Bentornata Polaroid di Antonio Corvaia

 

Testo tratto da ANZITUTTO notiziario dell’Associazione Fotografica Frosinone Onlus

“…la fabbrica ha già realizzato undici prototipi di pellicola: Sono sia a colori che in bianco e nero, si adattano a tutti i modelli delle vecchie Polaroid e saranno in commercio entro dicembre”. C’è solo da esultare leggendo l’articolo di Anna Lombardi apparso sul Venerdì di Repubblica, n. 1090 del 6 febbraio 2009, a pagina 89. Si, perché Polaroid, come ha sottolineato la giornalista è stato il sistema che già più di una generazione fa era riuscita ad appagare quella che oggi per noi è diventato una ossessione, ossia quella di creare, vedere e consumare “immediatamente” le immagini. Quello che facciamo adesso abitualmente con telefonini e fotocamere digitali. Oltre ad essere stato uno strumento ideale per la ricerca e per nuovi linguaggi in fotografia e nella comunicazione visiva. In breve, un artista austriaco di 39 anni, Florian Kaps, ha acquistato gli stabilimenti Polaroid in Olanda e li ha rimessi in funzione lanciando quello che lui stesso ha definito “the impossibile project”. Intanto il Signor Kaps ha creato un sito (www.polanoid.net) che diventerà o è già diventato il più grande archivio di materiale polaroid al mondo. Vale la pena di visitarlo. Come penso saranno felici gli Amici del Gruppo Polaser, il Gruppo costituitosi nell’anno 2000 con lo scopo di sperimentare. Leggo nella pagina introduttiva del sito del Gruppo: “Uno dei denominatori comuni di questi artisti è la sperimentazione nella fotografia a sviluppo immediato, ma il Gruppo Polaser va oltre la fotografia: andare oltre la fotografia senza dimenticare la fotografia (Pino Valgimigli)”

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Comments (2)

 

  1. Antonino Tutolo scrive:

    I fabbricanti si adeguano alle aspettative ed alle richieste anche di piccole nicchie, purché significative dal punto di vista economico.

    Con tutto il rispetto, dovuto e sentito, per i praticanti di questa fotografia, che in ogni caso merita di essere salvata, come meritano di essere salvati i panda ed procioni del Caucaso, penso che il commento “andare oltre la fotografia senza dimenticare la fotografia” non mi convince e mi allarma.

    In esso percepisco, e mi ferisce, un rancore latente verso “quel” qualcosa che evidentemente “dimentica la fotografia”; forse la ripudia, la oltraggia, la tradisce.

    Percepisco la stessa ostilità, ingiusta e dolorosa, che si nutre e si autoalimenta, da voce a voce, da vicolo a vicolo, di casa in casa, verso ogni figlio nato da madre nubile, o comunque al di fuori dal “regolare” matrimonio, fino a diventare un pregiudizio “bello e consistente”, oltre che un’ingiustizia che farà molto male al figlio stesso, ma anche tutti coloro che lo amano o almeno lo rispettano, e sono tantissimi, che finiranno per essere scherniti e schivati, a loro volta, come tutti coloro che frequentano o non scherniscono (a loro volta) i “figli spuri”.

    Sospettosamente penso al digitale. Che sia esso il figlio spurio che tormenta i sonni dei “puristi”, dei benpensanti, dei “regolaristi”, dei censori ?

    Mi piacerebbe che la FIAF organizzasse, una volta per tutte, un “concilio di Trento” sul digitale; in modo da decidere, una volta per tutte, se esso deve essere considerato a tutti gli affetti un vangelo apocrifo, da bruciare, coram populo, sul rogo; oppure essere elevato agli onori degli altari, come uno dei tantissimi figli della stessa dea fotografia.

    Si rispettano e si salvano, giustamente, i panda ed i procioni del Caucaso. Rispetto anche chi usa la clava e l’archibugio.
    Perché non rispettare anche una forma, nuova e moderna, di espressione artistica, come il digitale?

    Il digitale ha appena un decennio di vita. E’ un bambino che muove i primi passi, e li muove seguendo le stesse regole di ripresa, di elaborazione, di fotomontaggio, di regolazione col sistema zonale, di modificazione dei toni, zona per zona, della fine art.
    Ma solo in modo più veloce e pulito.

    Il computer non “crea”. Il computer è stupido. Esso è solo uno strumento di lavoro. La mente creativa è dell’uomo.
    Se qualcuno lo usa in modo scriteriato non creiamo pregiudizi verso tutti gli altri utenti.
    Anche il fucile uccide, ma non è all’indice.

    Cosa ci si guadagna ad alimentare questi pregiudizi? Cosa ci guadagna la fotografia ad affermare una regola, che a mio avviso non sta in piedi, visto che il B/N, il sistema zonale, la fine art, e lo stesso procedimento di stampa della pellicola negativa, sono analogamente “falsificanti il reale” del digitale?

    Perché limitare l’espressività della fotografia per ridurla drasticamente ad una pseudo-arte, limitata e limitante la creatività dell’uomo?

    Ho mal compreso? Sono troppo ed ingiustamente sospettoso?
    Se ho sbagliato a mal pensare, chiedo scusa.
    Ma ho colto al volo l’ennesima occasione per rivendicare uno spazio vitale, una meritata dignità, per la nuova tecnologia.
    I figli “di nessuno” mi fanno estrema pena.
    I benpensanti mi irritano e mi rendono diffidente ed aggressivo.
    Chiedo venia per questo mio difetto.
    Antonino Tutolo

  2. Marco Bonanomi scrive:

    Al contrario del “cervellotico”, come ama definirsi, Antonino Tutolo, non vedo nulla di male nel ritorno della polaroid e soprattutto non mi sento minimamente minacciato dalla frase che tanta pena pare abbia dato all’amico sopracitato e cioè “andare oltre la fotografia senza dimenticare la fotografia”.
    Ho scattato da bambino innumerevoli foto con la colorpack 80 e la meraviglia dell’immagine che andava formandosi con l’asciugatura è un miliardo di volte meglio che il triste monitor di una qualsiasi fotocamera digitale.
    Nonostante sia passato da tempo a questa tecnologia, a volte rimpiango i tempi in cui bisognava centellinare gli scatti e pensare al risultato della composizione molto prima di premere l’interruttore di scatto.
    Di nuovo, ho provato a rileggere il tuo post, ma ancora non ne comprendo il senso.
    Marco Bonanomi

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