I Ragazzi di Budapest – Franca Schinninà

Nell’ottobre 2006, mi recai, per conto dell’O.I.M. e della Fondazione PARADA, in Moldova e Romania, per realizzare un lavoro sui bambini e ragazzi di strada.

Partii per circa un mese, sapendo già che avrei vissuto, come parecchie altre volte in precedenza, un’esperienza molto, molto forte, che avrebbe, ancora di più, segnato un cammino che, da anni, avevo deciso di intraprendere, senza dubbi, né indecisioni.

“UPENDO DAIMA” (amore incondizionato) in Tanzania, meniños de rua in Brasile, ragazzi dei basurero in Guatemala, Nicaragua e così via… ed ora i ragazzi dei tombini, come vengono chiamati a Bucarest.

Ragazzi e bambini disperatamente soli, venuti al mondo, forse, per errore, ed ora considerati un errore dalla società che vive ignorandoli.

Ragazzi abbandonati, dimenticati, rinnegati; scomodi nella misura in cui li si vede, randagi, rimescolare nella spazzatura in cerca di rifiuti che permettano loro di continuare a sopravvivere, sempre con il loro sacchetto in mano, pieno di colla…

Nomi, volti, sguardi: distaccati, impauriti, senza speranza; storie, tutte differenti, ma ugualmente simili. AMORE, ti chiedono i loro occhi; solo un immenso bisogno di amore.

E vorresti, in quei momenti, aiutarli in qualsiasi modo; prometti, magari, di poter fare chissà cosa; daresti loro il tuo cuore, ma… torni a casa.

E… iniziano i ricordi, struggenti: Mirel, dolcissimo, che mentre mi conduceva per Bucarest per farmi conoscere ed incontrare i suoi compagni di vita, mi parlava dei suoi sogni; Mia, strana, lunatica, a volte sfuggente, ma tanto fragile; scesa nei tombini piccolissima. Amava Van Gogh e trascorreva le sue giornate dipingendo e imitando, piuttosto bene, il suo Maestro.

E poi, Corina, la famosa Corina; di lei avevano parlato tutti i giornali; sulla sua vita avevano, persino, scritto un libro e girato un film.

Corina, bellissima, che odiava la madre per averle rubato l’infanzia; scesa nei tombini ad appena 11 anni… ma poi aveva incontrato Miloud e, con lui, la speranza.

Oggi è avvocato, è fidanzata… ma non riesce né a dimenticare, né a perdonare.

E ancora volti, ancora sguardi, ancora nomi…

Sei a casa, tutto ti sembra estraneo intorno, ti chiedi ripetutamente cosa ci fai lì, perchè non sei rimasta con loro e ti rendi conto di quanto ti manchino, di quanto amore siano stati capaci di donarti, loro, ragazzi dei tombini, che vivono, randagi, sniffando colla, per dimenticare.

Fame, freddo, solitudine.

Franca  Schininà

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Comments (22)

 

  1. Antonino Tutolo scrive:

    Difficile commentare senza cadere nell’ovvio, nel rammarico, nello stupito che non lascia seguito.
    Penso che queste immagini potrebbero diventare una bella mostra da distribuire tramite il circuito CIRMOF della FIAF.
    Vero, Bruno Colalongo?
    Esse girerebbero tutte le sezioni italiane, per anni e anni; e sarebbero viste da migliaia e migliaia di persone.
    Oppure se ne potrebbe trarre un libro, col patrocinio della FIAF. Perché in esse c’é la denuncia concreta di una realtà che ignoriamo e sottovalutiamo, e la cui soluzione, per nazioni che hanno tanto di superfluo, richiederebbe solo un po’ di volontà.
    A tale proposito, segnalo lo splendido intervento, a San Remo, della regina Rania di Giordania, che ha lanciato un messaggio di tolleranza religiosa e l’invito a firmare per l’iniziativa “1Goal”, per cercare di garantire la scuola a tanti bambini, come quelli ripresi in queste fote.
    Segnalo il sito dell’iniziativa: http://www.join1goal.org/it/about-us
    Antonino Tutolo

  2. Fabrizio Pizzolorusso scrive:

    La tua e’ una bellissima storia che porta ad ammirare la tua scelta. Mentre quella di questo reportage mi tocca sempre in maniera profonda e implacabile poiche’ mi fa sentire piu’ inutile ancora di quello che sono e di quello che il mondo da noi creato e plasmato fa di me…………..
    Un bel reportage che culmina con un’immagine di aiuto e di speranza.Complimenti
    Fabrizio P.

  3. Antonio Corvaia scrive:

    Penso ci sia poco da commentare. Testo e immagini, insieme, riescono a raccontare storie e vicende di ragazzi che toccano nel profondo. Immediatamente percepibili da parte del lettore. Interessante la scelta di primissimi piani e particolari d’ambiente che creano sottolineature al racconto. Brava Franca.
    Antonio Corvaia

  4. Maurizio Tieghi scrive:

    Semplicemente non mi piace la fotografia dove i soggetti sono in posa, questo reportage in bianco e nero mi ricorda troppo i fotoromanzi tanto in voga negli anni passati. Per raccontare un dramma, quindi non è mia intenzione sminuire quello vissuto sulla loro pelle dai bambini in oggetto, la fotografia ci ha mostrato che possono essere usati altri linguaggi espressivi. Questo portfolio è troppo compiacente con se stesso nella ricerca formale. Troppo simile a mille altri per l’abuso del bianco e nero. Molto rassicurante per noi, che siamo pieni di buoni sentimenti.

    Maurizio Tieghi

  5. marco furio perini scrive:

    Fotografia che supera i confini dell’amatoriale per calarsi in una realtà dura e cruda al fine di mostrarcene alcuni aspetti, alcuni volti ed attimi. Da apprezzare in tutto ed incondizionatamente.
    marco furio perini

  6. Il discorso sul fotoreportage “umanista” sarebbe davvero troppo lungo…
    Per brevità, mi limito ad osservare che la serie è incoerente. Le fotografie potrebbero anche essere state scattate da persone diverse. Le uniche soluzioni che mi sembrano uscire in modo interessante dall’insieme sono la 114m e, in parte la 105m. In quei due casi si trova un buon punto d’equilibrio concettuale tra le necessità formali e quelle narrative.

    Per il resto… lunga e felice vita ai ragazzi di Budapest!

    Fulvio Bortolozzo

  7. Antonino Tutolo scrive:

    E’ un fotoreportage realista. Il termine realista deriva da un periodo artistico ben noto (fine ’800 e prima metà del ’900), con l’apporto di grandi registi, fotografi, pittori, scrittori.
    Mira a descrivere e denunciare il quotidiano, l’inderogabile, la non rimediabile (ormai sono pessimista in proposito) condizione di alcuni esseri umani.
    Per umanesimo si intende un movimento culturale che afferma la dignità degli esseri umani (XIV-XV-XVI secolo), che culmina coll’umanesimo rinascimentale. Ma resta solo nel teorico e nella romantica affermazione di principi; al punto che, nello stesso periodo si fanno guerre, si brucia gente sul rogo, si fa la tratta degli schiavi, si fanno conquiste coloniali a man bassa, incuranti delle vittime considerate esseri inferiori.
    A proposito di umanesimo richiamo il famoso “codice nero”, in cui almeno si cerca di alleviare le condizioni degli schiavi (che però restano e sono considerati tali).

  8. Ho letto solo da poco i v/commenti; come ho scritto a Cristina P., purtroppo, non ho molto tempo da dedicare a letture fotogr; mi occupo, in effetti, a tempo pieno di problemi sociali, con (se occorre) la mia fotogr, o solo con la scrittura o la parola.
    Fotogr dal 1980; ho girato il mondo con le mie macch fotogr (B/N, naturalm pellicola), e, sempre più, mi sono resa conto di avere in mano lo strumento adatto per poter denunziare, a piena voce, l’enorme ingiustizia che, come uno tsunami, si abbatte sulle persone più indifese.
    Naturalm, si ritorna completam svuotati, con la conferma della n/inutilità, ma con la consapevolezza di dover lottare, con tutte le n/ forze, affinchè si portino a conoscenza, il più possibile, queste terribili realtà e si possa, in qualsiasi modo, dedicare a delle cause così importanti, una parte della n/vita.
    Ringrazio Antonino, Fabrizio, Antonio C. e Marco Furio per le belle parole. Avevo scritto, in effetti, ad Elena Falchi per chiederle di pubblicare il lavoro su Fotoit, per fare conoscere questa realtà, che molti purtroppo sconoscono e proporre ai circoli di organizzare la mostra con la storia di questi ragazzi e magari la vendita dei gadget per una raccolta fondi.
    A proposito, volevo, appunto, rispondere a Fulvio che, potresti avere ragione sull’incoerenza, visto che mi hanno costretto a ridurre il lavoro da 28 immag a 11 ed è stata una selezione troppo dura; ma quell’augurio che ti permetti inviare loro:…”lunga e felice vita ai ragazzi di Buc”…Ma dimmi, conosci la loro vita? Sai perche’ vivono per strada, perchè dormono nei tombini, perchè sniffano colla? Hai visto ALMENO, prima di pronunciarti con una frase così…(dai tu un termine adatto), il famosissimo film PARADA, presentato a Venezia nel sett 2008, dove si racconta l’incontro del clwn Miloud con questi ragazzi, e la sua decisione di dedicare loro la sua vita, per cercare di salvarli, restituendogli un pizzico di quell’amore che non hanno mai conosciuto.
    Una delle ragazze che ho ospitato lo sc anno, MIA, ha sulle braccia i segni dei tagli che si procurano per far sì che il dolore fisico superi quello interiore…In questi ultimi mesi è stata talm male da chiedere lei stessa di essere ricoverata in ospedale psichiatr. Non penso proprio che siano felici e che desiderino una lunga vita…spesso, se la tolgono, per tua conoscenza!
    Maurizio, cosa significa “abuso” del B/N?.
    E poi “ricerca formale”? Ma, se hai letto bene la mia presentaz, pensi che una persona come me, possa pensare ad una ricerca formale. Ho sempre lottato contro tutto ciò che è formale; e quali sono gli altri linguaggi espressivi che ci ha mostrato la fotogr?
    Io faccio “reportage”, “realista”, come lo ha definito anche Antonino T.; e allora? Cosa vuoi dire?
    E a quali fotoromanzi ti riferisci? Io non ne ho mai letti; mi sono sempre dedicata ad altre letture. Tu, invece, ne conosci molti? E ti somigliano al mio lavoro?…..
    Per finire, non ho mai avuto la necessità di fotograf qualcuno in posa; stranamente, anche nei paesi dove si sostiene che la foto ruba l’anima, appena appoggiavo la mia macch al mio occhio (che rifletteva la mia anima), si stabiliva, immediatam, un’empatia tra me ed il soggetto che attirava la mia attenzione; forse, lui percepiva ciò che gli chiedevo e me lo donava.
    Credi all’energia positiva? Io SI
    http://www.franca-schinina.it
    P.S. Ma tu fotografi?

  9. Fulvio Bortolozzo scrive:

    @Franca Schininà
    “ma quell’augurio che ti permetti inviare loro”

    Franca, non penso di dover chiedere a te il permesso per esprimere un augurio di lunga e felice vita a piccole persone che ora ce l’hanno durissima e senza prospettive concrete di renderla almeno sopportabile. La speranza in qualcosa di meglio è sempre auspicabile finché si è vivi. Tu, che sei così pronta a giudicare con tre puntini il mio augurio cosa mi suggeriresti di scrivere? Dovrei stare in silenzio forse di fronte a tanto dolore o limitarmi a chinare il capo chiedendo scusa a Dio per non essere lì ad aiutarli e ringraziare il cielo che c’è gente come te che vede e agisce per riparare i torti del mondo?

    Vorrei farti notare che il fatto che tu stia dedicando a persone come loro parte della tua vita non ti rende arbitro nemmeno per un attimo di cosa sia giusto o sbagliato al di là del confine della tua persona. Se non capisci questo e pensi che basti solo il merito morale che ti autoassegni per poter fare quello che definisci “reportage realista” continuerai a fare fotografie incoerenti e banali, come i tuoi pensieri, rendendo così un pessimo servizio alle persone che desideri aiutare. Ovviamente nel mio parere.

    In ultimo, se credi davvero all’energia positiva, rileggiti e vedrai che ne hai mandata invece di negativa a persone che non conosci, che sono sensibili quanto te e che non puoi supporre superficialmente che non siano in grado di pensare ad altro che a se stessi mentre tu mescoli la tua nobile vita con quella dei ragazzi di Budapest. In ultimo ti ribalto la tua domanda finale: ma tu fotografi? Temo proprio di no. Fotografare richiede empatia verso tutto e tutti, impassibilità emozionata (un ossimoro essenziale) e disponibilità a farsi attraversare dalle esperienze fino a imprimerne tracce visive che parlino da sole, senza bisogno che scritti e moralità varie facciano loro da stampelle.

    Lunga e felice vita anche a te Franca.

  10. Velocemente, per stasera, Fulvio; è tardi e sono molto stanca.
    Per mia curiosità, hai guardato il mio sito? E’ aggiornato solo sino all’uscita del mio libro “Sete d’Africa”, ma non importa…
    Posso chiederti quanti anni hai? Sono convinta che sei molto giovane…

  11. @Franca
    Sei convinta di troppe cose Franca. Ho ben guardato il tuo sito prima di risponderti. Se ne avessi desiderio, quando avrai un momento, guarda pure il mio:
    http://www.bortolozzo.net

    Spero che la notte ti abbia portato il riposo necessario.

  12. Antonino Tutolo scrive:

    Io credo che l’interesse di Franca sia raccontare, testimoniare (fotoreportage) il modo di vivere, di soffrire, di morire, di tanta gente che, a quanto pare, non può avere la nostra stessa dignità di esseri umani.
    Nel caso di Franca, scusa Fulvio, i nostri discorsi teorici sulla fotografia (e sai che siamo vicini nel modo di intenderla, o quanto meno più vicini che con altri) devono fermarsi, per lasciare spazio alla sua umanità, al suo sporcarsi le mani, con amore e dedizione.
    Lei non mira a diventare la nuova stella del firmamento della fotografia, ma a raccontare, nei suoi reportage, i problemi di tanta gente che non ha la fortuna di potersi dedicarsi ad un hobbi, come noi.
    Perciò dobbiamo rispettarla per quello che è e per quello che fa. Ogni altro discorso passa in secondo piano quando si presentano i problemi che lei ha evidenziato con le sue immagini e col suo lavoro.
    Ho iniziato a vedere le immagini del tuo sito. Sono splendide, e testimoniano la tua presenza ed il tuo contatto con luoghi e genti che noi, come fotografi, sogniamo la notte; ma come persone, temiamo di giorno.
    Buon lavoro, Franca; e portaci nuovi reportage.

  13. @Antonino
    “Io credo che l’interesse di Franca sia raccontare, testimoniare (fotoreportage)”

    Lo penso anch’io Antonino. Difatti non ho proprio nulla da dire su questa sua scelta moralmente encomiabile e mi associo al tuo augurio di buon lavoro. Ti faccio solo notare che le fotografie Franca le ha postate su un blog di un’associazione fotoamatoriale e non sul blog dell’UNICEF, se ne esiste uno. Quindi i commenti possono legittimamente comprendere anche valutazioni sugli aspetti tecnici ed espressivi delle immagini proposte.

    Ma non è questo, penso, l’oggetto del contendere. Mi pare sia piuttosto il modo… –vogliamo definirlo “assertivo”? – con cui Franca reagisce ai commenti.

    Se invece mi dici che devo considerare Franca una sorta di appartenente ad una specie protetta, come un Panda per capirci, per via dei suoi altissimi meriti etici e quindi farei meglio a ritrarmi in silenzio lasciando che posti e scriva ciò che vuole, non c’è problema, basta saperlo…

    In ultimo: la mia attività fotografica nacque certamente come passione personale, ma da molti anni è diventata anche una professione. Hobby invece non ne ho mai avuti, forse per mancanza di tempo o forse per mancanza di mentalità hobbistica. Magari nella mia terza gioventù se ne riparlerà, visto che pare che per alcuni sia ancora incredibilmente “giovane” rispetto agli anni che porto sulle spalle. ;-)

  14. Antonino Tutolo scrive:

    @Fulvio
    Le considerazioni che ho esposto sul lavoro di Franza non nascevano dalla riserva mentale di considerare Franca come una “specie protetta”; erano solo una mia manifestazione di rispetto e gratitudine.
    L’art 1 delle “Indicazioni d’uso” di questo blog cita testualmente:
    .
    1) Le immagini che la redazione pubblica quotidianamente sono scelte, tra tutte quelle inviate, in funzione all’attitudine delle stesse a generare una discussione, indipendentemente da ogni altro tipo di valore artistico o tecnico.
    .
    Quindi dovremmo mantenerci sull’esame dei significati delle immagini proposte, anche se spesso, anch’io rilevo anche gli aspetti tecnici ed artistici.
    .
    Ho visto le bellissime e significative immagini del sito di Franca. Sono tutte immagini di reportage. Quindi alcuni errori sono invevitabili e, per consuetudine, da ritenersi accettabili, proprio perché i soggetti sono colti in attimi particolari, in cui si può, anzi si deve, solo “catturare” l’evento che capita; spesso senza possibilità di intervenire sul soggetto in modo preventivo. Anzi, molti ritengono che l’intervento sul soggetto, in questi casi, sia deprecabile.

  15. @Antonino
    “Art.1…”

    Bene, la discussione c’è stata e il mio rispetto non manca certo perché ho criticato l’autrice :-)

    Per quanto attiene all’esame dei significati, per mio conto non è separabile dal come si presentano. Mi dispiace, ma su questo punto non riesco a mediare nemmeno un poco. Puoi farmi tutti i discorsi umanitari che vuoi, ma se li esprimi in un italiano ciondolante, non troverai facilmente la mia attenzione. Non si tratta di formalismo, anzi. Si tratta proprio di non considerare il contenuto separabile dalla forma. Dirò di più: la forma è il contenuto e ogni contenuto ha una sua forma. Sennò ogni chiacchiera figurerebbe come un romanzo, purché si parli d’amore o morte. Ovviamente IMHO.

  16. Domenico Brizio scrive:

    @ Fulvio
    ‘la forma è il contenuto e ogni contenuto ha una sua forma’

    Proprio perchè ciò che vedo e fotografo E’ per me che eseguo, ed è indissolubile dopo quel momento senza una variazione dello stesso essere allo scatto. E’ nello scatto che metto quel che sono, che ricapitolo e sommo quel che sono, non successivamente (imho1).
    Per questo motivo ogni geometria (forma) che modifico dopo lo scatto assume nella fotografia modificata un significato diverso dal suo essere forma allo scatto, dunque da me che sono quello-che-fotografo: e il contenuto cambia in relazione a quel che sono dopo lo scatto (imho2)
    Scusa, Fulvio: dovrei avere la tua età… anch’io “pare che per alcuni sia ancora incredibilmente “giovane” rispetto agli anni che porto sulle spalle” ;-)

  17. Ciao Antonino, se ti fa piacere (solo se ti fa piacere), puoi mandarmi il tuo indirizzo email? (il mio lo trovi sul mio sito); sono stata invitata dall’assessore alla cultura di Sestri Levante, dietro consiglio di Lanfranco Colombo, ad esporre in occasione del festival della fotogr, che si inaugura il 26 giugno. Visto che ti piacciono le mie immag, vorrei inviarti l’invito, nel caso non vivessi lontano da Sestri e se ti interessa.
    Con me esporrà anche Giuseppe leone.
    Lui presenterà: “Feste e riti religiosi in Sic”"; io: “Pasqua tra gli indios del Guatemala”
    A proposito, hai visto sul mio sito il Calendario (13 foto di bambini di tutto il mondo) che ho realizzato, nel 2002, su proposta dell’UNICEF? Dalla vendita è stata realizzata una grossa cifra, che è andata al “Prog Zambia, assist ai bambini orfani dell’AIDS”.

  18. Antonino Tutolo scrive:

    @Franca Schininà
    Ti ho inviato la mia e-mail.
    Grazie in anticipo
    Antonino Tutolo

  19. Antonino Tutolo scrive:

    @Fulvio
    “Puoi farmi tutti i discorsi umanitari che vuoi, ma se li esprimi in un italiano ciondolante, non troverai facilmente la mia attenzione.”
    Del mio italiano hanno detto che è filosofico, cervellotico, ecc.
    E’ la prima volta che qualcuno mi dice che il mio Italiano è ciondolante.
    Mi piacerebbe sapere “dove” ho ciondolato; così rimedio.

  20. Antonino Tutolo scrive:

    @Fulvio
    “Per quanto attiene all’esame dei significati, per mio conto non è separabile dal come si presentano.”
    Ma noi siamo buoni, Fulvio; siamo comprensivi verso coloro che si prestano al nostro “giudizio”.
    In fotografia la forma conta: la forma è l’estetica; e la fotografia si esprime con l’estetica.
    Nessuna fotografia è perfetta. Anche quelle dei grandi presentano l’imperfezione; soprattutto se si tratta di reportage, dove non puoi mettere in riga quello che ritrai.
    In ogni immagine cerco il buono che c’é.
    Leggo quello che c’é scritto “dietro”; leggo la persona, i suoi limiti, la sua volontà di imparare e migliorarsi, la sua umiltà che lo porterà a migliorarsi, o la sua presunzione che lo porterà a stagnare.
    Se fossi il direttore di National Geographic certamente dovrei giudicare diversamente.
    Ma anch’io rilevo i difetti della forma quando leggo le immagini altrui. Solo li metto in secondo piano rispetto ai significati. La forma si migliora col tempo, con l’esperienza. I significati, se non vengono fuori già all’inizio, mancheranno sempre.
    Le immagini proposte su questo blog, diversamente dai tanti forum che frequento e forse per la sapienza di chi le seleziona, hanno sempre qualcosa da dire.
    Per me questo è importante e significa che il futuro avrà bravi fotografi; domani attenti anche alla forma.

  21. Faccio fatica a trovare un qualche pathos, e pure nel tempo ho praticato il reportage. Mi paiono di quei agglomerati che troppo spesso “vediamo” sui tristi stampati italici. Di quelli, ancora, utili a chiudere la “gabbia” dell’impaginato. Si ha sensazione tattile d’immagini “televisive” di un gusto va da sé, più che d’altro. Effettistica e fotograficamente parlando.
    Saluti

  22. Antonino Tutolo scrive:

    @Michele Annunziata
    Riguardavo i servizi fotografici di Sebastiao Salgado: Other Americas, La mano dell’uomo, In cammino, Ritratti di bambini in cammino, ….

    Una realtà indigesta, che rompe la teorie della “bellezza” come fine fotografico.
    La sua fotografia guarda la sofferenza, lo strazio, il dolore, la fatica immane, l’infanzia corrotta, la morte. Le sue sono immagini forti che fanno perdere l’appetito e generano incubi notturni.

    Certo non posso paragonarle, per efficacia e tecnica, alle immagini di Franca; ma esiste una affinità, una identità di vedute e di significati.

    I ragazzi che aspirano colla e restano abbandonati sui marciapiedi delle bidonville, quelli che vivono per strada, in mezzo ai rifiuti, che raramente hanno un luogo in cui ripararsi, un punto di riferimento, la prospettiva del domani, la singolarità di qualcuno che riesce a studiare nonostante tutto. Significativa è l’immagine finale, della donna col naso da pagliaccio (per divertirli, aiutarli), che prega.

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