Toniolo Ettore – Quadrati

Polaroid 600 manipolata in fase di sviluppo.

51 Toniolo Ettore Quadrati

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Comments (4)

 

  1. Domenico Brizio scrive:

    E’ certamente (è mia opinione) un soggetto scarsamente fotografico con una qualità di luce bassissima. Le scelte di un autore sono spesso insondabili, per fortuna. Infatti la manipolazione ha cercato di introdurre la fonte di luce. Non sono particolarmente motivato all’oservazione se guardo: per il vero, occorre pur dire, come scrisse un artista, che l’arte è anche quella che trasforma una macchia nel sole…
    Domenico Brizio

  2. Maurizio Tieghi scrive:

    Fa quasi tenerezza guardare questo bocciolo di fotografia, nessuno che si curi di lui, eppure sono certo che l’autore abbia nutrito nei suoi confronti la speranza di poterne un giorno ricavare una grande immagine.
    La polaroid in visione mi rimanda agli appunti e agli schizzi di uno che passando in quella strada, invece di usare il taccuino moleskine su cui disegnare bozze e scrivere appunti, guardando con occhi ispirati quell’angolino di mondo si sia suggerito l’intenzione di tornarci un’altra volta e come promemoria abbia scattato questa. Magari covando l’intenzione di ripassare nello stesso luogo di notte, con la luna piena che dovrebbe trovarsi proprio lì, nella posizione tracciata sulla gelatina ancora umida della polaroid, calcando più volte i bordi del fotogramma per imprimere bene nella memoria i limiti dell’inquadratura da doversi poi fare.
    Sai come va la vita, una sera è nuvolo, l’inquinamento ambientale rende tutto confuso un’altra volta, buio pesto causa guasto alla lampada del lampione in settembre; sembra proprio strano ma le eclissi di luna sono più frequenti di quanto uno s’immagini, come quel secondo lunedì di novembre. Passa il tempo e il bocciolo di fotografia è sempre lì da solo, nessuno si cura di lui, ora dubita che verrà il giorno (meglio dire la notte) in cui sarà tramutato in grande fotografia. Possibile che nel frattempo culli l’illusione di esserlo già grazie a quei due o tre segni che, come gli artisti della pop art usavano tracciare sulle loro polaroid, si ritrova in faccia?
    C’è differenza tra segno e segno, così come tra sogno e sogno.
    Maurizio Tieghi

  3. Antonino Tutolo scrive:

    La composizione dell’immagine è ben studiata ed efficace.
    L’immagine ha come spunto il razionalismo geometrico, esasperato e monotono, dell’architettura degli anni 60/70.
    L’opera dei palazzinari che hanno cementificato le città realizzando congrui guadagni.
    Credo che l’autore senta il bisogno di alleviare la monotonia di quelle linee e di quelle forme, che si ripetono senza soluzione di continuità, aggiungendo qualcosa di irrazionale, perfino di romantico: un sole che scaldi e ravvivi quelle linee e quelle forme.
    Ma dentro di sè percepisce che quel bisogno è perdente ed inutile. Quel sole è appena accennato e pallido. Solo la patina del tempo e dell’oblio, può dare sollievo e vendetta contro la monotonia ed il grigiore.
    Affievolire, sbiadire, sminuire.
    Antonino Tutolo

  4. Ettore Toniolo scrive:

    Grazie per la visione e per i commenti.
    A presto.
    Ettore Toniolo
    http://www.villadeimiti.it

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