Convegno “La fotografia amatoriale in Italia: problemi e prospettive”

 in occasione del 70° anniversario della Società Fotografica Novarese

 70 anni sono un traguardo importante, forse ancor più nella vita di un’associazione che in quella di una singola persona, perché significano decenni di sforzi per mettere in comune idee, proposte ed il proprio tempo libero, spesso già abbastanza sacrificato da altri impegni e per promuovere con continuità la diffusione della cultura fotografica. Ci è sembrato giusto, nella circostanza dei festeggiamenti, tra mostre, proiezioni e corsi di fotografia, collocare anche un momento istituzionale per una riflessione su noi stessi, sulla nostra realtà di fotoamatori in questo particolare momento storico, caratterizzato da importanti cambiamenti tecnologici ma anche sociali e culturali che vanno ben al di là dell’ambito fotografico. Si parla di crisi economica e di valori, si avvertono, a volte, anche nei nostri ambiti associativi, segnali di stanchezza e di disinteresse perché spesso altri problemi ci distraggono o semplicemente perché non sappiamo proporre nuovi spunti di coinvolgimento. Per aiutarci a trovare non tanto “La soluzione” al problema ma piuttosto per approfondirlo adeguatamente sono intervenuti a Novara, nella giornata del 31 ottobre scorso, il critico Cesare Colombo, Sergio Magni e Glauco Pierri in rappresentanza dei due circoli più anziani della Federazione, Silvano Bicocchi del Dipartimento Attività Culturali e, in qualità di moderatore, Claudio Pastrone.

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Cesare Colombo ha puntato su un approccio di tipo storico, tracciando un quadro lucido ed esaustivo della fotografia italiana dal novecento ai giorni nostri e sottolineando il ruolo primario svolto da autorevoli circoli fotografici come La Gondola e La Bussola e dai primi libri e riviste fotografiche (come ad esempio la mitica “Ferrania”), nelle quali i fotoamatori hanno avuto modo di esprimersi in piena libertà e senza i condizionamenti da sempre subìti dai professionisti ad opera della committenza.  A partire dagli anni ’60 e ’70, grazie alla diffusione di fotocamere a prezzi più contenuti, la fotografia ha coinvolto un maggior numero di persone e si è evidenziata una maggior consapevolezza ed attenzione per il tema del sociale. Oggi la tecnologia digitale, l’utilizzo delle reti informatiche e delle fotocamere incorporate nei telefonini hanno ulteriormente modificato ed ampliato i paradigmi espressivi, ma anche creato non poca confusione ed un generale appiattimento culturale. Sia Pierri che Magni hanno insistito proprio su questo punto, mettendo in guardia contro le conseguenze rischiose di una “de-regulation” totale, di una completa assenza di schemi e di riferimenti. Del resto è obiettivamente difficile, di fronte a certe immagini, capire se si tratta di “opere” sperimentali e quindi da valutare con la dovuta attenzione o del risultato di un gesto liberatorio e semplicemente istintivo. Bicocchi ha citato come esempio positivo il ricorso al blog ed al social network per aggregare risorse e per comunicare più facilmente con altri fotoamatori coordinandoli fino a realizzare progetti di documentazione complessi.

Mi piace concludere queste brevi riflessioni con una nota di speranza e di ottimismo, tratta dallo spot creato dal nostro socio Giampiero Vicario ed inserito in tutte le proiezioni del 70°: “Una vita giocando con la luce”.  Stiamo ancora giocando e vogliamo continuare a giocare. I raggi colorati proiettati oltre il 2009 esprimono l’impegno della Società Fotografica Novarese ad essere, anche per il futuro, una presenza viva e costante nella cultura della nostra città . Proprio questo entusiasmo, manifestato anche dai soci più maturi, credo sia la risposta più rassicurante ai nostri interrogativi e la premessa indispensabile per superare difficoltà e incomprensioni e per continuare l’attività, rispettando il lavoro, spesso discreto e poco appariscente ma sempre importante, svolto dai soci per tutto questo tempo.

 Silvio Giarda

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Comments (2)

 

  1. Antonino Tutolo scrive:

    “…..l’utilizzo delle reti informatiche e delle fotocamere incorporate nei telefonini hanno ulteriormente modificato ed ampliato i paradigmi espressivi, ma anche creato non poca confusione ed un generale appiattimento culturale”.
    Posso condividere il problema della confusione e dell’appiattimento culturale.
    Ma attribuire la nascita di questi problemi alle reti informatiche ed alle fotocamere incorporate nei telefonini mi pare quanto meno una semplicistica affermazione da “caccia elle streghe”.
    Gli stessi problemi di confusione e di appiattimento culturale si riscontrano in ogni manifestazione del pensiero moderno: letteratura, musica, politica, economia, televisione, giornali.
    Possibile che tutte derivino dall’utilizzo delle reti informatiche e dell’uso dei telefonini?
    Strumenti che portano in ogni casa conoscenze ed informazioni da tutto il mondo, nel modo più capillare e multiforme possibile, che forniscono possibilità di scambio di punti di vista di nuove scoperte, possono mai risultare strumento di appiattimento culturale?
    Non è che forse facciamo troppo riferimento ad una massa di persone ignoranti, che la scuola non ha formato, che la società non sa acculturare, che la televisione indirizza verso una pseudocultura da paese del terzo mondo; nonostante costoro vivano nella nazione che possiede più del 70% del patrimonio artistico mondiale?
    Non è significativo che l’unico concerto di musica “seria”, trasmesso in un anno, sia quello di Capodanno?
    Oppure che l’ultimo spettacolo teatrale trasmesso in televisione risalga a qualche decennio fa?
    Non potrebbe essere, piuttosto, che i nuovi fotografi siano indirizzati malamente, da chi ha interesse, verso una fotografia consumistica, che si può acquisire facilmente, a poco prezzo, ma il cui valore non interessa nessuno?
    Le persone istruite ragionano e comprendono. L’ignorante acquista a scatola chiusa.
    Possibile che in un convegno queste ipotesi non siano state formulate?
    Non è troppo semplicistico attribuire certe responsabilità a degli “strumenti inanimati”, piuttosto che alle persone che li utilizzano, ed a chi dovrebbe fornire una guida ed un esempio?
    Ovviamente comprendo che la FIAF fa tutto il possibile. Ma non tutti sono soci di questa associaizone. La maggior parte dei nuovi fotografi cadono nelle grinfie del gatto e della volpe.
    Io credo che, prima di arrivare alle conclusioni, occorrerebbe valutare più attentamente le cause della disgregazione, cercandole anche nell’ambito molto più vasto dell’intera cultura italiana; il cui declino sembra inarrestabile, sotto il prepotente incalzare di una pseudocultura che mira (e porta) all’ignoranza.
    Non basta creare leggi e stabilire delle regole, sapendo che esse non saranno rispettate.
    Piuttosto occorre fornire esempi e modelli costruttivi.
    Occorre discriminare, innanzi tutto, i pregiudizi medioevali che regnano in alcuni angoli dell’associazione.
    Occorre avere la lungimiranza di badare al futuro.
    La cultura richiede secoli di fatica e di scoperte.
    Invece bastano un paio di generazioni, mal educate, per tornare nel buio dell’ignoranza, della caccia alle streghe, dell’annullamento della conoscenza.

    Possibile che il digitale e l’informatica siano demoni tanto potenti?
    Antonino Tutolo

  2. Trovo molto acuto ed incisivo l’intervento di Antonio Tutolo in risposta al convegno sulla fotografia amatoriale in Italia.
    Cordialmente Ottavio Perpetua

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