Cantari Ivan – Can Can

“Can-Can Ballerine di varietà.
Medaglia d’oro nella sez. Dynamics al Hasselblad Austrian Super Circuit 2002.”


40 Cantari Ivan Can Can

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Comments (8)

 

  1. Antonino Tutolo scrive:

    Un’interpretazione che si affida al mosso ed al gioco dei colori, per rendere dinamismo ed immaterialità.
    E’ un’immagine che richiama inevitabilmente, ma trascende nell’irrealtà, i quadri delle ballerine del Moulin Rouge di Henry de Toulouse Lautrec.
    L’immagine è un po’ costretta lateralmente.
    Un maggiore spazio laterale, a mio avviso, avrebbe dato più respiro al movimento ed alla lettura. Le linee delle bracce e delle gambe attraversano troppo, da bordo a bordo, l’immagine, divenendo un punto di luce troppo forte e magnetico per lo sguardo.
    Molto bello il contrasto tra verdi soffusi e la prorompenza dei rossi.
    Complimenti
    Antonino Tutolo

  2. Domenico Brizio scrive:

    “Ma come è bella questa foto… sembra un quadro!” Ce la siamo sentiti pronunciare quando l’interlocutore esprimendo meraviglia l’ha paragonata ad un’opera pittorica, la “nostra povera-umile fotografia”.
    Come dire: hai un qualcosa tra le mani o sul muro che non è più una fotografia, è trasfigurata in un quadro quindi ti ammiro per questo.
    Una di queste “qualcosa” è qui presente. Siamo informati da secoli di arte pittorica ed è difficile resistere a tuffarsi in uno stile per accoccolarsi al calduccio della storia.
    Ho un vago sentire come una sospensione. Certo un ballo movimentato, una cir-confusione, una interpretazione di gusto secolare al limite della capacità di trattenere il colore di una tela o di una pala lignea. E proclamo l’indipendenza della Fotografia.
    Domenico Brizio

  3. Carla Pellegrini scrive:

    Mannaggia come è difficile.
    Spesso si sente esclamare: ” Che bravo questo pittore, il suo quadro sembra una fotografia”.
    Di fronte ad immagini come questa ci sorprendiamo a pensare: ” Che bravo questo fotografo, la sua fotografia sembra un quadro.”
    E’ giusto che la fotografia venga considerata un’arte minore soltanto perchè più giovane ?
    Quante domande, intanto guardo, con piacere, e penso.
    Carla Pellegrini

  4. Antonino Tutolo scrive:

    Consentitemi un brevissimo intervento, che non si aggiunge al precedente.

    Suggerirei la lettura di un saggio breve di Giorgio Rigon:

    “L’ESTETICA DELL’INVEROSIMILE” – Ovvero: la digital-fenomenologia
    http://www.giorgiorigon.it/magazin/saggi_file/estetica-inverosimile.htm
    Illuminante e degna del grande maestro è la conclusione del saggio.

    Suggerirei, inoltre, per avere un quadro molto chiaro del valore della fotografia, la lettura di un libro di Michele Smargiassi: “Un’autentica bugia – La fotografia, il vero, il falso”, ed. Contrasto.

  5. Marco Romualdi scrive:

    Se la sintesi del libro di M. Smargiassi è, come a me sembra, che la fotografia è sempre, fin dalle origini, “una autentica bugia” (nel senso, molto positivo, che l’intervento dell’autore isola sempre una realtà interpretata rispetto ad una realtà oggettiva), perché non dovrebbe esserlo questa immagine di Cantari? Il problema, forse, di questo Can-Can è che è quasi troppo uguale alla iconografia pittorica rappresentata dall’opera di Toulouse-Lautrec, come sopra ricordato. Ma se prescindiamo da questo “raccordo obbligato” possiamo ribadire l’indipendenza della fotografia e soffermarci a valutare il piacevole senso di colorata confusione, che è caratteristica fondamentale del Can Can e che senza l’utilizzo del mosso non sarebbe venuto in evidenza.
    Marco Romualdi

  6. Roberto Rognoni scrive:

    Non mi trovo d’accordo con la giuria del prestigioso concorso austriaco.
    Un’immagine che a mio parere non dà il senso del movimento ma della confusione, e ripete canoni pittorici di grande popolarità che sono diventati un’icona del can can come dicono altri commentatori.
    Da un’immagine fotografica mi aspetto altr
    Anche le scelte compositive dell’autore non mi sembrano azzeccate nel formato verticale e nel taglio del braccio e della gamba della ballerina a sinistra.
    Roberto Rognoni

  7. Maurizio Tieghi scrive:

    L’autore presenta la sua opera con una certezza: ha vinto una medaglia d’oro ad una prestigioso concorso fotografico internazionale, questo è un dato di fatto. Così come è composta l’immagine rimanda inevitabilmente a raffronti con opere di tipo pittorico in chi la guarda come risulta dai commenti, questo è un dato di fatto. E’ un pregio oppure un difetto? Oppure sono vere entrambe le considerazioni?
    L’effetto “dinamico” pasticciato e la composizione delle figure al suo interno a mio parere non la ritengono meritevole di premi.
    Maurizio Tieghi

  8. Fabrizio Pizzolorusso scrive:

    Ringrazio Tutolo per alcune informazioni come quella di Rigon (persona che conosco bene e che ho avuto il piacere di passare qualche ora insieme in varie occasioni) e del libro poiche’ argomenti che in questo momento fanno parte della mio percorso fotografico.
    Non avendo ancora letto il libro credo che parli dell’immagine (non della fotografia poiche’ oggi piu’ che mai due cose distinte) come un “meraviglioso falso” e se cosi’ credo che abbia detto una verita’ e un’ovvieta’ in quanto nulla puo’ riprodurre il mondo in cui viviamo cosi’ come e’ ma ,prerogativa della fotografia puo’ essere interpretazione attraverso la propria soggettivita’ che anche questa risulta un falso.Quindi nello specifico questa immagine “pittorica” e’ solo il giochetto al contrario dove oltre a sottrarre alla propria visione reale elementi per una comunicabilita’ (fotografia) si e’ anche cercato di avvicinarsi al mondo pittorico che invece e’ l’aggiungere su un supporto bianco elementi per comunicare.In pratica un gioco con un buon risultato visivo iniziale,ma che ha qualche pecca tecnica di inquadratura come ad esempio la non completezza della parte sinistra e questo a mio avviso gia’ porta questa immagine a non poter ricevere un tale premio,ma si sa che i concorsi sono soggettivi,prerogativa del mondo fotografico e forse si dovrebbe cominciare a dare altro tipo di lettura, forse piu’ razionale e analitica che non piu’ istintiva e personale,ma forse e’ proprio il limite dell’uomo.Ciao
    Fabrizio Pizzolorusso

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