Mariantoni Dario – Aenigma

Conosciamo davvero noi stessi, o troviamo dei lati sconosciuti quando cerchiamo di mettere a fuoco un po più in profondità il nostro Io?.

73 Dario Mariantoni - Aenigma

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Comments (4)

 

  1. Domenico Brizio scrive:

    Vedo tre fotografie accostate: la prima con due figure riflesse, una di spalle; la seconda due figure riflesse, la terza due figure riflesse sfocate. Che faccia discutere la sequenza ne sono certo (e questo potrebbe essere l’onorevole intento sul quale sospendo ogni mia considerazione) ma questo tutto-trittico è più consono ad una rappresentazione teatrale, dove mimica, voce, portamento, movimento hanno la loro funzione integrata ed espressiva: si tratta di scegliere la tecnica migliore; mi immagino un attore che con un monologo assolva magnificamente la bisogna della conoscibilità dell’io. La fotografia? Attendo un aiuto.
    Domenico Brizio

  2. Antonino Tutolo scrive:

    Questa immagine mi richiama l’uno, nessuno, e centomila pirandelliano.
    L’uno (che è il “presunto” reale) è di spalle (la figura nera che appena si intravvede dietro allo specchio centrale) ma non lo si vede direttamente (quindi è nessuno).
    Dai riflessi sugli specchi vediamo che esso ha a fianco la finzione teatrale (l’uomo in maschera). Quindi il reale ha vicino la finzione. Gli specchi traslano la visione nel campo del virtuale, rendendo l’idea dei centomila.
    Quindi in questa immagine leggerei “uno, nessuno, centomila”, ulteriormente complicato dal virtuale e dalla presenza anche della finzione.
    Se per Pirandello l’uomo è impossibilitato a conoscere l’io profondo, l’essenza stessa di sé, col virtuale esso diviene ancora più difficile da conoscere, perché lo spettatore non ha visione neanche del suo corpo reale.
    Quindi è maggiormente impossibile, accedere all’io reale. E’ possibile che esista un impossibile più impossibile? :-) .
    Dovete riconoscere che più cervellotico di così non lo ero mai stato!
    Io ci ho provato.
    Ora aspetto una vostra visione meno cervellotica e più “reale”.
    :-) Antonino Tutolo

  3. Fabrizio Pizzolorusso scrive:

    Secondo me l’idea e’ buona fotograficamente parlando, quello che noto che arriva debole e’ il significato dato dall’autore attraverso i due soggetti e piu’ precisamente nell’aggiunra della sciarpa bianca e del cappello che danno l’idea di due persone COMPLETAMENTE diverse mentre il messaggio e’ di una conoscenza di se stessi che sicuramente ,ne sono convinto, da unìaspetto interiore diverso da quello che ognuno di noi si immagina di se stessi, insomma non ci si conosce mai abbastanza, ma comunque siamo sempre noi ,con la stessa fisicita’, con le stesse forme, forse l’aspetto espressivo esteriore potrebbe essere un buon veicolo per descrivere questo pensiero visto che cambiamo secondo lo stato d’animo del momento,del luogo,delle persone che ci circondano etc…(di questo ne’ ho fatto un’istallazione fotografica).Qui mi arriva molto debole il tuo concetto,ma ripeto l’idea la trovo molto buona.
    Fabrizio Pizzolorusso

  4. Riassumendo: uno nessuno centomila.
    Interessante anche l’accostamento dell’evoluzione della sequenza.
    Donatella Tandelli

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