Carlesi Renzo – I dannati del sale

Un lago salato dentro un vulcano, nel sud dell’Etiopia, un intero villaggio dedito alla raccolta del sale, compresi i bambini. Un lavoro infernale in un luogo dannato. Immagine di reportage che fa parte di un lavoro più ampio.

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Comments (6)

 

  1. Mauro Marchetti scrive:

    Io credo che immagini di reportage come questa meritino di essere viste in compagnia delle altre che costutiscono il lavoro completo.
    Da sole rischiano di diventare icone stereotipate.
    E’ un peccato, una fotografia come questa contiene elementi importanti, riflessioni da non lasciarsi sfuggire.
    Mauro Marchetti

  2. Marco Furio Perini scrive:

    Una inquadratura più ampia, in grado di restituire all’osservatore maggiori informazioni sul contesto, credo che avrebbe almeno in parte ovviato al limite dell’immagine “singola” già rilevato da Mauro. Così tagliata descrive ed esprime la drammaticità della situazione solo parzialmente a mio parere, perchè gli elementi essenziali ci sono e…mancano allo stesso tempo (questa almeno è la mia impressione). Resta il fatto che per quel che si vede è una immagine forte, che colpisce e che non manca certo di far riflettere.
    Marco Furio Perini

  3. Antonino Tutolo scrive:

    Comprendo e condivido l’idea di inserire una immagine di questo tipo sul nostro blog, perché essa venga esaminata e presa d’esempio, fin dove merita, dal punto di vista fotografico.
    Ma condivido anche il pensiero di Mauro Marchetti: in altri ambiti che hanno intenti diversi da quello tecnico fotografico, certi racconti o si fanno fino in fondo (partendo dal generale fino al dettaglio) o è meglio non trattarli affatto. Per rispetto dei soggetti.
    I media ci intossicano con immagini di ogni tipo, col solo scopo di creare “sfondi show” da interrompere con la pubblicità; vanificando ogni significato, ogni sofferenza che esse possono testimoniare. A noi appaiono solo come immagini virtuali; senza aderenza al reale.
    Davanti ad esse, invece, bisognerebbe fermarsi a pensare, seriamente, solo ai significati. Davanti a tale degradazione contano solo la sofferenza ed i sacrifici che ci sono testimoniati.
    L’estetica c’é ed è efficace.
    Ma basta quel che ci è mostrato. Ed è anche troppo.
    Vedendo le condizioni di vita di un bambino che lavora (e che lavoro!) per sopravvivere, mentre i nostri figli sguazzano nell’abbondanza, l’ultima, ma proprio l’ultima cosa che mi può venire in mente è quella di chiedere di inquadrare ancora in modo più ampio una simile realtà: infame, ingiusta, disonorevole per chi resta a guardare.
    Altre informazioni? No grazie! Basta quello che vediamo. E’ anche troppo. Il resto viene da sé: non occorrono sforzi per indovinare. Miseria, fame, corruzione, svilimento dell’uomo.
    Ma siamo tanto avvezzi a queste immagini, che ci scorrono davanti agli occhi, in ogni momento televisivo, tra una velina e un cantore di storielle buffe, che anche cento di esse non riuscirebbero a smuoverci più di tanto, mentre mangiamo o ci sollazziamo al caldo delle nostre case, con la coscienza sempre pulita e vergine.
    Complimenti incondizionati all’autore, anche già solo per il coraggio che ha dovuto trovare in sé per fotografare.
    Antonino Tutolo

  4. Maurizio Tieghi scrive:

    Premesso che in Singolarmente Fotografia andrebbero esposte immagini che da sole esprimono compiutamente il pensiero che l’autore vuole trasmettere, perlomeno nel presentarle in questa rubrica da parte loro andrebbero omessi i richiami a portfolii e/o reportage, questa fotografia di reportage è già molto eloquente per come è stata scattata. Sono presenti tutti gli elementi che servono a farci percepire lo sfruttamento dei bambini nei paesi sottosviluppati, la loro fatica fisica, la mancanza di sicurezza e l’ambiente di lavoro particolarmente ostile. Cos’altro serve?

    Maurizio Tieghi

  5. Antonino Tutolo scrive:

    Un portfolio è quasi sempre più eloquente di una sola immagine.
    Ma in questa immagine singola, a parte l’informazione relativa a cosa è trasportato dai soggetti, per fortuna suggerita dal titolo, penso ci sia tutto per decodificare il messaggio dell’autore.
    Io penso che il taglio sia sempre funzionale all’idea dell’autore. Quindi occorre accettarlo così com’é e limitarci a ragionare su quello che ci viene proposto.
    Il busto dell’uomo in primo piano è in parte coperto dalla massa di sale. Ma non importa. La sua presenza deve suggerire solo che un uomo grande porta un blocco grande, l’uomo piccolo (ragazzo) porta un blocco piccolo, più accessibile alle sue possibilità.
    Quindi la presenza dell’uomo serve solo a mettere in evidenza le proporzioni e l’azione nel suo divenire.
    Sullo sfondo l’acqua sporca mostra le condizioni ambientali di lavoro; i recipienti di plastica solo gli strumenti del lavoro; l’uomo con la testa tagliata, è incidentalmente presente, ma è accettabile in una foto di reportage non costruita in studio.
    Il ragazzo è nudo; quindi non può permettersi neanche uno slip, o ha lasciato all’asciutto l’unico che possiede. Egli ha la lingua di fuori per lo sforzo e per la sete: inevitabile quando si ha a che fare col sale.
    L’immagine è forte ed incisiva nei colori (esteticamente compatibili tra loro) e giusta nell’esposizione.
    Il messaggio è chiaro e significativo: povertà, fatica, lavoro disumano, condizioni ambientali estreme.
    L’immagine è stata pubblicata nel periodo natalizio, in cui ci sforziamo di essere più umani, solidali e buoni.
    Per questo mi chiedo: del suo messaggio cosa resterà in noi?
    Penso nulla. Il panettone è finito.
    Antonino Tutolo

  6. Domenico Brizio scrive:

    La lingua del ragazzo, e la smorfia che compone, sono il soggetto attrattore di questa fotografia (opinione). Posizione aurea, colore differenziato, accompagnamento all’azione: tutto congiura a far pensare alla mia mente che quello è il soggetto e non riesco a vederne uno più forte e distinto.
    Ci sono poi due figure umane con il capo mozzato, una completamente, l’altra a metà; lo sfondo di contenitori incoccia infelicemente la testa del ragazzo.
    Ma i colori crudi accompagnano quel che si svolge.
    Domenico Brizio

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