Bertelli Carlotta – Modena – Segni del tempo

Lo scalpello dello scultore scandisce il passare del tempo come fanno le lancette di un orologio. Eppure esiste una differenza enorme tra questi due tempi: l’uno (quello dell’orologio) è un tempo esteriore, riproducibile e misurabile, sempre uguale a se stesso. L’altro, quello dello scalpello, è un tempo interiore, eterogeneo, creativo. L’arte permette di divenire protagonisti del proprio tempo, di lasciare – ap- punto – un segno.

Opera partecipante al Progetto tematico “I segni del tempo” promosso dai Circoli Fotografici FIAF della Provincia di Modena.


269 Bertello Carlotta segni del tempo

Popularity: 1% [?]

Comments (11)

 

  1. Questo è un lavoro che esula dal mio gusto personale, ma ritengo che sia una composizione riuscita. Ottimo l’effetto del movimento dello scalpello che, come racconta l’autrice, scandisce il lavoro creativo dello scultore.
    Ho riletto diverse volte il sottotitolo e colgo tre concezioni di tempo: quella oggettiva dell’orologio, quella ritmica e soggettiva dello scultore, quella di più ampio respiro racchiusa nell’espressione “protagonisti del proprio tempo…lasciare un segno”.
    Gli elementi che ci permettono di ritrovare queste tre idee ci sono tutti (il quadrante, le lancette, i numeri, le mani e lo scalpello, il viso impegnato dell’artista, la scutura).
    Il progetto fotografico di Carlotta Bertelli è ambizioso e impegnativo, concettualmente molto ampio, ma, nell’insieme, riuscito, grazie anche alla luce rinascimentale che ci rimanda istintivamente alle grandi opere del passato.
    Elisabetta Moschetto

  2. Viera Vodrazkova scrive:

    Questo sono esattattamentei lavori che a me personalmente piacciono molto. Quando la foto la guardi e capisci subito il messaggio che trasmette,senza doverci pensare tanto e tormentarti sulla domanda:cosa voleva dire autore?!
    Bravissima!|
    Viera Vodrazkova

  3. Domenico Brizio scrive:

    Davanti a questa immagine ho molte perplessità… se ci capisco qualcosa è per il testo scritto dall’autrice, ma anche così sono spaesato. Se afferro: più un utilizzo di fotografie che un’emozione da Fotografia.
    Domenico Brizio

  4. Antonino Tutolo scrive:

    Il primo fotomontaggio è opera dell’inglese H.P. Robinson, nel 1857. Questa tecnica venne adottata dal dadaismo, soprattutto quello berlinese, con George Grosz, e dal Costruttivismo russo, conRodchenko, Lissitzky, Klucis, Senkin, Stepanova; poi ancora da, Dalì, Hockney, Ruff.
    Sono immagini aggressive, provocatorie, che stimolano una lettura dinamica ed attiva da parte del lettore.
    All’inizio si ritagliavano le foto, si montavano e si rifotografava l’insieme. Poi si arrivò alla stampa di più negativi a registro.
    Il digitale consente esecuzioni veloci e perfette. Ma neanche questa tecnica è stata inventata col digitale.
    Quale che sia la tecnica, quello che conta è il contenuto, il risultato finale.
    L’immagine di Carlotta Bertelli pare concepita da un ingegnere, nella tradizione del Costruttivismo. Le figure emergono, caravaggescamente, dallo spazio cosmico buio; gli angoli sono occupati. L’opera prende forma seguendo la lancetta dei minuti. Il tempo crea. Il tempo lascia il segno. L’opera sfiderà il tempo. Al centro, il gesto rappresentativo della scultura: il marmo che schizza in polvere; concretizzando, ad ogni colpo di scalpello, l’idea creativa.
    Un’immagine splendida. Ricca di significato e di sapienza tecnica.
    Complimenti all’autrice.
    Antonino Tutolo

  5. Ezio Turus scrive:

    Un’idea di caos. Questo mi viene alla mente guardando quest’immagine. Il segno del tempo lo posso percepire dal manufatto statuario, che (si presume) sopravviverà al suo creatore, così come dalle lancette dell’orologio, unico vero metro universale degli istanti che trascorrono sotto le sapienti dita dello scultore.
    Per il resto trovo molto caotica la composizione di molti elementi che avrebbero molto senso se solo fossero approfonditi attraverso un completo portfolio, dove ogni gesto, ogni forma, può ritrovare la sua giusta dimensione, senza dover fare a botte con il resto dell’immagine per riuscire ad attrarre lo sguardo di dell’osservatore.
    ezio turus

  6. Carla Pellegrini scrive:

    Io credo che questa sia un’immagine davvero molto ben riuscita, graffiante e ricca di significato.
    In casi come questo la postproduzione è la benvenuta.
    Carla Pellegrini

  7. Silvano Bicocchi scrive:

    Leggere la fotografia è confronto culturale, in questo caso assume anche il senso del confronto tra le mentalità generazionali.
    L’autrice ha 21 anni (ed è preparatissima) e appartiene a una generazione che è ama il genere “Fantasy” e che comunque si dimostra libera da ogni vincolo con le convenzioni della nostra tradizione fotografica. E’ quindi stato normale per lei, nell’affrontare il tema dato, “I segni del tempo”, esprimersi col linguaggio della “fotografia iconica “.
    E’ un’immagine che non gioca sull’ambiguità della verisimiglianza ma ,con sicurezza , afferma il vortice radiale delle immagini che convergono al centro della misura del tempo che è scandito dall’energico e simbolico colpo dello scultore che cerca la sua forma nella materia.
    L’aver coniugato la figura arcaica dello scultore che scava, liscia, soffia sulla materia, con una rappresentazione immateriale realizzata con tecniche digitali conferisce all’immagine una connotazione affascinante nel sentire anche il senso dell’eterno che anima l’arte.
    E’ la classica immagine “improbabile” che come tale non può essere pensata con gli strumenti della tradizione, ma con la sua capacità rivelatrice rinnova la tradizione stessa di nuovi modelli espressivi.
    Silvano Bicocchi

  8. Antonino Tutolo scrive:

    @Silvano Bicocchi
    “E’ la classica immagine “improbabile” che come tale non può essere pensata con gli strumenti della tradizione, ma con la sua capacità rivelatrice rinnova la tradizione stessa di nuovi modelli espressivi.”
    .
    Nel mio precedente post ho dato precisi riferimenti sul fotomontaggio analogico; tutti relativi agli inizi del secolo scorso.
    Ad essi aggiungo anche i fotomontaggi realizzati dai nazisti (Flechtheim) per la propaganda antiebrea, anti arte degenerata, anti Weimar ed antisovietica.
    http://www.storicamente.org/01_fonti/antisemitismo-akinsha.htm
    Quindi, in questa immagine l’esempio della tradizione c’è tutto. Questa immagine è ottenuta, solo in modo più semplice e pulito, col digitale.
    Ma di fotomontaggi analogici ne ho visti tanti in 41 anni di fotografia.
    Nuovi modelli espressivi sono tutt’altra cosa, e sono di là da venire. Il digitale per ora sta semplicemente ripercorrendo, dall’inizio, le tecniche e le correnti storiche; credo per riprodurre le tecniche classiche in tecniche digitale. Fin ora mi pare che l’innovazione sia più che altro solo nel mezzo o nell’accostamento di diversi mezzi artistici (musica, letteratura, pittura, stampa e fotografia), che in nuovi modelli espressivi originali.
    Antonino Tutolo

  9. Antonino Tutolo scrive:

    Il diaporama è una tecnica fotografia analogica e classica. Esso si avvale della sovrapposizione, in successione nel tempo, di più dia, tramite diversi proiettori.
    Ogni dia aggiunge o modifica le precedenti, nel corso del tempo. Quindi si tratta, a tutti gli effetti, di un fotomontaggio.
    Antonino Tutolo

  10. Maurizio Tieghi scrive:

    Le persone esperte nella lettura delle fotografie sanno ritrovarci dentro anche la carta d’identità dell’autore, in questa opera fotografica risalire al fatto che l’autrice sia una ventunenne non mi è riuscito. Come è impostata e partendo dal presupposto che la generata non trovo per niente vero che l’immagine sia identificabile con un fatto generazionale, ne per linguaggio espressivo e tanto meno per tecnica utilizzata. Un elemento che potrebbe indicare la giovane età di chi la immaginata e composta si potrebbe ricercare nei troppi elementi in essa contenuti. Solitamente i giovani pieni di buone idee non posseggono il dono della sintesi.
    Maurizio Tieghi

  11. Silvano Bicocchi scrive:

    L’età dell’autrice era un dato che conoscevo e ho ritenuto utile porlo a conoscenza dei lettori del blog per dare ulteriori elementi di lettura dell’immagine.
    I nuovi modelli espressivi a cui facevo riferimento ovviamente non era il fotocollage ma alla scelta “improbabile” compiuta dall’autrice nell’ interpretare il tema.
    Il mio intervento riporta il parere unanime dell’ambiente dei fotografi modenesi all’inaugurazione della mostra del Progetto Tematico Provinciale.
    Bicocchi Silvano

Leave a Reply