Marrozzini Giovanni – senza titolo – 2008

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Comments (12)

 

  1. Enrico Maddalena scrive:

    Due immagini, quindi non una foto singola ma un miniportfolio.
    Ho dovuto salvarla e ingrandirla per capire cosa rappresentasse l’immagine di destra. Si tratta di una ecografia con la tipica traccia per la misurazione dei diametri di un qualcosa il cui significato è desumibile per analogia dalla prima immagine: un feto.
    E l’uomo rannicchiato nel disordinato giaciglio è appunto in posizione fetale.
    Di fronte ad una fotografia possiamo farci due domande:
    a – “Cosa ha voluto dirci l’autore?”. Siamo nell’ambito della lettura e guardiamo alla fotografia come ad un mezzo di comunicazione attraverso cui il fotografo ha voluto comunicarci un suo pensiero. Ci concentriamo allora sul “cosa” e sul “come” per giungere al “perché”. Ne leggiamo il messaggio. Cerchiamo di rimanere, per quanto possibile, nell’oggettività.
    b – “A cosa ci fa pensare questa immagine?”. Ci stiamo concentrando sul “cosa”, sul referente, su ciò che era davanti all’obiettivo. Leggiamo in noi stessi, nelle sensazioni che l’oggetto fotografia ci suscita. Siamo nella nostra soggettività.
    Il mio approccio è “a”. Cosa ha voluto comunicarci l’autore?
    Quello che possiamo dire è appunto questo mettere l’accento su di una posizione raccolta che riecheggia l’inizio della vita, all’interno dell’utero materno.
    La foto dell’uomo è a sinistra e quindi, poiché siamo abituati a leggere i testi scritti scorrendo le righe da sinistra a destra, questa viene prima dell’ecografia. Si tratta quindi di un “tornare indietro”. Diversa sarebbe stata la lettura se l’immagine ecografica avesse preceduto quella dell’uomo.
    Se invece ci accostiamo alla foto con gli intenti che ho espresso in “b”, possiamo sbizzarrirci in una infinità di pensieri, ipotesi e filosofie. Ma stiamo leggendo in noi stessi, nelle nostre emozioni.
    Enrico Maddalena

  2. Fabrizio Pizzolorusso scrive:

    Credo che in questo caso il titolo era giusto ,non obbligatorio,metterlo in quanto una singola immagine rimane soggettiva nella sua natura posta di fronte con i suoi elementi colti o costruiti, qui,invece,mi trovo di fronte a due immagini quindi con l’intento chiaro dell’autore a voler esprimere un pensiero preciso che deriva ,visivamente,dalla posizione dell’uomo che ricorda la posizione del feto (la foto sulla destra). La fotografia e’ comunicare e qui si potrebbe quasi fare un discorso sullo studio della postura nel sonno,oppure il voler parlare delle difese dell’uomo in situazioni non normali, o altro….questo e’ cio’ che percepisco da queste due immagini messe insieme,cioe’ una specie di trattato scentifico con un pizzico di tendenza concettuale che non riesco ad inquadrare completamente sicuramente per mia poca conoscenza.
    Fabrizio Pizzolorusso

  3. Antonino Tutolo scrive:

    Nelle due immagini, sia l’uomo sul letto che il feto, sono in posizione fetale.
    Le immagini vengono proposte unite, quindi personalmente le interpreto contemporanee.
    Quando l’uomo si ritrova davanti alla sofferenza ha la tendenza istintiva (una memoria ancestrale) ad assumere la posizione fetale; come a cercare protezione nel ventre materno.
    Se invece vogliamo pensare che le due immagini siano in successione, allora potrebbe alludere all’indissolubile legame che unisce l’uomo al tempo e allo spazio o il continuo susseguirsi di nascita e morte, e richiamare anche involontariamente alla memoria l’ultima parte (oltre l’infinito: la porta delle stelle) del film “2001: Odissea nello Spazio” di Stanley Kubrick.
    Significativo, anche per l’interpretazione di queste immagini, il commento di Kubrick a proposito del suo film: “…ognuno è libero di speculare a suo gusto sul significato filosofico del film, io ho tentato di rappresentare un’esperienza visiva, che aggiri la comprensione per penetrare con il suo contenuto emotivo direttamente nell’inconscio».
    Più arte soggettiva di così!…
    Antonino Tutolo

  4. Carla Pellegrini scrive:

    Purtroppo le immagini composte in dittici/trittici ecc.. appaiono nel blog in dimensioni molto ridotte.
    Comunque l’accostamento di queste fotografie mi ha colpito molto, l’adulto che ha la stessa postura del bambino.
    Perchè ?
    Se la persona ritratta nell’ immagine di sinistra è semplicemente ranicchiata per una scelta razionale posso pensare che si tratti di una riflessione sulla necessità istintiva di ogni essere umano di tornare per un attimo bambino.
    Se invece l’adulto ritratto ha assunto quella posizione per qualche problema psichico allora le cose cambiano radicalmente.
    Da questa seconda considerazione scaturisce una domanda, cos’è accaduto al nascituro durante la sua esperienza di vita ?
    E soprattutto perchè il feto appare nell’immagine di destra?
    Un interrogativo importante da porsi.
    Chissà, magari ho preso un granchio e l’autore intendeva stimolare l’osservatore in tutt’altra direzione.
    Carla Pellegrini

  5. Maurizio Tieghi scrive:

    Fotografia- ecografia immagine – Singolarmente fotografia.
    Reduce dalla fresca lettura assai istruttiva di CONTROCCORENTE nella sezione OPINIONI A CONFRONTO osservo che nel Blog di Foto.it è presente anche questa sezione intitolata SINGOLARMENTE FOTOGRAFIA., Scorrendone i contenuti si possono vedere e commentare foto singole, dittici, trittici e fotografie il cui autore afferma essere parte di un portfolio ( in questo modo intende avvisare i commentatori che se il loro giudizio non è benevole potrebbe mettere in rete altre foto simili?).
    Da Wikipedia:
    • Il termine fotografia si riferisce sia alla tecnica che permette di creare immagini, su un supporto sensibile alla luce, sia ad una un’immagine ottenuta con tale tecnica, sia più generalmente ad una forma d’arte che utilizza questa tecnica.
    • L’ecografia o ecotomografia è un sistema di indagine diagnostica medica che non utilizza radiazioni ionizzanti, ma ultrasuoni e si basa sul principio dell’emissione di eco e della trasmissione delle onde ultrasonore.
    • Un’immagine è una metodica di rappresentazione secondo coordinate spaziali indipendenti di un oggetto o di una scena. Contiene informazioni descrittive riferite all’oggetto, alla scena che rappresenta: un’immagine è quindi una distribuzione (che può essere bi o tri-dimensionale) di un’entità fisica. Il linguaggio delle immagini è intrinsecamente indeterminato, evocativo, dotato di segni che assumono valore simbolico in relazione al significato che attribuiamo a ciò che osserviamo o al valore pragmatico degli scopi della comunicazione.
    Stiamo tutti discutendo su delle fotografie singole oppure delle immagini?
    Maurizio Tieghi

  6. Domenico Brizio scrive:

    Come stimolo questa rappresentazione mi disturba un po’, come immagine-(immagini?) non riesco a puntualizzarla. Fa parte del grande sistema ‘usare la fotografia” per fini da decifrare. Esteticamente la trovo debole, e non mi stordisce l’accostamento e ne l’analogia geometrica percepibile allo sguardo, anche disattento. Non mi deve venire il mal di testa quando guardo una fotografia…
    Domenico Brizio

  7. Silvano Bicocchi scrive:

    Il dittico è un dispositivo visivo che pone in relazione di senso due immagini. La relazione può essere la più varia, la successione temporale, l’accordo estetico, la riflessione su un concetto, ecc…. Il dittico di Giovanni Marrozzini è una riflessione su un concetto che si avvia da l’analogia formale della postura analoga di due esseri umani: quella di un uomo dormiente e quella di un feto letta da un tracciato ecografiaco. Quando si legge l’immagine di un autore noto, come in questo caso, è bene prima di esercitare la lettura documentarsi sulla sua storia di fotografo, vi invito quindi a leggere l’articolo apparso su FOTOIT a marzo di quest’anno. Messo per conosciute le tematiche e la poetica dell’autore, sappiamo che Marrozzini è fotografo per due ragioni, la prima è dovuta al legame indicale della fotografia che la eleva a documento, la seconda è l’icona della realtà che è sempre gravida di messaggi umanitari e umanistici profondi. La sequenza delle due immagini nasce dalla sua riflessione “quest’uomo dorme in posizione fetale” e per dircelo lo affianca all’immagine ecografica. Se non avesse fatto l’accostamento delle due immagini la formulazione di questa riflessione non sarebbe stato così chiara, e la chiarezza la lucidità è un aspetto della sua poetica fotogiornalistica. Una volta formalizzate, le conseguenze di questa sua significazione della realtà diventano soggettive. E’ affidata alla sensibilità, alla cultura, al vissuto del lettore, interpretare gli infiniti dettagli dell’icona nei suoi significati diretti e metaforici.
    Silvano Bicocchi

  8. Domenico Brizio scrive:

    Neanche dopo l’esauriente ed efficace spiegazione di Silvano questo dispositivo-di-immagini riesce a pungermi, a farmi provare il piacere di guardarlo e riguardarlo. Avevo compreso l’analogia (ci ero arrivato da me-solo, evviva!), se non altro per un fatto geometrico, ma il piacere di osservare, godere, affascinarsi davanti ad un immagine non può essere diverso se ho letto tutto riguardo ad un autore; potrò assumere della novità critica, ma questa operazione fotografica che ho davanti non mi da emozione. E’ vero: metà della bellezza di un ‘paesaggio’ sta nel paesaggio e metà negli occhi di chi guarda, come scrisse lo scrittore, ma io non ci devo mettere una percentuale troppo superiore al cinquantapercento: in fondo la proposta la fa il fotografo! Con grande rispetto per l’autore, come sempre.
    Domenico Brizio

  9. Fabrizio Pizzolorusso scrive:

    Fermo restando che come dice Silvano bisognerebbe conoscere l’autore quindi i suoi lavori per poter comprendere meglio l’immagine proposta, continuo a rimanere della mia opinione, come Brizio, poiche’ se e’ vero che l’affiancamento di quell’ecografia e’ per portare l’osservatore ad indentificare nell’altra immagine una posizione fetale, allora la mia opinione si rafforza perche’ e’ come dire ti descrivo un cantiere ma se non capisci che e’ un cantiere ti do’ l’aiutino e ti metto la foto di una ruspa. Credo che creare un dittico e’ un’opportunita’ per descrivere con piu’ profondita’ un concetto, un pensiero forte, qui ci trovo una semplice descrizione che puo’ essere utile a chi studia il comportamento dell’uomo. Ovviamente questo e’ il mio limite nel comprendere questo dittico e se c’e’ un messaggio piu’ profondo sarei ben lieto di leggerlo.
    Fabrizio Pizzolorusso

  10. Gisella scrive:

    Cos’ha in comune un uomo con disabilità mentali e un feto?
    Un’immensa fragilità. Un bisogno di tutto.
    La posizione fetale ci svela questo comune denominatore.
    L’accostamento è coraggioso e commovente.
    Il messaggio a me è arrivato fortissimo, non si tratta di vita e di morte o di un prima e di un dopo, si tratta dell’essere umano e del suo bisogno di protezione.
    Un dittico con una grande forza evocativa.
    Gisella

  11. Silvano Bicocchi scrive:

    Leggere la fotografia è confronto culturale tra il fotografo e il lettore, nel dare un significato a dei segni naturali, come quelli nella fotografia in oggetto, il lettore manifesta la propria mentalità. A FOTOCONFRONTI del CIFA di Bibbiena a settembre, discutendo sulla violenza abbiamo compreso che la maschilità e la femminilità sono innanzi tutto “due diverse forme di coscienza”.
    Nella discussione di questo dittico ciò è evidente: già dal suo intervento Carla Pellegrini aveva introdotto l’interpretazione, inascoltata dagli intervenuti, che invece è stata chiaramente espressa da Gisella (infatti dall’articolo di FOTOIT è chiaro che Marrozzini fotografa la malattia mentale). E’ molto bello giungere all’analisi di una fotografia con diversi contributi perché questa fatica del cercare insieme è il senso vero di questo Blog. Questa immagine ci ha insegnato che il modo di dare un significato con la fotografia da parte del fotografo supera i confini tracciati dallo strutturalismo estetico, l’effetto emozionale, e la logica. E’ pertanto importante il contributo di tutti per giungere a delle equilibrate conclusioni.
    Silvano Bicocchi

  12. Davide Grossi scrive:

    Grazie a Dio il piacere intellettuale e la catalisi al pensiero e all’emozione che sanno dare certi autori non è ancora riducibile. La meraviglia instillata da questo dittico è forte… La lettura di questo bel lavoro credo debba essere fatta col cuore e non solo con la testa. Ritengo che dopo l’intervento di Gisella poco altro si debba aggiungere. In poche righe ha raggiunto il cuore del discorso. Non serve nulla di piu’. Mi permetto solo di aggiungere una citazione.
    “Il mondo non perirà mai per la mancanza di meraviglie, ma piuttosto per la mancanza di meraviglia”. G.K. Chesterton
    Davide Grossi

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