Giuggioloni Franco – In fondo

Passeggiando di notte …Recanati.

83 Franco Giuggioloni In fondo

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Comments (9)

 

  1. Mi pare che ci sia della distorsione prospettica che vista la linearità del soggetto sarebbe stata da aggiustare, il contrasto cromatico è semplice quanto efficace.
    Penso che una figura magari in movimento sullo sfondo o anche ferma magari appoggiata alla parete avrebbe creato + interesse.
    Donatella Tandelli

  2. Domenico Brizio scrive:

    Vedo un triangolo prospettico, un rettangolo e una spirale: di per sè già sufficienti a destare attenzione per il loro valore simbolico. I simboli sono immersi in un contrasto cromatico tra frequenza artificiale (neon?) e luce naturale graduata in arrivo, più calda. Le luci disegnano una atmosfera essenziale: a me parla, mi interessa, mi fa entrare nel suo ricettacolo fisico e posso percorrere anche la crepa sul pavimento in direzione della luce naturale, ma arrivato sulla soglia del buio-luce andrò a destra perchè sono fotofilo.
    Tutto ok così, si partecipa. Non ci aggiungiamo niente, non siamo vetrinisti, non abbiamo propositi commerciali. Bravo l’autore a vedere. Bravo.
    Domenico Brizio

  3. Enrico Maddalena scrive:

    Donatella,
    se ci fosse stata una figura, il significato sarebbe cambiato: noi saremmo stati dei semplici osservatori.
    Così siamo invece i protagonisti: siamo noi a trovarci all’interno di questo angusto corridoio, da soli, con la voglia di andare a destra per uscirne e cercare la luce.
    La correzione delle distorsioni, come la regola dei terzi, non devono essere delle “gabbie”. Poichè questa non è una fotografia di architettura, ma tende a creare una sensazione di disagio, di labirinto, la distorsione ci può anche stare.
    Enrico Maddalena

  4. Antonino Tutolo scrive:

    Il grandangolo (?) ha deformato la prospettiva reale, aprendo la parte alta dell’apertura (più vicina al punto di osservazione) e restringendo quella bassa (più lontana da esso).
    A mio avviso l’unico problema è la linea inclinata dell’apertura, sul margine destro, poco gradevole nella sua inclinazione.
    Per il resto sono interessanti la geometria, la composizione e soprattutto il contrasto, tra il verde ed il giallino, dovuti alla diversità di temperatura colore delle luci ambienti.
    E’ un effetto grafico che intriga, ma che resta nella sfera del reale. Infatti i graffiti (sulla parete) testimoniano un “vissuto”; quindi l’immagine non è un’astrazione dalla realtà, ma una sua interpretazione; come quasi tutte le fotografie.
    Antonino Tutolo

  5. Federico Deidda scrive:

    Non sono d’accordo con la critica di Donatella Tandelli. Non trovo che manchi qualcosa o qualcuno in questa immagine.
    Mi piacciono le luci, quella più fredda che insiste sul muro verde, quella più calda sul vicolo in fondo, e, infine, quella «nera» che, con la sua presenza-assenza, genera le due aperture. L’incastro tra le forme geometriche delle superfici reali e quelle generate dalle luci è perfetto. I colori poi, così contrastanti, si riuniscono in uno dei migliori accostamenti possibili. La geometria delle superfici è molto efficace, infatti, ogni forma è a sé stante, incastrata, ma differente. Ciò crea un insieme armonico, di grande effetto visivo, con una valenza concettuale potente. A un primo «assaggio» il luogo sembra sgradevole, a metà tra un sottopasso e un locale abbandonato, poi si viene catturati dal’ordine delle linee e si vuole rimanere a guardare. Al secondo passaggio, si ha il tempo di osservare la mancanza di porte e si resta conquistati dalla luce in fondo, più calda, che mostra chiaramente la via per uscire. In fondo a destra sembra esserci il sole. I fortissimi concetti di «buio-luce» e di «perdersi-ritrovarsi» che esprime questa fotografia, è addirittura rafforzato dalla spirale disegnata sul muro.
    Complimenti a Franco Giuggioloni.
    L’unico appunto che devo rivolgere, è per i finti fiocchi di neve che il web designer insiste a far cadere sulla foto (sigh!)
    Federico Deidda

  6. Maurizio Tieghi scrive:

    Questa foto è bruttina ed in tono comunque con l’abiente che deve raccontare. Il punto di ripresa usato, le sue disarmonie ed i colori “consumati” rafforzano il senso di degrado, alcuni segni sui muri rimandono ad altro. A differenza del tramonto della foto precedente, dove tutto è contenuto all’interno dei lati del fotogramma, questa è un’immagine “aperta”, tendenzialmente troppo succulenta, si sente l’odore del sanghe da lontano……..

    Questa volta non so’ trattenermi è rivolgo un’osservazione direttamente per quanto scritto da Donatella: se contenesse le cose da te auspicate tutti noi saremmo al cospetto di un altra foto, non questa.

    Maurizio Tieghi

  7. Non mettetemi in bocca cose che nn ho detto eh!!!!
    Io non ho detto che manca, solo che nella filosofia della fiera dei forse ho ipotizzato che una figura poteva rendere il tutto + interessante ed esteticamente accattivante, almeno ai miei occhi-.
    cosa diversa da chi invece ha suggerito che lo spettatore potesse essere dentro il tunnel,ipotesi interessante si che però non esclude una possibile presenza in fondo al tunnel
    Donatella Tandelli

  8. Domenico Brizio scrive:

    Capisco la motivazione di Donatella. E’ un aspetto che spesso ci porta a riempire di antropologico un ambiente, una specie di reazione inconsapevole all’horror vacui supposto. E proiettiamo la presenza umana giustificatoria come se i luoghi non avessero già i loro genius loci.
    Personalmente tendo a cercare il genius loci e a lasciarlo agire senza inserire la figura umana, però mi immagino io stesso intrufolato a pascolare esteticamente il luogo. Quando un fotografo mi fa fare questo percorso, in me continuamente allo stato latente, non posso fare a meno di aderire alla sua visione: comunichiamo!
    E non importa se ho davanti un ampio paesaggio o una microfotografia: viaggio e immagino, come davanti a questa fotografia.
    Domenico Brizio

  9. Luca Tedeschini scrive:

    “Questa foto è bruttina” reclude il relativo commento al “mi piace/non mi piace”: bilancia che, però, non può essere usata in siti come questo. sorry.
    siamo protagonisti in questo labirinto e ci veniamo spinti dentro come in un incubo laddove le linee sono distorte dalla nostra paura di non uscirne più. giriamo su noi stessi come in una spirale infinita e ci contorciamo nelle nostre stesse paure. ma l’uscita c’è.. e giù verso il fondo.. ma anche lì occorre scegliere l’uscita giusta.. quella della luce o quella di un altro buio. foto ricca, ricchissima e non banale.. nemmeno nel riuscire a vederla.
    Luca Tedeschini

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