Zonta Marinella – Gerusalemme

“Ho visto con la coda dell’occhio un bar pieno di uomini che fumavano quando ho scattato la foto è comparso un uomo che passava camminando di fretta.”


Marinella Zonta Gerusalemme

Popularity: 1% [?]

Comments (9)

 

  1. Antonino Tutolo scrive:

    Più che “Gerusalemme”, l’avrei chiamata “fumo esotico”, o qualcosa del genere.
    Curiosamente, fumano tutti; l’unico che ha la kefiah non fuma il narghilè.
    Antonino Tutolo

  2. Mauro Marchetti scrive:

    L’unico elemento comune ai soggetti ritratti è proprio il gesto del “fumare”.
    Come dice Antonino è curioso che l’uomo in primo piano, reso dinamico dal tempo lento, sia l’unico “occidentale” apparente.
    E’ forse qui la forza di questa immagine oppure è la necessità di trovare elementi chiari a generarla?
    Mauro Marchetti

  3. Domenico Brizio scrive:

    Un elemento con significato potrebbe essere la ripartizione della luce bianca, terzo a sinistra, in relazione alla luce interna più calda con tracce di neon, il restante due terzi. Su questa ripartizione di dominante cromatica e sull’uomo “sfocato” che la cavalca – senza prendersi il carattere principale – si incardina forse tutta l’immagine. L’uomo che non fuma è portatore di un colore più vivo: sembra tutto un controsenso e almeno quattro figure hanno sentito la presenza del fotografo. L’immagine non è banale, incuriosisce.
    Domenico Brizio

  4. Silvano Bicocchi scrive:

    L’autrice prima inquadra una scena e mentre scatta subisce l’intrusione imprevista del passante.
    Gli assiomi della fotografia sono: Rappresentazione, espressione, vissuto. I primi due sono comuni alla pittura, il terzo è solo della fotografia. L’autrice nel presentare la fotografia esprime tutti e tre questi concetti: nell’inquadratura i primi due, mentre l’intrusione appartiene al vissuto.
    Noi molte volte guardiamo le fotografie come fossero quadri, e quindi valutiamo le qualità pittoriche dell’immagine, mentre raramente ci facciamo coinvolgere dal valore del vissuto. Sono convinto che, per questa mentalità da pittori, tante fotografie sono state cestinate perché ritenute rovinate dalle intrusioni indesiderate. La casualità è complice dell’atto fotografico, l’immagine tecnica ha una sua autonoma azione nel generare la foto, sta nel fotografo dare valore a questi doni del vissuto e alla critica saper leggere i segni improbabili che casualmente sono stati raccolti dalla foto. L’arte moderna ha fatto tesoro do ogni incidente creativo e delle rivelazione della casualità fotografica, elevandoli a novità stilistica e poetica.
    Silvano Bicocchi

  5. Lorella Klun scrive:

    L’uomo che si accinge ad atttraversare il primo piano rappresenta la cesura tra la luce fredda dell’esterno e il calore dell’ambiente interno; il veloce fumo aspirato dalla sigaretta si contarappone al lento rituale del narghilé.
    In un insieme in cui le figure sono, giocoforza, tutte maschili, la contrapposizione è data dal ritmo veloce/lento, tra colui che (agli occhi di noi occidentali risulta quasi mascherato dalla kefiah) passa veloce -gli occhi protesi verso un orizzonte lontano-, e chi indugia, consapevole, nella consolidata tradizione.
    Lorrella Klun

  6. Silvano Matkovich scrive:

    E’ molto interessante. Come mai l’hai tirata fuori solo adesso? A prima vista la persona sfocata mi è parsa una donna.
    Credo che ci siano delle ambiguità che è difficile descrivere e così la mente ronza e rende la foto interessante. Mi lascianoperplesso quei commenti che vogliono “geometrizzare” le immagini (in particolare immagini indefinite come questa).
    Silvano Matkovich

  7. Angelo Friolo scrive:

    E’ proprio questo che rende fantastica la Fotografia, la possibilità di sublimare in immagine l’attimo decisivo (prima di me l’aveva detto un certo Henry Cartier Bresson): in questa immagine l’attimo decisivo è rappresentato dal “passante fumatore” che ha il ruolo di rimandare al piano intermedio ed allo sfondo lo sguardo dell’osservatore, è così tutti e tre i piani divengono, per così dire, isomorfi.
    Angelo Friolo

  8. Paolo Croci scrive:

    La foto sinceramente non mi piace. Il fatto che Tu scatti con l’inserimento di una persona inaspettata e valutando quanto volevi effettivamente riprendere, avresti dovuto attendere un minuto e riprendere meglio la scena. Il lato sin. della foto è sovraesposto. La parte che più interessa al fruitore (e a Te stessa) erano i fumatori; bastava pertanto usare una focale tipo medio tele per una scena più ricca di dettagli e più equilibrata.
    Comunque sia la fotografia di reportage accetta anche questo tipo di errori.
    Cordiali saluti.
    Paolo Croci

  9. Attilio Lauria scrive:

    Cosa sarebbe questa foto senza la traccia lasciata dall’uomo che passava camminando di fretta? Probabilmente un foto ‘turistica’ che documenta un rito, tutto al maschile, che si consuma anche nella città santa per eccellenza, e poco più.
    Ciò che in questa immagine – persino didattica in questo senso – dà significanza all’inquadratura è dunque l’imprevisto, quel qualcosa di non controllabile che Barthes definisce come punctum, che colpisce al di là delle intenzioni linguisticamente codificate dell’autore.
    Ritratta nell’indefinitezza del fuori fuoco, quella presenza proietta l’osservatore al di là di ciò che dà a vedere e, come ogni punctum, diviene perturbante, un’esperienza cioè di frattura del senso, e al tempo stesso di una possibile illuminazione.
    Attilio Lauria

Leave a Reply