Vendramin Emilio – Caos con luce sul fondo

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emilio vendramin Caos con luce sul fondo

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Comments (8)

 

  1. Bruno Colalongo scrive:

    Si è detto più volte che una fotografia ricca di soggetti può creare distrazioni in chi osserva, questa ne potrebbe essere proprio la dimostrazione.
    Ma… c’è un grande pregio, la presenza di uno specchio con cornice.
    La mia attenzione si concentra su quanto contenuto in quello spazio, viene attratta da quei soggetti quasi evidenziati nell’ambiente più ristretto.
    Per me la fotografia è tutto quanto all’interno di quella cornice che protegge lo specchio.
    Il bianco-nero, un’ulteriore arricchimento.

    Bruno Colalongo

  2. Sì quello specchio salva il tutto e l occhio ci viene quasi “imprigionato” ma la trovo comunque e sempre lontano dal mio modo di vedere e dal mio gusto estetico.
    Un caos calmo mi verrebbe da dire, che però non mi prende.
    Donatella Tandelli

  3. Domenico Brizio scrive:

    Vedo… troppe cose e… nessuna. Posso enumerare decine di oggetti mentre la mia mente li analizza, ne associa una funzione, ne rifiuta/accetta il significato nel luogo. E posso riposarmi su uno degli oggetti o crearmi ancora uno spazio di immaginazione per tentare di sollevarmi da-quel-che-vedo, anche se non di sopraffina si tratta. Fortuna mia non amo la classificazione in modo assoluto – quella che ti fa riposare di serena mente dopo aver aderito al manifesto proclamatorio… la Fotografia è 1), 2) e 3)… – e posso navigare ancora un po’… Però questa è una fotografia debole o solo l’anti-fotografia del genere fashion razionale e diretto alla sollecitazione di un acquisto.
    Domenico Brizio

  4. Enrico Maddalena scrive:

    L’amico Bruno ha centrato la lettura.

    L’elemento essenziale è proprio lo specchio. Perchè?

    In ogni immagine fotografica, viene rappresentato una metà dello spazio, quello che è davanti all’obiettivo. Ciò che è dietro alla macchina è nascosto.

    Lo specchio supera questo limite e ci mostra anche, se pur parzialmente, quello che è dietro.

    La cornice che Bruno evidenzia, è come una foto nella foto. Una seconda immagine che ci mostra un altro brandello di realtà.

    Il soggetto dell’immagine è proprio il disordine, la confusione che regna in quell’ambiente.

    Nel titolo traspare una intenzione quasi metafisica dell’autore, che interpreta la presenza dell’apertura verso l’esterno, come l’uscita dal caos.
    Un riferimento alla Genesi: In principio era il Caos, poi il Signore creò la luce…
    Ma questo ce lo dice il titolo. L’immagine da sola non porta così lontano.
    Enrico Maddalena

  5. Maurizio Tieghi scrive:

    La fotografia in discussione si dice possa reggere allo sguardo sapiente dei commentatori quasi elusivamente per la presenza di uno specchio nel centro del fotogramma, a questo proposito si fanno diverse valide considerazioni. Per quanto mi riguarda lo specchio è essenziale perché da “semplicemente” profondità all’immagine rendendola, per quanto possibile, prospetticamente migliore. La scelta di far apparire molte cose all’interno del riquadro compositivo, per rendere l’idea del caos (interiore oppure esteriore?) da parte dell’autore può essere condivisa, non concordo che questo sia stato fatto nell’abusato bianco & nero, specialmente se convertito dal digitale. Molto meglio raccontare il caos, tramite la fotografia, modulando in post produzione le varie tonalità di colori presenti sulla scena del delitto.
    Maurizio Tieghi

  6. Stefano Gigli scrive:

    L’autore è consapevole che l’occhio non si poserà sereno e la mente sarà confusa. Lo dichiara nel titolo.
    Pezzi di cuoio, di tessuto e sofferti quadri naif mi fanno immaginare un sarto artigiano alla ricerca di creazioni “al limite” per persone che non vogliono omologarsi a nessuno standard. (Occorre personalità e coraggio per indossare quelle improbabili creazioni artistiche).
    Emilio conosce le regole della fotografia come forse questo artigiano quelle della sartoria. Eppure entrambi e in modo irriverente hanno deciso di rimescolare le carte per suscitare una cupa tensione emotiva che, visti i commenti, evidentemente arriva a segno.
    Stefano Gigli

  7. Antonino Tutolo scrive:

    Questa volta resto sul razionale.
    Non c’é solo il quadro, o meglio la cornice, ad attirare lo sguardo: c’é anche il pesce, le strisce di tessuto sulla destra, le buste piene di stoffe, in primo piano, ecc.
    Tutti i dettagli bianchi risaltano sul nero dell’ambiente, anche separatamente ed in modo incongruo dalla forma di cui sono parte.
    La ricchezza di soggetti presenti nell’immagine può generare difficoltà di lettura; ma l’incomprensione può derivare, come in questo caso, anche dalla presenza di un’illuminazione che non differenzia in modo opportuno i piani, in profondità.
    Il nero del comodino (?), sulla sinistra, si confonde sulla parete del quadro, lasciando in evidenza (appare perfino illogica) la linea bianca luminosa del ripiano di marmo e la macchia bianca circolare della sua maniglia (?).
    Delle volte, per rappresentare la realtà, bisogna intervenire artificialmente per addomesticarla alle esigenze bidimensionali della fotografia (illuminazione aggiuntiva dei piani in profondità) ed alla scarsa capacità dell’occhio di distinguere i particolari nelle zone a bassa luminosità.
    Paradossalmente, a volte, “l’artificiosità fotografica” è più reale della “realtà fotografica”. Per questo si parla di “bugia fotografica”.
    Per cui spesso occorre intervenire in ripresa con luci addizionali, con pellicole ad alta sensibilità, con sviluppi particolari e con artifizi da camera oscura per “ripristinare” la realtà offesa dalla inadeguatezza del mezzo fotografico.
    In questa immagine vedo il caos ambientale, ma non vedo la luce sul fondo.
    Antonino Tutolo

  8. Massimo Losacco scrive:

    Più commenti leggo su di una fotografia e più mi rendo conto quanto meravigliosa possa essere questa forma di espressione.
    Mi affascina il vedere le diverse interpretazioni dei vari commentatori, a dimostrare che ognuno guarda attraverso i propri occhi.
    Questo è segno tangibile della umana diversità e del caos che regna non solo in questa foto.
    L’autore è riuscito nell’intento.
    Cordialità
    Massimo Losacco

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