Grossi Davide (Parma) – Ticket to rom

Agosto 2009 bimbi rom alla periferia di Tirana sembrano correre a prendere un treno… che non partirà mai..

217 Davide Grossi Ticket to rom

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Comments (17)

 

  1. ok se non ce lo dici tu che sono rom di tirana( che fa molto socio-psicologico quindi + figo) noi non è che lo possiamo sapere.
    certo possiamo intuire che si tratta di una qualche fatiscente e degradata zona periferica, che però potrebbe benissimo trovarsi in una campagna da qualche parte in italia( e + facile al sud che al nord mi sa..)
    conclusione foto furbetta con un sottotitolo furbetto che vorrebbe indurre alla lettura di problematiche social-sociologiche.
    Ma che sto a dì ao!?
    Donatella Tandelli

  2. Domenico Brizio scrive:

    Senza leggere il titolo ed il commento vedo tre bambini correre su per una salita di macerie tra un corpo di fabbrica abbandonato e una carrozza di un treno con evidenti segni del tempo, il tutto in un ambiente esteticamente brullo e scarso. Se leggo il titolo ed il commento continuo a vedere la stessa scena e lo stesso ambiente perché il gioco di parole sul futuro dei bambini non mi convince. Sembrare è essere? Ma non voglio aprire la porta filosofica. Mi fermo.
    Domenico Brizio

  3. Giuliano Andrea Ravasio scrive:

    Non concordo con Donatella nel dire che senza spiegazione la fotografia non trasmette, o per lo meno a me,ciò che l’autore vorrebbe dire
    Vedo bambini che giocano nei pressi di un capannone, o stazione abbandonati, li vedo avvicinarsi ad un vecchio vagone in disuso come a voler iniziare un viaggio immaginario che li porti lontano da quel mondo, da quel vivere senza futuro.
    poi che i rom siano di Tirana , o di qualsiasi altra parte del mondo poco importa.
    G.A.Ravasio

  4. Paola Canali scrive:

    Il mio sguardo è catturato dal vagone in evidente stato di abbandono, dal tetto grigio decisamente malconcio, passa sui finestroni murati e si perde sul primo piano di sterpaglie e rifiuti.
    Le bimbe, (rom o meno che siano) piccole figurine, si confondono con i colori del terreno in quella salita che forse percorrono ogni giorno per tornare nel mondo.
    Paola Canali

  5. Antonino Tutolo scrive:

    Vabbé che le ferrovie italiane sono quello che sono; ma fino a questo punto, mi pare esagerato!
    E’ un’immagine che fino a 50 anni fa era plausibile anche in Italia.
    Ad un bambino, non viziato come i nostri, basta poco per sognarsi macchinista, o signorina in abito grazioso lungo e col cappellino a falda larga, in partenza sull’Orient Espress.
    Perché vedere malizia nelle intenzioni dell’autore?
    La foto ci stà; anche senza scomodare i Rom. Se poi essa fa parte di un portfolio più ampio sui Rom, può assumere ulteriori significati con le altre immagini.
    Essa meriterebbe solo un leggero trattamento in post.
    Antonino Tutolo

  6. Claudio Lorenzini scrive:

    Sembra anche a me di notare una certa distanza tra l’immagine e il titolo (la spiegazione di ciò che l’immagine stessa vorrebbe rappresentare). Perché suggerire, a chi guarda la foto e ne legge il titolo, che le bambine corrano verso un futuro che non verrà mai? Magari, ma solo ad esempio, un più sobrio e meno impegnativo riferimento al luogo, “Tirana”, accompagnato da una data, appunto il “2009″ sarebbe stato più aderente ai contenuti dell’immagine e avrebbe lasciato a chi osserva una maggiore libertà di valutazione.
    Però l’immagine ha certe potenzialità, anche se mi sarebbe piaciuto un taglio che consentisse di mostrare più il soggetto, cioè le bambine che corrono (e forse giocano?) in un’area degradata; in particolare la massa scura della carrozza ferroviaria, che riempie una metà dell’immagine frena lo sguardo e limita la possibilità di concentrare l’attenzione sulle bambine. Ma anche il deposito riempie la metà di destra del fotogramma e, seppur in modo minore, limita l’efficacia dell’immagine… Ma siamo nel campo dell’opinabile.
    Claudio Lorenzini

  7. davide grossi scrive:

    Credo di dover fare una precisazione a seguito di una mia leggerezza. Ticket to rom è il titolo di un portfolio e non della fotografia singola che ho qui presentato. Nella home page del mio sito questa foto è titolata dalla latitudine/longitudine del sito (per chi avesse la bontà di guardarlo…). Circa la questione commento/immagine non vedo l’incongruenza poichè il commento aggiunge informazioni all’immagine, non ne altera il contenuto. Pensate a quante immagini della FSA (ex.) “viaggiano” e assumono importanza grazie al commento che ne contestualizza la situazione. Donatella mi permetto di farti notare che nel tuo intervento non entri nel merito dell’immagine ma ti limiti a dare un giudizio (anzi un pregiudizio) sulle mie ipotetiche intenzioni truffaldine ma questa tua proiezione ti fa arrivare alla conclusione senza aver effettuato l’analisi… spero tu non sia un medico! ;) . Non ho mai fatto fotografia a sfondo sociale e non mi sono mai posto il problema se questo sia figo o no… Passare dieci giorni in una tendopoli rom a Tirana tra scabbia e pidocchi è stata un esperienza molto forte, alienante per certi versi, umanizzante per altri… ma non l’ho trovato “figo”. “Figo” è un maglione, una canzone, un biglietto omaggio per Gardaland… In ogni caso sono convinto che la fotografia sia un mezzo per porsi domande, per rapportarsi con ciò che “non sono io”, per rimettere ordine nelle cose e per riaquisire una pulizia ed un ecologia del guardare. Mai un mezzo per dare risposte… ma queste sono chiacchiere da bar…
    grazie per aver condiviso le vostre impressioni,
    davide

  8. Marco Furio Perini scrive:

    A mio modestissimo parere il fattore che più limita nel risultato le potenzialità della scena è il punto di ripresa, un po’ lontano (il che rimpicciolisce molto le bambine) e fin troppo frontale (il che toglie profondità all’immagine). Per i miei gusti avrei preferito un punto di ripresa diverso, possibilmente più decentrato, che avesse privilegiato un elemento compositivo (il vagone, le bambine, il muro diroccato) sugli altri. Per il resto mi sembra che l’immagine esprima con onestà intellettuale l’intento dell’autore. Ciao
    Marco Furio Perini

  9. figo nel senso che va di moda perchè in fiaf va di moda fare questo tipo di esperienze di foto di portfolii…
    perchè tutti si lanciano a fotografare ciò che è disagio sociale mentale e bla bla bla…
    che palle!!!
    sono cosi belli i macro, possibilmente artistici!
    c’è già abbastanza tristezza al mondo…almeno che le foto diano quel senso di bellezza e pace che l’uomo tanto cerca!
    si posso avere un pregiudizio su questo tipo di foto ed è sicuramente un mio limite, ma qualsiasi lettore anche il + figo ha i suoi di pregiudizi condivisibili o meno…
    Donatella Tandelli

  10. Antonino Tutolo scrive:

    Non va di moda solo in FIAF. Basti pensare agli splendidi reportage di Salgado!
    Ci sono tanti temi che vanno di moda. Ognuno trova quello che lo interessa.
    Il problema è cercare una fotografia nuova, se è possibile; visto che tutti i temi sono stati ampiamenti sviscerati in quasi 200 anni di fotografia classica; cambiano solo i soggetti ed il contesto.
    La fotografia del “momento decisivo” non può prescindere dal reportage, che è la fotografia più praticata.
    La macro non è certamente un tema nuovo; credo segua immediatamente la fotografia sociale, in ordine di preferenza. Ed è ormai alla portata di tutti. Non c’é una pubblicazione o forum nel quale non ci sia la macro.
    Antonino Tutolo

  11. Domenico Brizio scrive:

    Concordo con Donatella: c’è già tanta tristezza in giro che perseguire con pervicacia l’illustrazione di situazioni tristi rivestendole di cittadinanza visiva e dando loro importanza attraverso una fotografia costituisce un esercizio spesso di poca sensibilità artistica.
    Credo che occorra rispetto per il disagio umano: non fotografarlo è una parte del rispetto. Ma spesso ‘fare notizia’ prevale sul rispetto, anche in Fotografia.
    Ma tant’è: la parola moda e la parola gregge a volte si toccano. E poi non dimentichiamo che siamo qui (blog) in un contesto dove ci abitano guide che lo governano con dare e non dare cittadinanza.
    Domenico Brizio

  12. Salgado chiaro che ce c’è uno,….ma pure Marrozzini nn scherza.mi pare che pure lui si occupi anche di problemi sociali …( e a me nn piace particolarmente il tema) ma lui lo fa con delicatezza e sensibilità senza voler cercare x forza la sensazionalità nei problemi moderni che poi diventa ripetitiva e persino fastidiosa ed è questo che mi piace
    ma difatti di Marrozzini ce n’è solo uno!
    Donatella Tandelli

  13. Antonino Tutolo scrive:

    C’é tanta tristezza in giro…. perché osservare le immagini di guerra e di morte di Burrows, di Roger Fenton, di Bob Capa; quelle di sofferenza, di fame e di morte di Salgado?
    http://www.pdngallery.com/legends/legends10/
    A noi interessano solo le immagini liete.
    Non a caso in TV ci mostrano solo veline e giochini, per tenerci buonini.
    Susan Sontag un tempo era critica nei confronti delle immagini che mostravano certo “realismo”; ma successivamente cambiò opinione:
    “È la passività che ottunde i sentimenti. Le condizioni a cui diamo il nome di apatia, o di anestesia morale e emotiva, in realtà traboccano di sentimenti: ciò che si prova è rabbia e frustrazione”.
    …..
    “Sarebbe meglio mettere da parte la compassione che accordiamo alle vittime della guerra e di politiche criminali per riflettere su come i nostri privilegi si collocano sulla carta geografica delle loro sofferenze e possono – in modi che preferiremmo non immaginare – essere connessi a tali sofferenze, dal momento che la ricchezza di alcuni può implicare l’indigenza di altri. Ma per un compito del genere le immagini dolorose e commoventi possono solo fornire una scintilla iniziale”.
    Antonino Tutolo

  14. fra dolore e tristezza e veline e grande fratello c’è un abisso di possibilità nel mezzo.
    il mondo e la vita è dolore.
    é cosi deplerovele ricercare per la momentanea serenità del proprio animo un pò di bellezza?
    chiarendo bene che questa ricerca non vuole certo impedire di vedere ed essere consapevoli di tutto il dolore che ruota attorno.
    Donatella Tandelli

  15. Domenico Brizio scrive:

    Piacciono pervicacemente le citazioni allora mi adeguo limitatamente: un famoso comico disse che era più facile far piangere che far ridere. Pensiamoci: non fotografare in alcuni casi è un atto di rispetto umano superiore al farlo e ne deriva per chi lo pratica un appagamento intimo superiore all’esercizio dello scatto ‘sensazionale’…
    Ah, veline e giochini: sono molto tristi, non tutti, i giochini naturalmente.
    Che un’immagine l’abbia prodotta tizio o caio poco mi importa: mi importa il piacere che provo nell’osservarla, nell’aderire a quel che vedo, che un’altro ha visto meglio di me.
    E questa foto è proprio poco significativa anche per quello che non riesce a raccontare (opinione): e non ditemi che per esprimere un concetto così complicato occorre un’istruzione superiore, un bagaglio di saperi dilatati, una profondità di pensiero e logica superlativa e aver studiato e sgobbato tutta la sapienza contenuta in tomi di critica fotografica: d’accordo anche lì c’è chi vede e ne apprezziamo la bravura, ma ogni tanto…
    Domenico Brizio

  16. Sara Munari scrive:

    Mi colpisce molto la sicurezza con cui alcuni di voi hanno espresso questi giudizi, mi colpisce molto il paragone Marrozzini-Salgado e Grossi-Marrozzini…
    Non credo che il rispetto per il disagio umano si manifesti non fotografandolo, questo è solo il mio parere, e so per certo che il disagio umano e la fotografia sociale non so i temi che Davide tratta di solito.
    Per tornare alla fotografia, questa fotografia, dalla quale i commenti si sono allontanati, o almeno a me sembra si siano allontanati, trovo che sia interessante ed esteticamente bella, anche ben composta, mah, dirò che mi piacciono anche i toni….poi c’è sempre il problema dell’intero portfolio, sono certa che inserita nel lavoro complessivo, sia anche funzionale!
    Credo che il titolo, in questo caso, abbia giocato a sfavore di Davide.
    A rendere la lettura dell’immagine, interessante per una persona, pessima per un’altra, concorrono troppi elementi…ma una critica se non è costruttiva, che critica è?
    Sara Munari

  17. Maurizio Tieghi scrive:

    La fotografia deve poter rappresentare le condizioni della vita umana in tutte le sue espressioni, dall’orrore all’estrema felicità, senza censure e senza pregiudizi. Per renderla vera testimonianza dell’esistenza non ha bisogno di titoli e parole di accompagnamento, la sua forza rivoluzionaria risiede proprio nel linguaggio universale che possiede, tutte le persone del mondo sono in grado di comprenderne i significati. Questo non significa che tutte le persone del mondo siano capaci, per dono di nascita, di produrre immagini universali. La fotografia in questione contiene molte lacune per come è stata composta, sono state ben analizzate nei precedenti commenti, pertanto non meritava a mio parere un tale affollamento ai suoi piedi.

    Maurizio Tieghi

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