Mallaby Elettra – Roma – Giocare

Usa Texas 2007 Area di servizio, lavaggio del vetro. Giocando 2 bambine sorelle.

250 Elettra mallaby giocare

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Comments (13)

 

  1. Antonino Tutolo scrive:

    Il sottotitolo e l’accenno al parabrezza, in basso a destra, il vetro bagnato e l’uso sapiente del grandangolo (che evidenzia la spazzola lava vetri ed il secchio) forniscono una chiara indicazione sull’azione. Il titolo dà la chiave di lettura dell’immagine: due ragazze aiutano l’economia familiare, giocando; quindi con serenità.
    Non si tratta di due piccoli emigrati che fanno questo lavoro, ai semafori, per sopravvivere.
    Splendide la composizione e la saturazione viva dei colori.
    Si nota la sapienza di una brava fotografa.
    Complimenti
    Antonino Tutolo

  2. Di sicuro io scarseggio quanto a cultura fotografica ma questo direi che è uno scatto moderno, interessante, innovativo.
    chiaramente queste caratteristiche che ho descritto sopra stanno nella scelta di coprire i volti delle bambine con la spugna x il vetro ma trovo che sia una scelta geniale.
    l’idea, la contestualizzazione( secchio spugna e vetro che cmq spiegano ciò che stanno facendo), la bella luce, l’azzurro intenso del cielo rendono secondo me questo scatto, vivo, accattivante, nuovo.
    donatella tandelli

  3. Maurizio Tieghi scrive:

    Fotografia molto intrigante, quantomeno inusuale, appetibile per differenti valutazioni. Moderna perché è a colori, non pianificata -mostrata nell’abusato b&n fotografico? La sua modernità è dovuta all’utilizzo del grand’angolo che fornisce un taglio all’inquadratura di tipo cinematografico? Condizioni tutte usate in fotografia da molti anni. Per com’è stata costruita, inevitabilmente, si è propensi nel pensare a qualcosa d’innovativo, specialmente se raffrontata a molte delle foto esposte sul blog. Colore bluastro saturo dovuto al parabrezza di cristallo polarizzato dell’auto. Il titolo ci racconta quello che è celato dalla spazzola giocattolo, noi crediamo alla sua autrice come ci ha indicato il sig. Bicocchi. Fotografia eticamente corretta perché ci mostra un frammento di vita reale americana, senza manipolazioni in post produzione, oppure immagine ingannevole perché non ci permette di vedere tutta la realtà?

    Maurizio Tieghi

  4. marco furio perini scrive:

    La trovo molto “filmica”, un po’ perchè l’ambientazione indicata nell’about (Texas-USA) mi fa pensare a tantissimi road-movies degli ultimi decenni, ma anche perchè mi immagino che la scena prenda di colpo vita, così da vedere quella spugna muoversi sul parabrezza, svelando il sorriso giocoso delle due ragazzine… Ma anche vista come pura fotografia la trovo molto originale, piacevole, simpatica.
    Ciao. marco furio perini

  5. Antonino Tutolo scrive:

    La fotografia del presunto “reale” ha già detto tutto. E’ difficile essere innovativi. Guardando le mostre ed i portfolio, se ne ha facilmente la conferma; a parte qualche personalità creativa spiccata.
    Ma, fin quando si fotografa per diletto e non per professione, il discorso originalità è relativo. Conta il messaggio e le sensazioni che l’immagine comunica.
    La presunta “realtà” fotografica del soggetto, inoltre, almeno a livello internazionale, è da tempo che non è più il punto di riferimento. Almeno non in italia.
    E’ dal Fotodinamismo futurista dei fratelli Bragaglia (1910), dall’americano A. Coburn, dallo svizzero C. Schad, dall’ungherese László Moholy-Nagy (del Bauhaus), dallo statunitense Man Ray, dall’italiano Luigi Veronesi che, proclamando l’importanza essenziale della “ricerca”, che si è affermato l’astrattismo. I gruppi come Fotoform (1949), il movimento di Gjon Mili, la candid photography e gli sperimentatori, sono passati dalla “ricerca del vero” alla “sensazione”, dal “documento” alla “realizzazione d’arte”; elevando la fotografia, da arte di secondo livello, ad arte piena.
    Questa fotografia produce una “sensazione”, comunica un messaggio; è significativa ed esauriente.
    Quindi è valida, ed è arte. Occorre solo recepire il messaggio.
    Antonino Tutolo

  6. Domenico Brizio scrive:

    La spazzola lava-vetro è l’elemento chiave della fotografia: indica quel che si compie, cela quel che inconsciamente il cervello cerca nei volti delle bambine. Sarà gioia, sarà tristezza? l’immagine non lo dice. Lo possiamo immaginare, ognuno con il sentire del proprio animo al momento dell’incontro con questa interessante immagine.
    Domenico Brizio

  7. Silvano Bicocchi scrive:

    E’ un’immagine sfacciata che mistifica un oggetto umilissimo come una spazzola lavavetri che per come è rappresentata, con i suoi bulloni e la sua cruda cromatia, assume la forza del cingolo di un carroarmato, ma paradossalmente è manovrato da una bambina.
    Questo abbinamento in contrasto tra forza irruente e innocenza della bambina, rafforzata dall’altra bambina che pateticamente l’assiste col secchio, compone un messaggio estetico esagerato e graffiante tipico del “Kitsch” della Pop Art. Lo spazzolone unico elemento a fuoco sospeso nell’azzurro del cielo ci parla della vita popolare nella provincia americana immersa ne suoi grandi spazi e delle vicende domestiche di un mondo che ha affascinato gli artisti americani del ‘900. Non so se l’autrice è consapevole del senso dato all’immagine ma il fatto che l’abbia scattata la libera dalla necessità di giustificarla, perché sicuramente l’ha sentita.
    Silvano Bicocchi

  8. Mauro Marchetti scrive:

    Leggendo i commenti di chi mi ha preceduto non posso fare a meno di notare con piacere un plebiscitario apprezzamento nei confronti di un’ immagine che fino a poco tempo fà sarebbe stata cestinata.
    Qualcosa si muove.
    Mauro Marchetti

  9. Maurizio Tieghi scrive:

    Questa fotografia è arte? Dubito assai. Io che mi reputo in semplice fotografo dilettante credo che sia un’icona perfetta per i critici in generale ed ovviamente per quelli fotografici. Adoro leggere i loro bla, bla, bla. La fotografia è perlomeno bruttina, guarda caso viene salvata dal titolo se è varo che le parole scritte rimandano ad una terra mitica, cinematograficamente e fotograficamente parlando, di cui non si vede traccia alcuna nel fotogramma. Non può essere stata fatta ad Jesolo oppure a Cefalù?

    Maurizio Tieghi

  10. Antonino Tutolo scrive:

    Proprio perché sembra kitch, è verosimile; almeno nel paese dove tutto è ammesso e le idee sono tutte rispettabili: L’America.
    Non a caso il centro della cultura moderna è l’America. Noi siamo rimasti al Rinascimento. L’ultimo Nobel per la letteratura (arte) risale a Dario Fo. Ma anche tutti i precedenti non è che fossero molto condivisi dall’opinione comune, a parte Carducci e forse la Deledda.
    Da noi c’é ancora la fotografia dei primi del ’900, che si inspira all’attimalità dell’impressionismo francese, portato in fotografia, come “momento decisivo”, da Cartier Bresson. Quindi è comprensibile che qualcosa che non si adegui al nostro modo di concepire la fotografia, e l’arte di massa, sia da rigettare d’emblé, senza nessun impegno di condivisione o di apprendimento

    Penso sarebbe utile rendersi conto – io l’ho fatto – della personalità artistica dell’autrice; facendo una semplice ricerca sul web. Non è l’ultima arrivata.
    Antonino Tutolo

  11. elettra mallaby scrive:

    buonasera, mi sento di scrivervi, e dedicare qualche riga alle parole per una volta invece che alle immagini solamente..
    è bello che qualcosa innanzitutto provochi.qualsiasi cosa ne derivi.e non deve essere solamente bellezza. deve essere anche bellezza. qual’è il senso di mostrare attraverso la fotografia?come diceva cartier bresson la foto non risponde a delle domande.le fa. non le dobbiamo cercare delle risposte.deve provocarcele.
    in effetti non importa se quella foto fosse stata fatta a cefalù.
    guardare una foto è un piccolo atto di fede. e con quello sperdimento della credulità credo si debba saper guardare e mostrare..
    ecco che infine anche con le parole si descrivono immagini..
    grazie
    elettra mallaby

  12. Antonino Tutolo scrive:

    Bellissime le parole dell’autrice.
    Dall’arte della riproduzione del dettaglio, del muscolo, del sentimento (Rinascimento), si è passati all’arte dell’attimalità della luce (impressionismo), all’evoluzione del tempo nella rapidità (futurismo), alla complessità prospettica (dadaismo), al momento magico ed irreale, .. fino alla installazione contemporanea che genera stupore, meraviglia.
    L’arte è fatta di concetti, non di tecniche. L’arte è originalità non scuole.
    Ma che l’arte comunichi il bello, o emozioni, impressioni, stati d’animo, sogni, irrealtà, stupore, irriverenza, aggressività, velocità, ecc., essa mira sempre a far pensare, a stimolare le “celluline grigie” (di Poirot) a funzionare.
    Non è arte l’imitazione di chi è bravo ed affermato. Sbagliare, ma sempre inventare. Ragionare o sognare. Illudere ed emozionare.
    Non conta l’affermazione, ma il fare arte; osservare, fotografare.
    Antonino Tutolo

  13. Antonella E. scrive:

    Che dire? A me piace! Fuori dagli schemi, Elettra!

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