Baraldi Danilo – Carpi (MO) – Hofburg

Attraverso la raffigurazione scultorea di un vecchio, possiamo notare quanto possa passare il tempo in una persona. In quanto scultura datata (sporco da smog, o da incuria, o da escrementi), ma anche in quanto rappresentazione: un vecchio con le sue rughe, la pelle scarna, la barba lunga (come se fosse un vecchio saggio!).
Opera partecipante al Progetto fotografico “I segni del tempo” promosso dai Circoli Fotografici FIAF della Provincia di Modena.

272 Baraldi Danilo Hofburg

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Comments (13)

 

  1. Maurizio Tieghi scrive:

    Quante parole usate, che voglia di raccontarsi, non è sufficiente una sola foto ma ne servono ben quattro (di cui due quasi identiche) per dirci cosa? Ottima comunque l’idea dei Circoli Fotografici Fiaf della Provincia di Modena ( tre modenesi nella ultime sei foto esposte è una coincidenza oppure “un segno dei tempi”?) di far lavorare i loro soci su un progetto comune.

    Maurizio Tieghi

  2. Il polittico è una soluzione sempre rischiosa. Spesso finisce per dare un senso ad immagini che lasciate da sole ne avrebbero davvero poco.

    In questo caso, le due immagini superiori descrivono lato/fronte la testa della statua (incompleta) con diversi “disturbi” posteriori. Le due inferiori ravvicinano su un piede e, meno, su una mano. Nell’insieme non descrivono né l’opera artistica che lasciano solo intravedere, nè il concetto di “segni del tempo” in modo convincente. Perché quelli scultorei li ha messi l’artista autore del monumento, e quelli atmosferico-ambientali (peraltro davvero esigui) non risaltano in misura tale da renderli “segni del tempo” più interessanti di qualsiasi altro possibile (e sarebbero davvero tanti).

    Fulvio Bortolozzo

  3. Domenico Brizio scrive:

    “Singolarmente fotografia” sta ormai stretto come intestazione di questo blog… ormai abbondano polittici mentre invece sulla carta patinata viene mantenuta la singola fotografia… che non viene qui ripetuta… siamo al parallelismo immiscibile…
    Non me ne voglia l’autore: fotografare con intuizione nuova qualcosa di per sè già artistico è cosa ardua e questa rappresentazione lo evidenzia.
    Domenico Brizio

  4. Antonino Tutolo scrive:

    Più che rilevare i segni superficiali dello sporco (esteriorità), farei maggiore attenzione a quelli meno superficiali dei contenuti. La statua rappresenta un vecchio. Il corpo è appena coperto da un lenzuolo, il piede è nudo, segno che l’importanza del vecchio raffigurato non è nell’abito (esteriorità), ma in quello del pensiero. La corona di foglie e frutti che gli cinge la testa, infatti, è simbolo di saggezza, di conoscenza. E’ un filosofo, un saggio, uno scienziato? Certamente è un grande vecchio, oppure, è l’allegoria della conoscenza e della civiltà; la raffigurazione simbolica del pensiero e della virtù spirituale.
    La statua da cui è stato ripreso il polittico fa parte della reggia di Hofburg, il regno di Sissi; di una grande monarchia che ha avuto il suo tempo di magnificenza e di splendore. Ma il tempo cancella ogni forza dirompente, ogni acuto umano (nel bene e nel male), ogni virulenza di potere e di conquista, lasciando solo memoria e cultura. Quindi il polittico rappresenta giustamente “I segni del tempo” passato; della gloria, del potere, della forza; ma anche della magnificenza del pensiero umano.
    Senza conoscenza e senza volontà di comprendere, il simbolismo fotografico, o il contenuto di qualunque altro frutto dell’arte e del pensiero umano, non possono essere recepiti. La conoscenza e l’arte non ci svegliano al mattino, portandoci a letto il cappuccino. Tutt’altro. Pretendono che siamo noi a cercarli, con impegno, volontà di conoscenza e libertà di pensiero.
    Antonino Tutolo

  5. Mi sono sempre posta il problema se fotografare un’opera d’arte sia “onesto”. La risposta che mi dò è che lo è nel momento in cui l’autore trasmette il suo sentire, non approfittando eccessivamente dell’opera fotografata, del significato che (in questo caso) lo scultore aveva già espresso al meglio, ma reinterpretandola con i mezzi che la fotografia gli dà.
    Danilo Baraldi ha “usato” la statua per esprimere la sua visione del tempo, non l’ha semplicemente rappresentata.
    Che, poi, questa visione sia condivisibile o meno, è un’altro paio di maniche…

    Elisabetta Moschetto

  6. Domenico Brizio scrive:

    @Antonino
    “Senza conoscenza e senza volontà di comprendere, il simbolismo fotografico, o il contenuto di qualunque altro frutto dell’arte e del pensiero umano, non possono essere recepiti. La conoscenza e l’arte non ci svegliano al mattino…”
    Comprendo: solo il Conte della Concordia un giorno potrà leggere e commentare le fotografie. Ne prendiamo atto, se già non è all’opera. Questo polittico lo ha rivelato e qui è la sua forza necessaria. Vorrei tanto una sola Fotografia…
    Domenico Brizio

  7. Carla Pellegrini scrive:

    Questa iniziativa di publicare immagini “a tema” relative al progetto modenese è davvero molto interessante.
    Così come è interessante notare come finora per il tema scelto siano state presentate soltanto immagini multiple, a volte raccolte in un solo scatto altre montate come polittici.
    Sono curiosa di vedere come continuerà l’analisi svolta dagli autori partecipanti e altresì piacevolmente sorpresa dal dibattico che si sta generando.
    Carla Pellegrini

  8. @Antonino Tutolo
    Chiedo venia, ma nella mia opinione il “simbolismo fotografico” è morto e sepolto da oltre un secolo, in buona compagnia delle erudizioni sul “nulla mischiato col niente”.

    Fulvio Bortolozzo

  9. Maurizio Tieghi scrive:

    @Carla
    Iniziativa interessante senza dubbio, già scritto in precedenza. Considero le tre “opere esposte” sufficientemente indicative, quindi non ravviso la necessità d’insistere sul tema, anche perché a mio parere, non dovrebbero trovare ospitalità in questa sezione, meglio in “vita di circolo”. Giusto recarsi a Modena, città ricca e ospitale, a visitare la mostra per capire i motivi delle immagini multiple.

    Le fotografie sono simili tra loro, pregne di riferimenti e rimandi forse per puro esercizio stilistico, similarmente a qualche commento troppo auto compiaciuto delle sue parole, fornendo una soluzione del tema tempo in modo alquanto cervellotico. Ogni singola fotografia scattata è inevitabilmente “un segno del tempo”, infatti, con t =0 la luce non può impressionare una pellicola oppure un sensore elettronico, la fotografia si ottiene solo con t (tempo dell’otturatore) diverso da zero. Sarebbe stato sufficiente fotografare qualsiasi cosa per rendere tangibile il trascorre del tempo. Inoltre lo scatto fotografico per definizione congela il tempo, la stessa foto di prima rivista a distanza di secondi, minuti, ore, giorni, ecc. è un’ulteriore conferma dei “segni del tempo”, quel dato istante è inevitabilmente il tempo passato.

    Maurizio Tieghi

  10. Antonino Tutolo scrive:

    Il Conte della Concordia e quello della Discordia hanno entrambi diritto di esprimere le proprie opinioni. Il confronto è istruttivo per tutti.
    .
    @Fulvio Bortolozzo
    “Chiedo venia, ma nella mia opinione il “simbolismo fotografico” è morto e sepolto da oltre un secolo..”.
    .
    Dipende da quello che si considera “nulla o niente”; da quello che si comprende o si rifiuta a priori.
    La fotografia si richiama ad epoche artistiche diverse. Il “momento decisivo” appartiene alla fine del XIX, inizio del XX secolo (attimalità impressionista); eppure sembra attuale.
    .
    @Maurizio Tieghi
    Ho visitato il tuo sito, Maurizio. Vi sono immagini splendide. Ma esistono modi diversi di intendere la fotografia. Tutti hanno diritto a pensare.
    Nell’immagine di Danilo Baraldi c’é un tempo storico ben definito, che credo di aver rilevato nel mio commento. Puoi non condividerlo, rispettando il pensiero altrui.
    Ogni taglio della realtà è una realtà diversa. Le tue splendide foto rappresentano la tua realtà.
    Il maestro non impone il suo modo di vedere le cose, ma stimola le capacità individuali. Altrimenti tutti fotograferanno in modo statico e ripetitivo. Ma nell’arte nulla è definitivo.

    Antonino Tutolo

  11. @Antonino Tutolo

    Non so a chi sembri attuale il “momento decisivo”. A me no senz’altro. Ci pensò il buon Robert Frank nel 1958, solo sei anni dopo “Image à la sauvette” di HCB, a consegnarlo alla storia.

    Fulvio Bortolozzo

  12. Maurizio Tieghi scrive:

    @Antonino
    Non mi piacciono troppo i botta e risposta ma non passo esimermi nel farlo questa volta. Molte delle foto cui hai fatto riferimento in più di un’occasione sul blog, presenti sul mio sito, sono state esposte semplicemente perché altre persone gli hanno attribuito un valore. Pensate per destare l’interesse di un certo settore della fotografia amatoriale presente nella federazione, quella dei famigerati concorsi con pregi e difetti. Le ritengo mie solamente fino alla loro creazione, ora appartengono a chi le guarda. Come potrei usarle come paragone, come tu dici, per giudicare le fotografie di altri autori se solo blandamente rispettano i miei gusti di carattere fotografico?

    Maurizio Tieghi

  13. Domenico Brizio scrive:

    @Maurizio
    Hai scritto una cosa bellissima: ‘pensate per destare l’interesse …’. Quando si fanno calcoli per ottenere carezze finisce l’arte e comincia una storia per l’inseguimento della compiacenza, del premio per l’esistenza, dell’alienazione del proprio mondo di idee. E’ una storia triste che spesso uccide la ricerca personale di un autore. Quando sento che bisogna fare così perchè altrimenti ‘non ti premiano’ è finita la libertà e con essa la gioia di creare, porta dell’anima. Mi chiedo: se invece di fotografie ci fossero dipinti di Corot, Segantini o Rauschenberg si riuscirebbe a stilare una classifica nel concorso di iconografie?
    Domenico Brizio

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