Vincenzi Alberto – Monzambano (MN) – Calcutta

Da un recente viaggio in India, ho scattato questa immagine al volo in una strada di Calcutta.

245 Alberto Vincenzi  Calcutta

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Comments (9)

 

  1. se la metà destra può essere un momento “poetico” nel suo la parte sinistra mi piace meno con quella bottiglia di plastica quelle carte per terra e quei sacchetti appesi.
    ok…è colta al volo ma questo non basta x rendermela convincente.
    Sorry!!
    donatella tandelli

  2. Ezio Turus scrive:

    Una fotografia, per definizione, ci racconta quanto raccolto dall’obiettivo della macchina fotografica, che a sua volta è utilizzato dal fotografo per raccontarci quanto lui stesso vede e ritiene importante far vedere agli altri.
    Da questa premessa, forse scontata (ma dalla lettura di molti commenti precedenti), a volte dimenticata, possiamo capire quale sia l’istante di vita ripreso dall’autore, in quale contesto vive il soggetto, cosa stà facendo e anche se la nostra sensibilità estetica non viene appagata, perchè magari la nostra cultura ci suggerisce pulizia, ordine, questo è quanto sappiamo è avvenuto davanti agli occhi di Vincenzo Alberti, a Calcutta.
    Vediamo bottiglie, borse appese, una pompa dell’acqua certamente non riscaldata che fa da bagno pubblico a questo e chissà quanti abitanti della zona.
    Magari non sappiamo cosa succede a qualche metro di distanza, fuori dall’inquadratura dell’obiettivo del fotografo, ma non ci è difficile pensare quali siano le condizioni di vita in quella zona.
    Probabilmente a noi non piacerebbe vivere in quel modo e davanti a fotografie del genere ci piace anche pensare e rivalutare le comodità che sappiamo di avere e che ci hanno forgiato il gusto estetico e critico che possiamo esternare in questi spazi.
    Non so se mai adrò a Calcutta, ma almeno, dalla fotografia di Alberti, so che cosa posso incontrare

    ezio turus

  3. Mauro Marchetti scrive:

    Davanti ad immagini come questa mi trovo spesso interdetto, devo ogni volta cercare di liberarmi degli stereotipi visuali “precaricati nella memoria visuale” per poter entrare in contatto con essa.
    Una volta riuscito in tentativo rimango con la voglia di saperne di più.
    Mauro Marchetti

  4. Giuliano Andrea Ravasio scrive:

    Un momento di vita quotidiana, è questo che leggo in questa fotografia, vita molto lontana dalla nostra, piena di comodità e di lusso, Tovo molto incisiva la scelta del contrasto cosi deciso, una scelta che evidenzia la drammaticità del luogo e del momento.Personalmente avrei allargato la scena per poterla contestualizare di più, rendere più viva la partecipazione del luogo.
    G.A.Ravasio.

  5. Antonino Tutolo scrive:

    E’ un’ottima immagine di reportage che non richiede interpretazione.
    E’ la documentazione di un modo di vivere che ora pare incredibilmente lontano dal nostro quotidiano. Ma una cinquantina di anni fa anche da noi c’era gente che viveva in estrema miseria. (“La terra trema” di Luchino Visconti, tratto dai Malavoglia di Verga)
    Gente senza scarpe, con vestiti laceri, che viveva alla giornata, senza speranza; sfruttata fino all’inverosimile per un tozzo di pane.
    L’India ha una realtà certamente più tragica e senza speranza. Ma “da lontano” pare avere una maggiore dignità spirituale e una maggiore solidarietà umana, se non altro per condivisione.
    L’immagine racconta la vita quotidiana di un qualunque quartiere, di una qualunque città indiana. La strada è casa ed ufficio, bagno e stalla; luogo di nascita, di esistenza e di morte. Le bottiglie ed i sacchetti appesi, sulla sinistra, rappresentano “la casa”. Certamente non vanno tagliati dall’inquadratura.
    ‘Ntoni (di “La terra trema”) almeno aveva un tugurio che lo riparava, la notte; dove tenere il suo misero giaciglio, il suo piccolo orcio di creta per le sarde in salamoia, per l’acqua.
    Ma la miseria senza speranza e senza futuro è universale; come la lettura di questa immagine.
    Antonino Tutolo

  6. marco furio perini scrive:

    Nella sua accezione reportagistica l’immagine è, come ha giustamente rilevato Antonino, universale. Solo da guardare per sapere, conoscere, riflettere sulle differenze di condizioni di vita tra noi e lui, il ragazzo ritratto.
    Un particolare che personalmente mi colpisce è quella pompa dell’acqua: personalmente, perchè ricordo che da bambino, quando andavo con i nonni nel vercellese, ce n’erano parecchie nei cortili molto simile a quella, e io ci passavo ore a giocarci… Mi sembra che in zona ce ne siano tutt’ora di funzionanti.
    Ciao
    marco furio perini

  7. Claudio Lorenzini scrive:

    Così si vive ancora in tanta parte del mondo; almeno in quella dove, in qualche modo, l’acqua è disponibile. Perché in tanti altri luoghi l’acqua non c’è e deve essere cercata lontano ore di cammino sotto il sole. Bella immagine, senza fronzoli, che ci aiuta a vedere e, forse, a capire.
    Grazie
    Claudio Lorenzini

  8. Lucillo Carloni scrive:

    Foto molto bella, densa di colore e pienamente descrittiva della situazione.
    Lucillo Carloni

  9. Giannino Lonardi scrive:

    Questa è la dimostrazione che per presentare un reportage non ce bisogno di tante immagini.
    Una foto,due parole di presentazione, sono sufficenti
    per creare emozioni.
    non sono daccordo di eliminare gli oggetti che disturbano, a mio modesto parere l’immagine perderebbe qualcosa di importante.
    Bravo Alberto !!!

    Giannino Lonardi

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