Baranava Hanna – S.Giovanni Teatino (CH) – Could we survive in the water

Il lago Bomba (in Abruzzo). Un luogo insolito. Un albero sorprendente.

235 Hanna Baranava survive in the water

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Comments (20)

 

  1. ah wow che immagine….
    come l’ho vista ho subito pensato al bn, avrebbe avuto una drammaticità e una magia pazzesche!!
    Ma devo dire che anche questo colore pastellato con le punte accese di verde e blu rende molto un’atmosfera sospesa nel tempo.
    ottimo il decentramento dell’albero e la polarizzazione del cielo con quelle nuvole che ci stanno ad arte poi!
    Nsomm…COMPLIMENTI!!!!!

  2. Hanna Baranava scrive:

    Grazie Donatella!
    Hanna Baranava

  3. Enrico Maddalena scrive:

    Come potrei passare oltre quando si parla del “mio” Abruzzo?
    Una immagine composta secondo i canoni, con l’albero in primo piano situato in un punto nodale del quadro (regola dei terzi: punto all’incrocio del terzo orizzontale inferiore col terzo verticale destro).
    Il terzo inferiore dell’immagine si presenta ammorbidito da una soffusa nebbiolina.
    La fuga prospettica delle nuvole e l’inarcarsi vesso il basso delle montagne sullo sfondo, guidano lo sguardo lontano, verso il centro del quadro.
    Di conseguenza, l’albero non è il protagonista, il soggetto dell’immagine, assumendo più che altro il ruolo di “quinta” ed aumentando il senso di profondità che la nebbiolina e la piattezza del primo piano altrimenti sopprimerebbero. Ed allora, qual’è il soggetto? Semplicemente l’atmosfera particolare che l’autore ha respirato lì ed allora.
    Enrico Maddalena

  4. Domenico Brizio scrive:

    Una semplice equalizzazione automatica dei livelli restituisce a questa fotografia la sua ‘giusta’ dimensione. Soprattuto fornisce quella profondità che un ‘trattamento’ può averle sottratto. Così l’acqua del lago artificiale, la foschia, il cielo, le nuvole, i verdi dei boschi… prendono la dimensione cromatica più vicina alla sensazione reale che ha provato l’autrice. Il soggetto è stato collocato in modo da consentire la visione di tutto quanto lo accoglie: gli alberi appoggiati nel paesaggio sono semplicemente superbi. E quando vengono ‘visti’ con questa sensibilità ancor di più. Perchè l’autrice ha operato con sentimento: ha pensato quanto deve essere difficile avere sempre le radici nell’acqua per un organismo terrestre perdipiù non dotato di tutto l’apparato fogliare che aveva ancorchè sviluppato.
    Il soggetto è imperioso: è l’albero con tutta la sua poetica ‘resistenza’ confluita nella sua ancestrale e inimitabile bellezza di essere albero.
    Domenico Brizio

  5. marco furio perini scrive:

    Compositivamente la trovo più che piacevole, c’è – a mio avviso – una buona distribuzione degli spazi tra acqua, terra, cielo (anche se quest’ultimo è quel che più cattura la mia attenzione distraendola un po’ da quel che dovrebbe essere il soggetto principale, ovvero l’albero a mollo…) Tecnicamente percepisco invece dei rflessi che schiariscono alcune zone della parte sotto, non capisco se per un controluce o una foschia o chissà cos’altro. In ogni caso l’impressione generale è più che gradevole. Ciao
    marco furio perini

  6. Paola Canali scrive:

    Un immagine ottimamente realizzata, che lascia spazio all’emozione.
    Si sente profumo di lago, umidità nell’aria. Tutta la forza dell’albero, che solo sta, immobile, con i piedi a mollo :-) tra acqua e cielo che corrono.
    Paola Canali

  7. Antonio Perrone scrive:

    come composizione e forza del soggetto niente da dire… ma credo che l’autore abbia un po pasticciato troppo, sotto si vede un evidente decadimento dell’immagine e non credo che sia foschia o nebbia visto il cielo che impera sopra… conclusione credo che il file originale senza pasticci avrebbe reso giustizia a una bella scena
    un saluto
    Antonio Perrone

  8. Maurizio Tieghi scrive:

    Generalmente in una situazione simile a questa esponendo in manuale con misurazione spot (come risulta dai dati exif della foto) sulla superficie dell’acqua, oppure sull’albero (parte più scura di tutta la scena) si dovrebbe ottenere il cielo sovraesposto. Sarei poco propenso a ricondurre l’effetto nebbia che s’intravede sul lago a un fatto naturale, posso ipotizzare un rovinoso tentativo di recupero in post produzione. Se la fotografia è comunque presente in un blog dedicato al settore dopo una selezione, vi raccoglie il consenso di alcune persone, rimane solo da dire che le considerazioni tecniche sono errate, oppure insignificanti, se raffrontate ad altri parametri di giudizio che personalmente mi sfuggono.
    Maurizio Tieghi

  9. Antonino Tutolo scrive:

    Il profilo delle montagne che ribassa al centro e le direttrici prospettiche delle nuvole, come giustamente rilevato da Enrico Maddalena, attirano l’attenzione al di là del soggetto principale, dando il senso della profondità.
    All’inizio ho avuto qualche perplessità in merito all’esposizione; pensavo ad una sovraesposizione. Ma ho esperienza sulla luce che si presenta sul mare, in certe condizioni atmosferiche; quando una nuvola più densa copre il sole in prossimità, rende lattiginoso ed indefinibile il mare, e crea un’effetto di luce diffusa che vela i colori, sfuma i dettagli, come in presenza di una leggera foschia, ma conserva, anzi accentua, la luminosità di tutto l’insieme, senza ombre.
    L’insieme della prospettiva complessa e della esposizione che mira “all’attimalità della luce” illuminista mi porta a pensare che l’immagine sia opera di una brava fotografa, che sa quello che vuole, e padroneggia perfettamente la ripresa.
    Complimenti all’autrice
    Antonino Tutolo

  10. Non mi domando come sarebbe stata la fotografia senza post-produzione o con un lavoro diverso.
    Mi appare, semplicemente, come un’immagine onirica. Una realtà che si avvicina così tanto alla fantasia (un albero immerso nell’acqua) da superare il pensiero razionale e permettermi di godere della sua poesia.
    Elisabetta Moschetto

  11. Domenico Brizio scrive:

    @Elisabetta
    Se quest’albero fosse stato portato nel luogo, eretto, scattata la fotografia e riportato nel luogo di provenienza… proveresti, sapendolo, la stessa visione poetica?
    Domenico Brizio

  12. @Domenico
    Ritengo che oggi sia quasi impossibile voler collegare le emozioni che si provano guardando una fotografia alla veridicità di ciò che rappresenta. Un’immagine non è bella o poetica perchè ritrae qualcosa di vero, ma perchè trasmette delle sensazioni.
    Anni fa non la pensavo così.
    Mi ero soffermata su una fotografia di Piergiorgio Branzi, quella dell’uomo che beve “a canna” in un bar sulla spiaggia. Al primo impatto ne fui entusiasta: era pulita, ironica, era una di quelle fotografie che ci riportano il colpo d’occhio attento e veloce del fotografo.
    Subito dopo mi sono messa a riflettere:”e se si fosse trattato di una costruzione?” Prima un brivido di delusione…ma subito dopo mi sono accorta che in fondo non mi importava di sapere.
    Quella fotografia mi faceva sorridere ed appagava il mio senso estetico, suscitava in me un’emozione piacevole e, dal mio punto di vista, era moltissimo.
    Ci sarebbero state differenze, se io avessi avuto la certezza che si fosse trattato di una costruzione oppure di una “cattura” di Branzi? Sarebbero state minime ed insignificanti, così piccole da non influire sul mio sentire.
    Ovviamente questa mia idea non si applica ad ogni genere fotografico. Se parliamo di reportage, ad esempio, esigo la totale veridicità…

    Mi scuso con Baranava Hanna per aver parlato di un’altro autore nel suo spazio, ma avevo necessità di esemplificare il mio pensiero.
    Ribadisco che “Could we survive in the water” è una fotografia poetica e gradevolissima.
    Elisabetta Moschetto

  13. Bruno Colalongo scrive:

    C’è tutta l’atmosfera di una giornata glaciale, invernale, rigida… abbastanza.
    C’è anche una minaccia terribile di molte nuvole scherzose, quasi allegre.
    Il cielo ricco, domina le acque del lago di Bomba, la differenza termica tra acqua e aria è tale che si crea una spontanea e leggera vaporazione.
    La nebbiolina delicata, determina e fa apparire anche in lontananza la quasi misteriosa ambientazione dell’albero spontaneo che comunque vuole resistere e segnala la sua vitalità con foglie ancora verdi.
    Una visione ben composta, delicata.
    Molto brava Hanna.
    Bruno Colalongo

  14. Maurizio Tieghi scrive:

    Data dello scatto 7 giugno 2009 alle 15,10 dati presenti nel fotogramma. Orario non proprio canonico per scattare una foto di paesaggio, mettendo in risalto la nebbiolina, meglio mezzora prima il sorgere del sole oppure mezzora dopo il suo tramonto. Tutte le valutazioni sono soggettive è pertanto assolutamente pertinenti, le condizioni tecniche sono un poco meno opinabili. Molti di quelli che esprimono giudizi nel blog tendono a fare della letteratura, dimostrando nobiltà d’animo, è piacevole da leggersi ma serve veramente per far comprendere le piccole cose che fanno la differenza tra una foto quasi perfetta e le altre?
    Maurizio Tieghi

  15. Loris Sartini scrive:

    E perchè mai l’immagine dovrebbe essere testimone fedele ed indiscutiblile della realtà ?
    Non stiamo discutengo immagini fotogiornalistiche ma semplicemente prendendo in considerazioni rappresentazioni soggettive dell’ ambiente fotografato.
    Poco importa se e come l’autore abbia operato in fase di post-produzione, ciò che conta è il risultato.
    Ogni autore credo tenda alla perfezione ……. nessuno fortunatamente la raggiunge.
    Loris Sartini

  16. Domenico Brizio scrive:

    @Elisabetta
    Spontanemente mi vien da pensare che il tuo primo incontro con un’immagine sia classificatorio: è reportage o non lo è. Se lo è esigi il vero, se non lo è ammetti la forzatura a scopo estetico-accattivante. Ma la bellezza non sta forse anche nella verità, o ne rafforza il contenuto, la potenza?
    Questa immagine credo sia lontana da ciò che l’autrice ha visto, questo non significa che doveva farla diversamente da come l’ha proposta, significa solo che chi la legge e ‘sente’ la diversità rispetto al ‘reale’ fascino del luogo può essere indotto a non percepire tutta la potenza lirica del luogo.
    In Fotografia vi sono opinioni tutte, come questa mia.
    Domenico Brizio

  17. Antonino Tutolo scrive:

    Non condivido certe valutazioni categoriche, presupponendo alchimie digitali. Quella che è da valutare è l’immagine com’é; non l’autore, che ha piena libertà creativa.
    Il WB allo scatto era su auto.
    Non avrebbe senso svilire un’immagine in quel modo soffuso, freddo e lattiginoso.
    La convergenza di indizi la rende verosimile.
    In lontananza zone di cielo di un azzurro quasi saturo. Ma il colore lattiginoso dell’acqua, quello freddo dei colori dell’insieme, indicano sopra al punto di ripresa un cielo coperto da una nuvola estesa e spessa. Questo determina la temperatura colore fredda.
    In primavera si riscontrano escursioni termiche ed atmosferiche di grande variabilità. L’acqua, raffreddata nella notte in modo consistente su qelle alte colline, o da cattivo tempo, evapora al primo aumento della temperatura. La presenza di nuvole può aver impedito il riscaldamento fino al pomeriggio.
    La foschia è bassa. Il vapore emerge dal lago, ed è più consistente a contatto con l’acqua.
    L’immagine è verosimile e suggestiva.
    Antonino Tutolo

  18. Silvano Bicocchi scrive:

    Ogni fotografia trasforma la realtà, ne è l’interpretazione al fine di rappresentarla dal punto di vista dell’autore. Il titolo del paesaggio in lettura, “Could we survive in the water”, annuncia che “Potremmo sopravvivere nell’acqua”, quindi non rivendica la rappresentazione di un luogo ma di un’idea. Inutile cercare elementi di riconoscibilità o verosimiglianza col luogo che ha indotto l’autrice a questa riflessione, non è pertinente al segno fotografico da lei realizzato. Nella lettura ciò che è essenziale è vedere se esiste coerenza tra il titolo e l’immagine.

    Il tratto dominante è l’albero perché è l’elemento di proporzione maggiore nell’immagine ed è stato evidenziato facendolo emergere nitido dalla nebbia col suo verde vivido come l’azzurro del cielo. L’albero è ambientato nel suo habitat, viene pertanto costruito un significato mediato, in basso lo specchio d’acqua in cui esso ha le radici (elemento surreale che ha dato l’incipit all’autrice), poi i colli dolci e pacati e infine un cielo dinamico che genera un effetto ossimoro nell’immagine facendo il contrasto pacato/turbolento.

    C’è coerenza tra titolo e immagine in questa fotografia che rapisce il nostro sguardo col suo rappresentare una bellezza verginale del creato. Essa riesce a trasformare un bel paesaggio in una apparizione fortemente lirica. Con la sua foto l’autrice ci ha permesso di condividere con lei l’aura dell’albero che probabilmente solo lei ha sentito davanti a quella realtà.
    Silvano Bicocchi

  19. Domenico Brizio scrive:

    @ Silvano: “Nella lettura ciò che è essenziale è vedere se esiste coerenza tra il titolo e l’immagine.”

    Se questa affermazione fosse vera e in particolare quell’”essenziale… allora tutte le immagini senza titolo per assurdo non possono essere lette, è così?
    Domenico Brizio

  20. Silvano Bicocchi scrive:

    La principale funzione del titolo è quella di orientare la lettura del significato di un’immagine. Questo perché la fotografia si presta a letture di diversi significati in base al punto di vista dal quale la si legge. Spesso il titolo non ha nessuna relazione con i contenuti dell’immagine, viene messo per incuriosire, in quel caso ha una funzione connotativa. Nel caso del “senza titolo” l’autore lascia la lettura della propria opera libera da vincoli concettuali e quindi completamente in balia della soggettività del lettore, si parla in tal caso di significato aperto.

    La fotografia “Could we survive in the water” reggerebbe sicuramente bene il “Senza titolo”, quello dato dall’autrice mi ha sorpreso per la coscienza ambientalista.
    Il senso di coerenza io lo intendo come la capacità del titolo di essere frutto del processo creativo dell’opera e quindi di essere funzionale al processo di comunicazione promosso dall’immagine.
    Silvano Bicocchi

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