Lucarelli Carlo (Livorno) – Metropoli

Elaborazione.

221 Lucarelli Metropoli

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Comments (11)

 

  1. mi verrebbe da dire…bo!
    Magari un titolo avrebbe aiutato una specie di lettura.
    Non c’arrivo a capire l’intenzione che volevi esprimere.
    forse un qualcosa con la metropoli che prosciugala vita delle persone, l’impersonalità di una noiosa vita lavorativa??
    cielo_viola, viola-mistico, desiderio di fuga verso il mistero misterioso?
    mah….forse stamattina il latte nel caffè di stamattina era andato a male….
    Donatalla Tandelli

  2. Antonino Tutolo scrive:

    L’arte contemporanea può non avere un significato compiuto (almeno nel senso comunemente attribuito alla parola). Essa può mirare a stupire, creare disagio logico, colpire in qualche modo l’osservatore l’osservatore.
    Senza il titolo si lascia al lettore la lettura.
    A me questa immagine piace.
    E’ molto bella l’elaborazione dei grattacieli ed il loro accostamento cromatico alla figura femminile, bronzeo-dorata, ed allo sfondo viola che contrasta e ravviva.
    E’ una donna come tante, che transita anonimamente, con lo sguardo perso nei suoi pensieri, in uno dei tanti viali di una delle tante città, tra grattacieli tutti simili.
    Ella è una dei tanti esseri umani che sembrano fare numero; come le tantissime finestre impersonali dei palazzi.
    In questa immagine forse è possibile leggere l’omologazione, la standardizzazione, la disumanità dell’impersonale; l’uomo che non è più individuo pensante, unico e diverso da ciascun altro, ma solo un essere “portatore di marchio commerciale”, privo di identità univoca e personale.
    Il cielo, anch’esso è costruito (figurativamente), irreale, determinato e consentito dalle poche e privilegiate menti ancora pensanti, che governano il mondo, dopo la globalizzazione.
    Antonino Tutolo

  3. Allora
    La tonalità che hai scelto per il cielo è molto accattivante.
    Le linee di tensione date dai palazzi sono OK.
    La statua è stata ottimamente collocata nell’immagine, non c’è una sbavatura.
    Ma del resto, dal Lucarelli Carlo cosa ti volevi aspettare?
    L’unico grosso intoppo che trovo a livello COMPOSITIVO sta’ nella INCLINAZIONE dei palazzi, che contrastano il movimento verso destra suggerito dalla figura.
    Per quel che concerne i significati psicologici me ne vengono in mente ALMENO un paio (riferimenti alla caoticità del quotidiano, troppo impegnati a correre per guardare, talmente impegnati a correre che sembra che siano i palazzi a muoversi e non noi; spersonalizzazione dell’esere umano che vive in una realtà globalizzata e quindi anonima), quindi vuol dire che va benone, la foto funzia!!!
    PS
    Le parole scritte in maiuscolo vanno lette alla Gasmann quando recita l’Odissea.
    Massimo Casalini

  4. Domenico Brizio scrive:

    Quando si realizza una fotografia.. e poi non piace; se ne realizza una seconda… e non piace…; poi si cerca di farle intersercare (adesso le tecnologie aiutano un po’,un tempo occorreva avere una diversa manualità dall’attuale) e poi… vediamo se piazzandole vicendevolmente elaborate… piaceranno!?! Due fotografie solitarie non fanno una compagnia piacevole.
    Domenico Brizio

  5. Giuliano Andrea Ravasio scrive:

    pur non essendo il genere che prediligo devo dire che la foto mi piace parecchio, il mix di colori abbinato alla forme li trovo veramente accattivanti, inoltre mi trovo pienamente concorde con la bella interpretazione di Antonino Tutolo
    G.A.Ravasio

  6. Sauro Marini scrive:

    Una domanda secca: qual è il confine tra una fotografia e una grafica?
    Considerato il dibattito che impera sull’utilizzo della post-produzione, come si rapporta (al di là della sua validità, che riconosco appieno) una simile opera di soprapposizione di immagini diverse e sfondi artificiali con la fotografia?
    Non sono polemico, credetemi, ma cerco solo di capire se esiste ancora una zona (non parlo di una linea netta, ma una fascia) che segna il confine tra la fotografia e la grafica. Così, giusto per ragionare.
    A livello epidermico l’immagine mi porta immediatamente alle opere di Valeriano Trubbiani, scultore e incisore contemporaneo di origine maceratese ma ormai anconitano di adozione (qualcosa qui > http://images.google.it/images?hl=it&client=firefox-a&rls=org.mozilla:it:official&hs=syl&q=valeriano%20trubbiani%20litografie&um=1&ie=UTF-8&sa=N&tab=wi), ma questo accentua la mia perplessità sulla risposta da dare alla domanda sopra esposta.
    Per ora sono curioso di leggere le risposte…
    Sauro Marini

  7. Alfonso Arana scrive:

    Anch’io mi chiedo come Sauro quale sia il confine… io adoro la fotografia… non tanto la grafica.
    Però la questione mi appassiona!
    Alfonso Arana

  8. Maurizio Tieghi scrive:

    Uno degli scopi che la redazione si era data, così mi sembra che sia riportato da qualche parte, era quella di selezionare fotografie che possono far discutere, in questo caso l’intento è riuscito perché sono diversi i commenti che si possono leggere. Sembrerebbe che per riuscire a suscitare interesse però siano ricorsi a un’opera grafica, forse dipende da quest’ambigua e controversa situazione che accende gli animi dei puri e duri. Non m’interessa minimamente il processo che ha prodotto l’immagine finale, intuisco che gli elementi in essa contenuti sono prettamente fotografici, ritengo il lavoro tecnicamente ben eseguito, resto molto perplesso sulla posizione della statua, è sbilanciata nei confronti dell’edificio dello sfondo posto gradevolmente nella diagonale. La considero troppo statica e statuaria (per forza è una statua!). Provo a immaginarla in un’altra posizione, è sempre fuori sintonia con il resto, l’insieme difetta sempre di armonia. Non esprimo considerazioni di tipo concettuale poiché la presente fotografia non mi stimola questa ipotesi di lettura.
    Maurizio Tieghi

  9. Fabio Panzavolta scrive:

    Non azzardo troppi commenti anche perche io sono più per una filosofia verista della fotografia (coè foto fatte dal vero, più che fatte al computer), ma ammiro tantissimo chi comunque, con qualsiasi mezzo, riesce a realizzare immagini interessanti che, diversamente, non si potrebbero realizzare dal vero. Essendo un’immagine di ampia lettura condivido la lettura fatta dal Sig. Tutolo.
    Complimenti all’autore per la bella immagine (mi auguro che faccia parte di un portfolio) e anche per l’utilizzo del grattacielo di Cesenatico che fa bella mostra di se.
    Fabio Panzavolta

  10. Silvano Bicocchi scrive:

    Colpisce la creatività e l’abilità pittorica con la quale è stata realizzata questa immagine che con tre elementi portatori di senso ci rappresenta il “mondo senza poesia” (come direbbe Ferruccio Ferroni) in cui vive l’uomo delle nostre metropoli. Tre elementi: la statua, il grattacielo, il cielo. La statua ripresa di profilo, col suo freddo metallico amplificato dal riflesso luminoso, ci rappresenta, ben connotata dall’abbigliamento e il taglio efficiente dei capelli, un’umanità apatica come un pendolare che va al lavoro. Il grattacielo inserito nello stesso modo di come può apparire in un riflesso, è l’invadente e ingombrante segno di una metropoli severa fatta di fabbriche e periferie dormitorio, ha una luce propria che lo rende lontano e misterioso. Il cielo violaceo ci appare denso e ammalato; esso drammatizza il messaggio e riesce a ben comporsi con gli altri elementi con la efficace variazione luminosa dal centro ai bordi che risulta coerente con la luce della statua. L’immagine è una efficace fotografia iconica. Fotografia perché un’immagine tecnica, iconica perché è priva del legame con un attimo e un luogo in cui è stata scattata. L’immagine non vuole rappresentare nessun oggetto ma l’immaterialità di una certa idea dell’umanità metropolitana.
    Silvano Bicocchi

  11. Domenico Brizio scrive:

    @ Silvano Bicocchi.
    1. L’autore dichiara una elaborazione e fin qui ok: può essere un procedimento fotografico gradito o non gradito da lettore a lettore ed il ‘giudizio’ naturalmente ne risentirà. Può essere o non essere parte dei desiderata critici e può costituire l’unico elemento ammesso per la porta del piacere estetico.
    Però, e mi spingo ai limiti per conoscere, può una fotografia contenere ‘abilità pittorica’ nel, senso comune non figurato della parola? Certamente nelle arti visive mutuiamo sensi e significati dalla pittura (se non erro da pungere-incidere) ma in Fotografia si ‘punge?
    2. Nel caso di questa fotografia(?) possiamo vestire di ‘pittorico’ una situazione di sovrapposizione tecnica? seppur governata dal preciso e onesto pensiero dell’autore?
    3. Perchè la fotografia ‘iconica’ mi fa pensare più ad un’operazione insincera rispetto alla fotografia ‘normale’? Una prima risposta me la sono data: ho un legame fisico-corporeo con gli ambienti dove realizzo la mia fotografia e senza quel legame fisico-affettivo-ambientale non riuscirei forse neanche a vivere la passione fotografica… La ‘fotografia iconica’: è forse tale perchè è solo interpretazione e l’autore può sfuggire alla sua responsabilità di un dove?
    Domenico Brizio

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