Valente Alessio – Specchiarsi

“Un momento ripreso durante un’ esibizione di ginnastica artistica si è trasformato grazie allo specchio in un fato secondo me estremamente intima.”


47 Alessio Valente Specchiarsi

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Comments (12)

 

  1. La foto è molto bella; bella per quello che mostra, ma bella anche per ciò che evoca. Forse la fanciulla è veramente una ginnasta, ma certo non sta indossando un costume da attleta, anzi… non indossa alcun costume. La sua nudità è castigatissima eppure la sua figura è carica di un erotismo delicato, poetico.
    Roberto Zuccalà

  2. Enrico Maddalena scrive:

    Esiste un elemento espressivo di cui troppo spesso ci si dimentica: il formato. La maggior parte delle foto è modulata sul rapporto commerciale fra i lati della carta da stampa e della pellicola/sensore. E’ un peccato perchè si tratta di un elemento del linguaggio fotografico, carico di possibilità. Alessio se ne è avvalso, adottando un taglio “lungo” inusuale, ma in perfetta sintonia con l’immagine. Il quadro è tagliato esattamente in due da una diagonale al di sopra della quale c’è il mondo reale ed al di sotto lo specchio con il suo riflesso. Ed è attraverso lo specchio che riusciamo a scorgere il volto della modella, altrimenti nascosto. Una modella ripiegata in se stessa, quasi a riflettere (qui si tratta di una riflessione mentale). Un aspetto meno “psicologico” dell’immagine è quello di voler superare il limite del punto di vista unico, introducendovene, attraverso lo specchio, un secondo; una specie di “cubismo” fotografico.
    Enrico Maddalena

  3. Carla Pellegrini scrive:

    Le fotografie a volte ingannano, a volte si riesce a vedere quello che non c’è oppure si crede di vedere soltanto cio’ che desideriamo vedere.
    Nell’immagine non è presente ne una fanciulla ne, tantomeno, una modella; si tratta di un uomo.
    Un ginnasta, ce lo svela l’autore, ripreso in una posa di grazia tale da sembrare una donna.
    In ogni caso il binomio eleganza / donna non puo’ che far piacere a tutte noi componenti del cosiddetto gentil sesso.
    Carla Pellegrini

  4. Domenico Brizio scrive:

    Ho provato ad escludere il riflesso, che un po’ mi infastidisce, perchè sembra ingigantire il volto: trovo l’immagine più misteriosa. Il ragazzo ha così un’identità sola.
    Molto potente la diagonale a cui si aggrappa la figura.
    Domenico Brizio

  5. Antonino Tutolo scrive:

    E’ un’immagine che evoca il mito di Narciso, condannato da Nemesi ad innamorarsi della sua immagine riflessa nell’acqua.
    Personalmente avrei preferito una composizione che sviluppasse la linea mano-braccia-mano in una direzione leggermente più inclinata, per dare maggiore effetto dinamico.
    Non ho pregiudizi nei confronti della modifica del rapporto tra i lati; ma in questa immagine il viso e la spalla del braccio lungo, risultano troppo aggressivi con la loro luminosità. Avrei cercato di diminuire questo effetto lasciando maggiore spazio intorno.
    Ci sono quattro zone luminose distinte che lottano per catturare l’attenzione dell’occhio. Forse troppe.
    L’occhio corre dall’una all’altra, senza riuscire a fermarsi su nessuna di esse. Subito c’é n’é un’altra che chiama imperiosa.
    Antonino Tutolo

  6. Marco Romualdi scrive:

    Provate invece a rovesciare (o a immaginare rovesciata) l’immagine e verrà fuori prepotente l’identità dell’atleta che diventa protagonista della favola di Narciso, innamorato della sua figura riflessa nelle acque. Ma non so se questa possa essere la storia raccontata dall’autore, cui va il merito di una immagine potente e al tempo stesso intrigante, e il ritorno allo strumento comunicativo “taglio” come giustamente rilevato da Maddalena.
    Marco Romualdi

  7. Bruno Colalongo scrive:

    L’arricchimento della situazione è dovuto grazie alla doppia immagine e l’intimità lo crea anche lo sforzo estremo.
    Credo proprio che nel momento di più concentrazione, l’atleta vive anche un momento molto intimo perché deve raccoglie tutte le sue possibilità di forza e perché no, anche mentalmente
    Automaticamente si estranea da tutto ciò che lo circonda, guarda e in alcuni casi non vede e non ode nulla del reale intorno a se.
    In questa fotografia è magica anche la tonalità del colore, la luce e il taglio decisamente orizzontale.
    Bruno Colalongo

  8. Silvano Bicocchi scrive:

    L’intervento di Carla Pellegrini ha avuto in me l’effetto di un pugno al mento: mi ha steso! Il nudo già mi aveva portato a “vedere” una donna, orientamento avvalorato dai capelli raccolti, e poi l’ombra sul pettorale mi lascia immaginare un piccolo seno. Dopo questi elementi la mia mente aveva cancellato le spalle un po’ mascoline.
    Dopo la sventola, penso che l’immagine sia borderline! Ovvero coi suoi segni ambigui, e insufficienti a dare una chiara rappresentazione, giustifica le letture opposte. Cioè di chi ci vede un atleta maschio dal corpo effeminato o una ginnasta donna dal corpo mascolino. Non mi sorprenderebbe nessuna delle due realtà, ritengo che la fotografia per i segni naturali che mostra si presti sia all’una che all’altra lettura.
    Ma è così importante conoscere la verità sessuata?
    Questa ambiuguità semantica viceversa la ritengo una qualità dell’immagine che non è stata fatta per parlarci di un determinato sesso. Visto che non è un’immagine pensata ma trovata, questo la dice lunga sulla potenzialità della fotografia di promuovere interpretazioni della realtà improbabili. Ciò che è importante per noi è comprenderne il valore. L’immagine, così com’è, e aldilà delle intenzioni dell’autore, se vogliamo ci può parlare, attraverso il mito di Narciso, del travaglio antropologico dell’umanità contemporanea, nella quale l’ambigiutà dell’identità sessuale sembra sia un argomento molto attuale.
    Silvano Bicocchi

  9. Enrico Maddalena scrive:

    La maggior parte delle persone che osserva quella immagine vi vede una donna. Perché? Noi interpretiamo ciò che vediamo attraverso dei segni, che spesso sono degli stereotipi. Uno di questi segni è la capigliatura, con la riga centrale e la coda, un tempo appannaggio quasi esclusivo del gentil sesso. I lineamenti sottili del volto e la sua levigatezza che non lascia trasparire il minimo cenno di barba. Forse anche gioca un ruolo la ridotta dimensione della fotografia che non ne permette una analisi accurata.
    Purtuttavia, e questo credo sia interessante, la lettura fatta non ne viene alterata, falsificata. Resta comunque valida. I significati che emergono dall’immagine, non sono legati al sesso del soggetto. Se il sesso fosse stato importante per la comprensione del messaggio, il fotografo avrebbe dovuto inserirvi elementi più chiari di riconoscimento. In questo caso non ce n’era bisogno.
    L’episodio è interessante perchè pone l’attenzione sul come sia facile cadere nelle “integrazioni culturali” che in molti casi possono sviare dal vero significato della foto. Inoltre, ci insegna anche che in una fotografia non possiamo mai sapere con certezza cosa c’era davvero davanti all’obiettivo.
    Riusciamo a cogliere solo la realtà che il fotografo riesce o vuole mostrarci. Il Taddei diceva: “La fotografia di una seggiola non è una seggiola” ed un famoso quadro di Magritte s’intitola “Questa non è una pipa”.
    Enrico Maddalena

  10. Roberto Rognoni scrive:

    Non sono rimasto particolarmente colpito da questa immagine e non so se tutti i significati che hanno saputo trovare gli acuti commentatori erano ricercati dall’autore al momento dello scatto.
    Per quanto riguarda la ripresa maggiore forza avrebbe avuto l’insieme se la superficie riflettente avesse attraversato il fotogramma sulla sua diagonale, con un formato magari più ampio.
    Ma forse il fotografo non poteva scegliere un punto di ripresa più favorevole.
    Quanto al fatto che l’atleta fosse uomo o donna non cambia nulla al fine della lettura dell’immagine.
    Roberto Rognoni

  11. Essere… non essere… gurdare… sognare forse.
    Essere emotivi, rapidi, emozionali all’eccesso o non esserlo… essere invece pacati, attenti, riflessivi.
    Se solo fossi stato un po’ più riflessivo, meno soggetto all’entusiasmo iniziale, se solo avessi atteso prima di scrivere quelle poche righe sulla foto di Valente, se solo avessi guardato con più attenzione ogni minimo dettaglio… avrei evitato una mia gaffe.
    Gaffe a parte però la sostanza non cambia… oggi – e lo vediamo in molte trasmissioni Tv, il maschio sa sedurre e affascinare platee di fan come una volta facevano solo le muse della ginnastica. Quindi il nostro atleta, in questa foto, è sensuale e poetico e non forte e scattante.
    Roberto Zuccalà

  12. Alessandro Scatolini scrive:

    Interessante questa foto, delicata ed ambigua al primo colpo d’occhio e che di “gesto atletico” ha così poco, a dispetto del titolo, eppure ci ha consentito di discutere “così tanto”… Ecco allora che il suo “valore” esce e supera l’immagine con le parole che troviamo qui scritte: un’immagine di per se “poco definita” ed eterea che si presta quindi a “farci proiettare” ed a vedere tutta la nostra carica emotiva interiore, in una parola i nostri “pre-giudizi” visivi: interessante! Interessanti le parole di Zuccalà che, nel suo ultimo post, ricapitola magistralmente la sua prima lettura, rapida ed emotiva, contrapposta a quella più reale e posata (ma assai meno sognante) di coloro che osservano “quello che c’è” nel segno fotografico. Un grazie all’Autore per averci fatto discutere!
    Alessandro Scatolini

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