Moschetto Elisabetta – Le ombre di Kemer

L’ombra è proiezione distorta di ciò che esiste. L’ombra non racconta odori, non rumori, non colori. L’ombra è immaginazione del vero. L’ombra è vana apparenza su cui scivolano i pensieri..

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Comments (5)

 

  1. Enrico Maddalena scrive:

    E se ci rifletti, anche le fotografie “dirette” del soggetto sono “un’ombra” delle cose.
    Noi non vediamo le cose ma la luce del sole che, riflessa e modulata dalle cose, ci rimbalza negli occhi portando ci qualche limitata informazione sulle cose stesse.
    E’ il mito della grotta di Platone, ricordi?
    Noi non fotografiamo che delle apparenze…
    Enrico

  2. Antonino Tutolo scrive:

    Riportare dalla splendida Kemer turca un’immagine come questa: priva di più suggestive e vive forme turistiche, odori, colori, sciacquio del mare, ecc., forse può sembrare ingiusto.
    :-)
    Ma, giustamente, come nell’intervento di Enrico Maddalena, in ogni caso ogni immagine, anche la più descrittiva e turistica di Kemer, avrebbe raccontato solo l’illusione fotografica della realtà.
    Tanto vale sognare ad occhi aperti, raccontando quello che, invece, era dentro di noi a Kemer, nella nostra immaginazione e fantasia; ed è voluto venir fuori ad ogni costo!
    Chi vuole vedere qualcosa di diverso, di Kemer, vada di persona!
    :-)
    Antonino Tutolo

  3. Domenico Brizio scrive:

    Questa fotografia potrebbe essere fatta in n posti e non solo in un località turistica: questo è importante, la decontestualizzazione. Mi piace l’ombra che viene interrotta da ciò che esiste (assicelle, lato lungo/lato corto) mentre è la proiezione distorta di ciò che già esiste.
    Domenico Brizio

  4. Innanzitutto ringrazio la redazione per aver corretto il mio errore nella descrizione.
    Il titolo, invece, era “Le Ombre di Kemer”. Ovviamente togliendone una parte, cambia il soggetto.
    Lo ammetto, ero lì in vacanza, ma questo non è alla base di questa (e di altre) immagini.
    Ciò che mi ha sempre affascinata è effettivamente la proiezione della luce sulle cose, le distorsioni che la realtà può creare, lo sguardo “dietro le quinte”.
    Kemer, la vacanza, il mare…sono orpelli.
    Elisabetta Moschetto

  5. Silvano Bicocchi scrive:

    Susan Sontag inizia il libro “Sulla fotografia” col “Mito della caverna” di Platone, perché in essa un gruppo di uomini incatenati impara a conoscere la realtà attraverso le ombre, di uomini e cose, proiettate dalla luce solare sui muri della caverna.
    E’ la prima volta che l’uomo prende coscienza che la conoscenza dovuta al vedere è possibile, oltre che con lo sguardo diretto sulla realtà, anche quando è mediata da un processo che, come le ombre, intrattiene un legame fisico con gli oggetti rappresentati.
    Ovviamente è immediato trarne le analogie concettuali con la fotografia. Anche lei è rappresentazione del mondo attraverso lo stesso media delle “ombre”. L’ombra di un oggetto è parte della realtà di quell’oggetto, ci parla di lui senza mostralo, il legame fisico tra oggetto e ombra genera una particolare contiguità che nei linguaggi si chiama “metonimia”.
    La fotografia “Le ombre di Kemer” è un’immagine figlia della poetica della “fotografia diretta” quella di Paul Strand, Weston, Adams. Questo per il tutto a fuoco, la matericità, la precisa composizione geometrica della staccionata. Lo schermo discontinuo, dei pali, raccoglie le ombre di fiori e di un cavo, con differente risoluzione dovuta alla diversa distanza degli oggetti. E’ un’immagine che, nel contrasto tra la fisicità dei legni e l’immaterialtà e la leggerezza delle ombre, nella rappresentazione scelta offre, oltre al risultato estetico, anche una riflessione lirica sul concetto di metonimia.
    Silvano Bicocchi

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