Vaiani Sergio – In transito

“E’ un modo per ammazzare la noia tra un volo ed un altro. Passeggi fra le sale attesa e poi, se lo trovi provi a fare qualche scatto. Sono anni che lo faccio, e da ciò è scaturito un portfolio
che ho battezzato “In attesa d’imbarco”"

65 Sergio Vaiani In transito

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Comments (10)

 

  1. Maurizio Tieghi scrive:

    Adoro anch’io scattare fotografie di questo genere e questa è perfetta nel suo bianco e nero inesistente. Luoghi di transito per migratori in attesa di riprendere il volo. Sale d’aspetto di aeroporti, come quelle delle stazioni ferroviarie, oppure fermate della metropolitana, odorano tutte di free shop, american bar, self service. Questo tipo di fotografia mi viene da paragonarla a un succulento sandwich, uno strato composto dall’immagine pubblicitaria dello sfondo (di solito espressiva come un annuncio funebre), l’altro fatto con la convinzione dall’autore che immagina di essere la Fotografia, nel mezzo carne umana in transito.
    Maurizio Tieghi

  2. Sergio Vaiani scrive:

    Grazie Maurizio del commento che mi lusinga

  3. Antonino Tutolo scrive:

    Sulla parete di questo grande corridoio di raccordo aureoportuale si intravvede la gigantografia della splendida piazza del Campidoglio, con la statua equestre dell’imperatore Marco Aurelio. In primo piano si notano le figure dei viaggiatori in transito, rese anonime dall’effetto del mosso.
    La piazza e l’aereoporto sono luoghi di transito, d’attesa e d’incontro: “gente che viene e gente che va”.
    Ci potremmo fermare a questa semplice ed immediata lettura.
    Ma, conoscendo la storia di Marco Aurelio, è possibile un’altra lettura più significativa. Basta mettere in relazione l’imperatore alla guida del suo esercito (contro i Parti e contro i Marcomanni) e le figure umane del corridoio aereoportuale in lotta contro il tempo e contro gli eventi del nostro quotidiano vivere moderno.
    In risposta ad un commento che qualcuno ha scritto altrove (in merito al paragone che spesso si fa tra pittura, fotografia, che oltretutto sono soggette alle stesse regole estetiche, storiche e psicologiche), è evidente che, interpretando la simbologia dell’immagine alla luce di altre opere o altre conoscenze, spesso è possibile comunicare e leggere significati più complessi (relativi ad emozioni, sensazioni, esperienze) di quelli più immediati e formali.
    Quindi, maggiori sono le conoscenze culturali dell’autore (nel senso più ampio del termine), maggiori sono le possibilità espressive ed interpretative dell’opera.
    Antonino Tutolo

  4. Sauro Marini scrive:

    Il primo impatto di fronte a questa immagine è la sensazione di fretta, di movimento veloce, dell’andare verso o il venire da … Il colpo d’occhio sull’immagine dello sfondo genera un po’ di scompenso di geo-localizzazione, facendo per qualche attimo perdere la cognizione del luogo rappresentato, ma tutto ciò dura davvero poco, per poi lasciar trasparire che ci troviamo in un luogo di passaggio, un posto per gente frettolosa che non ha tempo di fermarsi, quasi tutti… meno uno… il fotografo che usa i ritagli di tempo per immortalare i fantasmi della fretta.
    Mi piace e mi intriga, forse (secondo il mio occhio) meno soffitto mi sarebbe piaciuto (anche se così si sta una regola dei terzi pressochè al millimetro.
    Sauro Marini

  5. Domenico Brizio scrive:

    C’è una parte di questa fotografia controllata dal fotografo e una parte incontrollabile, statica e dinamica.
    Vedo la parte statica come contenitore di figure anonime, passanti ma colgo le loro storie analoghe anche se non hanno analogie. Non sono particolarmente fantasioso se percepisco la parte statica come sfondo, con significato meramente geometrico. Mi accontento.
    Domenico Brizio

  6. Sergio Vaiani scrive:

    Rispondo a Domenico. Condivido la tua analisi solo nella prima parte: se lo sfondo non fosse così interessante e particolare come questo è, probabilmente anche la fotografia avrebbe perso un po’ della sua “anima”. Certo la parte statica è solo uno sfondo. Ma prova a cambiarlo quello sfondo….
    Sergio Vaiani

  7. Domenico Brizio scrive:

    Mi dispiace per l’autore della fotografia: la notazione sullo sfondo “meramente geometrico” non era rivolto alla fotografia. Me ne scuso con l’autore.
    Domenico Brizio

  8. Elisabetta Moschetto scrive:

    Argomento più volte trattato, ma sempre interessante.
    Lo sforzo che spesso si fa per partire da un punto ed arrivare ad un’altro ruba ciò che sta nel mezzo. E allora ci si ritrova come fantasmi che si muovono in una sorta di spazio parallelo, con le menti ancorate a ciò che abbiamo lasciato oppure proiettate a ciò che vivremo.
    Solo due figure sono immobili e osservano il “qui ed ora”: Marco Aurelio ed il fotografo.
    Elisabetta Moschetto

  9. Come l’ammazzi la noia tu non l’ammazza nessuno….
    questo scatto mi piace tantissimo, è molto equilibrato, le ombre che macchiano la scena e fanno da quinta sono delle presenze che indisturbate scivolano fra le pieghe dell’occhio.
    ciò che spoetizza è il soffitto moderno che contrasta con la poeticità della scena.

    A mio avviso chiaramente
    forse un pò di grigi più marcati nella scena esterna non avrebbero guastato, ma si può sempre aggiustare grazie a san fotoshop!!!
    Donatella Tandelli

  10. Sergio Vaiani scrive:

    Rispondo ad Antonella: sono daccordo con Lei, infatti ho provveduto in una successiva tiratura a tagliare un po’ di soffitto che mi pare effettivamente eccessivamente ingombrante…
    Sergio Vaiani

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