fotografi a fossero chiamate altre figure impegnate nell’istruzione e in discipline non strettamente attinenti alla materia, quali la letteratura, psicologia, storia, ecc.

Tutto ciò con l’intento di ampliare lo spettro dell’indagine sulla complessità del fenomeno fotografia e soprattutto di risalire oltre la fatidica data del 1839 nell’intento di stabilire, o quanto meno di individuare, le sue premesse storiche e concettuali.

Roberta Valtorta in un suo recente saggio (“Il pensiero dei fotografi ” – Bruno Mondadori Ed. 2008 pag. 5-6) riprende alcune tesi già proposte anni addietro da Peter Galassi quali il cambiamento dell’osservazione tecnica e artistica in seguito alla prospettiva albertiana, lo scarto della medesima nella pittura nord-europea e in quella impressionista, la tensione rinascimentale verso concetti di realtà pragmatica che verranno successivamente fatti propri, in un parallelo suggestivo quanto plausibile, dalla borghesia ottocentesca e sotto il profilo strettamente estetico la continua ricerca, nel corso dei secoli, di riprodurre la realtà visibile con mezzi sempre più affidabili e sofisticati.

Nella buona sostanza, Valtorta, Galassi e altri tendono con sufficienti ragioni ad inquadrare la disciplina fotografica oltre i confini dell’ufficialità delle date e dell’evoluzione scientifica; l’intento, ci sembra, è quello di stabilire l’esistenza di un vedere fotografico ben prima della nascita del mezzo tecnico.

Se questo è abbastanza facilmente dimostrabile per alcuni pittori – Tintoretto, Bronzino, Tiepolo, Caravaggio, senza contare le esperienze pratiche di Vermeer e Canaletto – più difficile ma assai stimolante può esserlo in materie apparentemente estranee quali, ad esempio, la poesia, la letteratura, l’architettura.

Chiaramonte ha lanciato qualche esempio come la stretta attinenza del verismo di Verga con la rappresentazione fotografica ma gli esempi potrebbero allargarsi alla letteratura americana di Faulkner, Dos Passos, Steinbeck assieme ai nostri Pavese, Alvaro, Moravia, e nel dopoguerra a Pasolini e Gadda e più recentemente alla poesia e saggistica di Yves Bonnefoy; pure nel romanticismo di Leopardi e persino nel Manzoni più descrittivo è possibile trovare tracce non indifferenti di un pensiero fotografico.

Anche nell’architettura, specie quella moderna, i riferimenti non mancano; pensiamo alla corrente “Novecento”, al complesso dell’EUR e del Foro Italico e così via.

Perché, allora, allargare i confini della conoscenza fotografica?

Per due buone ragioni.

La prima riguarda la lunga gestazione della disciplina fotografica nel corso dei secoli con lo scopo di riordinare cronologicamente non solo i progressi tecnici ma anche il fluire dei processi intellettuali, economici e sociali che hanno condotto, nel 1839, alla sua nascita.

Di tutto questo deve avvalersi la didattica contemporanea, come accennava Zanot, affinché l’insegnamento della fotografia formi, quanto meno, degli operatori il cui sapere sia applicabile in più settori della pratica lavorativa.

In secondo luogo, questa integrazione multidisciplinare servirebbe a togliere la fotografia, una volta per tutte, da quello stato di subalternità cui è sempre stata costretta dalla nostra cultura umanistica e classica.

In parole povere e semplificando al massimo, una volta che le fossero riconosciute le “nobili radici” sarebbe assai più difficile lasciarla confinata nel ghetto ristretto delle arti applicate.

Se tutto ciò fosse riscontrabile, siamo sempre e comunque nel campo delle ipotesi, spetterebbe all’Istituzione Pubblica provvedere a raccordare e a indirizzare gli attuali insegnamenti, specie quelli universitari, ora in larga parte lasciati all’iniziativa dei singoli docenti.

I soci del Circolo Fotografico La Gondola si riuniscono ogni venerdì alle ore 21 a Venezia presso la Sede Sociale alla Giudecca c/o il Centro Civico

 www.cflagondola.it

photoclubgondola@libero.it

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