Caridi Alfredo – senza titolo

Il negozio era chiuso per ferie, i manichini erano illuminati dai lampioni ( la foto è fatta di notte ), mi hanno trasmesso una sensazione alienante che ho accentuato in post per descrivere una condizione dell’uomo.

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Comments (11)

 

  1. Fabrizio Pizzolorusso scrive:

    Quello che si evidenzia immediatamente e’ una sensazione di alienazione,di fastidio,di inadeguatezza e quindi l’autore ha centrato il messaggio espresso.L’oggettivita’ rende immediato il passaggio mentale a una situazione forzata e di disagio che si avverte sia da queste figure impietrite,uguali che portano ad un senso di appiattimento ripetuto all’infinito e questo riconduce ad una serie di problematiche discusse in questa nostra epoca come la comunicazione,la globalizzazione,la cultura etc…,poi ci sono le sbarre che accentuano questa limitatezza, come una specie di recinto umano in cui vi sono descritte tutte le inadeguatezze di cui viviamo quotidianamente e la contraddizione e che quelle “sbarre” ce le siamo costruite noi nell’illusione di un mondo migliore dove gli interessi prendono sempre piu’ potere,distruggendo il meglio.
    Il rosso, colore predominante in questa immagine da’ il senso forte di un pensiero espresso con intensita’ e fortemente sentito, mentre il grigio ben raffigura il piattume in cui questa societa’ va sempre di piu’,inconsapevolmente,indirizzandosi.Complimenti per questa immagine densa di riflessioni.
    Fabrizio Pizzolorusso

  2. Domenico Brizio scrive:

    Vedo manichini antropomorfi, non uomini; vedo i ferri di una saracinesca, non di una prigione: non vedo una condizione umana, antropologica. L’alienazione non appartiene agli oggetti che non hanno mente (se ci fosse dato conoscere…), ma agli uomini che alienano la loro condizione naturale seguendo senza una coscienza l’artificialità imposta dal vivere cosiddetto ‘moderno’. L’opera del fotografo è qui semplificata con una forzatura: non sempre la fotografia è adatta ad esprimere concetti… ma perchè poi la Fotografia deve sempre esprimere un concetto?
    Domenico Brizio

  3. Antonino Tutolo scrive:

    L’impatto di questa immagine è molto forte e duro.
    La fotografia è uno dei tanti linguaggi di comunicazione. Non c’é nulla, che l’uomo faccia, che non abbia un senso più o meno palese, che non risponda ad un bisogno interiore.
    Perché acquistare un apparecchio fotografico? Per “perdere tempo e denaro”, fotografando?
    Nella mente del fotografo invece c’é il bisogno di osservare e comunicare.
    La realtà? Quella ce l’hanno tutti a portata di mano; non ha senso comunicare quello che gli altri già vedono. Sarebbe un’operazione improduttiva. Non avrebbe senso.
    Comunicare la propria visione della realtà? Questa è già una risposta più fondata. Ma la realtà personale è frutto di una interpretazione soggettivo e si riassume in un pensiero; quindi è esprimibile solo con un “concetto”.
    Quindi la fotografia cerca di palesare il concetto del fotografo in merito ad una realtà soggettiva. Egli cerca di comunicare la sensazione percepita osservando il soggetto.
    L’autore s’é trovato davanti a questa vetrina e, giustamente, è stato colpito dalla forza di questo soggetto; dalle forme aggressive, dai colori, dalla luce che mette in rilievo le artificiali masse muscolari di questi manichini. I loro occhi rossi sembrano luciferini.
    C’è una grata (serranda) che “contiene” questa aggressività; per fortuna.
    L’autore s’é limitato ad osservare e a documentare, senza fornire (nel titolo) una chiave di lettura.
    Quindi ognuno può leggerla nel più assoluto personalismo.
    Un messaggio da comunicare (concetto) c’é. Ma lo fornisce solo il soggetto, il fotografo s’é lavato pilatescamente le mani da un intervento più personale.
    Antonino Tutolo

  4. Fabrizio Pizzolorusso scrive:

    E’ attraverso l’oggettivita’ che ci circonda ,e nella capacita’ di metterli in relazione tra loro ,sottraendoli dalla realta’, che portiamo l’osservatore ad avere l’input per riflettere, pensare.Qui, oggettivamente ,sono manichini antropomorfi,ma soggettivamente mi riportano ad una condizione umana che fa parte del mio pensare e di conseguenza l’immagine che vado a “leggere” viene ricostruita nella mia mente e fatta mika con un’altro ,forse,punto di vista che serve all’autore per osservare e riflettere nuovi mondi,poiche’ ognuno di noi ne vive uno distinto dagli altri.Nessuno dice che la fotografia deve esprimere concetti o pensieri, puo’ esprimere ben altro,anche solo bellezza visiva di cui poi emotivita’ come ad esempio il paesaggio, o certi tipi di ritratto classico etc…Ci sono vari modi di vivere e fare fotografia e quello di concetto e’ una delle tante che personalmente, in questo momento, mi affascinano piu’ delle belle immagini tecnicamente impeccabili,nitide,di cui riconoscere subito l’oggettivita’ in essa ripresa e che mi puo’ solo trasmettere il senso del visitare e non dell’abitare come diceva Barthes.Ciao
    Fabrizio Pizzolorusso

  5. Domenico Brizio scrive:

    @ Fabrizio Pizzolorusso.
    Colgo un tuo riferimento al mio commento sulla concettualità in Fotografia: non mi sono espresso nel caso che genericamente, senza alcun riferimento particolare al tuo commento. Lo faccio ora osservando la fotografia di Alfredo Caridi: dal punto di vista della precisione scientifica è impeccabile: precisa, nitida e oggettiva: non per questo mi affascina. Siamo soggettivi ancor più quando pensiamo di oggettivizzare un concetto.
    Domenico Brizio

  6. Alfredo Caridi scrive:

    Mi fa piacere che l’immagine abbia suscitato interesse e che l’assenza del titolo non ha impedito di dare la propria interpretazione.
    Rispondere al commento di Domenico, significa dire “cosa è la fotografia?”. Una domanda semplice che richiede risposte complesse, ad una risposta si può giungere solo se si accetta la moltitudine di risposte che la domanda comporta, una per ogni modo di intendere la fotografia.
    Ha ragione Domenico quando dice – L’alienazione non appartiene agli oggetti che non hanno mente -. Ma anche l’immagine è un oggetto senza mente qualsiasi cosa rappresenta. La mente appartiene all’uomo (autore/lettore ) che determina cosa deve o non deve apparire, e se ciò che si vuole comunicare è un concetto, lo stesso può essere rappresentato solo da simboli e metafore.
    La realtà, può essere descrittiva, documentativa o interpretativa, difficilmente è concettuale.
    Alfredo Caridi

  7. Fabrizio Pizzolorusso scrive:

    @Brizio :
    scusa ma non volevo risponderti personalmente,forse ho usato parole che possono aver dato quella sensazione.Ma ho trovato interessante cio’ che hai scritto,nel bene e nel male, e per me e’ stato un’ulteriore riflessione che ho scritto forse all’apparenza diretta a te ma era piu’ generalizzata. Una riflessione ulteriore.Grazie
    @Caridi : riporto una frase che mi ha dato modo di pensarci un’attimo : “…La realtà, può essere descrittiva, documentativa o interpretativa, difficilmente è concettuale…” Non sono d’accordo in quanto non credo (metto sempre le mani avanti perche’ la mia conoscenza e’ limitata e quindi pronto ad essere smentito, e comunque pronto ad apprendere cio’ che non conosco) che la realta’ ,nelle arti in genere, possa essere descritta o documentata cosi come e’ ,poiche’ non esiste una sola realta’, ma ognuno di noi e’ una realta’,vissuta e osservata secondo la propria natura ,quindi del tutto soggettiva che puo’ essere simile ad altri ma mai uguale.Mentre interpretativa lo e’ sempre, in ogni istante, e nella fotografia e’ una prerogativa del comunicare che poi si dirama in varie forme espressive e di genere tra cui anche esprimere un semplice pensiero o addirittura un concetto che fa parte di un ragionamento,di una riflessione sul senso e il perche’ di cio’ che ci circonda.Ciao e complimenti per questo profiquo scambio di opinioni.
    Fabrizio Pizzolorusso

  8. Daniela Sidari scrive:

    La parte forte dell’immagine sta nello “sguardo”, occhi vuoti, sparuti, alienati appunto. Bel preteso, quello del manichino per rappresentare un uomo replicante, automa, clone, prigioniero della società o della sua mente. Personalmente avrei tagliato l’ultima fascia e mezza della saracinesca da sotto, questo ritaglio avrebbe dato ulterire forza al messaggio.
    Daniela Sidari

  9. Maurizio Tieghi scrive:

    Si pone il dilemma se questa foto esprima o no un concetto. Il Concetto è bello! Quante volte da bambino le mie orecchie hanno udito questa frase, era mia nonna grande appassionata di calcio che la sussurrava ogni qualvolta il famoso arbitro Concetto Lo Bello era inquadrato dalla tv in bianco e nero di quei tempi. E chi se ne frega se Concetto concede un rigore inventato, tanto lui è bello! Parafrasando l’ormai defunta parente affermo che me ne frego del concetto e dico che questo ”scatto” è davvero bello. Molto intrigante il soggetto e la situazione, manichini costruiti dagli umani a somiglianza di persone bioniche, sono senza abiti quindi “svestiti” del loro unico scopo di esistenza, inutilizzati, ci osservano con feroce rancore, segregati dal mondo reale. Non mi soffermo di più sugli infiniti rimandi al variegato mondo della fantascienza, trovo perfetta l’atmosfera creata dall’autore nella scelta dei colori e nella composizione della fotografia anche in post produzione.
    Maurizio Tieghi

  10. Alfredo Caridi scrive:

    Ritorno sulla mia foto per ringraziare dei commenti che mi danno modo di approfondire su vari aspetti dell’immagine.
    Ho postato volutamente senza dare indicazione su ciò che volevo comunicare, lasciando libertà di interpretazione chi si volesse soffermare a leggerla.

    Daniela, ha colto esattamente lo spirito che mi ha portato alla costruzione dell’immagine.

    @ Fabrizio, dici di non essere d’accordo su quanto ho detto poco sopra, ma se ho capito bene ciò che dici, non mi dai nemmeno torto.
    Dici che – la realtà in quanto sempre interpretata, può esprimere un pensiero o addirittura un concetto che fa parte di un ragionamento, una riflessione sul senso e il perchè di ciò che ci circonda -. Tutto ciò, può essere anche giusto, ma tieni presente che che in una situazione così, è sempre l’idea ( concetto ) che prevale sull’oggetto.

    Grazie anche da parte mia per la proficua discussione.

    Alfredo Caridi

  11. Giuliana Beretta scrive:

    L’immagine é una cosa, oggettiva, non ha vita propria. Noi le diamo vita. Attraverso lo specchio della nostra percezione si trasforma in un riflesso, in una nuova immagine. Diventa la “nostra” immagine soggettiva e diversa per ognuno di noi come è diverso è ciò che è dentro di noi, a volte sconosciuto anche a noi stessi.
    Quello che comunica a me, è la freddezza, l’incomunicabilità tra gli esseri, frutto dell’omologazione attraverso la quale l’Uomo si illude di trovare delle certezze, una prigione in cui relega la sua diversità, la sua identità unica, la sua libertà.
    Complimenti all’autore.
    Giuliana Beretta

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