Spataro Domenico – Reggio Calabria – Una scala per il cielo



127 Domenico Spataro Una scala per il cielo

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Comments (7)

 

  1. Ben condotta la scala, pulita e prospetticamente disegnata per fare perno sull’unico elemento verticale della ringhiera.
    Molto meno convincente la figura, resa impastata e inconsistente dal mosso. Non per via del mosso stesso, ma proprio perché in ciò che il mosso lascia vedere non c’è nulla di così interessante. Insomma, vabbè è un anziano con la coppola e gli occhiali, ma niente di più; a parte la battuta che se lui sapesse del titolo dato alla foto farebbe bene a toccarsi i gioielli di famiglia ;-)

    Fulvio Bortolozzo

  2. Domenico Brizio scrive:

    La figura è cancellata dalla ringhiera, o se fosse intenzionale, ma dalla fotografia non lo si capisce, sarebbe comunque una ricerca di anonimità.
    Le coppie salita-vecchiaia/cielo-vita eterna potrebbero essere metafore accettate ma fotograficamente possono essere rese con più chiarezza.
    Domenico Brizio

  3. Bella l’idea di base, non fortunata la posizione del signore che sale. In certi casa basta molto poco a fare la differenza….la testa più alzata, le gambe più aperte…
    Volendo affrontare anche il discorso compositivo, vero è che una scala dà sempre la sensazione del movimento (salita o discesa), ma siamo abituati a leggere da sx verso dx. Ribaltando, quindi, la fotografia avremmo avuto ancora più netta la visione di una salita. E forse anche il signore sarebbe stato perdonato.

    Elisabetta Moschetto

  4. Maurizio Tieghi scrive:

    Ottimamente composta, grazie all’accurata inquadratura degli elementi statici con forme geometriche precise, che si contrappongono (anche in senso metafisico) alla figura umana in lieve e faticoso movimento. Il bianco e nero che vedo sul mio monitor non è particolarmente convincente.

    Maurizio Tieghi

  5. Antonino Tutolo scrive:

    Il mosso renda la generalizzazione del soggetto anziano. Una salita, per un anziano, è un’impegno gravoso. La vecchiaia è gravata da mille acciacchi; la ringhiera è un sostegno. Ma la sua geometria e quella della ringhiera, che si arrestano subito, in alto a sinistra, senza fuga per lo sguardo, esprimono più la salita verso una terrazza che la trascendenza verso un cielo ideale ed infinito. A mio parere, il titolo è troppo ambizioso per una scena dalla geometria insistente, che esprime più che altro razionalità.
    Salire le scale, per un anziano, è un impegno. Egli non può affrontarlo con la testa alzata e le gambe più aperte. L’anziano studia ogni passo e misura ogni respiro. Inoltre la testa abbassata dimostra riflessione e giustificabile timore reverenziale nei confronti del grave “passo” che egli affronta.
    Per quando riguarda la sinistra o destra, non lasciamoci condizionare acriticamente dalle regole. Il soggetto è scontato che sta salendo. Non potrebbe scendere di spalle.
    Il ripetere ed il generalizzare le regole comporta una schematizzazione che limita la creatività.
    La creatività è anche invenzione, originalità, personalità. Certi schemi estetici ripetitivi caratterizzano “staticamente” un periodo storico dell’arte. Cerchiamo una nuova estetica.
    Antonino Tutolo

  6. @Antonino Tutolo
    Concordo sull’impegno che una persona anziana deve mettere in ogni passo che fa, soprattutto se in salita, ma se leggessi ciò che hai scritto a mia nonna di 93 anni, non ne sarebbe felice. Cammina a testa alta, fiera, anche se prudente. ;-)
    Ciò che intendevo dire, non era che sentivo la mancanza di un gesto atletico, ma bensì che a volte basta attendere una frazione di secondo per ottenere un’inquadratura più “fortunata”. In fondo anche il signore in questione prima o poi dovrà sollevare un piede per metterlo sul gradino successivo…
    Per quanto riguarda gli schemi ripetitivi, anche qui non posso che concordare. Nulla toglie però che a volte l’applicazione di regole compositive banali e scontate possa essere funzionale alla lettura dell’immagine.
    Non ritengo che una scala che scende (e ora che mi hai detto che il soggetto non potrebbe scendere di spalle, riesco a vederlo mentre lo fa!), sia originale o creativa. Semplicemente, credo la scala fosse così. Punto.
    Probabilmente l’errore peggiore che si può fare su un blog di appassionati di fotografia (e non solo qui) è vedere i loro lavori in modo diverso da come ce li presentano. Io l’ho fatto e per questo chiedo venia a Domenico Spataro.
    Elisabetta Moschetto

  7. Domenico Spataro scrive:

    Grazie a tutti per i commenti espressi.
    - A Fulvio Bortolozzo: la figura è volutamente anonima. Di interessante contiene il movimento (se pur lento) che si contrappone alla fermezza della scala.
    - A Elisabetta Moschetto: è vero… leggiamo da sinistra verso destra (ma anche dall’alto verso il basso). Qui il movimento diagonale e lo spazio vuoto davanti al soggetto credo contribuiscano alla corretta lettura (indubbiamente l’uomo sale).
    - Il titolo deriva da un’appartenenza della foto ad un gruppo di immagini di scale senza inizio e senza fine… potete togliere le mani dai gioielli di famiglia.
    Grazie ancora e alla prossima
    Domenico Spataro

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