Bressan Domenico – La mano che racconta

“Foto scattata a Scanno ad una signora di 98 anni. Sono rimasto colpito dalla sua mano che parlava di storia vissuta….”


Bressan Domenico - La mano che racconta

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Comments (7)

 

  1. Roberto Rognoni scrive:

    Ho avuto occasione di vedere recentemente una pubblicazione, su una donna di Scanno, curata da Bruno Colalongo, con l’intervento di parecchi, anche famosi, fotografi.
    Difficile essere originali con questo soggetto e le mani rugose ed artrosiche delle persone anziane sono una tentazione irresistibele per tutti i fotografi.
    Trovo l’immagine comunque riuscita, l’uso di un formato quadrato, con taglio sopra e sotto, avrebbe dato maggiore forza espressiva all’insieme.
    Roberto Rognoni

  2. Mauro Marchetti scrive:

    Il fascino di una vita intera in questa mano nodosa abbarbicata all’antico bastone.
    La sfocatura del volto credo amplifichi la sensazione di fascino e interesse che sento di provare nei confronti di una persona sconosciuta.
    Non sarà un’immagine rivoluzionaria ma credo racchiuda in se significati importanti.
    Mauro Marchetti

  3. Marco Romualdi scrive:

    Il déjà vu è ormai una costante del fotografare, e tuttavia val la pena comunque scattare, perché ogni foto reca un briciolo di diversità soggettiva per il solo fatto che ogni autore è diverso da un altro. Ciò detto, concordo con il suggerimento di un taglio quadrato, tra l’altro ridurrebbe di molto la rilevanza del viso che, nonostante la sfocatura, resta dominante, a vantaggio della incisività del racconto. Sempre per gusto personale, poi, avrei chiuso un po’ di luci sul volto e aperto un po’ di più quelle della mano, per far risaltare la tipica trasparenza della pelle di una mano quasi centenaria. A scapito di ogni equivoco, la mano è una gran bella mano, bravo l’autore ad averla vista. decisamente
    Marco Romualdi

  4. Elena Falchi scrive:

    L’intento l’ho compreso appena ho visto l’immagine: quella mano racconta tutto!
    L’epidermide, che con gli anni si assottiglia, permette di individuare le venature e l’ossatura di quell’antica mano che, ancora saldamente, si sostiene poggiandosi ad un bastone. Le stesse venature le immagino sulla roccia (muro in pietra) retrostante la donna: ne presuppongo la rugosità, la resistenza alle intemperie della vita. Recepisco, quindi, una coerenza anche nell’ambientazione. Il volto è sfocato perchè l’intenzione non era quella di rivelare l’identità somatica della donna, bensì quella anagrafica, che percepisco comunque dalle sembianze. Inoltre la messa a fuoco selettiva dei piani serve ad isolare i dettagli per evidenziarli in funzione del messaggio che si vuole comunicare. L’autore, per me, è riuscito nel suo intento. L’unico appunto che mi sento di fare è sull’inquadratura: avrei preferito che la mano potesse stagliarsi completamente sul nero, senza andare ad intaccare l’area viso. L’interazione con il soggetto, penso, avrebbe permesso il tempo di una valutazione in questo senso. Detto questo, l’immagine offre un forte messaggio.
    Elena Falchi

  5. Antonino Tutolo scrive:

    E’ una bella immagine, e significativa.
    Tutti l’abbiamo compresa al primo sguardo, tanto è scontata nel simbolismo e nella percezione dei significati.
    Vi evito un’altra mia lettura “provocatoria” come quella già fatta per i due vecchietti, marito e moglie. Ma sarei in grado di farla, con la mia “cattiveria” (solo intellettuale).
    Mi chiedo solo: a quando una fotografia “nuova”, diversa, innovativa; che stimoli l’intelletto a ricercare significati più complessi, maggiormente intimi, emozionali, psicologici?
    Ed anche esteticamente innovativi?
    Antonino Tutolo

  6. Silvano Bicocchi scrive:

    La mano cerulea, impeccabile nell’incisione e nell’equilibrio cromatico, ha bloccato lo sguardo del fotografo l’ha “medusato” (come il volto di Medusa pietrificava chi la guardava in volto). La fotografia si incentra solo sulla mano, non si pone il problema di porla in relazione con gli altri elementi portatori di senso: in primo luogo il corpo dell’anziana donna, poi il suo volto ed infine eventualmente l’ambiente. Ciò che è sfuocato c’è… e influenza il messaggio! Solo quello che è fuori inquadratura è lasciato all’immaginazione del lettore. La mano ha bisogno di trovare nell’immagine un’armoniosa appartenenza al proprio corpo e giungere quindi ad essere posta in relazione col volto per generare un’immagine dalla capacità narrativa (come anche il titolo vorrebbe raggiungere). L’aspetto formale di porre in relazione i diversi elementi del ritratto è decisivo nel trasmettere la personalità dell’anziana donna che così come appare è assente, mentre la mano è solo una mano anziana che non ha elementi che ci narrano a quale vita appartiene.
    Silvano Bicocchi

  7. Antonella E. scrive:

    Quale meraviglia, la vita! Affascinante sempre, checchè se ne dica. Per come la vedo io, la realizzazione dello scatto non si discute: è giusta la dose di luminosità, c’è profondità di campo quanto basta e l’equilibrio cromatico è assicurato… propendo anch’io, però, per un taglio diverso. Quadrato no, perchè temo che toglierebbe slancio a quelle dita lunghe e nodose… piuttosto, sarei curiosa di vedere l’immagine ridotta ad una stretta fascia verticale – tagliando, per esempio, a partire dal polso (a sinistra) e a partire dal nodo del foulard (a destra). Sì, sarei davvero curiosa di vedere cosa succede amplificando lo sviluppo verticale dello scatto!

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