Tieghi Maurizio – Libertà

“Libertà.”

50 Maurizio Tieghi Liberta

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Comments (9)

 

  1. Enrico Maddalena scrive:

    Una ripresa dall’alto che inscrive l’uomo nei disegni geometrici della pavimentazione. L’uomo è bendato ed è rivolto, con una posizione forzata, innaturale, verso l’alto. E’ chiaro che sta recitando una parte suggeritagli dall’autore. Anche la colomba è un artificio, un’aggiunta in post produzione. Uomo e colomba sono posti molto prossimi al lato destro del quadro. Circa i 3/4 dell’immagine sono invece occupati dal disegno violaceo cui il grandangolo ha conferito una accentuata fuga prospettica. Nella parte lontana della cornice viola, c’è qualcosa. Non si capisce se uno zaino o cosa. Se è lì, visto che si tratta di una immagine costruita, deve avere un senso ed un nesso con l’uomo. La direzione della cornice, assieme alla linea verdastra che scende sul lato destro, guidano lo sguardo verso l’uomo. Il fardello abbandonato sembra voler indicarci la posizione iniziale dell’uomo e dirci così che si è mosso verso destra. Il suo sguardo rivolto verso la colomba in volo vuole essere una metafora dell’anelito alla libertà, una libertà che l’uomo non può o non riesce a vedere e che forse sta per sfuggirgli (la colomba sta per uscire dal quadro ed è questo forse il motivo per cui Maurizio ha posto i due viventi presso il confine dell’inquadratura.
    Enrico Maddalena

  2. Domenico Brizio scrive:

    Vedo una geometria che potrebbe essere la traccia di perimetro di una protobasilica e un panno lasciato abbandonato quasi sull’impronta di una indovinabile soglia e questo motivo incrociato tangibile tra colori tenui mi piace. Vedo poi una figura umana bendata che potrebbe osservare un uccello ma tanto quanto di ornitologico si presenta non è in quel punto, e la scena mi piace di meno. Un uccello che non proietta ombra, un’atmosfera che non c’è. La mia libertà è così inquieta, anzi mosaicata. Chiedo un aiuto.
    Domenico Brizio

  3. Marco Furio Perini scrive:

    La benda sugli occhi mi fa pensare ad una proiezione interiore, una aspirazione, un desiderio – magari inconscio – dell’uomo, che affida al volo dell’uccello la sua ansia di “libertà”. Mi attrae anche la composizione, che colloca gli elementi portanti dell’immagine in tre angoli opposti. Quel che mi piace di meno è la postura, l’atteggiamento della figura che trovo troppo innaturale, troppo costruita e teatrale. Ciao
    Marco Furio Perini

  4. Antonino Tutolo scrive:

    L’uomo è uscito dalla grande forma geometrica (ha lasciato lo zaino). L’uccello è la “sirena omerica”. Il suo canto può essere illusione o verità.
    La camicia dell’uomo è semiaperta, quindi è disimpegno dalla formalità, dalla regola oppressiva.
    La forma geometrica ha linee spesse (quindi grandi condizionamenti), e la sua deformazione prospettica la fa apparire dinamica e minacciosa; con la parte circolare che rassomiglia a un grande labbro, che vuole fagocitare.
    La benda è sinonimo di oscurità, di non conoscenza. Con lo stesso significato è usata nel rito di iniziazione massonica.
    L’uomo ha i piedi sulla linea chiara che termina in basso con un anello (un pozzo). La linea verticale verso l’alto sembra una via sicura (è rettilinea).
    L’uomo segue l’illusione di libertà e conoscenza (il verso dell’uccello). L’illusione lo tiene al confine tra il bene e il male; tra la verità (conoscenza e libertà) e la perdizione.
    “…fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”
    Antonino Tutolo

  5. Mauro Marchetti scrive:

    Molti degli elementi già considerati dagli interventi precedenti sembrano portatori di significati abbastanza evidenti.
    C’è qualcosa che mi sfugge riguardo tre punti:
    1) La forma creata dal perimetro del disegno geometrico rappresenta una porta di entrata verso cosa ?
    2) La linea disegnata esternamente alla figura prevalente rappresenta un percorso alternativo?
    3) La presenza di un riproduttore musicale che il soggetto indossa lascia pensare che la libertà tanto agognata quanto “spaventosa da non poter essere guardata” passi attraverso l’espressione musicale.
    Un merito questa immagine di sicuro ce l’ha ed è quello di lasciare aperte più interpretazioni nonostante siano presenti elementi riconoscibili a tutti.
    Mauro Marchetti

  6. Maurizio Tieghi scrive:

    Non ho idea se sia possibile auto commentarsi ma dopo gli strepitosi e sinceramente inarrivabili volteggi, carpiati con doppio e triplo avvitamento, che trovo appesi con le unghie alla mia foto mi permetto alcune parole sul come e perchè del mio scatto.
    Luogo: nella mia città il cortile di un palazzo ex borsa che ospita ora uffici, ristorante e winebar, usato per avvenimenti multimediali, per esempio in rapida sequenza nel mese di ottobre
    a) la convention finale dei boys di Franceschini (di nero vestiti come Le Iene nel film di Tarantino) per le primarie del PD.
    b) strepitosa mostra fotografica di Francesco Zizola.
    c) perfomance per la serata inaugurale della stagione di danza moderna del teatro comunale.
    Contesto: prova per la performance appena scritta.
    Fuori quadro: coreografa che impartisce le istruzioni e fotografo ufficiale dotato di due corpi macchina con vistosi teleobiettivi super luminosi da caccia fotografica.
    Nel riquadro: danzatore che ripassa i “passi di danza non danza” che dovrà poi eseguire sul pavimento a mosaico.
    Io: fotoamatore che passava nei paraggi avendo una vaga idea di quello che stava accadendo, dotato di reflex digitale non a pieno formato ed obiettivo 10-20 mm.
    Postproduzione: desaturazione dei colori originali per riportarli a quelli militar verdastri dei pesi ex comunisti, inserimento grossolano di volatile ( un comune gabbiano e non la colomba della pace) e bendatura del ballerino .
    La scelta di ri-considerare a posteriori lo scatto, già nell’originale per l’inquadratura e la posizione del ballerino all’interno del fotogramma poteva ricondurre, similarmente alla crisalide che si libera con fatica dal bozzolo, all’idea di costrizione e conseguente ricerca di una via di fuga verso la libertà.
    Libertà che può essere raggiunta solamente dal gabbiano (immaginazione-creatività), il solo capace di volare entro (non oltre) i lati del fotogramma, perché l’autore ha gli occhi bendati (convenzione-opportunità) e non riesce a distinguere dove finisce la realtà ed inizia la fotografia.
    Maurizio Tieghi

  7. Massimo Mazzoli scrive:

    Alcuni amici del blog sono rimasti sorpresi ed in parte delusi nel leggere la motivazione che hanno spinto l’autore a realizzare lo scatto.
    Gli elementi presenti nell’ immagine costringono il lettore a cercare spiegazioni plausibili alla loro presenza.
    Non credo siano da considerare pindariche le considerazioni fatte nei singoli interventi, piuttosto definirei fuorviante la presenza di un numero eccessivo di fattori significanti che, racchiusi nella stessa inquadratura, rischiano di generare confusione e disorientare l’osservatore.
    Massimo Mazzoli
    (Moderatore)

  8. Silvano Bicocchi scrive:

    Non deve meravigliarsi l’autore se la lettura della sua immagine ha generato differenti interpretazioni, anche complesse. Egli deve essere consapevole che l’immagine che ha creato, pur nella semplicità dei suoi interventi, ha posto in campo simboli forti che insieme al titolo hanno giustamente chiesto una lettura impegnata nel confronto con la coniugazione di segni esistenziali e morali. L’autore deve capire che con l’inserimento della benda e il gabbiano la sua immagine dal reale fotografico si è trasformata nel virtuale fotografico (vedi mio articolo su Andrea Budai, FOTOIT di novembre 2009). Il reale fotografico è l’immagine dello scatto compiuto in un certo luogo in un determinato momento. Il virtuale fotografico, che è pura pittura realizzata con icone fotografiche, è un’immagine che non rappresenta una realtà ma un concetto dell’autore. La parola libertà ha orientato il senso dell’immagine in modo inequivocabile, nella foto troviamo una relazione di contrasto tra l’uomo incapace di essere libero e il gabbiano che invece lo è, il tutto raccolto in uno sfondo ricco di una forte connotazione culturale d’epoca rinascimentale (poteva essere un altro sfondo) dovuto alle geometrie, mirabilmente composte nella vertigine del supergrandangolo, che accendono la poetica metafisica. La fotografia quando diventa iconica rivaleggia più con la pittura che con la fotografia, ed è con la storia della pittura che deve fare i conti.
    Silvano Bicocchi

  9. Maurizio Tieghi scrive:

    Cari amici del Blog mi dispiace avervi delusi con le motivazioni dello scatto, comprendo e condivido le parole del Maestro Silvano, permettetemi di fornire un’ultima e conclusiva considerazione. Organizzo le mie fotografie essenzialmente in cinque tipologie, delle due foto che ho inviato alla redazione di Foto.it, una fa riferimento all’album della già citata zia Pina, la seconda, questa in visione, mi è stata consigliata dall’intellettuale di famiglia, mia cugina sarda Alessandra Concettu (detta Ale). Le persone preposte alla scelta, che ringrazio vivamente di avermi inserito tra gli Autori con immagini degne di commenti, a fronte delle due tipologie di foto:
    a) foto tipo “zia Pina”;
    b) foto tipo “Concettu Ale”;
    hanno preferito quest’ultima, se sceglievano l’altra, avrei potuto argomentarla con motivazioni più fascinose. Infine adoro pensare che la fotografia possa essere anche un gioco che permette a volte di colore a una vita spesso in bianco & nero.
    Maurizio Tieghi

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