L’Episcopia Lorenzo – La risalita

La risalita come metafora dell’esistenza umana.

76 Lorenzo L'Episcopia risalita

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Comments (9)

 

  1. ah wow…che bel bn…salta subito all’occhio nella miniatura.
    mi sa che c’è un alaborazione nelle zone chiare del muro e sulle foglie ma direi che ci sta proprio bene, enfatizza la drammaticità.
    solo una cosa mi infastidisce piuttosto, e cioè la non parallelità (mah si dirà cosi…?) delle linee e questo spoetizza non poco.
    un’altra cosa, io non ci vedo tutta questa filosoficità (mah si dirà cosi…!!)che ci vede l’autore o cmq sia la foto per come è strutturata non assume secondo me quest’importanza.
    Donatella Tandelli

  2. Grazie Donatella per il tuo commento.
    Ti rispondo per quanto riguarda “la cosa che ti infastidisce piuttosto”:
    la foto l’ho scattata con la canon eos 50D su cavalletto, in modalità live view…e soprattutto ho usato un obiettivo 10-22.
    E’ ovvio, quindi, che il parallelismo delle linee non può esistere nemmeno al 10% !!!
    Comunque non penso, non essendo questo un difetto, che possa “spoetizzare” lo scatto..
    Per quanto riguarda il senso filosofico dello scatto, dico che: “con questo scatto ho voluto cogliere l’essenza dell’attrazione che c’è tra il salire e il discendere. tra la salita e la discesa, le luci e le ombre.
    Anche in un giorno plumbeo, ricordandosi che subito dopo una discesa esiste la risalita.
    E photoshop aiuta alla valorizzazione della fotografia.
    Permetti ad un filosofo di trovare un pò di filosofia all’interno di un suo personalissimo scatto.
    Ciao.
    Lorenzo L’Episcopia

  3. Sauro Marini scrive:

    Il mio occhio geometrico vede un intrigante intreccio di linee come elemento che guida l’occhio nel suo peregrinare all’interno dell’inquadratura. Ed è un intreccio che aggiunge qualcosa alla drammaticità dei contrasti di luce.
    Ho perplessità sulla grande differenza di luce tra le scale, che dovrebbero essere il soggetto fulcro dell’immagine, e quello scoppio di luce al centro del muraglione; a mio modo di vedere il fotosciop(patore) ha esagerato nell’accentuazione dei chiaroscuri, un po’ più di leggibilità della scala avrebbe reso tra l’altro più evidente la vecchietta che sembra arrancare sul percorso della scala/vita.
    Ciao
    Sauro Marini

  4. Enrico Maddalena scrive:

    Il fulcro della foto sono le due persone che si vedono alla fine della scalinata ed in particolare la donna che, essendo più vicina, è più “leggibile” della figura più lontana. Il loro ruolo è essenziale: il loro incedere dà la direzione del moto: in salita. L’angolazione dello scatto ed il contrasto alto voluto, ne accentuano e drammatizzano la fatica.
    Lorenzo ha messo l’accento sul percorso già fatto (la scalinata sulla parte bassa ed a destra della foto che occupa gran parte dello spazio fotografico.
    In questa immagine è raccontata una fatica che è già quasi alla fine.
    E questa è la significazione immediata.
    Se ne può benissimo ricavare una significazione mediata e gli strumenti linguistici utilizzati sono senz’altro efficaci allo scopo: “Nella vita molti obiettivi richiedono fatica e perseveranza per essere raggiunti”

    Mi piace aggiungere qualcosa alla mia lettura anche rischiando, una volta tanto, di cadere in qualche integrazione psicologica.
    Chi osserva una foto, entra un po’ nella scena, vi si sente all’interno, collocato nel luogo dove è situato il punto di vista della fotocamera. Noi ci troviamo quindi a metà percorso: stiamo guardando il cammino fatto e quello da fare. La signora è più avanti e, ripreso fiato, ci apprestiamo a seguirla.
    Le due figure sono giunte alla fine del percorso, verso una meta che non vediamo. Forse loro la conoscono o forse ne hanno solo sentito parlare, ma si sono accollati la fatica del percorso per raggiungerla.
    Non è proprio così nella vita? Non sappiamo cosa ci aspetta alla fine, eppure camminiamo, portandoci dietro il fardello di ogni giornata, seguendo la stessa strada che tutti coloro che ci hanno preceduto hanno percorso e che quelli che ci sono compagni di viaggio percorrono assieme a noi. Nella foto si assapora un certo pessimismo perché ciascuno cammina da solo. Se una immagine induce a riflettere, è segno che non è banale.
    Perdonatemi queste digressioni. Giuro che non lo faccio più.

    Un saluto, Enrico Maddalena.
    Enrico

  5. Massimo Losacco scrive:

    Questa immagine mi porta alla mente una nota litografia di un artista olandese, dove alcuni monaci salgono/scendono una improbabile scala di Penrose.
    Naturalmente in quel caso si tratta di un effetto ottico e quindi la salita non porta da nessuna parte.
    Qui invece l’autore ha espressamente legato il senso della foto alle scale, quindi ad un continuo altalenarsi di salita e discesa, un pò come recitava un vecchio detto…”la vita è fatta a scale, c’è chi scende e c’è chi sale”.
    Mi piace, la trovo un immagine valida e coinvolgente che ben si presta a mille interpretazioni.
    MAssimo Losacco

  6. ce l’ho anche io il 10-22 ed è OVVIO che distorce e proprio perchè distorce molto ogni volta cerco di “aggiustare” la foto in fotosciop specialmente se si parla di geometrie.
    Ma chiaramente questa è la mia impressione nonchè opinione.
    Donatella Tandelli

  7. Antonino Tutolo scrive:

    Occorre riconoscere un ottimo trattamento dei toni; soprattutto dei bassi, che conservano leggibilità.

    L’autore sa quello che vuole e conosce le regole della “camera oscura”: ha accentuato il contrasto, eliminando i toni intermedi, per una visione pessimistica; ha accentuato i toni scuri per rappresentare la drammaticità di un’esistenza che, per il soggetto, si avvia “all’ultima rampa”, dopo la svolta (tagliata nel’immagine) della mezza età; per taluni dolorosa.
    Una vita di fatica e di dolori che possiamo pensare, dopo la nascita (raffigurata dalla piccola apertura, sulla destra, e ormai barrata da una cancellata di “non ritorno”), dalla scalinata scura in basso; il cui trattamento esemplare sui neri, in post, rivela ancora qualche dettaglio in un’aurea trisete e quasi tenebrosa.
    Il cielo (di solito rivelatore) inoltre è plumbeo!
    Il “futuro” pare appena più ottimistico nella rappresentazione della rampa superiore. Ma il perdurare del contrasto e degli annerimento non pare rivelare un mutamento di umore.

    Quando in un’immagine c’é un trattamento dei toni così calcolato, occorre dare credito all’autore.
    Occorre sintonizzarsi sulla “sua” lunghezza d’onda, per recepire il “suo” messaggio, magari anche inconscio; non cercare solo conferme al “nostro sentire”.
    I toni alti del muro, tra le rampe, “fanno parte” del gioco della vita. In essa, per fortuna, c’é sempre almeno “qualcosa di chiaro”, di luminoso.
    Le linee si possono rettificare col photochopper.
    Antonino Tutolo

  8. Vi ringrazio di cuore tutti per i commenti a questo mio scatto.
    Mi sento di dire solo una cosa:
    non mi piace fotoritoccare eccessivamente i miei scatti, cerco solamente di modificare i contrasti i bianchi e i neri.
    Non mi sarei mai sognato di usare in questo scatto cs3 per raddrizzare le linee…mai!!!
    pechè in qualche modo lo scatto deve essere reale, la situazione l’ho vista io…non il pc…non photoshop!!!
    e poi le situazioni che accadono durante la nostra esistenza, non sono mai tutte razionali.
    le linee non dritte, non parallele in qualche modo comunicano un senso di divertimento…di prendere la vita un pò per quella che è…soffrendo ma allo stesso tempo sapendo in cuor nostro che dopo la discesa c’è sempre una risalita.
    perchè domani c’è sempre…ci sarà sempre!!!
    l’agognata meta è lì ad un passo o meglio al prossimo scalino!!!
    basta arrivarci…o meglio basta saperci arrivare.
    Lorenzo L’Episcopia

  9. Domenico Brizio scrive:

    Se questa scala è la metafora dell’esistenza umana vedo la vita un po’ geometrica e so che una vita non contiene tutta la lineare geometria presente nella fotografia, benché condita di distorsione prospettica non difettosa. Se il soggetto è la salita possibile attraverso la scala, vedo una vita incerta: chi mi dice osservando la fotografia che la scala abbia una curva verso l’alto e non continui uscendo dal lato sinistro senza curvare? La logica, certo. Ma la fotografia no. Mi disturba un po’ quel moncherino di muro a triangolo allungato a destra, ma l’immagine è forte e personale.
    Domenico Brizio

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