Mizii Claudio – Atri (TE) – Mannequins in Venice

Questa foto fa parte di una serie di scatti fatti alle vetrine di Venezia.

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Comments (10)

 

  1. Loris Sartini scrive:

    E’ un immagine questa che mi ha ha molto attratto quando ho visto la miniatura, una volta ingrandita ha un po’ deluso le mie aspettative.
    Che si trattasse di manichini era evidente fin dal titolo ma il gioco manichino, fotografia della modella, abiti quotidianamente visti indossati … aveva scaturito in me l’interesse per una situazione tanto inanimata quanto reale.
    Aver inserito l’insegna del negozio è stata una scelta che ha svilito tutto il complesso ….. ma questa è soltanto la mia personale opinione.
    Loris Sartini

  2. Enrico Maddalena scrive:

    Nell’immagine coesistono due realtà: quella tridimensionale dei manichini, estremamente realistici nella fattura e negli atteggiamenti, e quella bidimensionale della foto della donna “vera”, ma anch’essa trasformata in un inanimato manifesto.

    Due icone quindi, soltanto “immagini” di esseri reali.
    Semplici “oggetti”, come oggetto diventa la donna quando viene usata a scopo di profitto.
    Enrico Maddalena

  3. Paola Canali scrive:

    Il manichino biondo, seduto di spalle, osserva l’immagine della modella e i suoi colleghi manichini come non facesse parte della scena.
    Carina la luce sui suoi capelli, poi la sua spalla si impasta sulla gamba dell’altro manichino e il mio occhio vaga senza trovare altro punto di interesse … troppa roba in questa immagine e finisco per non comprendere quale sia il soggetto.
    La linea azzurra (riflesso) crea disturbo così come il soffitto e l’insegna del negozio.
    Forse si poteva rinunciare al manichino di fondo tenendo nell’inquadratura tutta la mano della modella in poster.

    Paola Canali

  4. Domenico Brizio scrive:

    Vedo una generale confusione e non riesco ad aggrapparmi ad un soggetto che mi faccia da guida per l’esplorazione-lettura. Nessun indizio seppur minimo di una qualche grammatica compositiva, non che sia fondamentale, ma dovrei vedere celebrato il suo contrario per gridare a festa… La nobilitazione ad icone mi pare forzata, così pure il significato incollato appresso (opinione).
    Domenico Brizio

  5. I manichini nelle vetrine indubbiamente affascinano.
    Pur nella loro staticità hanno espressioni, posizioni, atteggiamenti che riprendono persone vere. Uomini e donne giovani (avete mai visto un manichino “anziano”?), belli, con pelli perfette e occhi grandi.
    Sovente il fotografo gioca sovrapponendo persone vere e manichini.
    In questo caso, invece, Claudio Mizii ha focalizzato l’attenzione esclusivamente sulla/nella vetrina.
    Personalmente trovo quest’immagine eccessivamente ricca di elementi, così ricca da renderne difficile la lettura.
    Ciò che percepisco, tentando di eliminare i disturbi compositivi, è il profondo distacco delle donne rappresentate: una di spalle, le altre che guardano a dx o a sx, quasi come se esprimessero che ciò che pensiamo non le riguarda.
    Elisabetta Moschetto

  6. Bruno Colalongo scrive:

    Il colpo d’occhio è importante sempre, richiama il fotografo su una situazione predisposta con reale immaginazione, morbida cromaticità, giusto equilibrio.
    Il vetro di grosso spessore che separa il fotografo dalla scena non serve a fermare il desiderio di catturare una immagine accattivante.
    Diventa impossibile trovare uno o più difetti!
    Uno spazio limitato, così popolato con soggetti che prestano attenzione ognuno ad angolazioni diverse e con tanti elementi in comune tra i quali non ce ne sono di gran disturbo.
    Persino la sfumatura dell’insegna non si scontra con l’insieme.
    Provando a dividere la foto in quattro zone uguali, andiamo ad osservare non la prima, la seconda o la terza ma ci soffermiamo sulla quarta zona, in basso a destra: questa parte già da sola è un’altra fotografia, importante, ricca anch’essa di elementi, bilanciata nei colori, graziosa nelle forme, significativa nel contenuto: la mano, la pettinatura, i riflessi, i medaglioni e poi il top “il pizzo nero quasi a forma di cuore”.
    Ritornando all’insieme della fotografia: sempre la figura di spalle che guarda tutte le altre figure e la scena intera, ci trascina a osservare con i suoi occhi, a cercare di più dando ancora tanta valenza a questa opera fotografica.
    Claudio, con questa fotografia e senza forzature e interventi, esalta e valorizza con capacità di ripresa una rappresentazione scenica molto attraente, corretta.
    Complimenti!
    Bruno Colalongo

  7. Antonino Tutolo scrive:

    In un’immagine cerco sempre di decodificare un possibile messaggio dell’autore, utilizzando tutti e solo gli elementi che egli fornisce.
    In questa immagine ci sono molti elementi, ma fatico a cogliere una relazione tra di loro; né estetica né significativa. Essa è simile a un palco in cui gli attori, immobili e silenziosi, non recitano la loro parte teatrale.
    In essa c’è troppo e non c’è nulla.
    Nell’angolo in basso a destra si poteva, forse, concentrare l’attenzione sulla mannequin di spalle che pare osservare con attenzione la grande foto stampata sul pannello (cui è stata tagliata la mano).
    “Un manichino che osserva una foto….”. E’ già un’idea.
    Inoltre forse poteva essere esteticamente significativo il movimento della mano del manichino in nero (di spalle, in primo piano) che si oppone, nella direzione e nel verso, a quello della mano della foto sul pannello.
    Sono solo idee, tutte da verificare nella possibilità di realizzazione.
    Ma in esse c’é la differenza tra una foto di documentazione ed una creativa.
    Antonino Tutolo

  8. Maurizio Tieghi scrive:

    I manichini sono sempre stati presenti nelle arti visive, tuttora come già ricordato da altri, sono tra i soggetti preferiti da una parte dei fotografi. Hanno due caratteristiche che facilitano il compito nel fotografarli, sono più numerosi del martin pescatore e quando assumono un’espressione, riescono a mantenerla per tempi lunghissimi. La loro diffusione nelle vetrine delle città ben si presta a ricerche fotografiche di tipo sociologico, per esempio è interessante documentare il loro aspetto (le sembianze dei loro volti, la gamma passa dal realismo più marcato, all’astrattismo artistico fino ad arrivare alla negazione del viso) in funzione al target della clientela cui il negoziante si rivolge, oppure la loro esposizione senza alcun abbigliamento come si può vedere in questi giorni di saldi, ecc. L’autore nel presentare la sua fotografia afferma che è parte di una ricerca ed è sicuramente un merito, però l’immagine in visione non contiene pregi per considerarla particolarmente interessante.

    Maurizio Tieghi

  9. Marco Nicolini scrive:

    Mi unisco al giudizio di Brizio (generale confusione), Moschetto (difficile lettura), Tutolo (c’è troppo e non c’è nulla). La foto fa parte di un protfolio, ma noi leggiamo questa, la foto singola. Nella carenza formale, nella carenza di sintesi, non trovo nessun appiglio di interesse.
    Marco Nicolini

  10. claudio mizii scrive:

    Onorevoli colleghi, grazie per i vostri suggerimenti, apprezzamenti e critiche. Potete essere certi che ne farò un uso appropriato e ne farò tesoro per le prossime volte. Le mie uniche riflessioni sono rivolte alla fotografia “arte” e quindi intesa in modo molto soggettivo, che estrinseca il carattere dell’autore ed il suo stato d’animo in quel particolre momento.
    Grazie di cuore
    Claudio Mizii

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