Pizzolorusso Fabrizio – senza titolo

“Quando vidi questa scena in una passeggiata al mare mi incuriosì il finto corpo in bilico tra interno ed esterno, che io definirei come un’incertezza. Una domanda infinita che potrebbe avere molte risposte che si trovano in ognuno di noi attraverso le relazioni che si possono attuare soggettivamente mettendo in relazione ciò che vi è intorno al soggetto principale, una sorta di viaggio riflessivo soggettivo (perchè la fotografia ha la caratteristica di essere soggettiva.”

62 Fabrizio Pizzolorusso Senza titolo

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Comments (7)

 

  1. Mi piace molto!
    Graziano Panfili

  2. Antonino Tutolo scrive:

    Condivido la presentazione dell’autore; soprattutto il “senza titolo”.
    L’immagine è soggettivamente eloquente. Ciascuno la interpreta come vuole. E’ un senso di rispetto anche per la libertà interpretativa dei lettori.
    La forza del bianco e nero, in questo caso, è folgorante ed irrinunciabile.
    Il manichino, simulacro di un corpo umano, la sua posizione decentrata col braccio in posizione innaturale, le linee rettilinee della sabbia e del legno (?) (simboli fallici)?, la ruvidezza della rena (o terra), il telo che in parte copre e cela.
    Degrado, abbandono, inquinamento, violenza, umiliazione.
    I simboli presenti nell’immagine non sono molti; quindi consentono varie letture soggettive. L’immagine diviene universale proprio perché “generica”; non condizionata, da un titolo o da una presentazione, ad un significato specifico.
    E’ uno dei rari casi in cui l’immagine può fare a meno di questi elementi condizionanti, proprio perché volutamente generica.
    E’ una tecnica usata anche nelle altre arti per dare all’opera una valenza ed un pubblico più vasto ed universale.
    Senza un titolo (e talvolta anche con la sua presenza), è molto più difficile comunicare concetti ed emozioni più sofisticati e specifici.
    Inoltre il degrado, l’abbandono, l’inquinamento del territorio, la violenza, l’umiliazione, ecc., sono concetti, sentimenti ed emozioni comuni a tutti gli esseri viventi che non vivano in una torre d’avorio. Quindi l’immagine è decodificabile da un pubblico di lettori molto vasto; anche se pirandellianamente “ciascuno a suo modo”.
    Antonino Tutolo

  3. Domenico Brizio scrive:

    Una figura antropomorfa in un’immagine sposta i contenuti verso di se, diventando pietra di paragone di ogni altra misura contenuta. E’ sufficiente, come in questo caso, un inanimato pezzo di plastica per correre a significati che la pura vista non offre. E comunque quando un immagine va sinceramente oltre la visione di-quel-che c’è è capace di procurarci un sussulto dell’anima. Preferirei, nel caso, di gioia.
    Domenico Brizio

  4. Bruno Colalongo scrive:

    Questa immaginie è della serie “Tristezze terribili!
    Bruno Colalongo

  5. Silvano Bicocchi scrive:

    In fotografia, come in pittura, esistono oggetti che sono stati interpretati da diversi autori appartenenti a differenti epoche. La bambola è uno di questi, vi invito ad andare a leggere FOTOIT di dicembre 2008. In quel numero troverete un articolo di Lorella Coloni su “La Poupèe” di Hans Bellmer, il primo autore che ha studiato, a partire dagli anni ’30, le proprie pulsioni impiegando una bambola. Dopo di lui la bambola è diventata un soggetto frequente anche negli autori italiani come ad esempio Giuseppe Cavalli. L’immagine di Fabrizio Pizzolorusso presenta un processo creativo diverso, da quello dei due importanti autori citati che mettevano in posa il soggetto, per lui la bambola è un “oggetto trovato”. Come in ogni nostro incontro con la realtà, ciò che distingue un autore dall’altro è come egli risolve il problema di dare il proprio significato, alla realtà stessa attraverso la scelta visiva. L’immagine proposta compone magistralmente, attenuando l’aspetto morboso, con armoniosi equilibri formali la relazione tra la bambola abbandonata è ciò che le è attorno. La scelta delle proporzioni e la struttura grafica conferiscono all’immagine una notevole capacità narrativa, dove la bambola diventa un simbolo per una ancora possibile metafisica contemporanea. Se, nella lettura, questa immagine non viene inquadrata nella storia della fotografia se ne perde il senso più importante che è quello che la giustifica.
    Silvano Bicocchi

  6. Fabrizio Pizzolorusso scrive:

    Ringrazio sia coloro che sono passati ad osservare questa mia immagine e ancora di piu’ chi la letta e la commentata.Questa e’ stata una delle mie prime immagini in b/n,ma e’ stata anche quella che ha dato chiarezza al mio approccio alla fotografia. Ho sentito forte il senso comunicativo di questa passione, ho sentito che potevo far vedere,sentire e riflettere sul mio modo di vivere la realta’,ma piu’ importante insieme alla comunicativita’ e’ cio che ha ben sintetizzato Silvano Bicocchi quando dice : “… per lui la bambola è un “oggetto trovato”. Come in ogni nostro incontro con la realtà, ciò che distingue un autore dall’altro è come egli risolve il problema di dare il proprio significato, alla realtà stessa attraverso la scelta visiva…” e cioe’ tramite il soggetto (ritratto,paesaggio,street etc..)parlare di se’ e delle proprie idee,riflessioni,concetti.
    Altro sarebbe da dire,da approfondire,ho molte riflessioni nel cassetto che vorrei condividere,capire ma ci sara’ modo di poter dialogare ancora.
    Grazie a tutti e a questo forum dove la fotografia viene sviscerata,parlata,indagata,senza forzature nella libera esposizione e nella corretta possibilita’ di dialogare,quindi comunicare al meglio
    Fabrizio Pizzorusso

  7. iColombo scrive:

    Non mi piace parlare troppo delle foto.
    Ma che cosa avrà spinto il bambolotto ad andare sotto il telone? Che cosa cerca? la sua testa? il suo braccio? la sua gamba mancante?
    Speriamo tutti e tre
    iColombo

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