<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
		>
<channel>
	<title>Commenti a: Tecnologia digitale e fotografia “realista” di C. Delli e M. Pieroni</title>
	<atom:link href="http://blog.fotoit.it/2009/12/14/tecnologia-digitale-e-fotografia-%e2%80%9crealista%e2%80%9d-di-c-delli-e-m-pieroni/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://blog.fotoit.it/2009/12/14/tecnologia-digitale-e-fotografia-%e2%80%9crealista%e2%80%9d-di-c-delli-e-m-pieroni/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 23 Feb 2012 13:29:21 +0100</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.4</generator>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
		<item>
		<title>Di: Antonino Tutolo</title>
		<link>http://blog.fotoit.it/2009/12/14/tecnologia-digitale-e-fotografia-%e2%80%9crealista%e2%80%9d-di-c-delli-e-m-pieroni/comment-page-1/#comment-2273</link>
		<dc:creator>Antonino Tutolo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 09:39:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.fotoit.it/?p=931#comment-2273</guid>
		<description>ha rinnovato l&#039;arte del XX secolo, non del XIX. Chiedo scusa per l&#039;errore.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ha rinnovato l&#8217;arte del XX secolo, non del XIX. Chiedo scusa per l&#8217;errore.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Antonino Tutolo</title>
		<link>http://blog.fotoit.it/2009/12/14/tecnologia-digitale-e-fotografia-%e2%80%9crealista%e2%80%9d-di-c-delli-e-m-pieroni/comment-page-1/#comment-2271</link>
		<dc:creator>Antonino Tutolo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 09:31:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.fotoit.it/?p=931#comment-2271</guid>
		<description>Sto leggendo il trattato &quot;Pittura fotografia film&quot; di Laszlo Maholy-Nagy; un libro che, insieme ad altri sei, in piena era analogica, era alla base del Bauhaus tedesco, e che ha completamente rinnovato l&#039;arte del XIX secolo, arrivando a concepire gli attuali media, la interdisciplinità delle arti.
Maholy-Nagy teorizza il primato della &quot;cultura del visivo&quot; (quindi non l&#039;arte fine a se stessa), l&#039;uso dell&#039;arte nel sociale, nell&#039;informazione, scienza, antropologia, criminologia e pedagogia. 
La fotografia inquadra l&#039;invisibile; il montaggio è strumento di esame della realtà. L&#039;arte avrebbe dovuto insegnare all&#039;uomo a partecipare, in modo critico e attivo, al &quot;vasto processo di riorganizzazione del visibile che la tecnologia aveva innescato&quot;. La teorizzazione dei media democratici!
Maholy-Nagy poneva l&#039;obiettivo di mettere in relazione i vari settori della Gestaltung (formazione) contemporanea, per una nuova cultura della forma; contrastando la specializzazione e la settorializzazione del sapere (quindi contro la chiusura della fotografia in se stessa).
Maholy-Nagy chiede l&#039;apporto di specialisti in ogni campo teorico e scientifico per l&#039;arricchimento delle possibilità espressive dell&#039;arte; per una Neue Photographie e per una nuova arte.
Nel 1927, in piena era analogica, le menti aperte del Bauhaus tedesco avevano già partorito quello che oggi ancora rifiutiamo, come fosse un figlio spurio, nato fuori dal matrimonio del &quot;momento decisivo&quot; con &quot;l&#039;impronta del reale&quot;.
La realtà oggettiva dell&#039;orma, a quanto pare, esiste solo nella fotografia (italiana); le altre discipline si relazionano tra loro e sono consapevoli che la realtà è soggettiva, multiforme, adimensionale, e talvolta persino irrazionale.
La fotografia italiana è ancora, ed isolata, in Cartier Bresson.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sto leggendo il trattato &#8220;Pittura fotografia film&#8221; di Laszlo Maholy-Nagy; un libro che, insieme ad altri sei, in piena era analogica, era alla base del Bauhaus tedesco, e che ha completamente rinnovato l&#8217;arte del XIX secolo, arrivando a concepire gli attuali media, la interdisciplinità delle arti.<br />
Maholy-Nagy teorizza il primato della &#8220;cultura del visivo&#8221; (quindi non l&#8217;arte fine a se stessa), l&#8217;uso dell&#8217;arte nel sociale, nell&#8217;informazione, scienza, antropologia, criminologia e pedagogia.<br />
La fotografia inquadra l&#8217;invisibile; il montaggio è strumento di esame della realtà. L&#8217;arte avrebbe dovuto insegnare all&#8217;uomo a partecipare, in modo critico e attivo, al &#8220;vasto processo di riorganizzazione del visibile che la tecnologia aveva innescato&#8221;. La teorizzazione dei media democratici!<br />
Maholy-Nagy poneva l&#8217;obiettivo di mettere in relazione i vari settori della Gestaltung (formazione) contemporanea, per una nuova cultura della forma; contrastando la specializzazione e la settorializzazione del sapere (quindi contro la chiusura della fotografia in se stessa).<br />
Maholy-Nagy chiede l&#8217;apporto di specialisti in ogni campo teorico e scientifico per l&#8217;arricchimento delle possibilità espressive dell&#8217;arte; per una Neue Photographie e per una nuova arte.<br />
Nel 1927, in piena era analogica, le menti aperte del Bauhaus tedesco avevano già partorito quello che oggi ancora rifiutiamo, come fosse un figlio spurio, nato fuori dal matrimonio del &#8220;momento decisivo&#8221; con &#8220;l&#8217;impronta del reale&#8221;.<br />
La realtà oggettiva dell&#8217;orma, a quanto pare, esiste solo nella fotografia (italiana); le altre discipline si relazionano tra loro e sono consapevoli che la realtà è soggettiva, multiforme, adimensionale, e talvolta persino irrazionale.<br />
La fotografia italiana è ancora, ed isolata, in Cartier Bresson.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Antonino Tutolo</title>
		<link>http://blog.fotoit.it/2009/12/14/tecnologia-digitale-e-fotografia-%e2%80%9crealista%e2%80%9d-di-c-delli-e-m-pieroni/comment-page-1/#comment-2167</link>
		<dc:creator>Antonino Tutolo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 11:43:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.fotoit.it/?p=931#comment-2167</guid>
		<description>@Giorgio Cecca
&quot;Un saluto a tutti ma soprattutto un grazie ad Antonino.&quot;
Grazie.
Ho il convincimento che il digitale si stia muovendo solo ora alla ricerca di una nuova estetica. Fin ora ha ripercorso le vie dell&#039;analogico. Molti ignorano che il procedimento fotografico ha le stesse necessità e regole del digitale. Le elaborazioni, i montaggi, i viraggi, le quadruple esposizioni, il mosso, le deformazioni prospettiche, i fotomontaggi esistevano già ai principi del &#039;900. 
I discorsi delle sezioni e dei forum, sulla realtà, sull&#039;impronta dell&#039;analogico e sulla demonizzazione del digitale, mi fanno tornare alla memoria gli stessi allarmismi, gli stessi pregiudizi che sono sorti tra i pittori, all&#039;avvento del daguerrotipo: “la pittura è finita” (la pittura allora era documentazione, realtà verosimile, anche se immaginata). Grazie all&#039;avvento della fotografia, che si è accollata il compito della documentazione, la pittura si è svincolata dalla documentazione, divenendo arte pura, senza limiti e condizionamenti. Ma se leggessi i commenti dei critici sull&#039;impressionismo, noteresti le analogie coi forum ed i blog attuali!
La fotografia è stata presentata da Daguerre, per necessità commerciali, come copia fedele, impronta del reale; ed ancora porta questa pietra tombale, nonostante grandi fotografi abbiano ignorato, da sempre, questo inopportuno condizionamento.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Giorgio Cecca<br />
&#8220;Un saluto a tutti ma soprattutto un grazie ad Antonino.&#8221;<br />
Grazie.<br />
Ho il convincimento che il digitale si stia muovendo solo ora alla ricerca di una nuova estetica. Fin ora ha ripercorso le vie dell&#8217;analogico. Molti ignorano che il procedimento fotografico ha le stesse necessità e regole del digitale. Le elaborazioni, i montaggi, i viraggi, le quadruple esposizioni, il mosso, le deformazioni prospettiche, i fotomontaggi esistevano già ai principi del &#8216;900.<br />
I discorsi delle sezioni e dei forum, sulla realtà, sull&#8217;impronta dell&#8217;analogico e sulla demonizzazione del digitale, mi fanno tornare alla memoria gli stessi allarmismi, gli stessi pregiudizi che sono sorti tra i pittori, all&#8217;avvento del daguerrotipo: “la pittura è finita” (la pittura allora era documentazione, realtà verosimile, anche se immaginata). Grazie all&#8217;avvento della fotografia, che si è accollata il compito della documentazione, la pittura si è svincolata dalla documentazione, divenendo arte pura, senza limiti e condizionamenti. Ma se leggessi i commenti dei critici sull&#8217;impressionismo, noteresti le analogie coi forum ed i blog attuali!<br />
La fotografia è stata presentata da Daguerre, per necessità commerciali, come copia fedele, impronta del reale; ed ancora porta questa pietra tombale, nonostante grandi fotografi abbiano ignorato, da sempre, questo inopportuno condizionamento.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giorgio Cecca</title>
		<link>http://blog.fotoit.it/2009/12/14/tecnologia-digitale-e-fotografia-%e2%80%9crealista%e2%80%9d-di-c-delli-e-m-pieroni/comment-page-1/#comment-2119</link>
		<dc:creator>Giorgio Cecca</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 21:05:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.fotoit.it/?p=931#comment-2119</guid>
		<description>Qual è il modo principale per osservare, analizzare, mostrare e godere di una fotografia? La stampa. L’evento principe, comunicativo, della fotografia è la mostra.
Cosa cerchiamo di leggere in una fotografia? Il significato.
Vorrei partire da queste semplici considerazioni sulle quali credo ci si possa generalmente trovare tutti d’accordo per fare delle osservazioni a quanto esposto nell’articolo “Argento Vivo” comparso nel numero di febbraio di Fotoit.
Se, quindi, per comunicare un significato ci serviamo di una immagine stampata quale reale importanza hanno i mezzi, chimici o elettronici, utilizzati per ottenerla? Io credo pressoché nessuno. Dopotutto l’etimologia della parola fotografia non fa nessun accenno né alla chimica né all’elettronica. Discutere di quale tecnologia si è utilizzata per produrre un’immagine (e quale sia migliore) ha alla base lo stesso atteggiamento mentale di chi si domanda quale obiettivo e di quale marca è stato utilizzato. Lo stesso atteggiamento di chi si interessa di tecnologia e non di arte o linguaggio fotografico. (Niente di tutto ciò troveremmo in un saggio di critica fotografica.)
Perfino Mappelthorpe diceva che se fosse nato qualche centinaio d’anni prima sarebbe stato uno scultore e che la fotografia era per lui un modo di fare scultura più velocemente. Non si formalizzava quindi sui mezzi che usava per fare la propria arte.
Queste brevi considerazioni già basterebbero a relegare la materia del “contendere” ad una chiacchierata da foto club su questioni secondarie riguardanti la fotografia.
Ma se di ciò vogliamo proprio chiacchierare, credo che per  fare dei confronti fra tecnica analogica e tecnica digitale occorra avere conoscenze approfondite non solo della prima ma anche della seconda. Conoscenze che solo la pratica può dare.
Voglio fare un po’ di chiarezza su certi falsi miti o inesattezze che continuano a circolare impunemente:
1.	Le foto digitali possono stamparsi in modi alternativi all’inkjet e cioè con procedimenti chimici su carta…chimica!
2.	Gli obiettivi stabilizzati non sono una esclusiva del digitale ma si possono usare anche su pellicola.
3.	Stampare il digitale in qualità non è facile.
Personalmente non ho mai stampato a inkjet (né ho mai sentito nessuno che lo faccia) le mie foto “digitali”, invece sviluppo (mi si conceda l’uso del termine) il mio file in modo che la stampa rispecchi e rispetti il mio “intento espressivo”. In tutto ciò lo stampatore non dovrà più operare fornendo la sua interpretazione ma soltanto eseguendo (anzi la macchina eseguirà) delle istruzioni che io, l’Autore, ho incorporato nel file. Tutte cose impossibili, per esempio, per la grandissima maggioranza dei fotografi a colori dell’era pre-digitale (a meno di non stampare da sé – per chi fa del bianconero le coso sono ben più facili). E comunque è difficile ottenere due stampe identiche, specie se eseguite a giorni di distanza. E se uso due monitor e due macchine da stampa diverse è pressocchè impossibile! La tanto temuta massificazione del digitale sta tutta nella testa di qualcuno che si sente snobbato ma che in realtà è in preda alle insicurezze di chi non riesce a razionalizzare e concepire il progresso della tecnica che non solo ha fatto parte della storia della fotografia ma ne ha addirittura determinato la nascita! 
Una citazione: “[…] un autore inglese lamentava che la novità avesse creato un esercito di fotografi che infestavano l’intero globo ritraendo oggetti di ogni sorta, dimensione e forma, in quasi tutte le situazioni senza mai fermarsi un attimo a chiedersi  ma è davvero arte? Appena scorgono qualcosa di gradevole, ecco che subito  mettono a fuoco l’apparecchio e scattano una foto! Neppure un attimo di riflessione, e perché mai dovrebbe esserci? […] Per essi composizione , luce, ombra, forma, grana non sono altro che vuoti slogan.” 
In questo brano, una citazione contenuta in un testo di R. Adams, non ci si riferisce a coloro che fanno fotografia digitale (sebbene le osservazioni calzerebbero a pennello) bensì ai primi fotografi che cominciarono ad utilizzare la lastra a secco e quindi i primi apparecchi portatili, invece di preparare una per volta le lastre al colloido umido prima di ogni scatto. Vediamo allora quanto vecchia sia (stiamo considerando un testo del 1893!), e inconcludente, la polemica (perché, anche se malcelata, di polemica si tratta) sulla facilità che il progresso tecnologico introduce nella fotografia e sulle “nefaste” conseguenze che ne deriverebbero sulla creatività e sull’arte. Forse che la “perdita” del colloido umido abbia impedito ai citati Ansel Adams, Salgado, Weston di diventare gli artisti che sappiamo? Certamente no. La loro arte risiede in quello che J. Szarkowski chiama “l’occhio del fotografo”. L’espressività delle loro immagini è data dalla luce scelta (o attesa), dal punto di ripresa (e di vista) scelto, dalla scelta di cosa è dentro e di cosa è fuori dall’inquadratura, dalla post-produzione che modifica l’oggettività della immagine diretta catturata dall’obiettivo. Tutti questi elementi non sono forse comuni alla fotografia analogica e digitale? Abbiamo forse menzionato la chimica o l’elettronica?
La fotografia digitale offre una possibilità ed una immediatezza tali di controllo sul negativo digitale che spesso vengono additati come mezzi di manipolazione e di sofisticazione degli effettivi, magari modesti, risultati dello scatto originale. Ma manipolazione e sofisticazione, in questo senso, non sono forse stati inventati sotto il regno della fotografia chimica come quando accanto a Stalin sulla piazza rossa, gli stampatori sovietici facevano scomparire o riapparire vari personaggi a seconda delle loro alterne fortune politiche? Abbiamo dimenticato rayogrammi e solarizzazioni? Ma pensiamo che sia così facile per un esperto di fotografia digitale ripetere gli stessi risultati ottenuti in Sorgere della luna a Hernandez di A. Adams?
Io non credo che la “razza” dei fotografi “analogici” sia ghettizzata, e forse neanche che sia in via d’estinzione. Credo anzi che sia molto agguerrita. Nel sito web di condivisione di fotografie Flickr.com si trovano spessissimo presentate immagini corredate di tutti i dati su fotocamera, obiettivo, pellicole, carte, chimici e tempi di sviluppo, i cui autori cadono nel tecnicismo e rasentano il feticismo. Questo è piuttosto un auto-ghettizzarsi. Viceversa a corredo delle foto digitali troviamo solo il dato della fotocamera utilizzata (perché letto in automatico dal file). Oggigiorno poter disporre di una camera oscura, parlare di chimici dai nomi esotici e di carte baritate può farci sentire molto fotografi nonché troppo, pericolosamente, appagati dai risultati ottenuti.
E’ indubbiamente vero che la fotografia digitale ha semplificato (ma non sotto tutti gi aspetti) la fotografia e per certi versi la tecnica di ripresa. Scattare fotografie è, per certi versi, diventato un gioco. Ma allora, in tema di difesa della creatività, quando questa riesce ad esprimersi meglio se non durante il gioco? Perché non approfittare della possibilità di affrancarsi dal peso economico della pellicola per poter scattare 36 (o 360) fotografie in più? Così… tanto per tentare qualche esperimento!
C’è chi sceglie il digitale perché “più semplice” – tranne poi scoprire tutte le difficoltà peculiari di questa tecnologia, dalla gestione del colore alla gestione degli archivi informatici passando per la gestione dei profili colore ai fini della stampa; c’è chi resta all’analogico perché, molto semplicemente, possiede tutte le attrezzature, ha acquisito delle capacità tecniche che assecondano la sua propria arte e quindi non sente il bisogno di cambiare il proprio metodo di lavoro. Nessuno si è mai sognato di attaccare questo approccio.
E’ il pensiero che fa l’opera d’arte, non la mano. Non sono le imperfezioni che fanno la fotografia d’arte, al contrario alcune immagini (vedasi le opere di Capa) sono dei capolavori NONOSTANTE le imperfezioni. Non confondiamo l’Arte con l’artigianato!
Su Giacomelli è stato scritto: “Tecnicamente il lavoro si presenta come una registrazione di attimi rubati alla vita comune del paese. Giacomelli espresse al massimo il suo poco considerare l’inquadratura, la messa a fuoco, la perfezione tecnica di ripresa. Si concentrò sulla realtà, sulla gente, sulla campagna, sul lavoro. Diede vita a delle foto probabilmente lontane dalla purezza estetica ma cariche di un senso del reale e della vita raro nei fotografi a lui contemporanei” (Andrea L. Casiraghi su Scanno, reportage probabilmente dei più significativi della storia del neorealismo italiano).
Fare del bianconero analogico non è da “dinosauri” in via d’estinzione, avete e meritate tutto il rispetto. Ma continuare in modo latente ad affermare la superiorità di questa tecnica con la scusa di difenderla da attacchi che non sussistono (se non dal mercato che, volenti o nolenti, ha comunque allargato la schiera dei fotografi), questo sì, lo è.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Qual è il modo principale per osservare, analizzare, mostrare e godere di una fotografia? La stampa. L’evento principe, comunicativo, della fotografia è la mostra.<br />
Cosa cerchiamo di leggere in una fotografia? Il significato.<br />
Vorrei partire da queste semplici considerazioni sulle quali credo ci si possa generalmente trovare tutti d’accordo per fare delle osservazioni a quanto esposto nell’articolo “Argento Vivo” comparso nel numero di febbraio di Fotoit.<br />
Se, quindi, per comunicare un significato ci serviamo di una immagine stampata quale reale importanza hanno i mezzi, chimici o elettronici, utilizzati per ottenerla? Io credo pressoché nessuno. Dopotutto l’etimologia della parola fotografia non fa nessun accenno né alla chimica né all’elettronica. Discutere di quale tecnologia si è utilizzata per produrre un’immagine (e quale sia migliore) ha alla base lo stesso atteggiamento mentale di chi si domanda quale obiettivo e di quale marca è stato utilizzato. Lo stesso atteggiamento di chi si interessa di tecnologia e non di arte o linguaggio fotografico. (Niente di tutto ciò troveremmo in un saggio di critica fotografica.)<br />
Perfino Mappelthorpe diceva che se fosse nato qualche centinaio d’anni prima sarebbe stato uno scultore e che la fotografia era per lui un modo di fare scultura più velocemente. Non si formalizzava quindi sui mezzi che usava per fare la propria arte.<br />
Queste brevi considerazioni già basterebbero a relegare la materia del “contendere” ad una chiacchierata da foto club su questioni secondarie riguardanti la fotografia.<br />
Ma se di ciò vogliamo proprio chiacchierare, credo che per  fare dei confronti fra tecnica analogica e tecnica digitale occorra avere conoscenze approfondite non solo della prima ma anche della seconda. Conoscenze che solo la pratica può dare.<br />
Voglio fare un po’ di chiarezza su certi falsi miti o inesattezze che continuano a circolare impunemente:<br />
1.	Le foto digitali possono stamparsi in modi alternativi all’inkjet e cioè con procedimenti chimici su carta…chimica!<br />
2.	Gli obiettivi stabilizzati non sono una esclusiva del digitale ma si possono usare anche su pellicola.<br />
3.	Stampare il digitale in qualità non è facile.<br />
Personalmente non ho mai stampato a inkjet (né ho mai sentito nessuno che lo faccia) le mie foto “digitali”, invece sviluppo (mi si conceda l’uso del termine) il mio file in modo che la stampa rispecchi e rispetti il mio “intento espressivo”. In tutto ciò lo stampatore non dovrà più operare fornendo la sua interpretazione ma soltanto eseguendo (anzi la macchina eseguirà) delle istruzioni che io, l’Autore, ho incorporato nel file. Tutte cose impossibili, per esempio, per la grandissima maggioranza dei fotografi a colori dell’era pre-digitale (a meno di non stampare da sé – per chi fa del bianconero le coso sono ben più facili). E comunque è difficile ottenere due stampe identiche, specie se eseguite a giorni di distanza. E se uso due monitor e due macchine da stampa diverse è pressocchè impossibile! La tanto temuta massificazione del digitale sta tutta nella testa di qualcuno che si sente snobbato ma che in realtà è in preda alle insicurezze di chi non riesce a razionalizzare e concepire il progresso della tecnica che non solo ha fatto parte della storia della fotografia ma ne ha addirittura determinato la nascita!<br />
Una citazione: “[…] un autore inglese lamentava che la novità avesse creato un esercito di fotografi che infestavano l’intero globo ritraendo oggetti di ogni sorta, dimensione e forma, in quasi tutte le situazioni senza mai fermarsi un attimo a chiedersi  ma è davvero arte? Appena scorgono qualcosa di gradevole, ecco che subito  mettono a fuoco l’apparecchio e scattano una foto! Neppure un attimo di riflessione, e perché mai dovrebbe esserci? […] Per essi composizione , luce, ombra, forma, grana non sono altro che vuoti slogan.”<br />
In questo brano, una citazione contenuta in un testo di R. Adams, non ci si riferisce a coloro che fanno fotografia digitale (sebbene le osservazioni calzerebbero a pennello) bensì ai primi fotografi che cominciarono ad utilizzare la lastra a secco e quindi i primi apparecchi portatili, invece di preparare una per volta le lastre al colloido umido prima di ogni scatto. Vediamo allora quanto vecchia sia (stiamo considerando un testo del 1893!), e inconcludente, la polemica (perché, anche se malcelata, di polemica si tratta) sulla facilità che il progresso tecnologico introduce nella fotografia e sulle “nefaste” conseguenze che ne deriverebbero sulla creatività e sull’arte. Forse che la “perdita” del colloido umido abbia impedito ai citati Ansel Adams, Salgado, Weston di diventare gli artisti che sappiamo? Certamente no. La loro arte risiede in quello che J. Szarkowski chiama “l’occhio del fotografo”. L’espressività delle loro immagini è data dalla luce scelta (o attesa), dal punto di ripresa (e di vista) scelto, dalla scelta di cosa è dentro e di cosa è fuori dall’inquadratura, dalla post-produzione che modifica l’oggettività della immagine diretta catturata dall’obiettivo. Tutti questi elementi non sono forse comuni alla fotografia analogica e digitale? Abbiamo forse menzionato la chimica o l’elettronica?<br />
La fotografia digitale offre una possibilità ed una immediatezza tali di controllo sul negativo digitale che spesso vengono additati come mezzi di manipolazione e di sofisticazione degli effettivi, magari modesti, risultati dello scatto originale. Ma manipolazione e sofisticazione, in questo senso, non sono forse stati inventati sotto il regno della fotografia chimica come quando accanto a Stalin sulla piazza rossa, gli stampatori sovietici facevano scomparire o riapparire vari personaggi a seconda delle loro alterne fortune politiche? Abbiamo dimenticato rayogrammi e solarizzazioni? Ma pensiamo che sia così facile per un esperto di fotografia digitale ripetere gli stessi risultati ottenuti in Sorgere della luna a Hernandez di A. Adams?<br />
Io non credo che la “razza” dei fotografi “analogici” sia ghettizzata, e forse neanche che sia in via d’estinzione. Credo anzi che sia molto agguerrita. Nel sito web di condivisione di fotografie Flickr.com si trovano spessissimo presentate immagini corredate di tutti i dati su fotocamera, obiettivo, pellicole, carte, chimici e tempi di sviluppo, i cui autori cadono nel tecnicismo e rasentano il feticismo. Questo è piuttosto un auto-ghettizzarsi. Viceversa a corredo delle foto digitali troviamo solo il dato della fotocamera utilizzata (perché letto in automatico dal file). Oggigiorno poter disporre di una camera oscura, parlare di chimici dai nomi esotici e di carte baritate può farci sentire molto fotografi nonché troppo, pericolosamente, appagati dai risultati ottenuti.<br />
E’ indubbiamente vero che la fotografia digitale ha semplificato (ma non sotto tutti gi aspetti) la fotografia e per certi versi la tecnica di ripresa. Scattare fotografie è, per certi versi, diventato un gioco. Ma allora, in tema di difesa della creatività, quando questa riesce ad esprimersi meglio se non durante il gioco? Perché non approfittare della possibilità di affrancarsi dal peso economico della pellicola per poter scattare 36 (o 360) fotografie in più? Così… tanto per tentare qualche esperimento!<br />
C’è chi sceglie il digitale perché “più semplice” – tranne poi scoprire tutte le difficoltà peculiari di questa tecnologia, dalla gestione del colore alla gestione degli archivi informatici passando per la gestione dei profili colore ai fini della stampa; c’è chi resta all’analogico perché, molto semplicemente, possiede tutte le attrezzature, ha acquisito delle capacità tecniche che assecondano la sua propria arte e quindi non sente il bisogno di cambiare il proprio metodo di lavoro. Nessuno si è mai sognato di attaccare questo approccio.<br />
E’ il pensiero che fa l’opera d’arte, non la mano. Non sono le imperfezioni che fanno la fotografia d’arte, al contrario alcune immagini (vedasi le opere di Capa) sono dei capolavori NONOSTANTE le imperfezioni. Non confondiamo l’Arte con l’artigianato!<br />
Su Giacomelli è stato scritto: “Tecnicamente il lavoro si presenta come una registrazione di attimi rubati alla vita comune del paese. Giacomelli espresse al massimo il suo poco considerare l’inquadratura, la messa a fuoco, la perfezione tecnica di ripresa. Si concentrò sulla realtà, sulla gente, sulla campagna, sul lavoro. Diede vita a delle foto probabilmente lontane dalla purezza estetica ma cariche di un senso del reale e della vita raro nei fotografi a lui contemporanei” (Andrea L. Casiraghi su Scanno, reportage probabilmente dei più significativi della storia del neorealismo italiano).<br />
Fare del bianconero analogico non è da “dinosauri” in via d’estinzione, avete e meritate tutto il rispetto. Ma continuare in modo latente ad affermare la superiorità di questa tecnica con la scusa di difenderla da attacchi che non sussistono (se non dal mercato che, volenti o nolenti, ha comunque allargato la schiera dei fotografi), questo sì, lo è.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giorgio Cecca</title>
		<link>http://blog.fotoit.it/2009/12/14/tecnologia-digitale-e-fotografia-%e2%80%9crealista%e2%80%9d-di-c-delli-e-m-pieroni/comment-page-1/#comment-2118</link>
		<dc:creator>Giorgio Cecca</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 21:04:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.fotoit.it/?p=931#comment-2118</guid>
		<description>Robert Adams, un grande fotografo americano credo poco conosciuto in Italia a causa delle sue stampe troppo poco contrastate ha scritto qualcosa del genere:

&quot;L&#039;Arte non è la rappresentazione della realtà ma una sua rielaborazione al fine di renderla più comprensibile&quot;

Antonino Tutolo riesce a condensare e linearizzare dei concetti su Fotografia, Realtà, Arte e Natura in modo veramente eccellente.
C&#039;è un provincialismo in fotografia che fa spavento, purtroppo per trovarlo basta frequentare la nostra federazione.

Tempo fa, ho scritto un tentativo di risposta all&#039;articolo &quot;Argento Vivo&quot; comparso su Fotoit. In quell&#039;articolo, in modo malcelato e subdolamente venivano portate delle critiche al digitale esaltando in qualche modo la &quot;superiorità&quot; del bianconero.

Di seguito quanto da me scritto.
Un saluto a tutti ma soprattutto un grazie ad Antonino.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Robert Adams, un grande fotografo americano credo poco conosciuto in Italia a causa delle sue stampe troppo poco contrastate ha scritto qualcosa del genere:</p>
<p>&#8220;L&#8217;Arte non è la rappresentazione della realtà ma una sua rielaborazione al fine di renderla più comprensibile&#8221;</p>
<p>Antonino Tutolo riesce a condensare e linearizzare dei concetti su Fotografia, Realtà, Arte e Natura in modo veramente eccellente.<br />
C&#8217;è un provincialismo in fotografia che fa spavento, purtroppo per trovarlo basta frequentare la nostra federazione.</p>
<p>Tempo fa, ho scritto un tentativo di risposta all&#8217;articolo &#8220;Argento Vivo&#8221; comparso su Fotoit. In quell&#8217;articolo, in modo malcelato e subdolamente venivano portate delle critiche al digitale esaltando in qualche modo la &#8220;superiorità&#8221; del bianconero.</p>
<p>Di seguito quanto da me scritto.<br />
Un saluto a tutti ma soprattutto un grazie ad Antonino.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Antonino Tutolo</title>
		<link>http://blog.fotoit.it/2009/12/14/tecnologia-digitale-e-fotografia-%e2%80%9crealista%e2%80%9d-di-c-delli-e-m-pieroni/comment-page-1/#comment-1991</link>
		<dc:creator>Antonino Tutolo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 12:01:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.fotoit.it/?p=931#comment-1991</guid>
		<description>@Giovanni Firmani
&quot;Quando leggo sui regolamenti dei concorsi “non sono ammesse foto ritoccate al computer” (e simili), mi dico quanto siano anacronistici.&quot;
.
Anacronistici? Non è il temine adatto.
Un&#039;imagine fine art analogica, completamente priva di colore (B/N), artefatta nelle densità, negli annerimenti, nella grana, nei contrasti, che modificano la leggibilità dei dettagli e delle ombre, e quindi il significato stesso del soggetto, evidentemente è ritenuta altra cosa.
Ipocrisia o ignoranza?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Giovanni Firmani<br />
&#8220;Quando leggo sui regolamenti dei concorsi “non sono ammesse foto ritoccate al computer” (e simili), mi dico quanto siano anacronistici.&#8221;<br />
.<br />
Anacronistici? Non è il temine adatto.<br />
Un&#8217;imagine fine art analogica, completamente priva di colore (B/N), artefatta nelle densità, negli annerimenti, nella grana, nei contrasti, che modificano la leggibilità dei dettagli e delle ombre, e quindi il significato stesso del soggetto, evidentemente è ritenuta altra cosa.<br />
Ipocrisia o ignoranza?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: giovanni firmani</title>
		<link>http://blog.fotoit.it/2009/12/14/tecnologia-digitale-e-fotografia-%e2%80%9crealista%e2%80%9d-di-c-delli-e-m-pieroni/comment-page-1/#comment-1638</link>
		<dc:creator>giovanni firmani</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 11:14:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.fotoit.it/?p=931#comment-1638</guid>
		<description>Una sola riflessione. Quando leggo sui regolamenti dei concorsi &quot;non sono ammesse foto ritoccate al computer&quot; (e simili), mi dico quanto siano anacronistici. Salvo poi vedere la figura del concorso NAtional Geographoic di qualche anno addietro, quando i giurati non si sono accorti del taroccamento di un cielo (ma se ne sono accorti gli altri partecipanti che hanno fatto &quot;decapitare&quot; il vincitore.
la prima falsificazione del reale si ha nell&#039;inquadratura. Chi inquadra sceglie cosa lasciare fuori, elimina il contersto. Così facendo può riuscire a dare un sesbno completamente diverso al reale. Non capisco perché i problemi sono sorti solo con photoshop</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Una sola riflessione. Quando leggo sui regolamenti dei concorsi &#8220;non sono ammesse foto ritoccate al computer&#8221; (e simili), mi dico quanto siano anacronistici. Salvo poi vedere la figura del concorso NAtional Geographoic di qualche anno addietro, quando i giurati non si sono accorti del taroccamento di un cielo (ma se ne sono accorti gli altri partecipanti che hanno fatto &#8220;decapitare&#8221; il vincitore.<br />
la prima falsificazione del reale si ha nell&#8217;inquadratura. Chi inquadra sceglie cosa lasciare fuori, elimina il contersto. Così facendo può riuscire a dare un sesbno completamente diverso al reale. Non capisco perché i problemi sono sorti solo con photoshop</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Antonino Tutolo</title>
		<link>http://blog.fotoit.it/2009/12/14/tecnologia-digitale-e-fotografia-%e2%80%9crealista%e2%80%9d-di-c-delli-e-m-pieroni/comment-page-1/#comment-812</link>
		<dc:creator>Antonino Tutolo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Dec 2009 17:30:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.fotoit.it/?p=931#comment-812</guid>
		<description>La natura non ha pensiero. La natura non ha la volontà di comunicare, e quindi di fare arte. 
 
E&#039; l&#039;uomo che percepisce e dà significato artistico allo splendore ed alla compessità della natura; quando non la odia e la distrugge.
 
L&#039;arte è frutto di pensiero; è prerogativa, percezione e bisogno di comunicazione dei bisogni espressivi dell&#039;uomo.
 
Il fiore non si mette in posa, non profuma, per fare arte: lo fa, senza consapevoilezza, per attirare gli insetti che lo impollineranno.
 
La mia espressione &quot;fax della natura&quot; è una esasperazione, con intento critico, del concetto di &quot;realtà della fotografia&quot;.
 
La concezione della fotografia come &quot;immagine speculare&quot; della realtà, fu espresso nei confronti del daguerrotipo, alla sua scoperta, più di 150 anni fa.
Per Daguerre il suo daguerrotipo era &quot;la riproduzione spontanea delle immagini della natura ricevute dentro la camera obscura&quot;.
E&#039; una “spontanità” che mi richiama la &quot;spontaneità&quot; “automatica” alla riproduzione “esatta” e “naturale” della fotocopiatrice o di un fax.
L&#039;arte è altra cosa. Richiede pensiero, elaborazione degli stimoli esterni in correlazione con quelli interni.
 
Edward Steichen, creatore della mostra fotografica più fortunata della storia (The family of man), resterà per sempre convinto che “ogni fotografo è un falsario dall&#039;inizio alla fine, essendo praticamente impossibile una fotografia puramente impersonale e non manipolata”.
 
Margaret Bourche-White, la più invidiata fotoreporter degli anni 40 afferma: “Mi piace fare il mio lavoro senza mentire. Ma ho imparato che dire la verità non significa dire tutta la verità”.
 
Un solo dettaglio, anche solo &quot;ignorato&quot; può alterare completamente il significato di un&#039;immagine.
Nella storia della fotografia ci sono miliardi di immagini di questo tipo. O forse lo sono tutte.
 
Ansel Adams, in una lettera a Dorothea Lange, afferma: “Quando la fotografia dice la verità, è magnifica, ma può essere distorta, deformata, ridotta e compromessa più di ogni altra arte …. quel che viene scelto e messo davanti alla lente può essere falso come la più totalitaria delle bugie”.
 
Oppure Richard Avedon: “Tutte le fotografie sono precise, nessuna è la verità”.
 
@Domenico Brizio
&gt;la Natura viene prima dell’Arte, anzi la Natura è Arte… anche in questi ambito percettivo la profondità della sua conoscenza determina una percezione sincera del sacro che in essa si trova, ma non tutti… proprio come in altri campi, anzi se si è distratti da una pesante antropomorfilia si rischia proprio di non goderne affatto”.
 
Il sacro, la “regola”, la moralità, spesso sono basate esclusivamente sull&#039;interesse da parte dell&#039;uomo di crearsi una divinità, un modo di concepire la “realtà”, “il sacro” a proprio uso e consumo.   
 
La “percezione sincera” non deriva solo dalla “profondità della conoscenza” ma anche da quello che “si vuole trovare”.
Basta pensare che c&#039;é moltissima gente che crede ancora nella teoria geocentrica; e più legge “profondamente” più si convince di questa; nonostante tutte le prove scientifiche, riproducibili e controllabili. 
Preferisce il “comodo, semplice e scodellato “certo” al faticoso e dubbioso incerto.
La mente umana si forma dei modelli e si adegua ad essi, senza la volontà di comprendere veramente come stanno le cose.
Gli illusionisti, gli imbroglioni, ecc., sfruttano abilmente proprio questa credulità preconcetta e diffusa.
 
La conoscenza è ben altra cosa: richiede libertà di pensiero e di conoscenza; instancabile e continua discriminazione del vero dal falso, giorno per giorno, istante per istante.
 
Il dubbio talvolta fa male. Ma solo chi dubita, solo chi è capace di rimettere in discussione le proprie conoscenze e convinzioni, prima o poi, arriva alla verità.

Antonino Tutolo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La natura non ha pensiero. La natura non ha la volontà di comunicare, e quindi di fare arte. </p>
<p>E&#8217; l&#8217;uomo che percepisce e dà significato artistico allo splendore ed alla compessità della natura; quando non la odia e la distrugge.</p>
<p>L&#8217;arte è frutto di pensiero; è prerogativa, percezione e bisogno di comunicazione dei bisogni espressivi dell&#8217;uomo.</p>
<p>Il fiore non si mette in posa, non profuma, per fare arte: lo fa, senza consapevoilezza, per attirare gli insetti che lo impollineranno.</p>
<p>La mia espressione &#8220;fax della natura&#8221; è una esasperazione, con intento critico, del concetto di &#8220;realtà della fotografia&#8221;.</p>
<p>La concezione della fotografia come &#8220;immagine speculare&#8221; della realtà, fu espresso nei confronti del daguerrotipo, alla sua scoperta, più di 150 anni fa.<br />
Per Daguerre il suo daguerrotipo era &#8220;la riproduzione spontanea delle immagini della natura ricevute dentro la camera obscura&#8221;.<br />
E&#8217; una “spontanità” che mi richiama la &#8220;spontaneità&#8221; “automatica” alla riproduzione “esatta” e “naturale” della fotocopiatrice o di un fax.<br />
L&#8217;arte è altra cosa. Richiede pensiero, elaborazione degli stimoli esterni in correlazione con quelli interni.</p>
<p>Edward Steichen, creatore della mostra fotografica più fortunata della storia (The family of man), resterà per sempre convinto che “ogni fotografo è un falsario dall&#8217;inizio alla fine, essendo praticamente impossibile una fotografia puramente impersonale e non manipolata”.</p>
<p>Margaret Bourche-White, la più invidiata fotoreporter degli anni 40 afferma: “Mi piace fare il mio lavoro senza mentire. Ma ho imparato che dire la verità non significa dire tutta la verità”.</p>
<p>Un solo dettaglio, anche solo &#8220;ignorato&#8221; può alterare completamente il significato di un&#8217;immagine.<br />
Nella storia della fotografia ci sono miliardi di immagini di questo tipo. O forse lo sono tutte.</p>
<p>Ansel Adams, in una lettera a Dorothea Lange, afferma: “Quando la fotografia dice la verità, è magnifica, ma può essere distorta, deformata, ridotta e compromessa più di ogni altra arte …. quel che viene scelto e messo davanti alla lente può essere falso come la più totalitaria delle bugie”.</p>
<p>Oppure Richard Avedon: “Tutte le fotografie sono precise, nessuna è la verità”.</p>
<p>@Domenico Brizio<br />
&gt;la Natura viene prima dell’Arte, anzi la Natura è Arte… anche in questi ambito percettivo la profondità della sua conoscenza determina una percezione sincera del sacro che in essa si trova, ma non tutti… proprio come in altri campi, anzi se si è distratti da una pesante antropomorfilia si rischia proprio di non goderne affatto”.</p>
<p>Il sacro, la “regola”, la moralità, spesso sono basate esclusivamente sull&#8217;interesse da parte dell&#8217;uomo di crearsi una divinità, un modo di concepire la “realtà”, “il sacro” a proprio uso e consumo.   </p>
<p>La “percezione sincera” non deriva solo dalla “profondità della conoscenza” ma anche da quello che “si vuole trovare”.<br />
Basta pensare che c&#8217;é moltissima gente che crede ancora nella teoria geocentrica; e più legge “profondamente” più si convince di questa; nonostante tutte le prove scientifiche, riproducibili e controllabili.<br />
Preferisce il “comodo, semplice e scodellato “certo” al faticoso e dubbioso incerto.<br />
La mente umana si forma dei modelli e si adegua ad essi, senza la volontà di comprendere veramente come stanno le cose.<br />
Gli illusionisti, gli imbroglioni, ecc., sfruttano abilmente proprio questa credulità preconcetta e diffusa.</p>
<p>La conoscenza è ben altra cosa: richiede libertà di pensiero e di conoscenza; instancabile e continua discriminazione del vero dal falso, giorno per giorno, istante per istante.</p>
<p>Il dubbio talvolta fa male. Ma solo chi dubita, solo chi è capace di rimettere in discussione le proprie conoscenze e convinzioni, prima o poi, arriva alla verità.</p>
<p>Antonino Tutolo</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Domenico Brizio</title>
		<link>http://blog.fotoit.it/2009/12/14/tecnologia-digitale-e-fotografia-%e2%80%9crealista%e2%80%9d-di-c-delli-e-m-pieroni/comment-page-1/#comment-749</link>
		<dc:creator>Domenico Brizio</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 08:37:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.fotoit.it/?p=931#comment-749</guid>
		<description>Colgo in questo commento su Manniko quel che sembra apparente (?) contraddizione: come si colloca la sua fotografia rispetto al &#039;fax della realtà&#039; di tutololiana istituzione e memoria? La Natura è artistica, la Natura viene prima dell&#039;Arte, anzi la Natura è Arte... anche in questi ambito percettivo la profondità della sua conoscenza determina una percezione sincera del sacro che in essa si trova, ma non tutti... proprio come in altri campi, anzi se si è distratti da una pesante antropomorfilia si rischia proprio di non goderne affatto.
Domenico Brizio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Colgo in questo commento su Manniko quel che sembra apparente (?) contraddizione: come si colloca la sua fotografia rispetto al &#8216;fax della realtà&#8217; di tutololiana istituzione e memoria? La Natura è artistica, la Natura viene prima dell&#8217;Arte, anzi la Natura è Arte&#8230; anche in questi ambito percettivo la profondità della sua conoscenza determina una percezione sincera del sacro che in essa si trova, ma non tutti&#8230; proprio come in altri campi, anzi se si è distratti da una pesante antropomorfilia si rischia proprio di non goderne affatto.<br />
Domenico Brizio</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Antonino Tutolo</title>
		<link>http://blog.fotoit.it/2009/12/14/tecnologia-digitale-e-fotografia-%e2%80%9crealista%e2%80%9d-di-c-delli-e-m-pieroni/comment-page-1/#comment-744</link>
		<dc:creator>Antonino Tutolo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 11:20:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.fotoit.it/?p=931#comment-744</guid>
		<description>Ringrazio e ricambio la stretta di mano di Fabrizio Pizzolorusso.

Colgo l&#039;occasione (scoperta per caso, e capitata &quot;a fagiolo&quot;) per segnare un modo diverso, direi creativo, pur nel rispetto della &quot;realtà&quot; di fare fotografia naturalistica.
Mi riferisco al fotografo finlandese &quot;Esko Männikkö, il ritrattista degli animali&quot;.

http://milano.repubblica.it/multimedia/home/22152821/1

http://www.eventiesagre.it/Eventi_Mostre/21030329_Esko+Mannikko.html

http://www.artnet.com/Artists/ArtistHomePage.aspx?artist_id=701496&amp;page_tab=Artworks_for_sale

http://www.clickblog.it/galleria/harmony-sisters-di-esko-mannikko/5

&quot;Dettagli quali una criniera, un occhio, una bocca spalancata, definiscono composizioni quasi astratte in cui l&#039;apparente casualità contrasta con una straordinaria costruzione formale.

Männikkö si è descritto come &quot;un fotografo di pesci, cani e vecchi&quot; dichiarando così il suo radicale umorismo e l&#039;aura magica della sua opera. L’artista rispetta i suoi soggetti e li protegge comunicando un mondo senza interpretarlo. Fotografare, per Männikkö, è la continua ricerca di una forma in grado di esprimere il proprio approccio esistenziale&quot;.

(Commento tratto dal sito dell&#039;ambasciata di Finlandia:
http://www.finland.it/Public/default.aspx?contentid=180212&amp;nodeid=40252&amp;culture=it-IT )

Il pregio è che le sue immagini escono dal rigore della classica immagine naturalistica dei reportage ambientati.
Antonino Tutolo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio e ricambio la stretta di mano di Fabrizio Pizzolorusso.</p>
<p>Colgo l&#8217;occasione (scoperta per caso, e capitata &#8220;a fagiolo&#8221;) per segnare un modo diverso, direi creativo, pur nel rispetto della &#8220;realtà&#8221; di fare fotografia naturalistica.<br />
Mi riferisco al fotografo finlandese &#8220;Esko Männikkö, il ritrattista degli animali&#8221;.</p>
<p><a href="http://milano.repubblica.it/multimedia/home/22152821/1" rel="nofollow">http://milano.repubblica.it/multimedia/home/22152821/1</a></p>
<p><a href="http://www.eventiesagre.it/Eventi_Mostre/21030329_Esko+Mannikko.html" rel="nofollow">http://www.eventiesagre.it/Eventi_Mostre/21030329_Esko+Mannikko.html</a></p>
<p><a href="http://www.artnet.com/Artists/ArtistHomePage.aspx?artist_id=701496&amp;page_tab=Artworks_for_sale" rel="nofollow">http://www.artnet.com/Artists/ArtistHomePage.aspx?artist_id=701496&amp;page_tab=Artworks_for_sale</a></p>
<p><a href="http://www.clickblog.it/galleria/harmony-sisters-di-esko-mannikko/5" rel="nofollow">http://www.clickblog.it/galleria/harmony-sisters-di-esko-mannikko/5</a></p>
<p>&#8220;Dettagli quali una criniera, un occhio, una bocca spalancata, definiscono composizioni quasi astratte in cui l&#8217;apparente casualità contrasta con una straordinaria costruzione formale.</p>
<p>Männikkö si è descritto come &#8220;un fotografo di pesci, cani e vecchi&#8221; dichiarando così il suo radicale umorismo e l&#8217;aura magica della sua opera. L’artista rispetta i suoi soggetti e li protegge comunicando un mondo senza interpretarlo. Fotografare, per Männikkö, è la continua ricerca di una forma in grado di esprimere il proprio approccio esistenziale&#8221;.</p>
<p>(Commento tratto dal sito dell&#8217;ambasciata di Finlandia:<br />
<a href="http://www.finland.it/Public/default.aspx?contentid=180212&amp;nodeid=40252&amp;culture=it-IT" rel="nofollow">http://www.finland.it/Public/default.aspx?contentid=180212&amp;nodeid=40252&amp;culture=it-IT</a> )</p>
<p>Il pregio è che le sue immagini escono dal rigore della classica immagine naturalistica dei reportage ambientati.<br />
Antonino Tutolo</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Fabrizio Pizzolorusso</title>
		<link>http://blog.fotoit.it/2009/12/14/tecnologia-digitale-e-fotografia-%e2%80%9crealista%e2%80%9d-di-c-delli-e-m-pieroni/comment-page-1/#comment-738</link>
		<dc:creator>Fabrizio Pizzolorusso</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 22:38:45 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.fotoit.it/?p=931#comment-738</guid>
		<description>Mi scuso sin d&#039;ora se semplicemente non aggiugo nulla di piu&#039; su questo meraviglioso articolo di cui ringrazio Delli e Pieroni per gli innumerevoli spunti riflessivi derivanti da questo, ma volevo soprattutto ringraziare in una stretta di mano simbolica il Sig.Tutolo per cio&#039; che ha scritto che in maniera molto esaustiva ha spiegato cio&#039; che da tempo le mie riflessioni sulla fotografia mi hanno portato e quindi completamente d&#039;accordo con quanto detto da lui.
Grazie!!!!!!!!
Fabrizio Pizzolorusso</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi scuso sin d&#8217;ora se semplicemente non aggiugo nulla di piu&#8217; su questo meraviglioso articolo di cui ringrazio Delli e Pieroni per gli innumerevoli spunti riflessivi derivanti da questo, ma volevo soprattutto ringraziare in una stretta di mano simbolica il Sig.Tutolo per cio&#8217; che ha scritto che in maniera molto esaustiva ha spiegato cio&#8217; che da tempo le mie riflessioni sulla fotografia mi hanno portato e quindi completamente d&#8217;accordo con quanto detto da lui.<br />
Grazie!!!!!!!!<br />
Fabrizio Pizzolorusso</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Antonino Tutolo</title>
		<link>http://blog.fotoit.it/2009/12/14/tecnologia-digitale-e-fotografia-%e2%80%9crealista%e2%80%9d-di-c-delli-e-m-pieroni/comment-page-1/#comment-710</link>
		<dc:creator>Antonino Tutolo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 15:06:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.fotoit.it/?p=931#comment-710</guid>
		<description>Innanzi tutto complimenti per l&#039;articolo. 

Vedo con piacere che si inizia a trattare in modo esauriente il problema del digitale.
Mi permetto di esporre alcune considerazioni personali sull&#039;argomento.

“... il digitale può aiutare i disonesti..”
L&#039;aereo velocizza il trasporto di droga, ma non viene criminalizzato per questo. Occorre attribuire le responsabilità ai singoli uomini, non al mezzo che lo trasporta. 
Anche l&#039;analogico è disonesto. Vorrei ricordare le polemiche nate sul miliziano di Bob Capa, sull&#039;innalzamento della bandiera su Okinawa, e tante altre “false rappresentazioni del reale”. 
La fine-art ed il B/N sono analogamente disoneste se chi lo usa “è disonesto”.
Le mascherature e le bruciature, i tagli, la messa a fuoco, la prospettiva in base alla focale, il tipo di supporto sensibile ed il suo trattamento, la trasposizione da 4 dimensioni (tre spaziali ed una temporale) a due sole spaziali, alterano la realtà.

“... il legame privilegiato (della fotografia) con la realtà...”
E&#039; un falso storico. Gli scopritori della fotografia, per trovare un nicchia di mercato alla loro scoperta, nella lotta col disegno e con la pittura, la presentarono come testimonianza della realtà. La fotografia si mosse in questa direzione e non riesce a venirne fuori. Per ottenere la “fedeltà al reale” si arrivò perfino alle doppie e quadruple esposizioni. Cioè si ricorse alla manipolazione per ottenere il reale. E&#039; la stesso trattamento che è richiesto dall&#039;analogico e dal RAW digitale per ottenere il presunto reale. Se la fotografia si fosse mossa, dall&#039;inizio, nella direzione dell&#039;arte, e non della “attestazione della realtà”, la fotografia sarebbe divenuta strumento d&#039;arte, non solo di presunta documentazione del “reale”.

“..l&#039;impermeabilità della fotografia alla menzogna..” 
E&#039; stata teorizzata proprio in quell&#039;epoca. 
La fotografia mente. La fotografia è bugia perché la tecnica fotografica è soggetta ad un procedimento che è condizionato da moltissime variabili: 
- la sensibilità, la resa, la tipologia dei supporti fotografici;  
- la complessità dei trattamenti di rivelazione, sviluppo e stampa
- la tipologia e le deformazioni prospettiche dovute all&#039;ottica
- la messa a fuoco, la profondità di fuoco in base al diaframma ed alla distanza di fuoco.
- l&#039;interpretazione tecnica e psicologica del fotografo.

Il fotografo onesto cerca di ripristinare “almeno” il verosimile.
Il RAW è un negativo digitale. La sua registrazione sul supporto informatico non è preceduta da un trattamento da parte del processore. Quindi spesso presenta toni grigiastri ed altri regolamenti da effettuare. 
Come il negativo analogico, si presta al tentativo di ripristino del “reale”, oppure alle elaborazioni o alle falsificazioni.
La scelta è demandata esclusivamente all&#039;onestà, al senso estetico ed alla &quot;psicologia&quot; del fotografo.

La fotografia ha due sole dimensioni; la realtà ne ha 4 (3 spaziali ed una temporale) ed ha il colore.
Il B/N non ha il colore. Quindi cerca di tradurre in toni di grigio la realtà a colori. Più falsificazione di così!
La fine-art altera le luminosità e la rilevanza dei vari soggetti presenti nell&#039;immagine, con bruciature, mascherature e tagli.
Il colore analogico richiede la preventiva ottimizzazione della filtratura della testa colore, l&#039;uso di carte che hanno diverse tipologie di grana, contrasto, resa dei colori e dei dettagli.

Ognuno dei parametri citati incide profondamente sul risultato finale e soprattutto sul significato stesso dell&#039;immagine, che è l&#039;aspetto che ha maggior valore.
Una falsa &quot;aurea di realtà o la sua impronta&quot; non è la realtà.

Una dominante, un taglio, possono pregiudicare o valorizzare il significato di un&#039;immagine; o addirittura modificarlo completamente.

“... Nel 1858 l’inglese Henry Peach Robinson divenne famoso con una stampa combinata ottenuta da ben cinque negativi diversi, ...”
Ha inventato l&#039;HDR !
Pensavo che l&#039;HDH fosse stato inventato nel digitale.
Quindi neanche l&#039;HDR è &quot;falsificazione esclusiva&quot; del digitale.
Fin ora non ho trovato un solo procedimento del digitale (non li conosco tutti) che non sia ottenibile, anche se in modo molto complesso e sofisticato, col procedimento analogico.
Invece ogni tanto scopro qualcosa di nuovo in merito alle alterazioni dell&#039;analogico.
Il digitale ha replicato quello che era stato inventato nell&#039;analogico, nel corso di 200 anni di fotografia, rendendolo solo più facile ed accessibile.
I viraggi, i tagli, lo pseudorilievo, higth key e low key, solarizzazioni, fotomontaggi, variazioni prospettiche anche complesse, variazioni tonali anche parziali, falsi storici, ecc., sono nati con l&#039;analogico. 
Ricordiamo il miliziano e la bandiera su Okinawa di Bob Capa e tantissime altre immagini “di documentazione del reale”.

“le tecniche digitali hanno amplificato le capacità di mentire che già erano intrinsecamente presenti nella fotografia fin dagli albori dell’analogico, ma senza riuscire a demolire del tutto, il naturale, direi cromosomico, legame con il referente reale che sta alla base di qualsiasi immagine fotografica. 

L&#039;aumento degli omicidi non è da attribuire all&#039;aereo che trasporta i killer più velocemente; essi viaggiavano anche a dorso di mulo.
Analogamente il problema dell&#039;artificiosità della fotografia moderna non deriva dal digitale, quanto piuttosto dalla diffusione della fotografia finalizzata ad interessi commerciali. 
Ti fornisco un apparecchio che fa tutto da solo. Devi solo inquadrare. L&#039;apparecchio mette a fuoco, regola l&#039;esposizione, aggiunge la luce se manca. 
Poi ti regalo un programmino che ti aiuta a modificare facilmente quello che vuoi, ottenendo risultati sbalorditivi con pochi comandi.
Ho detto sbalorditivi, non artisticamente o significativamente validi!

Non c&#039;é bisogno di studiare la fotografia, di affinare il gusto. Devi solo scattare.
E&#039; lo stesso che si faceva con la Polaroid o, solo un po&#039; meno facilmente (l&#039;esposizione è più critica), con la diapositiva.

La diffusione delle compagnie aeree consente a tutti di viaggiare. Ma molti non sanno organizzarsi. Ma pensa a tutto l&#039;agenzia di viaggio. Ti mettono su un pulmann e ti trasportano velocemente da un posto all&#039;altro, facendoti vedere “tutto” (e capire niente), senza neanche fermarsi un attimo. Devi solo seguire la bandierina della guida che sta in testa al gruppo.
E&#039; più o meno quello che provano coloro che praticano la fotografia &quot;attuale&quot;, analogica o digitale.

Il problema non è il digitale.
Il problema è l&#039;omologazione, la semplificazione, la massificazione verso il basso della cultura e dell&#039;arte.
Lo stesso avviene in tutte le arti.
Gli scrittori attualmente sono più dei lettori. 
I cultori della musica colta sono pochissimi, mentre quella popolare vende milioni di dischi “di massa”, ciascuno uguale a tutti gli altri. Due pennellate su una tela vengono vendute per migliaia di euro. Tre pezzi di ferro buttati per terra sono una scultura.

Questo è il problema.
La FIAF deve combattere ad ogni livello i pregiudizi e stimolare la &quot;cultura fotografica&quot;. E può farlo, perché essa ha tra i suoi soci le più grandi menti fotografiche italiane.
I pregiudizi si combattono con la conoscenza.
Per questo auspico la pubblicazione di un libro che tratti questi argomenti senza pregiudizi, con illuminazione sulla vera e genuina &quot;bugia fotografica&quot;; non quella estetica dogmatica.

“Etica, moralità, buonsenso, consapevolezza… termini importanti, parole che si legano a valori e di cui sempre più spesso sentiamo lamentare la mancanza, nei campi più disparati e più lontani dalla fotografia. Che si tratti di un segno dei tempi? “

Proprio così. E&#039; un segno dei tempi.
E&#039; un periodo di decadenza e di navigazione a vista, nelle tenebre.
Ma occorre ricordare che il Medioevo, secondo le più avvedute e colte valutazioni, è ritenuto il periodo di incubazione del Rinascimento.
E le avanguardie dei primi del 900 sono state i precursori del rinnovamento che ha portato a Picasso, a Matisse, a Monet....

Il medioevo attuale fa intendere che la fotografia sia una rappresentazione dell&#039;impronta del reale; che le linee dritte e la regola dei terzi siano regole da non transigere; che il digitale sia il demonio personificato.

Vincere questi pregiudizi significa aprire al rinnovamento; ad una nuova fotografia che sia per la prima volta “vera arte”, “a sé stante”; non solo documentazione del reale.

Il bagaglio tecnico fotografico di 200 anni di esistenza va liberalizzato, rivalutato nelle sue infinite possibilità creative; non osteggiato a priori.

Altrimenti la fotografia resterà la parente povera, zitella e acida; che ripete e tramanda monotonamente, da fotografo a fotografo, gli stessi sterili concetti; le stesse idee concepite 200 anni fa.

La fotografia, fotocopia del reale, non ha futuro. I potenti mezzi di comunicazione moderni “comunicano” la realtà di più, meglio, ed in tempo reale.

Alla fine dell&#039;800 la fotografia ha soppiantato il disegno e le raffigurazioni pittoriche, che prima servivano per illustrare sui giornali gli avvenimenti di cronaca.
Nello svolgere questa funzione, ha sacrificato le sue possibilità creative. 
Essa è come una ragazza, rimasta zitella per crescere i fratelli, in mancanza dei genitori.
Ora questo sacrificio non è più necessario.
La fotografia deve cambiare; può sposarsi, procreare.

Altrimenti essa cambierà lo stesso, senza di noi. 
Oppure cederà il passo ai cellulari, alle telecamere da tasca, alle fotocamere sugli orologi.

La fotografia deve rispondere alle esigenze creative dell&#039;animo umano; non a pregiudizi iconografici e schematici “medioevali”.

Ciascuno può intendere e praticare la fotografia come meglio gradisce.
Per contro, tuttavia, non bisogna generalizzare e criminalizzare l&#039;uso e la natura artistica del digitale e delle nuove tecnologie, anche “miste”. 

Nei concorsi si può controllare il RAW, per valutare gli interventi in post. Il RAW mi risulta che non può essere contraffatto. 
Ma anche il negativo analogico, la diapositiva o la polaroid, possono essere elaborate e poi rifotografate per ottenere un negativo o un positivo “apparentemente reale”. E senza l&#039;aiuto dell&#039;elettronica.
I falsi famosi sono tantissimi, ed alcuni clamorosi.

Gli imbroglioni ci sono sempre stati. Molti sono stati scoperti solo con i mezzi attuali, dopo secoli di &quot;misticismo analogico&quot; del &quot;momento decisivo&quot; e dell&#039;impronta del reale&quot;.

Il problema è che la fotografia è una “rappresentazione virtuale” del “soggettivo del fotografo”.
La realtà è altra cosa. La percepiamo appena, ed in modo limitato e soggettivo, con la nostra mente; figuriamoci se può essere oggettiva con la fotografia!

Se cerchiamo il pelo nell&#039;uovo, il procedimento fotografico, dal punto di vista di rappresentazione del reale, fa acqua da tutte le parti: analogico, digitale ed anche quello che verrà scoperto in futuro.
I falsari sono più aggiornati di chiunque altro.

Nessuno possiede la verità. 
Nessuno conosce il futuro, soprattutto nel campo dell&#039;arte; che è la più effimera e discussa delle espressioni umane, e la più soggetta a successive, implacabili e dolorose smentite e rivalutazioni.
Le definizioni, i gusti e le regole, cambiano coi tempi.

Perciò, ciascuno fotografi come vuole. 
Ma apriamo la mente alla realtà della fotografia “come falsa rappresentazione del reale, talvolta menzogna, e spesso solo piccola bugia”.
Da quel momento fotograferemo con serenità, e faremo arte, non duplicazione del reale.
Antonino Tutolo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Innanzi tutto complimenti per l&#8217;articolo. </p>
<p>Vedo con piacere che si inizia a trattare in modo esauriente il problema del digitale.<br />
Mi permetto di esporre alcune considerazioni personali sull&#8217;argomento.</p>
<p>“&#8230; il digitale può aiutare i disonesti..”<br />
L&#8217;aereo velocizza il trasporto di droga, ma non viene criminalizzato per questo. Occorre attribuire le responsabilità ai singoli uomini, non al mezzo che lo trasporta.<br />
Anche l&#8217;analogico è disonesto. Vorrei ricordare le polemiche nate sul miliziano di Bob Capa, sull&#8217;innalzamento della bandiera su Okinawa, e tante altre “false rappresentazioni del reale”.<br />
La fine-art ed il B/N sono analogamente disoneste se chi lo usa “è disonesto”.<br />
Le mascherature e le bruciature, i tagli, la messa a fuoco, la prospettiva in base alla focale, il tipo di supporto sensibile ed il suo trattamento, la trasposizione da 4 dimensioni (tre spaziali ed una temporale) a due sole spaziali, alterano la realtà.</p>
<p>“&#8230; il legame privilegiato (della fotografia) con la realtà&#8230;”<br />
E&#8217; un falso storico. Gli scopritori della fotografia, per trovare un nicchia di mercato alla loro scoperta, nella lotta col disegno e con la pittura, la presentarono come testimonianza della realtà. La fotografia si mosse in questa direzione e non riesce a venirne fuori. Per ottenere la “fedeltà al reale” si arrivò perfino alle doppie e quadruple esposizioni. Cioè si ricorse alla manipolazione per ottenere il reale. E&#8217; la stesso trattamento che è richiesto dall&#8217;analogico e dal RAW digitale per ottenere il presunto reale. Se la fotografia si fosse mossa, dall&#8217;inizio, nella direzione dell&#8217;arte, e non della “attestazione della realtà”, la fotografia sarebbe divenuta strumento d&#8217;arte, non solo di presunta documentazione del “reale”.</p>
<p>“..l&#8217;impermeabilità della fotografia alla menzogna..”<br />
E&#8217; stata teorizzata proprio in quell&#8217;epoca.<br />
La fotografia mente. La fotografia è bugia perché la tecnica fotografica è soggetta ad un procedimento che è condizionato da moltissime variabili:<br />
- la sensibilità, la resa, la tipologia dei supporti fotografici;<br />
- la complessità dei trattamenti di rivelazione, sviluppo e stampa<br />
- la tipologia e le deformazioni prospettiche dovute all&#8217;ottica<br />
- la messa a fuoco, la profondità di fuoco in base al diaframma ed alla distanza di fuoco.<br />
- l&#8217;interpretazione tecnica e psicologica del fotografo.</p>
<p>Il fotografo onesto cerca di ripristinare “almeno” il verosimile.<br />
Il RAW è un negativo digitale. La sua registrazione sul supporto informatico non è preceduta da un trattamento da parte del processore. Quindi spesso presenta toni grigiastri ed altri regolamenti da effettuare.<br />
Come il negativo analogico, si presta al tentativo di ripristino del “reale”, oppure alle elaborazioni o alle falsificazioni.<br />
La scelta è demandata esclusivamente all&#8217;onestà, al senso estetico ed alla &#8220;psicologia&#8221; del fotografo.</p>
<p>La fotografia ha due sole dimensioni; la realtà ne ha 4 (3 spaziali ed una temporale) ed ha il colore.<br />
Il B/N non ha il colore. Quindi cerca di tradurre in toni di grigio la realtà a colori. Più falsificazione di così!<br />
La fine-art altera le luminosità e la rilevanza dei vari soggetti presenti nell&#8217;immagine, con bruciature, mascherature e tagli.<br />
Il colore analogico richiede la preventiva ottimizzazione della filtratura della testa colore, l&#8217;uso di carte che hanno diverse tipologie di grana, contrasto, resa dei colori e dei dettagli.</p>
<p>Ognuno dei parametri citati incide profondamente sul risultato finale e soprattutto sul significato stesso dell&#8217;immagine, che è l&#8217;aspetto che ha maggior valore.<br />
Una falsa &#8220;aurea di realtà o la sua impronta&#8221; non è la realtà.</p>
<p>Una dominante, un taglio, possono pregiudicare o valorizzare il significato di un&#8217;immagine; o addirittura modificarlo completamente.</p>
<p>“&#8230; Nel 1858 l’inglese Henry Peach Robinson divenne famoso con una stampa combinata ottenuta da ben cinque negativi diversi, &#8230;”<br />
Ha inventato l&#8217;HDR !<br />
Pensavo che l&#8217;HDH fosse stato inventato nel digitale.<br />
Quindi neanche l&#8217;HDR è &#8220;falsificazione esclusiva&#8221; del digitale.<br />
Fin ora non ho trovato un solo procedimento del digitale (non li conosco tutti) che non sia ottenibile, anche se in modo molto complesso e sofisticato, col procedimento analogico.<br />
Invece ogni tanto scopro qualcosa di nuovo in merito alle alterazioni dell&#8217;analogico.<br />
Il digitale ha replicato quello che era stato inventato nell&#8217;analogico, nel corso di 200 anni di fotografia, rendendolo solo più facile ed accessibile.<br />
I viraggi, i tagli, lo pseudorilievo, higth key e low key, solarizzazioni, fotomontaggi, variazioni prospettiche anche complesse, variazioni tonali anche parziali, falsi storici, ecc., sono nati con l&#8217;analogico.<br />
Ricordiamo il miliziano e la bandiera su Okinawa di Bob Capa e tantissime altre immagini “di documentazione del reale”.</p>
<p>“le tecniche digitali hanno amplificato le capacità di mentire che già erano intrinsecamente presenti nella fotografia fin dagli albori dell’analogico, ma senza riuscire a demolire del tutto, il naturale, direi cromosomico, legame con il referente reale che sta alla base di qualsiasi immagine fotografica. </p>
<p>L&#8217;aumento degli omicidi non è da attribuire all&#8217;aereo che trasporta i killer più velocemente; essi viaggiavano anche a dorso di mulo.<br />
Analogamente il problema dell&#8217;artificiosità della fotografia moderna non deriva dal digitale, quanto piuttosto dalla diffusione della fotografia finalizzata ad interessi commerciali.<br />
Ti fornisco un apparecchio che fa tutto da solo. Devi solo inquadrare. L&#8217;apparecchio mette a fuoco, regola l&#8217;esposizione, aggiunge la luce se manca.<br />
Poi ti regalo un programmino che ti aiuta a modificare facilmente quello che vuoi, ottenendo risultati sbalorditivi con pochi comandi.<br />
Ho detto sbalorditivi, non artisticamente o significativamente validi!</p>
<p>Non c&#8217;é bisogno di studiare la fotografia, di affinare il gusto. Devi solo scattare.<br />
E&#8217; lo stesso che si faceva con la Polaroid o, solo un po&#8217; meno facilmente (l&#8217;esposizione è più critica), con la diapositiva.</p>
<p>La diffusione delle compagnie aeree consente a tutti di viaggiare. Ma molti non sanno organizzarsi. Ma pensa a tutto l&#8217;agenzia di viaggio. Ti mettono su un pulmann e ti trasportano velocemente da un posto all&#8217;altro, facendoti vedere “tutto” (e capire niente), senza neanche fermarsi un attimo. Devi solo seguire la bandierina della guida che sta in testa al gruppo.<br />
E&#8217; più o meno quello che provano coloro che praticano la fotografia &#8220;attuale&#8221;, analogica o digitale.</p>
<p>Il problema non è il digitale.<br />
Il problema è l&#8217;omologazione, la semplificazione, la massificazione verso il basso della cultura e dell&#8217;arte.<br />
Lo stesso avviene in tutte le arti.<br />
Gli scrittori attualmente sono più dei lettori.<br />
I cultori della musica colta sono pochissimi, mentre quella popolare vende milioni di dischi “di massa”, ciascuno uguale a tutti gli altri. Due pennellate su una tela vengono vendute per migliaia di euro. Tre pezzi di ferro buttati per terra sono una scultura.</p>
<p>Questo è il problema.<br />
La FIAF deve combattere ad ogni livello i pregiudizi e stimolare la &#8220;cultura fotografica&#8221;. E può farlo, perché essa ha tra i suoi soci le più grandi menti fotografiche italiane.<br />
I pregiudizi si combattono con la conoscenza.<br />
Per questo auspico la pubblicazione di un libro che tratti questi argomenti senza pregiudizi, con illuminazione sulla vera e genuina &#8220;bugia fotografica&#8221;; non quella estetica dogmatica.</p>
<p>“Etica, moralità, buonsenso, consapevolezza… termini importanti, parole che si legano a valori e di cui sempre più spesso sentiamo lamentare la mancanza, nei campi più disparati e più lontani dalla fotografia. Che si tratti di un segno dei tempi? “</p>
<p>Proprio così. E&#8217; un segno dei tempi.<br />
E&#8217; un periodo di decadenza e di navigazione a vista, nelle tenebre.<br />
Ma occorre ricordare che il Medioevo, secondo le più avvedute e colte valutazioni, è ritenuto il periodo di incubazione del Rinascimento.<br />
E le avanguardie dei primi del 900 sono state i precursori del rinnovamento che ha portato a Picasso, a Matisse, a Monet&#8230;.</p>
<p>Il medioevo attuale fa intendere che la fotografia sia una rappresentazione dell&#8217;impronta del reale; che le linee dritte e la regola dei terzi siano regole da non transigere; che il digitale sia il demonio personificato.</p>
<p>Vincere questi pregiudizi significa aprire al rinnovamento; ad una nuova fotografia che sia per la prima volta “vera arte”, “a sé stante”; non solo documentazione del reale.</p>
<p>Il bagaglio tecnico fotografico di 200 anni di esistenza va liberalizzato, rivalutato nelle sue infinite possibilità creative; non osteggiato a priori.</p>
<p>Altrimenti la fotografia resterà la parente povera, zitella e acida; che ripete e tramanda monotonamente, da fotografo a fotografo, gli stessi sterili concetti; le stesse idee concepite 200 anni fa.</p>
<p>La fotografia, fotocopia del reale, non ha futuro. I potenti mezzi di comunicazione moderni “comunicano” la realtà di più, meglio, ed in tempo reale.</p>
<p>Alla fine dell&#8217;800 la fotografia ha soppiantato il disegno e le raffigurazioni pittoriche, che prima servivano per illustrare sui giornali gli avvenimenti di cronaca.<br />
Nello svolgere questa funzione, ha sacrificato le sue possibilità creative.<br />
Essa è come una ragazza, rimasta zitella per crescere i fratelli, in mancanza dei genitori.<br />
Ora questo sacrificio non è più necessario.<br />
La fotografia deve cambiare; può sposarsi, procreare.</p>
<p>Altrimenti essa cambierà lo stesso, senza di noi.<br />
Oppure cederà il passo ai cellulari, alle telecamere da tasca, alle fotocamere sugli orologi.</p>
<p>La fotografia deve rispondere alle esigenze creative dell&#8217;animo umano; non a pregiudizi iconografici e schematici “medioevali”.</p>
<p>Ciascuno può intendere e praticare la fotografia come meglio gradisce.<br />
Per contro, tuttavia, non bisogna generalizzare e criminalizzare l&#8217;uso e la natura artistica del digitale e delle nuove tecnologie, anche “miste”. </p>
<p>Nei concorsi si può controllare il RAW, per valutare gli interventi in post. Il RAW mi risulta che non può essere contraffatto.<br />
Ma anche il negativo analogico, la diapositiva o la polaroid, possono essere elaborate e poi rifotografate per ottenere un negativo o un positivo “apparentemente reale”. E senza l&#8217;aiuto dell&#8217;elettronica.<br />
I falsi famosi sono tantissimi, ed alcuni clamorosi.</p>
<p>Gli imbroglioni ci sono sempre stati. Molti sono stati scoperti solo con i mezzi attuali, dopo secoli di &#8220;misticismo analogico&#8221; del &#8220;momento decisivo&#8221; e dell&#8217;impronta del reale&#8221;.</p>
<p>Il problema è che la fotografia è una “rappresentazione virtuale” del “soggettivo del fotografo”.<br />
La realtà è altra cosa. La percepiamo appena, ed in modo limitato e soggettivo, con la nostra mente; figuriamoci se può essere oggettiva con la fotografia!</p>
<p>Se cerchiamo il pelo nell&#8217;uovo, il procedimento fotografico, dal punto di vista di rappresentazione del reale, fa acqua da tutte le parti: analogico, digitale ed anche quello che verrà scoperto in futuro.<br />
I falsari sono più aggiornati di chiunque altro.</p>
<p>Nessuno possiede la verità.<br />
Nessuno conosce il futuro, soprattutto nel campo dell&#8217;arte; che è la più effimera e discussa delle espressioni umane, e la più soggetta a successive, implacabili e dolorose smentite e rivalutazioni.<br />
Le definizioni, i gusti e le regole, cambiano coi tempi.</p>
<p>Perciò, ciascuno fotografi come vuole.<br />
Ma apriamo la mente alla realtà della fotografia “come falsa rappresentazione del reale, talvolta menzogna, e spesso solo piccola bugia”.<br />
Da quel momento fotograferemo con serenità, e faremo arte, non duplicazione del reale.<br />
Antonino Tutolo</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>

