Tutolo Antonino – Il vento e il mare

Su una spiaggia della mia città (Termoli – CB) si presentano spesso le condizioni ottimali, soprattutto fuori stagione turistica, per praticare il windsurf. Non so come i surfisti si richiamino l’un l’altro. Sta di fatto che la spiaggia sud di Termoli si anima improvvisamente di macchine e camper, provenienti anche da città lontane centinaia di chilometri.
Il freddo e l’umidità non sono di ostacolo a questa frenesia di correre sulle onde a velocità impressionante. Le condizioni di vento richieste per questo sport solo raramente si accompagnano a condizioni ideali di luce. Quindi la ripresa di questi mezzi veloci, che si avvicinano o si allontanano dall’apparecchio come frecce, dev’essere eseguita con tempi brevi e rapida attenzione all’inquadratura.
Mi interessa moltissimo la vostra opinione.

54 Antonino Tutolo Il vento e il mare

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Comments (6)

 

  1. Domenico Brizio scrive:

    Una fotografia semplice, che si fa guardare, senza troppi contorcimenti mentali e iperboliche ricerche introspettive che spesso nascondono freni all’emozione sincera, spontanea. Solo avrei tagliato fuori la parte alta del cielo e quel natante o lembo di scoglio che si vede sulla sinistra per focalizzare di più l’attenzione sul ritmo delle vele.
    Amo la Fotografia, i fotografi che “vedono” quel che c’è ed io non vedo e non quello che vogliono farmi vedere perchè non c’è (ci sono altre forme espressive per questo e anche più codificate per capirsi): gli incubi sono moderni, gli antenati erano sinceri anche con loro stessi: sono un discendente di quei felici antenati.
    Una fotografia come questa nasce da dentro, sempre: prova ne sia che nessuno farà più questa fotografia che rimarrà unica e unico rimarrà l’autore e la sua interpretazione. Non la stessa cosa si può dire della fotografia assemblata: quella è ripetibile, manca di unicità.
    Domenico Brizio

  2. Marco Furio Perini scrive:

    Come Domenico, apprezzo anch’io questo desiderio di scattare e mostrare qualcosa di semplice, senza cercare significati criptici che spesso vengono capiti solo dai rispettivi autori.
    Una foto che si divide gradevolmente tra il genere paesaggistico (per la sempre attuale bellezza del mare) e quello sportivo, la restituzione in immagine fotografica di una scena che ha in qualche modo colpito, persino stupito (lo si evince dall’about) lo sguardo spontaneo e sincero dell’autore.
    Anch’io taglierei quella fetta di scoglio a sinistra, e – se fattibile – cercherei di attenuare leggermente il bianco della schiuma che al mio monitor appare un pochino sovraesposto.
    Marco Furio Perini

  3. Massimo Losacco scrive:

    Ma si, la fotografia è anche questo.
    Leggera e spontanea, come una giornata di sole.
    A volte siamo troppo intenti al voler trasmettere un messaggio personale e ci perdiamo nelle difficoltà espressive.
    L’immagine quindi trasmette un senso di libertà e di scoperta. Tutti i surfisti sono orientati verso il mare aperto e navigano verso l’orizzonte, l’immagine quindi mi trasmette un senso di libertà.
    Probabilmente però un taglio più deciso avrebbe reso più equilibrata e dinamica l’immagine. Un terzo della stessa non ha contenuto e quindi taglierei quella porzione di cielo vuota e parte del lato sinistro, così come giustamente indicato anche sul primo commento di Domenico Brizio.
    Per il resto va benissimo così.
    Massimo Losacco

  4. Maurizio Tieghi scrive:

    Sintetizzando al massimo qualcuno ha già scritto che in fondo la fotografia si può ricercare in due modi: dentro oppure fuori da se stessi. Questa immagine credo sia rappresentativa per la seconda situazione. Quale dei due modi fornisce una fotografia migliore? Grazie al Blog di Foto.it insieme possiamo almeno capirne le evidenti differenze. L’autore elenca le varie componenti esterne a se stesso che l’hanno indotto a inquadrare e scattare, poi gratificato dal risultato ottenuto, si esprime interessato alle opinioni degli altri frequentatori del sito, i commenti sono stati fono a ora di apprezzamento con piccoli suggerimenti di tipo estetico. Anzi mi par di aver intuito che vederla pubblicata è stata una vera liberazione da un incubo dai toni cupi per qualcuno. Introspezione analitica per capire chi siamo e dove andiamo, oppure sguardo alla previsione del tempo, accurata scelta dell’armamento e appostamento fino al compiersi del fatidico e agognato momento? Questo non succedeva già ai nostri antenati come testimoniano i ritrovamenti nelle caverne?
    Maurizio Tieghi

  5. Marco Romualdi scrive:

    Sì, la fotografia è anche questo, ma credo che nel tempo si è evidenziato anche un modo di “catturare” il mondo esterno che sappia “restituire” una dimensione interpretativa della realtà, pur lasciando intatti i riferimenti oggettivi (l’esterno a noi stessi). Ancora una volta, si ripropone l’opportunità di un taglio per eliminare le parti inutili. Mi rendo conto che tagliare è sempre un po’ violentarsi, ma credo che nel caso specifico sia un esercizio migliorativo da perseguire. Aggiungerei una ulteriore annotazione, relativa ai tempi di scatto. L’autore ci ha detto che è stato indotto a usare tempi rapidi per essere sicuro di riprendere la scena, io mi domando se al contrario l’utilizzo di tempi lenti non avrebbe potuto assicurare un quid interpretativo di più, con la registrazione del “movimento” delle tavole, quasi a “far sentire il vento”.
    Marco Romualdi

  6. Antonino Tutolo scrive:

    Ringrazio per il parere. Lo spazio esiguo condiziona. Cerco il dialogo, non l’ironia o il sarcasmo spregiativi ed irrispettosi.
    Questa immagine l’ho scartata dalla selezione per il mio libro. Bruno Colalongo sa di cosa parlo: ha inaugurato la mia personale “Il mare nel cuore”, da cui il libro sarà tratto.
    Essa vuole esprimere “solo” libertà, lotta contro la natura impossibile. Con lo sport essa ha poco a che vedere. Non mi interessa il dettaglio. Per questo il cielo deve esserci, e grande. Ho bisogno di spazio, di aria, di sfogo al mio sguardo.
    La natura straordinaria, e l’uomo “cervellotico”; talvolta anche fino all’autodistruzione.
    L’uomo “è complicato”.
    Egli è “sempre” condizionato, anche inconsapevolmente, da interessi, conoscenze e sentimenti.
    Per questo esistono filosofia, psicologia, letteratura, poesia. Tutte cervellotiche ed irrazionali, per chi bada solo ai numeri!
    Non confondiamo la semplicità con la razionalità eccessiva o la superficialità.
    L’uva troppo in alto non sempre è “acerba”. Occorre impegnarsi per mangiarla.
    Cervellotico e malato è il percorrere stancamente ogni giorno la stessa strada, con l’ansia di doversi affaticare nell’uso della propria intelligenza e singolarità, con la fantasia e la disponibilità al nuovo.
    200 anni per digerire il digitale, dopo il difficile colore, sono pochi. Figuriamoci una nuova fotografia!
    Se fosse per qualcuno saremmo ancora alla clava degli “antenati”.
    Lo “scoglio” a sinistra è il surfista col paracadute..
    “L’incubo dai toni cupi… la liberazione”, l’ho disvelati. Volevo leggere in voi. Ma il discorso sarebbe lungo. Ho usato il 200mm. Il mosso, col vento forte, non era controllabile, ma non era nella mia volontà. Leggiamo piuttosto, e semplicemente, quello che gli altri vogliono dirci, non quello che vorremmo sentirci ripetere.
    Antonino Tutolo

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