Enrico Maddalena – Smontiamo una leggenda metropolitana

Smontiamo una leggenda metropolitana.

A pagina 37 di un testo di fotografia di cui, per delicatezza, non cito né il titolo né l’autore, si legge che la profondità di campo: “si estende sempre per 1/3 di spazio davanti al soggetto ed 2/3 dietro il soggetto…”
Purtroppo, questa affermazione è molto diffusa e la si sente ripetere anche in qualche corso di fotografia ed in molti libri. Mai però in libri di un certo spessore. Ad esempio, nel testo “L’uso della macchina professionale” di L. Strobel, uno dei più grandi autori americani di tecnica fotografica, è scritto :
Si afferma spesso che si deve mettere a fuoco su un punto che sia ad un terzo della distanza che intercorre dal punto più vicino al punto più lontano che si vogliono ottenere nitidi. È una pericolosa generalizzazione! Il miglior punto su cui mettere a fuoco varia con gli stessi fattori che determinano la profondità di campo: lunghezza focale, diaframma e distanza dell’oggetto. Quando la profondità di campo è ridotta, come generalmente si tende ad avere con le lunghezze focali più spinte, grandi aperture del diaframma e brevi distanze dall’oggetto, si deve mettere a fuoco approssimativamente a metà strada dall’oggetto. Quando la profondità di campo aumenta, il punto da mettere a fuoco deve spostarsi verso i primi piani del soggetto o della scena”.
A pag. 48 del testo di cui parlavo all’inizio l’autore, senza rendersene conto, si contraddice:
Per fare un esempio, se con un obiettivo 28 mm si focalizza a circa 3 metri e si chiude il diaframma ad f 8, si ha una iperfocale da 1,5 m fino all’infinito”.

A parte il fatto che il termine “iperfocale” ha un significato ben preciso e l’autore avrebbe dovuto usare al suo posto “profondità di campo”, se fosse sempre valida la regola dei 2/3 – 1/3 (che in pratica dice che dopo il piano di messa a fuoco la zona di campo nitido è il doppio di quella prima di tale piano), la profondità di campo dell’esempio dovrebbe andare da 1,5 metri a 4,5 metri e non all’infinito. Infatti, se focalizzando sui 3 metri, la zona nitida anteriore si estende per un metro e mezzo (3 m – 1,5 m), quella posteriore dovrebbe estendersi solo per il doppio (1,5 x 2 cioè 3 m).La profondità di campo si estenderebbe solo per 4,5 metri (1,5 m + 3 m). Come mai allora la p.d.f., come afferma lo stesso autore, si estende fino all’infinito?
E’ come dire che la mia auto va sempre ad 80 km/h. E’ vero che qualche volta il tachimetro segna quella velocità, ma il più delle volte segna velocità superiori ed inferiori. Analogamente, per la profondità di campo la situazione 1/3 prima e 2/3 dopo, la si ha solo con ben definiti valori di diaframma, lunghezza focale e distanza di messa a fuoco.
Per esempio, assumendo un circolo di confusione di un centesimo di millimetro, una focale di 50 mm ed un’apertura f/5,6 e svolgendo i calcoli, si vede che il rapporto 1/3 – 2/3 lo si ha solo per una messa a fuoco sui 17 m. A 10 metri, la zona “dopo” è meno di una volta e mezza quella “prima” ed a meno di 5 m si quasi equivalgono. Con messa a fuoco sui 35 metri, il rapporto diventa di 1/7 al di qua e di 6/7 al di là.
Se passiamo ad una focale di 100 mm, la nostra “leggenda metropolitana” è vera solo a 70 metri di distanza!

Enrico Maddalena

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Comments (4)

 

  1. Alessandro Scatolini scrive:

    A mio modo di vedere l’Autore del libro misterioso ha torto solo in parte: forse poteva evitare di “scrivere” che la p.d.c. si estende “sempre” con quelle proporzioni (io lo dico abitualmente nei corsi introduttivi di fotografia), ma lo giudico un errore veniale se lo scopo principale era quello di introdurre ai concetti di messa a fuoco e p.d.c. e lunghezza focale un gruppo di neofiti che per la prima volta approcciavano la materia. Intendo dire, semplicemente, che qualche volta sento, in aula, la necessità di “passare delle regole di massima” con il fine ultimo di consentire agli allievi di “agganciare” i concetti che, in un secondo momento andranno poi raffinati. Dire che, in modo spannomentrico la p.d.c. si estende 1/3 e 2/3 ha il grosso pregio di “non aggiungere un carico informativo” e semplificare. Magari non lo scriverei in un libro, questo si!
    Detto questo… colgo l’occasione per ringraziarti: quest’anno ho distribuito ai mie corsisti altre 250 libretti che conosci bene “Corso base di Fotografia” :)
    Alessandro Scatolini

  2. Filomeno Mottola scrive:

    Carissimo Enrico,
    ma la fotografia è ancora, oppure no, è una felice sintesi di tecnica e arte? Se manca la prima, vengono meno i mezzi per esprimersi con la seconda; se manca la seconda, avremo – al più – foto asetticamente perfette e vuote di significato. I due elementi vivono in simbiosi mutualistica. Concetti poco chiari generano confusione e non favoriscono un uso appropriato del mezzo fotografico. Non tutti i lettori, però, sono attenti come te.
    Filomeno Mottola

  3. Massimo Losacco scrive:

    fotografo da tanti anni ed ammetto che avevo preso queta regola come un dato di fatto.
    Però, spesso, ho avuto modo di vedere sul campo che non sempre corrispondeva a verità assoluta.
    Ho quindi attribuito le differenze riscontrate ad un errore di messa a fuoco più che ad una regola imprecisa.
    Ora ho trovato riscontro e chiarezza nel preciso intervento di Enrico e non ho più dubbi.
    Questa regola sfatata ,ovviamente non mi apre porte nuove, ma ho appena avuto modo di riconfermare la più importante unica regola della fotografia, e cioè “che nella vita non si finisce mai di imparare”.
    Quindi da “eterno apprendista” quale mi ritengo, ringrazio il grande Enrico Maddalena per quanto precisato.
    Con stima
    Massimo Losacco

  4. Cicognani Romano scrive:

    Il testo di fotografia di cui parla Enrico è senza dubbio gravemente errato; confondere poi le idee con una citazione impropria dell’iperfocale e relativo esempio è indice di una vera e propria confusione di idee da parte dell’autore ignoto.
    Non sono molto d’accordo con Alessandro: credo che si possano e si debbano dare informazioni chiare ma al contempo anche corrette ai neofiti. E’ sicuramente possibile.
    D’accordissimo con te, Filomeno, su tecnica e arte; ma c’è da dire che i concetti sono chiari se vengono studiati e assimilati bene. Spetta ai docenti spiegarli a dovere!
    Romano Cicognani

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