Monelli Vanni – Mirandola (MO) – Fresco con forza

Opera partecipante al Progetto fotografico “I segni del tempo” promosso dai Circoli Fotografici FIAF della Provincia di Modena.

274 Vanni Monelli - Fresco e con forza

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Comments (15)

 

  1. Enrico Maddalena scrive:

    Una immagine composita che racconta, più che con le foto (col bordo frastagliato come andavano tanti anni fa), quanto attraverso le indicazioni ed i consigli a matita del maestro sullo spartito, il percorso di studio del ragazzo, l’impegno ed i tanti esercizi sulla chitarra.
    Qui le immagini fotografiche sono solo didascaliche e servono per dare un volto all’allievo. Anche una sola sarebbe bastata.
    Enrico Maddalena

  2. Domenico Brizio scrive:

    Operazione tra formati fotografici con sfondo di pentagrammi. Non provo emozione, ma non so leggere uno spartito (beh, non che mi serva molto probabilmente).
    Mi rendo conto che già due fotografie in campo mi creano problemi di lettura: certo, sono realizzate con buona tecnica.
    Domenico Brizio

  3. Antonino Tutolo scrive:

    Ogni immagine parla a tutti, ma a qualcuno in particolare.
    C’é chi percepisce solo l’estetica, chi, come me, avendo studiato musica, vede molto di più.
    C’é una pagina con piccoli segni indecifrabili, uno strumento su cui tradurre, dai segni, la melodia.
    Un concetto semplice da comprendere, accessibile a chiunque.
    Eppure chi s’è trovato davanti ad una pagina di musica, a decodificare quei “cippitielli” (in napoletano) per tradurli in suoni, ha provato emozione nel trarre da essi l’insospettabile melodia. Personalmente, quando tutto sembrava andare al meglio: gli occhi attenti sullo spartito, le mani in fuga tra tasti neri e bianchi, il piede rapido da un basso all’altro ed il mio organo emettere note magiche scritte da altri, ero preso da grande stupore per il risultato, e sbagliavo.
    Ma in questa immagine, il gesto serio, il volto fresco e pulito da bravo ragazzo, l’orecchio attento alla sfumatura della nota, paiono garanzia per una “buona esecuzione”; e mi ricordano quella esperienza meravigliosa.
    Ogni foto parla a tutti; ma a qualcuno in particolare.
    L’importante non è essere un genio o un grande artista; ma godere del semplice e meraviglioso piacere dell’arte.
    Complimenti all’autore
    Antonino Tutolo

  4. Così diventa un lavoro prettamente grafico. Lo spartito senza contesto diventa un semplice fondo e le fotografie sono troppo “messe lì in buon ordine”. Sarebbe davvero stato molto più fotograficamente interessante vedere spartito e fotografie nel contesto in cui erano appoggiate con una luce magari più orientata. Quasi come se si fosse colto un momento di pensiero.

    Fulvio Bortolozzo

  5. Silvano Bicocchi scrive:

    Una fotografia è animata da un’idea “concettuale” quando l’icona è giustificata dal concetto.
    Quindi un’immagine concettuale richiede un rapporto di lettura che porti il lettore a comprendere essenzialmente la relazione tra il concetto e l’icona.
    Anche questa interpretazione del Progetto Tematico “I segni del tempo” è sorprendente nel porre l’attenzione al tempo musicale “Fresco con forza”. Lo spartito è la sudata pagina di studio che genera la vicenda, la quale ovviamente si incarna nell’esercizio dello studente. L’autore ha raccolto nella sua immagine tutti gli elementi concettuali che possono aiutarci a comprendere questo suo particolare “segno del tempo”.
    Leggere la fotografia vuol dire dare ascolto e comprendere le ragioni del messaggio dell’autore.
    Ovviamente ognuno di noi, davanti ad una immagine già compiuta, avrebbe svolto il tema a proprio modo, sta proprio qui l’importanza del progetto tematico: dare spazio ai tanti modi di interpretare un tema comune.
    Silvano Bicocchi

  6. @Silvano

    “Leggere la fotografia vuol dire dare ascolto e comprendere le ragioni del messaggio dell’autore.”

    Allora Silvano, con tutto il rispetto, a mio avviso una fotografia si percepisce non si legge. Si leggono i libri, i giornali, gli sms. Poi questa storia del “messaggio dell’autore”, così neoromantica, forse si potrebbe anche iniziare a pensare di cestinarla. Per i “messaggi” ci sono mezzi più economici, efficaci e rapidi di una fotografia.

    Dico così, giusto per uscire un po’ dal cortiletto di casa e guardare anche a cosa fanno altri con la fotografia, artisti contemporanei in primis, mentre noi ci attardiamo qui a digitare di letture e messaggi o segni e referenti.

    Fulvio Bortolozzo

  7. Silvano Bicocchi scrive:

    Caro Fulvio, quando leggi un libro la tua mente comprende il significato di un segno codificato come quello scritto.
    Una fotografia è un dispositivo visivo che può contenere oltre al segno codificato anche il segno indicale, il segno iconico, il segno simbolico.
    Il processo che la mente è chiamata a compiere, nel leggere i segni di una fotografia, è molto più complesso e vario in base al genere di fotografia da leggere.
    Per questa ragione si può dire che la fotografia si scrive perché fotografare è significare la realtà, cioè rappresentarla con un segno più o meno composito.
    Non credo si debba discutere su questi aspetti che vanno a toccare i complessi meccanismi dei linguaggi; caso mai si studiano, col tono giusto di chi vuole comprendere.
    Non è necessario per il fotografo studiare i linguaggi. Lionello Venturi, grande studioso d’arte, affermava che “l’artista usa un segreto che non conosce”, questo per spiegare come degli analfabeti potessero realizzare opere d’arte di grande complessità.
    L’uomo spesso ha nel suo innato la propensione per un determinato linguaggio e quello è il linguaggio a lui congeniale che lo studi o no. Tutto il mondo dell’espressione ne è una prova.
    Silvano Bicocchi

  8. Antonino Tutolo scrive:

    @Fulvio Bertolozzo
    “… a mio avviso una fotografia si percepisce non si legge.”

    Condivido.
    L’arte antica va letta; quella “moderna e contemporanea” vuol essere percepita.
    E’ vero che la fotografia italiana, pur essendoci bravi fotografi “moderni e contemporanei”, è per lo più ferma agli inizi del secolo scorso.
    Il momento decisivo, il mosso, il paesaggio, il viraggio, il reportage, il fotomontaggio, ecc., trovano esempi illustri in grandi fotografi dell’inizio del secolo scorso. Eppure queste tecniche vengono ancora considerate degeneri.
    La nuova fotografia è di là da venire. Ci sono fermenti vivissimi all’estero, ma sono ignorati dalla scuola italiana, ferma all’attimalità impressionista.
    Questo è il blog di un’associazione. Non possiamo criticare negativamente le immagini dei soci. Dobbiamo piuttosto attendere che la nuova fotografia arrivi tra di noi, sperando di riuscire a comprenderla. Il digitale può dare moltissimo, in questo senso; perché mette il controllo totale del processo creativo nelle mani dell’autore. Ma il fatto che ancora sia accolto con pregiudizio, dà la misura della nostra repulsione verso il nuovo.
    Antonino Tutolo

  9. Caro Silvano,
    so bene che non è questa la sede per sviscerare le nostre diverse concezioni su cosa sia una fotografia, ma forse possiamo abusare ancora un po’ della pazienza altrui per fare qualche altro passo insieme.

    Ribadisco che, a mio avviso, il “sistema dei segni” come metodo per svelare i segreti dell’analfabeta geniale, chiamiamolo così ché mi diverte, fa acqua da tutte le parti. Mi ricorda troppo la dissezione di un cadavere. Sì, è un’attività che può essere utile per analizzare molti aspetti parziali, tutti carnali, del defunto, ma nulla di concreto può dirci sullo spirito che lo animava. Se poi si usassero le conoscenze acquisite in quel modo per ideare un nuovo essere umano, si produrrebbe fatalmente solo un simulacro, una via di mezzo tra uno zombie e un Frankenstein.

    Ti basta sostituire al cadavere la fotografia per capire bene come la penso in merito, con le conseguenze anche didattiche che ne derivano.

    Ritengo difatti che la fotografia sia interessante, e la cosa mi intriga da oltre un quarto di secolo, proprio perché si tratta di una forma d’immagine antiumana, o inumana se preferisci. Accade e basta. L’uomo può solo decidere dove e come applicare la macchina che permette al fenomeno fisico di manifestarsi su una superficie. Questo aspetto la differenzia completamente dal mondo consueto dei segni prodotti dall’uomo (dalle pitture rupestri alla grafica 3D). Un’immagine fotografica è instabile, precaria appunto, e sfugge come un’anguilla ai tentativi di costringerla nel letto di Procuste della “significazione”. Questo è il suo fascino. Si tratta di una forma di produzione visiva, unica, che produce conoscenza invece di rappresentarla. Ogni volta che si fa “clic” si apre un mondo di probabilità e molte di queste sono impreviste. Condurre perciò le persone a capire questo e spingerle a sperimentare invece che a costruire compitini educati e corretti che dimostrino cosa hanno imparato, mi sembra estremamente più utile, e aggiungo persino urgente. Per non morire di noia, almeno.

    Bon, non ti tedio oltre e ti ringrazio della pazienza Silvano. Ti saluto caramente.

    Fulvio

  10. @Antonino
    “Questo è il blog di un’associazione. Non possiamo criticare negativamente le immagini dei soci.”

    Consentimi, non comprendo cosa intendi per “criticare negativamente”. La critica, quando è motivata e quindi costruttiva, è critica e basta. Se si desidera un blog fatto solo di incensamenti reciproci, lo si dica chiaramente.

    In ogni caso, a scanso di equivoci, rendo noto che sono socio FIAF affiliato al circolo Fincantieri Wärtsilä di Trieste con tessera 2010 n°043465.

    Fulvio BORTOLOZZO (non Bertolozzo please)

  11. Antonino Tutolo scrive:

    Per “criticare negativamente” intendo in una maniera categorica, senza valutare i pro e i contro. Ragiono come te. Ma non possiamo cambiare il mondo in due. Non si tratta di incensare. Io esprimo altrettante opinioni contrarie, spesso impopolari e talvolta apertamente criticate con sarcasmo o ironia.
    Ma cerco di prendere il meglio da ciascuno, in modo che il cammino che faremo insieme, col tempo, su questo bolog, sia produttivo per tutti.
    Già parlare di digitale, o di una nuova fotografia, scatena reazioni; figuriamoci l’affermare che una foto è vecchia concettualmente o addirittura copiata!
    Ragionando serenamente e motivando le affermazioni con precisi riferimenti ci si può comprendere.
    Sono anch’io socio FIAF.
    Scusa se ho storpiato il nome. Bortolozzo. Me lo scrivero in testa.
    Ti saluto Antonino Tutolo

  12. Grazie della tua cortese replica Antonino.
    Il “categorico” in quanto scrivo è solo eccesso di sintesi. Coltivo fieri dubbi su tutto e non ho verità rivelate da difendere o dispensare.
    Ragiono tuttavia sempre con piacere e serenità con tutti. Chi mi conosce lo sa bene. Così come motivo, ripeto, ogni mia affermazione.
    Detto questo, penso che un po’ d’aria fresca qui dentro, fin che dura, non faccia prendere il raffreddore a nessuno. Almeno lo spero :-)

    Ricambio il saluto Antonino.

    Fulvio

  13. Sono realtivamente giovane (come fotografa, intendo) e leggo tutto con passione e interesse, anche questi scambi di opinioni.
    Certamente l’Italia non brilla per il suo spirito di iniziativa nel promuovere novità, in nessun campo, non solamente in quello visivo. Ciò che però non so cogliere dai vostri spunti è cosa intendete per “fotografia contemporanea”. Si parla di tecnica? In questo caso ho l’impressione che viraggi, fotomontaggi, ecc. siano già storia passata. Si parla di significato? Se la percezione dell’immagine non viene tradotta in parole, allora nemmeno un blog come questo avrebbe senso di esistere.
    Forse sarò un’eretica, ma personalmente trovo più moderne le immagini di “the window of my studio” di Josef Sundek rispetto alle fotografie del World Press Photo o di quelle di Dan Winters…
    IMHO (tanto per essere “attuali”) ;-)

    Elisabetta Moschetto (socia FIAF)

  14. Ciao Elisabetta!
    Ti dico la mia. Per fotografia contemporanea si intende l’attuale fotografia di ricerca. In genere la si può vedere nei luoghi dove si espone di solito l’arte contemporanea. La differenzia dalle altre pratiche sociali della fotografia (fotoreportage, fotoamatorialismo, specializzazioni professionali, ecc.) la programmatica intenzione degli autori di occuparsi della fotografia in quanto terreno di riflessione e sperimentazione.

    Attualmente a Milano puoi vedere qualcuno di questi autori:
    Alec Soth (ti consiglio caldamente di andare a vedere questa splendida mostra) alla Triennale;
    Gabriele Basilico (ancora per pochi giorni) allo Spazio Oberdan;
    “Fotografia Astratta, Dalle Avanguardie al digitale”, gli ultimi settant’anni di fotografia al Museo di Cinisello Balsamo.

    Ti saluto calorosamente.

    Fulvio

  15. Silvano Bicocchi scrive:

    Purtroppo non ho il tempo per seguire tutte le vostre botta e risposta. Preciso che con i miei pochi interventi non voglio convincere nessuno, ritengo importante contribuire nel nostro blog nell’allargare i punti di vista.
    A me non disturba il pensiero degli altri anche se diverso dal mio, anzi è per me stimolo di continua verifica del mio pensiero.
    Quando ascolto il significato che un altro legge in un’immagine, non mi interessa se ha compiuto una lettura strutturale o semiotica, ciò che mi preme è ciò che ha capito.
    Rispetto sempre le idee diverse dalle mie.
    Silvano Bicocchi

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