Rondi Fiorenzo – Bergamo – Riflesso a Venezia

A parte livelli e curve, nessuna lavorazione in post….

252 Rondi Fiorenzo Riflesso-a-Venezia

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Comments (17)

 

  1. Bellissima! un quadro.
    Graziano Panfili

  2. Domenico Brizio scrive:

    Molto interessante: una fotografia!
    Domenico Brizio

  3. Giuliano Andrea Ravasio scrive:

    la pioggia che bagna i vetri, un effetto gradevole, ma nella lettura dell’immagine non trovo alcun elemento che mi porti a Venezia, riesco ad intavedere dei passanti che camminano su un molo, intavedo con molta difficoltà delle imbarcazioni,cose e momenti non specifici dell’ambiente veneziano, ma molto più generici.(ma può darsi che mi sbagli.)
    G.A.Ravasio.

  4. Maurizio Tieghi scrive:

    Per molte persone quando uno fotografia è bella viene paragonata ad un quadro, ad una recente mostra mercato d’arte ho costatato che un’opera di uno dei più famosi fotografi italiani era in vendita a circa tremila euro, lo stesso mercante vendeva a trentamila euro un quadro di un pittore poco noto. Quindi se si tratta di valore commerciale l’affermazione è giusta. La fotografia è plausibile che sia stata scattata a Venezia perchè nei pressi dei giardini margherita era presente un’istallazione d’arte, nel periodo della biennale, composta da specchi che riflettevano la città in modo distorto. Non comprendo se l’autore ritenga nota di merito particolare il fatto di non aver operato in post produzione, ma il semplice fatto che si sia limitato a fotografare l’opera di una altro artista, in pre produzione senza ulteriori idee, è particolare titolo di merito?

    Maurizio Tieghi

  5. Marco Nicolini scrive:

    Non riesco a comprendere l’origine della foto, se da una riproduzione volutamente distorta o filtrata, se copia di un’opera con qualche aggiunta od altro, certo è che questo genere di fotografia va sicuramente annoverato tra quello”artistico” che come scopo primario non si pone quello di trasmettere una comunicazione, un linguaggio chiaro e immediato per tutti. La foto è valida in sé, è la personalità del fotografo che emerge. Questa foto si guarda, a mio avviso, non per imparare qualcosa o per vedere come è fatto un oggetto, ma per provare emozioni. Il fotografo propone pensieri, visioni che lo spettatore deve trovare nell’immagine per comprenderla. A mio avviso una foto che non stupisce ma fa “riflettere”.
    Marco Nicolini

  6. Giuliano Andrea Ravasio scrive:

    Perdonate la mia ignoranza nel non sapere che nel periodo della biennale a Venezia vi era un opera d’arte composta da specchi riflettenti la città, e come me presumo che molti lettori di questa fotografia non sapessero di tale opera, e di conseguenza giudichino l’immagine di non facile lettura, concordo invece sul fatto che la foto susciti interesse e per tanto sia motivo di discussione, e che metta in risalto la personalità dell’autore
    G.A.Ravasio

  7. Antonino Tutolo scrive:

    @Maurizio Tieghi
    “Non comprendo se l’autore ritenga nota di merito particolare il fatto di non aver operato in post produzione, ma il semplice fatto che si sia limitato a fotografare l’opera di una altro artista, in pre produzione senza ulteriori idee, è particolare titolo di merito?”

    Chi fotografa la natura copia l’opera di un altro “artista”.
    L’autore ha colto un riflesso; non ha copiato l’opera.

    Questa immagine si richiama all’astrattismo pittorico.
    Su questo genere segnalo il libro, pubblicato da un mio concittadino, tratto dalla sua mostra “Aquastratta”:
    http://www.gallerialuxardo.com/ARTISTI/DANILO%20SUSI/dan_susi.htm
    -
    Sono altrettanto scontate le immagini delle cascate con “l’acqua filante” (non si sa perché l’acqua debba “filare”), quelle delle donne afghane, delle maschere di carnevale, delle barche sulla spiaggia, dei tramonti, delle mamme che allattano, dei cammelli nel deserto, dei pioppi che si dissolvono nella nebbia, delle facce raggrinzite dei vecchi, ecc.
    Tutte immagini scontatissime; inventate 100 anni fa, riproposte e premiate (come fossero originali), in tutte le mostre.
    Cosa ha messo di suo, l’autore, in questa immagine?
    Il gusto compositivo che tende ad evidenziare il gioco delle linee, delle forme e dei colori.
    Sembra cosa di poco conto.
    Antonino Tutolo

  8. Ezio Turus scrive:

    Ricordo l’opera presente sulle rive veneziane e, sinceramente, qui il titolo ha aiutato nella decodificazione del luogo. Guardando con più attenzione riesco a ricomporre bene i tratti somatici della “città più fotografata al mondo”.
    Un plauso notevole all’autore, secondo me, va dato proprio per la sua interpretazione di uno scorcio difficile come Venezia, dove milioni e milioni di fotografie vanno a riempire la memoria collettiva del nostro bagaglio iconografico.
    L’opera (di fatto un insieme di pannelli riflettenti leggermete irregolari) regalava questa visione a chiunque si fosse avvicinato, ma la fotografia di Fiorenzo resta comunque unica, perchè non è la foto dell’opera, ma l’utilizzo della stessa come filtro della realtà circostante.
    Varrebbe la pena, davanti a una fotografia come questa e davanti ai dubbi sul “titolo di merito” dell’autore, rispondere che prima dello scatto ci deve per forza essere un’idea, un proposito creativo, al pari dei propositi di tutto il ready made, da Duchamp in poi.
    Il grandissimo merito dell’autore è proprio questo: è riuscito del difficile compito di reinterpretare sia un’opera d’arte, sia una città iflazionata, mantenendo vivo l’interesse di chi osserva e creando nel contempo una sua opera d’arte assolutamente personale.

    ezio turus

  9. Paola Canali scrive:

    Forse uno di quei casi in cui il titolo diventa penalizzate per l’immagine?
    Cosa avrei potuto vedere o leggere se non avessi avuto il suggerimento dell’autore?
    E, se ognuno di noi osservatori avesse avuto un titolo differente per questa fotografia?

    Perdoni l’autore questi pensieri che vagano tra pensieri e sguardo

    Paola Canali

  10. Antonino Tutolo scrive:

    Questa fotografia si inspira all’astrattismo, quindi non vuole esprimere un significato, quanto piuttosto una sensazione.
    Nella pittura il riferimento corre all’astrattismo di Klee, Kandinskij, Severini; o alle avanguardie russe di Larinov, Malevic. Quindi si parla dei primi anni del secolo scorso.
    Il pittore stende su tela l’idea che ha in testa, inspirata dalla osservazione di quanto lo circonda. Il fotografo astrae un dettaglio della realtà, interpretandolo in base al gusto, alle regole compositive, agli acconstamenti di colore, di forme, di linee. Sembra una cosa semplice, ma non lo è.
    E’ facile ottenere pasticci senza costrutto, se non si ha qualcosa dentro: l’arte.
    Il discorso sul titolo dipende dalla consapevolezza del fotografo. L’arte delle avanguardie moderne, invece, non ha neanche lo scopo di comunicare una sensazione; ma solo di stupire, scandalizzare. E trova terreno fertile nei benpensanti.
    Antonino Tutolo

  11. Fiorenzo Rondi scrive:

    Nel ringraziare tutti per i graditi commenti, volevo aggiungere un paio di precisazioni.

    @Maurizio Tieghi
    “Non comprendo se l’autore ritenga nota di merito particolare il fatto di non aver operato in post produzione, ma il semplice fatto che si sia limitato a fotografare l’opera di una altro artista, in pre produzione senza ulteriori idee, è particolare titolo di merito?”

    Ho aggiunto la nota, di non aver operato in Post, perchè in un paio di siti, dove ho postato la foto, è passata come foto elaborata con filtri in Photoshop.
    Il mio intento, quando ho scattato, non era l’opera dell’artista, ma un particolare……. “Il riflesso”.
    Se ne avete ancora voglia, provate a guardare la foto come ” Senza Titolo”.

    Un cordiale saluto .

    Fiorenzo Rondi.

  12. Maurizio Tieghi scrive:

    @Fiorenzo Rondi e @Antonino Tutolo
    La fotografia appartiene al suo autore solo quando la crea, chi la guarda riconoscerà solo le cose che lui conosce, la sua storia e non quella del suo autore. Avendo visto e fotografato l’istallazione d’arte in questione non avevo il minimo dubbio che l’esito fosse dovuto a post elaborazione, questo conferma quanto affermato prima. Frequento l’esposizione d’arte modera, spesso capita che le opere proposte diventano soggetti delle mie fotografie, mi sono posto diverse volte il quesito, anche etico, se il mio intento di elaborare un’idea fotografica “sfruttando” un progetto artistico altrui sia lecito.
    Altra cosa è discutere dell’intento di produrre un’opera (d’arte fotografica?) usando come base un elemento, non esiste in natura, creato elaborando un pensiero dell’unico animale pensante, l’essere umano. In questo caso se io fotografo un riflesso fornito da un’istallazione d’arte moderna, oppure presente negli occhi della gioconda, ho fatto una semplice fotografia di quell’opera d’arte. Se la fotografia di quei due particolari citati è scattata, per citare un esempio da Oliviero Toscani, forse è da considerarsi opera d’arte. Non è l’opera in se stessa arte, dipende da come viene “catalogato” che la produce. E’ pur sempre merce in attesa di un compratore.
    Maurizio Tieghi

  13. Maurizio Tieghi scrive:

    @Fiorenzo Rondi
    Scusa ma ritorno sull’argomento.
    Non mi piacciono gli integralismi, anche in fotografia, sono per i dubbi e mi spaventano le certezze granitiche perché la storia ci insegna che hanno prodotto devastazioni. Non comprendo pertanto le prese di posizione d’insofferenza, abbastanza intransigenti, verso tutto quello che è manipolato tramite gli appositi software.
    Esprimo una mia considerazione per quanto concerne la pre o post produzione di un’immagine, prendendo come riferimento questa foto che contiene una visione specchiata e distorta dello scorcio di una città. Usando un programma di fotoritocco dotato di “sfumino” si può ottenere lo stesso effetto partendo da una vista “reale” del medesimo angolo di città. Dove sta la differenza tra le due fotografie? Quello che conta è l’elaborazione di un’idea e il suo risultato finale, non credo debba essere prioritario nella sua valutazione il mezzo usato per ottenerla.

    Maurizio Tieghi

  14. Antonino Tutolo scrive:

    @Maurizio Tieghi
    Il riflesso di un palazzo, di un borgo, di una barca, su un lago o sul mare, quindi, non è “lecito”; perché condizionato dalle idee di architetti, costruttori, progettisti.
    Chi non ha, di nascita, il crisma ufficiale di maestro, non fa arte. Allora l’arte è sempre omologata. Quindi la fotografia dovrebbe essere prerogativa solo dei maestri già riconosciuti. Salvo rivalutare (è successo tante volte) quelli persi per strada.
    Una cosa è fotocopiare, altro è interpretare con un taglio, un riflesso, una luce.
    La Marilin Monroe di Andy Warhol è un punto di riferimento dell’arte moderna. Eppure la foto non era sua!
    Lo stampatore, intervenendo attivamente sull’opera di un fotografo vi incide tantissimo.
    Per me l’arte è interpretazione emozionale ed estetica di un qualunque soggetto. Lo stesso soggetto è interpretato in modo diverso da ciascun fotografo. Il livello artistico individuale, può essere limitato, ma è pur sempre artistico. L’arte è in ogni essere, in ogni casa; su ogni scrivania. Il disporre le cose, arredare, ecc., secondo il proprio gusto, è un modo di comunicare il proprio essere, le proprie emozioni. Quindi è arte.
    Nessuno può valutare l’arte al presente. L’arte va valutata a posteriori; e questa valutazione varia nel tempo.
    Antonino Tutolo

  15. Ezio Turus scrive:

    Un’opera d’arte, di qualunque fattezza, una volta esposta in un contesto, fa parte del contesto stesso.
    Se io, visitatore, presente in quello stesso contesto, ritrovo in quell’opera qualche stimolo che ispira in me un’ulteriore elaborazione mentale tale da produrre una MIA opera, non vedo alcuna limitazione.
    Non è la mera riproduzione di un’opera per inserirla in un catalogo, o per altri fini in cui deve apparire esclusivamente l’opera stessa…..
    è piuttosto una reinterpretazione.
    Pensate, per esempio, alle decine di versioni di un’opera di Bach…. Walter Carlos, per esempio.
    Pensate alla rilettura della celeberrima “Imagine” di Lennon, ad opera dei Perfect Circle….
    Pensate ai manifesti di Mimmo Rotella…. e di esempi ce ne sarebbero a centinaia.
    Rendo l’idea?

    ezio turus

  16. In questa fotografia vedo elementi cittadini e acqua. L’autore mi suggerisce che si tratta di Venezia…allora collego istintivamente il ricordo che ho di quella città con questa immagine.
    Ritrovo l’umidità nelle distorsioni, ritrovo la nebbia nella confusione di colori che si mescolano tra di loro. Rivivo, attraverso il lavoro di Fiorenzo, sensazioni già vissute.
    A mio parere questa fotografia può ben rappresentare quell’insieme di briciole di stupore che giacciono nel nostro subconscio dopo aver vagato in una città come Venezia.
    Elisabetta Moschetto

  17. ok gente…questa è arte!!!
    donatella tandelli

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