Giogli Stefano – (Città di Castello – PG) Nel silenzio della luce

Dittico – Nel silenzio della luce.

211 Stefano Giogli_nel_silenzio_della_luce

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Comments (10)

 

  1. Secondo me dovrebbe essere il contrario
    mi spiego al grande pubblico:
    l’uomo che non vive nella grazia di dio vive in maniera confusa, disordinata ” annebbiata” mentre colui che è illuminato ha tutto cristallino davanti a sè non teme niente etc etc
    X cui secondo questa mia personale visione la sfocatura dovrebbe interessare la prima parte del dittico e il fuoco la seconda, ovvero l’incontrario di come è adesso.
    Ma forse non sono entrata nella visione dell’autore e in cià che voleva comunicare.
    attendo di essere lluminata da altre versioni.
    cmq interessante
    Donatella Tandelli

  2. Alfredo Caridi scrive:

    In un primo momento ho avuto la stessa impressione di Donatella, ma pensadoci meglio, penso che sia giusta così, per quello che puo valere.
    Mi spiego: nella prima parte del dittico, troviamo evidenziato dalla luce che filtra dalla finestra, il simbolo del crocifisso, simbolo reale e concreto, per cui vederlo nitido è stare con i piedi per terra. Nel secondo quadro, ciò che si vede è un uomo illuminato in atteggiamento mistico, uno stato che non ha nessun riscontro nella realta, ma trova una sua ragione nella propria interiorità. sensazioni evanescenti , quindi sfocate.
    Questo, per quanto riguarda il “cosa” e il “come”, il perche, mi sfugge. La mia impressione, è che l’autore abbia giocato sulla semplice associazione di simboli e metafore senza arrivare ad un’idea finita.
    Tecnicamente ben costruita, con un B/N funzionale nella sua rappresentazione.
    Alfredo Caridi

  3. Antonino Tutolo scrive:

    Oltre alla plausibile interpretazione di Alfredo Caridi, è possibile pensare anche che, se per il Vangelo l’uomo è figlio di Dio, soggetto d’amore, quindi meritevole di tutto il bene che si riserva ad un “figlio”, per “alcuni” l’uomo è pur sempre figlio di Adamo e del peccato, quindi meritevole di sofferenza. Per questi “alcuni” l’uomo deve meritarsi il dono di Dio, con l’espiazione, col digiuno, con la mortificazione della carne e del proprio essere. Per costoro l’amore di Dio è condizionato alla mortificazione del proprio essere uomo, all’espiazione.
    Nel dittico, l’uomo ha definizione solo quando è alla presenza “della luce”; di “quella luce”.
    Nella seconda immagine la suora è “solo” una donna, che, pur in uno stato mistico di tensione verso il proprio “padre celeste”, in quel momento è ancora immaturamente solo figlia di Eva; quindi è meritevole di sofferenza; perché non ha “quella luce” presente nella prima immagine.
    La figura della suora, nella seconda immagine, è quindi sfocata, irreale; perché priva della grazia; quindi ancora immeritevole del “fuoco”.
    Non basta soffrire ed umiliarsi. Occorre soffrire ed umiliarsi tanto!
    Antonino Tutolo

  4. Se la visione mistica è uno stato alterato di coscienza allora si allora sfocato della seconda parte( anche se non mi soddisfa la realizzazione di questo dittico)….
    mi piace questo scambio di impressioni
    Donatella Tandelli

  5. Claudio Lorenzini scrive:

    Condivido le impressioni riportate nei commenti che precedono: è già complicato documentare la realtà, per come ci si presenta; a maggior ragione è difficile giocare con i simboli.
    Mi sembra gradevole e ben riuscita l’immagine della luce che filtra ad illuminare il crocefisso (che però, mi sentirei di dire, di suo non avrebbe bisogno di prendere luce dall’esterno per essere illuminato).
    Claudio Lorenzini

  6. Domenico Brizio scrive:

    Facciamo come se il dittico fosse ligneo, come si usava credo un tempo. Richiudiamolo e quando riapriamo, dopo attente preghiere, apriamo solo la parte sinistra. Sarà una fotografia che ci restituisce un po’ di comprensibile pace a guardarla! Da sola, però. L’altra parte tanto non c’è più.
    Domenico Brizio

  7. Antonino Tutolo scrive:

    Se l’autore ha proposto un dittico questo significa che il messaggio che voleva comunicare non coincide solo con quello della prima immagine.
    L’immagine di sinistra racconta lo stesso messaggio di una pittura del ’400 o poco oltre. La contemplazione, l’adorazione, ecc.
    Le due immagini messe insieme parlano d’altro; di qualcosa di più moderno e forse critico (almeno per la mia interpretazione).
    Non verificare che l’autore si adegui ai nostri canoni mentali, ma invece disporci per comprendere il suo messaggio.
    In risposta a Claudio Lorenzini (parente di Carlo Lorenzini, Collodi?), il Figlio, sulla croce, riceve la luce dal Padre (la protezione), attraverso la finestra…
    Oppure un simbolo materiale, quale la statuetta del Cristo sulla croce, riceve la sua idealizzazione e cosacrazione iconica dalla luce divina.
    Antonino Tutolo

  8. Maurizio Tieghi scrive:

    Scherza con fanti e lascia stare i santi ci insegna la saggezza popolare, quindi la religione è un argomento da trattare con il massimo rispetto, questa situazione è veritiera anche quando su di un blog si ragiona attorno a concetti fotografici? E’ sacrilego pensare che il dittico non sia così bello come lasciava presagire il titolo ed il soggetto? Buona luce è un augurio che si può rivolgere anche alle suore oppure questo contrasta con il loro concetto d’illuminazione? Tra i tanti dubbi che mi assillano si concretizzano un paio di certezze: in fotografia gli argomenti di tipo spirituale sono meglio rappresentati se trattati in modo realistico, mentre quelli che non lasciano spazio all’immaginazione acquisiscono maggior fascino se resi in modo sfumato, sfuocato, indefinito. Questo perché tramite lo strumento della fotografia non è possibile cristallizzare la verità.
    Maurizio Tieghi

  9. Domenico Brizio scrive:

    In altra occasione (sito internet dell’autore) la prima fotografia è presentata sola, d’altronde questa è Singolarmente Fotografia…
    L’autore potrebbe a questo spunto spiegare l’operazione ‘dittico’…
    Domenico Brizio

  10. Sono perplessa. Purtroppo non riesco a trovare un legame tra le due immagini, se non quello di simboli legati alla religione.
    Per il resto, la fotografia a sinistra è ricca di chiaroscuri, distorsioni prospettiche, intensità. Quella a destra è piatta, sfocata, grigia.
    Ho letto i commenti che mi precedono e posso seguire l’interpretazione di Antonio Tutolo, ma anche così facendo rimango perplessa.
    Probabilmente non si deve seguire un ragionamento, ma lasciarsi trasportare dal “sentire” che sfocia dal guardare…e allora sento due sofferenze, una più silenziosa, una vita trascorsa nell’ombra osservando il miraggio della luce. L’altra ribelle, ma impotente.
    Scrivere questo a proposito di due fotografie non è strano. Scriverlo pensando che sono soggetti religiosi mi fa venire voglia di andare a confessarmi…
    Elisabetta Moschetto

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